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LASSU'
QUALCUNO LA GUARDA... E ANCHE QUAGGIU'
di Domenico Ciccone
Salute e felicità.
Questo mese si punta molto in alto, visto che l’attore da passare
alle lenti del trash sarà nientemeno che Majel Barrett.
Chi è più trek di questa donna? Moglie del Grande Uccello
della Galassia; attrice presente nell’universo trek con tre ruoli
differenti; voce ufficiale dei computer della flotta, di videogiochi e
cartoni animati; produttrice; memoria storica dell’archivio di idee
di Roddenberry.

E fuori di
Star Trek? Ecco, qui le cose si fanno un po’ più complicate.
Come tanti altri della sua generazione, Majel si è fatta le ossa
in partecipazioni a serie televisive americane degli anni ’60, tra
le quali cito “The Lucy Show”, “Bonanza”,
“Love on a Rooftop”, e molte altre, comunque
di qualità ben superiore alle varie investigatrici portasfiga,
navi dell’amore, isole dei sogni e affini che abbiamo già
avuto il piacere di citare e esaminare.
Dal 1966 in poi è stato quasi tutto Star Trek e Roddenberry, e
quel “quasi” sarebbe stato meglio non ci fosse stato. Sto
già sentendo le vostre voci gridare “Perché????”,
“Cattivo!!”, “Perfido!!”, “Longarini!!”
(eh no, calma questo insulto becero non ve lo passo).
Bene,
allora cominciamo la passerella con “The Domino Principle”,
film del 1977 conosciuto in Italia come “La vita in gioco”,
diretto da Stanley Kramer e con nientemeno che Gene
Hackman e Candice Bergen nei ruoli principali.
Un paio di siti di critica on-line definiscono il succitato film come
“paranoid conspiracy thriller”, e questo già
la dice lunga.
Comunque passiamo alla trama; Roy Tucker è un reduce psicolabile
del Vietnam in carcere per la presunta uccisione del primo marito della
sua attuale moglie. Un giorno riceve una visita nel carcere da parte di
un uomo misterioso, che dice di parlare a nome di una potente organizzazione,
e che gli promette la libertà in cambio dell’uccisione di
un uomo che gli verrà indicato, senza fare domande e senza porsi
problemi (e già fin qui, mi direte…)
Dopo aver accettato, Tucker viene trasferito in un in un'isola dei Caraibi
ove trova ad attenderlo la moglie Ellie, una bella villa e un grosso conto
in banca a proprio nome. Inizia una vacanza di sogno, interrottea dall'arrivo
di emissari degli ignoti benefattori, i quali comunicano a Roy che è
giunto il momento di attuare la missione: uccidere da un elicottero un
importante personaggio (presumibilmente il Presidente degli USA).
Tucker però fa cilecca, perché dall’elicottero in
movimento sparare di precisione non è molto facile, ma il personaggio
viene raggiunto lo stesso da due colpi mortali, sparati da chissà
chi, e Tucker si prende la colpa. Comincia così una serie di fughe
e peripezie varie, che si concludono nell’isola dei bengodi di cui
sopra, dove, dopo aver assistito all'assassinio di Ellie, a sua volta
ucciderà e verrà ucciso.
Qualche parere preso al volo nella rete: “Con una trama zoppicante
e la plumbea direzione di Kramer, il film si gioca molte delle sue possibilità:
clichès spaventosi nelle scene tra Gene Hackman e Candice Bergen,
spreco di interessanti attori non protagonisti, uso noioso di inquadrature
panoramiche per creare atmosfere, e, cosa peggiore in un film che si spaccia
per thrilling, nessun brivido” (timeout.com).
“Stanley Kraner torna al cinema con La vita in gioco un fantapolitico
kafkiano ambientato in una società dove l'individuo e' manipolato
e controllato in ogni momento della giornata, e le forze bieche e feroci
che lo governano sono ignote: non si sa perchè qualcuno faccia
tanta fatica per possedere la vita del cittadino.” (scaruffi.com/cinema)
Fra i vari attori ospiti, giustappunto Majel Barrett, interprete della
moglie di un funzionario governativo.
L’inconsistenza
della trama che ho appena descritto non è nulla se paragonata a
“Teresa’s Tattoo”, insulsa commediola
del 1994 dove al nostra Majel ha la parte di Henrietta, un’imbranata
impiegata dell’università nella quale la trama prende le
sue mosse.
La Teresa del titolo è una dotata studentessa universitaria di
matematica, che durante le vacanze estive vorrebbe continuare a sgobbare
sui sudati calcoli, ma viene convinta da alcuni amici a partecipare a
una festa in piscina. Ma la povera tapina viene drogata, e si risveglia
in un posto sconosciuto, vestita di pelle, tatuata, e con i capelli tinti
di rosso, sorvegliata a vista da due improbabili carcerieri. Man mano
che l’azione si svolge vengono fuori i particolari del rapimento:
Teresa è la sosia perfetta di Gloria, una ragazza sciroccata con
tatuaggio e capelli corti, parecchio ricca, che è stata rapita
da un gruppo di disperati buoni a nulla. La ragazza viene tenuta in ostaggio
in un motel, ma muore accidentalmente giocando a palla nella piscina.
I rapitori, uno dei quali conosceva Teresa, decidono di rapire quest’ultima,
truccarla come sopra descritto, e farla passare alla famiglia di lei come
l’originale in previsione del riscatto da chiedere.
Vari ed eventuali i giudizi trovati su questo film, ma abbastanza concordanti
sul risultato di “vaccata”. Scrive Goon-2 su IMDB:
“Io davvero non credo che autori, regista, cast e maestranze
stessero pensando di girare un bel film, o se lo stavano pensando…bhè…non
ci hanno proprio azzeccato. ‘Teresa’s tattoo’ è
una bizzarra, stramba commedia, fatta da una ciurma di attori di rincalzo
che sembra stiano improvvisando la maggior parte del tempo, probabilmente
per essere all’altezza del ridicolo plot che vede una studentessa
di college (l’inguardabile e improbabile Adrienne Shelley), rapita
da un gruppo di cattivi idioti (C. Thomas Howell e un altro paio di attori
di serie b). (…) Una pletora di celebrità appaiono pure
in dei cammeo, come Tippi Hedren, Shelley Fabres, Kiefer Sutherland e
Emilio Estevez (o un qualcosa che sembra assomigliare a Emilio Estevez);
ci deve essere stato un motivo per questi attori per partecipare, tipo
che avessero bisogno di pagare l’affitto……altrimenti
a che pro?” Interessante anche la critica di Variety.com
(nientemeno): “Proprio perché pesantemente condizionato
da un cast strampalato e male assortito, l’atrofia comincia a farla
da padrone ancora prima che i titoli di testa di ‘Teresa’s
tattoo’ siano finiti. Tanto moscio quanto rigido, questo gigantesco
polpettone riesce a sostenere il video grazie ad alcuni attori, ma la
cervellotica trama affossa il film definitivamente”.
Non
contenta della commedia, Majel si è cimentata appena un anno dopo
in un thriller a sfondo horror, secondo l’oramai assodata teoria
delle staffette di genere trash degli attori trek. Si parla quindi di
“Mommy”, film del 1995 incentrato su una
madre psicopatica e morbosamente attaccata alla figlia dodicenne, che
ritiene la sua bambina la più bella e intelligente dell’intero
universo.
Sfortunatamente, la mamma in questione ritiene anche che tutti coloro
che non la pensino come lei non meritino di vivere; avviene così
che quando la piccina non vinca il premio di “Studente dell’anno”
della sua scuola, la madre si precipiti furibonda dall’insegnante
e la scaraventi giù per le scale, spezzandole il collo. La cosa
viene archiviata come incidente, ma l’investigatore al quale il
caso è stato affidato non ne è completamente convinto, e
decide di proseguire le indagini. Scopre così dei legami tra la
mamma una serie di casi archiviati negli anni come incidenti.
Thriller
a basso costo, il cui regista Max Allan Collins è anche sceneggiatore
ed autore della colonna sonora (per la serie: non si butta via nulla),
il film rinforza la sua trashaggine grazie anche alla presenza, nella
parte della madre, di Patty McCormack una ex attrice-bambina
che ebbe un enorme successo con il film “Il giglio nero”
del 1956, per il quale si guadagnò pure una nomination all’Oscar.
Nel film, la McCormack era una bambina di otto anni, apparentemente il
ritratto della perfezione, ma in realtà bugiarda, ladra e addirittura
assassina, a causa di uno sdoppiamento della personalità. Eccola
una foto pubblicitaria dell’epoca (che paura…..).
Come
spesso è accaduto per attori bambini, crescendo l’attrice
non ha più trovato ruoli adatti a lei, ed ha finito per partecipare
a produzioni di infimo valore. Come per l’appunto “Mommy”,
che vuole passare come un sequel non ufficiale de “Il giglio
nero”, dove la McCormack dovrebbe essere la bambina di un tempo
ora cresciuta, madre, ma sempre più folle.
E chi era la sventurata insegnante che si era permessa di criticare la
figlia della psicopatica? Ma naturalmente Majel Barrett, della quale propongo
una foto di scena, proprio quella dello spiaccicamento a terra col collo
spezzato, sul quale la mamma psicopatica ha fatto scivolare, con grande
effetto melodrammatico, un disegno della bimba. Penoso.
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