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A
VOLTE RITORNANO...
di Daniele "Nemo"
Volpi
“...di
tutte le anime che ho incontrato nei miei viaggi, la sua è stata
la più... umana”.
Ammiraglio J.T. Kirk, “Star Trek III: Alla ricerca di
Spock (1984)”.
"Tu bastardo Klingon, hai ucciso mio figlio. Tu bastardo Klingon,
hai ucciso mio figlio! Tu bastardo Klingon."
Ammiraglio J.T. Kirk a Kruge dopo la morte di David, “Star
Trek III: Alla ricerca di Spock (1984)”.
Il 1984, tanto caro a George Orwell, vide l’arrivo del
terzo capitolo cinematografico dedicato alle avventure dell’equipaggio
originale della saga, “Star Trek III: Alla ricerca di
Spock” (“Star Trek: The Search of Spock”).
La terza pellicola rappresentò un passaggio obbligato, dovendo
risolvere un problema che per mesi aveva riempito di angoscia gli appassionati
della serie: il Comandante Spock era definitivamente scomparso
alla fine de “L’Ira di Khan”?
E se la risposta era ‘Sì’,
l’universo di Star Trek come poteva mai tornare ad essere come prima?
Le proteste dei Trekker avevano conquistato gli onori della stampa (rivelando
che il gradimento per le vicende della serie era tutt’altro che
scemato) ed i produttori si trovarono “costretti” ad arrampicarsi
sugli specchi per modificare la trama del terzo film, così da recuperare
la figura del Vulcaniano.
Già dal titolo appare chiaro che l’intera pellicola sarà
dedicata alla figura di Spock ed alle vicende che consentiranno all’Ammiraglio
Kirk, al dottor McCoy ed al resto dei suoi amici di riportarlo in vita.
Punto focale è il rapporto che lega il Vulcaniano al resto dell’equipaggio
dell’Enterprise, ed in modo particolare allo stesso Ammiraglio Kirk.
Nella serie originale Spock aveva fatto sempre di tutto per nascondere
la propria origine in parte umana, per finire a sacrificare se stesso
per il bene della sue nave e dei suoi compagni d'avventure. Un comportamento
decisamente “atipico” per un freddo e distaccato Vulcaniano
arrivato alla soglia del Kolinahr, non trovate?
E poi perché freddo? In una delle prime battute del film,
Kirk descrive il suo migliore amico appena scomparso con una frase che
riassume perfettamente i contenuti della vicenda: "Tra tutti
gli esseri che ho incontrato lui era il più... umano".
Il
processo, che era iniziato con l’incontro con la sonda V’Ger
in “Star Trek: The Motion Picture”, ha raggiunto
finalmente il suo punto di svolta. Dopo aver combattuto a lungo per eliminare
il proprio retaggio terrestre, è la profonda umanità
e la grande amicizia che legava Spock al resto degli eroi di
Star Trek a spingere l’equipaggio dell’Enterprise ad intraprendere
una missione estremamente particolare, in aperto contrasto con le decisioni
della Federazione.
Questa volta non saranno gli ordini della Flotta Stellare a portare queste
persone là dove nessun uomo è mai giunto prima (e soprattutto
là da dove nessun uomo è mai tornato per raccontarlo!);
questa volta saranno l’affetto per un amico, il desiderio di dimostrare
che esiste qualcosa di più del semplice senso del dovere, la convinzione
che, dopo così tanti anni di rispetto ed aiuto reciproco, quello
che una volta era il normale (si fa per dire) equipaggio di una nave stellare,
è diventato sempre più simile ad una vera e propria famiglia.
Questa nuova avventura dell'equipaggio televisivo e cinematografico più
famoso del mondo è anche un viaggio nelle relazioni umane,
nel desiderio di rischiare (la carriera, la vita e qualcosa di più)
per salvare un amico, di dimostrare che al di là della tecnologia
esiste qualcosa di umano e di veramente importante: il proprio cuore.
Partiamo anche noi, con gli uomini e le donne della nave senza una maledetta
lettera dopo il nome, per ritrovare un amico scomparso.
1.)
Una nuova vita.
“Si,
ma l’abbiamo pagato con il sangue del nostro amico più caro”.
Ammiraglio J.T. Kirk, “Star Trek III: Alla ricerca di
Spock (1984)”.
Abbiamo
lasciato i nostri eroi sulla strada del ritorno, dopo aver tributato l’ultimo
omaggio al comandante Spock, caduto nel tentativo di salvare la sua nave
ed i suoi amici, e lasciato a riposare per l’eternità sul
pianeta Genesis. L’Enterprise rientra al bacino spaziale per effettuare
le riparazioni necessarie, dopo l’ultima battaglia contro Khan
Noonien Singh. Mentre l’Ammiraglio Kirk continua a piangere
la perdita di uno dei suoi migliori amici, l’equipaggio della sua
nave viene rimandato sulla Terra, Montgomery Scott verrà assegnato
alla nuovissima
USS Excelsior e la vecchia Enterprise sembra essere destinata
al disarmo definitivo. Come se non bastasse, il povero McCoy sembra avere
perso la testa e si rende necessario il suo ricovero in una struttura
specializzata per malattie mentali. La maledizione di Khan sembra essergli
sopravvissuta e continua a colpire i superstiti della TOS.
Intanto Kirk viene raggiunto nel suo appartamento dall’ambasciatore
Sarek, il padre di Spock (uno strepitoso e mai
dimenticato Mark Lenard) che reclama il corpo
del figlio, perché il suo Katra, l’anima del trapassato nella
religione di Vulcano, possa essere trasferito in un antico luogo di sepoltura
presso il monte Seleya, sul suo pianeta di origine.
È
necessario che l’Ammiraglio recuperi la bara dell’amico dalla
superficie del pianeta Genesis, per consentirgli una degna sepoltura.
Ma il Katra di Spock non si trova più nel vecchio corpo, e nemmeno
nel corpo dell’Ammiraglio (Sarek lo intuisce immediatamente con
una breve fusione mentale). Nell’intervallo di tempo in cui McCoy
ha tentato di dissuadere il Vulcaniano a desistere dal suo proposito suicida,
di entrare nella sala del reattore alla fine della pellicola precedente,
Spock è riuscito a trasferire la sua essenza vitale nel corpo dell’amico
(“Ricorda”, gli aveva sussurrato, mentre si fondeva
mentalmente con il medico esanime). Non ci stupiamo allora, venendo a
conoscenza del fatto, che McCoy possa apparire decisamente disturbato.
Il povero dottore non possiede l’addestramento necessario per sostenere
una prova di questo tipo, figuriamoci poi riuscire a digerire proprio
lo spirito acuto ed assolutamente logico del suo compagno
di avventure! Il problema allora è raddoppiato. Non si deve recuperare
soltanto il guscio mortale di Spock, ma anche il dottor McCoy deve essere
trasportato su Vulcano. Ed il più presto possibile, pena la perdita
di entrambi…
La Flotta Stellare non sembra essere molto interessata a salvaguardare
l’anima del suo ex comandante e la salute fisica e mentale del suo
dottore. Per questo proibisce a Kirk l’utilizzo della vecchia Enterprise
e la possibilità di tornare sul pianeta Genesis ora posto in quarantena
ed attentamente studiato dagli esperti della Federazione.
Intanto il buon dottore viene catturato mentre, in evidente stato confusionale,
tenta di trovare una nave per tornare da solo su Genesis. Arrestato, rischia
di essere internato in un manicomio, se non fosse per l’intervento
dei suoi vecchi amici, che lo fanno fuggire e si trasportano su di una
Enterprise deserta e desolata, triste come la loro esistenza in quel momento.
La situazione si presenta molto difficile: Kirk, Scotty (che ha sabotato
la Excelsior per impedire alla nave di inseguirli), Sulu, Uhura e Chekov
hanno sotratto una nave stellare alla Flotta e si preparano ad affrontare
quello che sembra essere l’ultimo viaggio della loro carriera.
Ma un amico è in pericolo. O forse due: non possono abbandonarli!
2.)
Sia questa l’ultima battaglia...
Mi
dispiace per la sua nave, ma come diciamo sulla Terra, “c’est
la vie”.
Ammiraglio J.T. Kirk, “Star Trek III: Alla ricerca di
Spock (1984)”.
"Perfetto, la ucciderò più tardi".
Ammiraglio J.T. Kirk, ad un ufficiale Klingon, “Star
Trek III: Alla ricerca di Spock (1984)”.
Intanto su di un vascello Klingon, l’equipaggio del comandante Kruge
ha scoperto l’esistenza del progetto Genesis e del pianeta generato
dalla sua esplosione. Gli orgogliosi guerrieri temono che la Federazione
voglia utilizzare la scoperta come un arma e decidono di impossessarsene.
O di distruggerla definitivamente.
Nello stesso momento David Marcus, il figlio
dell’ammiraglio Kirk, ed il tenente Saavik
sono arrivati sul pianeta Genesis, con la nave USS Grissom, per
proseguire le osservazioni scientifiche sulle reali capacità del
dispositivo per il terraforming. Sorpresi dalle letture dei sensori, che
rivelano la presenza di una forma di vita sul pianeta, si trasportano
sulla superficie per scoprire che la bara di Spock è vuota e che
un bimbo, molto probabilmente il Vulcaniano completamente rigenerato,
si sta sviluppando con incredibile velocità. Un organismo perfettamente
formato ma che contiene una mente vergine, vuota, totalmente da rieducare,
molto diversa dall’intelletto brillante che conosciamo così
bene. L’improvviso arrivo della nave Klingon strappa i due dalle
loro ricerche. Tutto è inutile, la Grissom viene distrutta, mentre
Saavik, Marcus ed il giovane Spock sono fatti prigionieri.
L’arrivo dell’Enterprise nella Mutara Nebula non modifica
la situazione, il comandante Kruge è deciso a portare avanti il
suo piano e minaccia di uccidere i prigionieri se non gli verrà
consegnata la nuova arma Federale. Il disperato bluff dell’Ammiraglio
fallisce ed il comandante Klingon, per dimostrare la veridicità
delle sue minacce, uccide a sangue freddo il povero David. Kirk
è costretto a capitolare e deve consegnare la sua nave al nemico,
non prima di avere attivato il sistema di autodistruzione del vascello.
L’equipaggio della TOS assisterà dalla superficie di Genesis
all’agonia ed alla distruzione della loro nave, ed alla fine della
maggior parte dei Klingon che si erano teletrasportati a bordo.
Kirk ed i suoi compagni riescono a liberare il tenente Saavik e Spock
dagli ultimi Klingon, giusto in tempo per essere informati da Saavik che
un elemento instabile, utilizzato nella costruzione del Genesis, minaccia
di portare alla distruzione del pianeta entro pochi minuti.
Fortunatamente l’instabilità del pianeta ha portato anche
alla rigenerazione del corpo di Spock, che ora ha raggiunto l’età
che il Vulcaniano aveva nel momento della sua morte. Rimane da affronate
un Kruge vivo ed inferocito per la morte del suo equipaggio, che si trasferisce
sul pianeta per affronater Kirk da uomo a uomo.
La sua morte permetterà all’equipaggio dell’Enterprise,
a Saavik ed al nuovo Spock di fuggire utilizzando la nave Klingon (una
nuova nave per la flotta di Kronos, il Bird of Prey, che riapparirà
nella pellicole successiva), mentre Genesis finisce letteralmente a pezzi,
vittima dalla sua stessa crescita disordinata. Il progetto Genesis deve
ancora essere messo a punto…
Aiutati da Sarek, il gruppo ritorna su Vulcano per la cerimonia del Fal-tor-pan,
che
permetterà al Katra contenuto nella mente di McCoy di rientrare
nel corpo del Vulcaniano.
La pericolosa cerimonia si conclude con successo ed uno Spock completamente
rigenerato inizia il lungo viaggio per ritrovare la sua memoria ed i suoi
amici.
Alla timida domanda del Vulcaninano, che chiede per quale motivo l’equipaggio
dell’Enterprise abbia rischiato la propria vita e la propria carriera
per salvarlo, un commosso Ammiraglio risponde che talvolta “i bisogni
del singolo sono più importanti dei bisogni dei molti”.
3.) Fuoco in Paradiso…
"Perchè i bisogni di uno contano più di quelli
dei molti."
L’Ammiraglio Kirk spiega a Spock perchè sono
tornati per lui, “Star Trek III: Alla ricerca di Spock (1984)”.
"Jim – il suo nome è Jim!"
La memoria di Spock comincia a riemergere, “Star Trek
III: Alla ricerca di Spock (1984)”.
È facile pensare, guardando “Star Trek III: Alla ricerca
di Spock”, le stesse cose che i critici più feroci affermarono
nell’ormai lontano 1984; dopo avere visto il film, più di
una persona arrivò a giudicare la pellicola un lavoro piccolo,
insignificante, mediocre rispetto ai suoi due predecessori, privo
di quel dinamismo e di quell’epicità tipiche
delle storie ambientate nell’universo creato da Gene Roddenberry.
Messo in ombra dal suo “ingombrante” predecessore, l’opera
si guadagnò fin da subito la fama di essere soltanto anello di
congiunzione fra “ST II:L’ira di Khan” ed il
successivo “ST IV:Rotta verso la Terra”, considerati
dal popolo Trek come i due dei capitoli più entusiasmanti, emozionanti
e divertenti della saga, almeno fra quelli con l’equipaggio originale
come protagonista.
Un episodio di maniera, di routine, che veniva accomunato
d’ufficio ai più semplici episodi in ‘formato’
televisivo (dove, con il termine televisivo, si voleva calcare la mano
sull’accezione negativa del termine). E poi, a complicare tutto,
c’era anche ‘l’enoooorme problema’ della
morte di Spock: se alla fine de “ST II:L’ira di Khan”
più di un appassionato aveva fatto sentire la sua voce, irata ed
indignata, per il modo con cui si era deciso di levare di mezzo il comandante
Vulcaniano, ora erano in tanti, troppi, ad essere delusi ed inferociti
per la leggerezza con cui si cercava di porre rimedio alla scomparsa di
una delle colonne portanti del programma, fondamentale per l’esistenza
della saga e reclamato a gran voce da folte schiere di Trekker decisamente
poco ben disposte nei confronti degli sceneggiatori.
Ma “ST III:Alla Ricerca di Spock” è veramente
un'opera così piccola ed insignificante come hanno cercato
tutti di farci credere per tutti questi anni? Se riproviamo a dargli una
occhiata in DVD, penso proprio che possiate essere d’accordo con
me e dire di *NO*!
Guardando con attenzione, la pellicola mostra chiaramente di possedere
alcune interessanti caratteristiche, che ad oltre vent’anni dalla
sua uscita, non possiamo rifiutare di riconoscerle. Innazitutto si può
definire con molta semplicità il film delle novità e
delle prime volte: a dirigere la pellicola viene chiamato per la
prima volta Leonard Nimoy (e per essere la sua prima volta alla regia
di Star Trek, ha fatto un lavoro notevole); per la prima volta torna in
un lungometraggio Trek la figura di Sarek (padre di Spock, interpretato
da Mark Lenard) e per la prima volta viene mostrato un altro pezzettino
del pianeta vulcano e delle sue tradizioni (la scena del Kolinahr di The
Motion Picture non va considerata, perché troppo breve ed
incapace di aggiungere qualcosa di particolare all’idea che gli
appassionati si erano fatta di Vulcano, tanto da essere rimontata ed estesa
dal regista Robert Wise, nell’ultima riedizione del DVD).
Per
la prima volta vediamo la USS Excelsior e la stazione orbitale
della Federazione (tutti elementi che finiranno inglobati nell’epica
del programma e nelle serie successive), per la prima volta vediamo l’Ammiraglio
kirk e tutto l’equipaggio dell’Enterprise attraversare quasi
tutta la narrazione “in borghese”. Per la prima volta vediamo
arrivare a compimento, in tutto il suo “pirotecnico” splendore,
la procedura di autodistruzione di una nave stellare della Flotta
(ed il botto della prima Enterprise che va in pezzi nell’atmosfera
del pianeta Genesis ha turbato le notti di molti appassionati…).
Infine e per la prima volta, viene concesso ampio spazio, nella narrazione
di un’avventura Trek, ai Klingon: i personaggi vengono
arricchiti di nuove caratteristiche (il saluto ‘Qaplà’,
per esempio), viene mostrato in modo esaustivo l’interno di una
delle loro navi da guerra e proprio a partire da questo lungometraggio
si innesca un amore viscerale da parte dei Trekkies verso questa fiera
e bellicosa popolazione aliena, che spingerà gli sceneggiatori
delle serie ad ampliare ed arricchire lo spazio riservato loro nell’universo
Trek.
L’avere affidato a Nimoy il compito di dirigere la pellicola è
stato certamente il fattore scatenante per la realizzazione di un’opera
caratterizzata da una ideologia progressista, liberitaria e vagamente
hippie, fuori degli schemi, capace di anticipare l’apoteosi di stravanganze
concentrate nel quarto capitolo della saga cinematografica, che vedremo
prossimamente. Ma ad un’analisi ulteriore (sempre necessaria quando
si ha a che fare con un’opera della serie di Star Trek!), sono molti
altri i contenuti che Nimoy e Harve Bennet, a cui dobbiamo
la realizzazione del soggetto del film, hanno inserito, sotto la semplice
apparenza della ‘quest’ avventurosa…
I due, realizzando una “storia” che non si limita ad essere
solo interessante, vanno a toccare uno degli argomenti topici
della saga e cioè quella rete di collegamenti e di rapporti che
si sono consolidate in tutti questi anni di collaborazione, fra i diversi
membri dell’equipaggio.
Cosa, si domandano i due, è stato in grado di avvicinare personaggi
di questo tipo, di genere, razza, estrazione, idee tanto diverse, cosa
li spinge a comportarsi come un gruppo compatto, una famiglia, nata in
un ambienta chiuso come può essere la plancia di comando di una
nave stellare?
Cosa spinge esseri viventi tanto diversi, a rischiare tutto per la salvaguardia
di uno di loro?
Vi sembra questo il soggetto di una semplice puntata televisiva?
Al sottoscritto appare piuttosto come il tentativo di andare al di là
della semplice sceneggiatura “avventurosa” per affrontare
in modo maturo le interazioni fra personaggi tanto complessi e profondi.
Ricordate che vicende quali la guerra del Dominio o,
più semplicemente, alcune puntate dai contenuti “difficili”
della TNG erano ancora molto lontani dall’essere realizzati!
Eppure, Nimoy e Bennet sfidano gli spettatori ad andare al di là
e di cercare di comprendere qualcosa di più dei personaggi che
amano così tanto.
Star Trek comincia a crescere, a farsi veramente adulto e ad aspirare
a liberarsi dalla nomea di semplice programma di intrattenimento, per
guadagnarsi un’epica ed una “storia” tutta sua…
A questo punto il regista spiazza il suo pubblico con una rivelazione
imprevista: fin dalla TOS ci siamo convinti che sia stata una intesa perfetta
fra capitano ed equipaggio a permettere all’Enterprise di superare
cinque anni di avventure incredibili; siamo certi che soltanto la disciplina,
il profondo senso del dovere e la ferrea volontà di questi uomini
abbia consentito loro di arrivare a portare gli ideali della Federazione
dove nessuno era mai arrivato. Nimoy ci costringe a riflettere su quanto
è accaduto e ci costringe a cambiare idea, a sostituire a quanto
abbiamo appena detto una nuova certezza. Certo Kirk ed i suoi compagni
erano, almeno all’inizio, spinti dal senso del dovere e da nobili
ideali, ma il tempo e l’esperienza li ha cambiati, nel loro animo
si sono fatti strada altri sentimenti, altrettanto ammirevoli: l’amicizia,
la lealtà, la fiducia e la stima reciproca.
Ogni membro della famiglia dell’Enterprise sa di non essere solo,
è profondamente convinto di appartenere ad un gruppo unito e compatto,
motivato da valori profondamente legati all’animo umano, che vanno
al di là del semplice senso del dovere.
La morte di Spock ha trasformato gli equilibri che avevano reso
possibile la collaborazione e le relazioni in un ambiente circoscritto
come l’Enterprise. Alla convinzione che il perfetto sodalizio dei
graduati della nave sia realizzato attraverso la disciplina, si sostituisce
la nuova certezza che sia necessario trovare qualcosa di più, qualcosa
capace di ristabilire l’equilibrio, l’ordine spezzato.
A qualsiasi costo.
Anche di affrontare qualcosa che vada oltre l’umana comprensione,
di lanciarsi senza pensare verso l’ignoto.
Sono questi valori assoluti a rappresentare per i nostri eroi il motore
principale la spinta più genuina, ben più emozionante e
condivisibile di quanto li abbia motivati fino ad ora, una energia che
li spingerà ancora una volta a vivere insieme un’avventura
estrema e dolorosa, per riuscire a raggiungere, e non solo in senso figurato,
i confini dell’esistenza umana.
L’Ammiraglio Kirk ricorda molto l’Ulisse dantesco, che osa
attraversare le colonne d’Ercole e spingersi in mezzo all’ignoto
per seguire “virtute e canoscenza”; fa evadere McCoy,
ruba l’Enterprise spalleggiato dal suo fidato equipaggio, ed arriva
a disubbidire agli ordini della Flotta Stellare, nella ricerca di una
risposta alla domanda sui grandi misteri della vita e della morte...
A questo punto si rivela il secondo grande tema attraversa tutta la narrazione:
la pellicola e pervasa di un senso di misticismo e di religiosità,
decisamente insolità per il mondo di Star Trek; gli autori non
si limitano a considerare la sopravvivenza dell’anima di Spock nella
semplice accezione tradizionale che vuole la possibilità della
vita oltre la morte (in un’ottica puramente cristiana che preveda
la sopravvivenza dell’anima di Spock), ma anche secondo una più
moderna concezione dell’immortalità per l’essenza profonda
contenuta in ciascun essere vivente e vista come summa di tutte le sue
virtù (in questo caso il Katra vulcaniano,
molto simile per altro al Ka rivelato dalle
filosofie orientali).
Spock rimane vivo, nel ricordo conservato gelosamente dai suoi amici,
che hanno consapevolmente deciso di non rinunciare alla sua presenza.
Ma noi sappiamo che il vulcaniano ha lasciato gran parte di sé
nella mente alterata del povero dottor McCoy, l’eterno contraltare
e voce della sua umanità, che ora si trova diviso, in lotta con
una parte del suo stesso animo, condannato a rivivere da entrambe le parti
innumerevoli divergenze avute con Spock durante le avventure della serie
classica. Viene approfondito, nella pellicola, il particolare punto di
vista del creatore della saga, nei confronti della religione (che abbiamo
già visto in uno degli articoli dedicati al problema dell’etica
in Star Trek); come affermato dallo stesso Roddenberry:
“Mettiamo che Dio esista e che sia il creatore di questo infinito
e straordinario universo, se pensassimo questo secondo me si trivializzerebbe
il concetto di Dio, come ha detto una volta Alexander King, Dio non aveva
niente di meglio da fare che creare i peletti delle banane o le nostre
vite? Noi siamo una specie così egocentrica, se Dio fosse realmente
il creatore dell’universo non avrebbe avuto di meglio da fare che
creare queste piccole macchioline che sono le nostre vite? Siamo così
importanti?”
Sì, Spock è tanto importante per i propri amici, da spingerli
a rischiare la propria vita per la salvezza della sua essenza, che lo
script del film non chiama “anima” ma che valorizza alla stessa
maniera, presentando un’idea molto particolare di un Dio non triviale,
che non appartiene alla sola razza uumana, di una forza che accomuna ogni
creatura, razza ed essere vivente di questo strano ed affascinante universo.
Poco importa la plausibilità scientifica del racconto; la creazione
di Genensis e la conseguente rigenerazione del guscio mortale di Spock
rappresenta soltanto un astuto escamotage per “innescare”
questa avventura mistica dell’uomo (non per niente sono gli uomini
migliori della Flotta e della Fedrazione a recuperare l’essenza
del loro compagno, quasi fosse il santo Graal di quest’epica futuribile…).
Indicativo lo scambio di battute tra Sarek e Kirk alla fine dell rituale
che ha riportato il katra di Spock nel suo corpo: commentando la resurrezione
del figlio, Sarek, riconoscente, mormora all’Ammiraglio “Ma
a quale prezzo… Suo figlio… La sua astronave…”.
E Kirk, un uomo stanco e provato dalla morte di David, ancora segnato
dagli avvenimenti di “ST II:L’ira di Khan”,
ma forte, sicuro davanti alla morte (ed alla vita, vedi le considerazioni
che abbiamo fatto nell’articolo dedicato al secondo film) risponde
in modo diretto e preciso: ”Se non avessi tentato... avrei perduto
la mia anima”. Perché in verità anche Spock fa
parte di lui, come ogni componente dell’equipaggio fa parte della
grande famiglia dell’Enterprise, ed ogni anima fa parte delle altre,
ogni anima è preziosa, andando al di là del semplice significato
religioso.
Fra
i pregi del film troviamo anche uno strepitoso “cattivo” Klingon,
l’istrionico e simpaticissimo Kruge interpretato
da Christopher Lloyd, troppo spesso ricordato soltanto
per la sua partecipazione alla trilogia di “Ritorno al Futuro”,
le sequenze spettacolari e gli effetti speciali della ILM, che ci regalano
la traumatica sequenza dell’esplosione della gloriosa Enterprise
e gli scenari (tutti rigorosamente costruiti in studio) del pianeta
Genesis. Per la prima volta un pianeta alieno, girato in interni come
si faceva durante la realizzazione della TOS ci appare convincente e realistico,
e non ricostruito con (instabili) costruzioni di cartapesta e fondali
in tinte pastello! Allora cosa come dobbiamo considerare “Star
Trek III: Alla ricerca di Spock”? Come un film “verde”.
Se il primo lungometraggio era bianco e lucido, il secondo rosso sangue,
questa nuova avventura viene caratterizzata dal verde, come la vegetazione
del pianeta Genesis e come la speranza che muove il resto dell’equipaggio
della povera Enterprise, alla ricerca dello spirito vitale del loro amico!
Ci
avviciniamo alla fine del nostro viaggio; con la rinascita di Spock, non
ci rimane che affrontare il ritorno a casa. Un ritorno difficile, considerando
il processo che aspetta i nostri eroi per aver disobbedito agli ordini
della Flotta, avere distrutto una nave stellare e aver “preso in
prestito” un vascello da guerra Klingon. Sempre che, una certa sonda
aliena alla ricerca di amici marini oramai estinti non decida di complicarci
la vita e di costringere i nostri beniamini ad una deviazione molto particolare…
Nella San Francisco del XX secolo!
Scheda
del film:
Data di uscita: 6 Gennaio 1984
Regia: Leonard Nimoy
Consulente esecutivo: Gene Roddenberry
Screenplay: Harve Bennet e Leonard Nimoy
Storia: Harve Bennet
Prodotto da: Harve Bennet
Musiche: James Horner
Costo/Incassi: 16/78 milioni di dollari
Durata: 105 minuti
Anno:
2285
Data Stellare: 8210.3
Cast:
Ammiraglio James Tiberius Kirk: William Shatner
Capitano Montgomery Scott: James Doohan
Capitano Spock: Leonard Nimoy
Dottor Leonard "Bones" McCoy: DeForest Kelley
Hikaru Sulu: George Takei
Uhura: Nichelle Nichols
Janice Rand: Grace Lee Whitney
Pavel Chekov: Walter Koenig
Tenente J.G. Saavik: Robin Curtis
Dottor David Marcus: Merritt Butrick
Amanda Grayson: Jane Wyatt
Ambasciatore Sarek: Marc Lenard
Kruge: Christopher Lloyd
T'Lar: Dama Judith Anderson
Fonti
Bibliografiche:
Alla
ricerca di Spock, STIC
Alla
ricerca di Spock, Wikipedia [in Inglese]
Alla
ricerca di Spock, StarTrek.com [in inglese]
Alla
ricerca di Spock, Memory-alpha.org [in inglese]
Progetto
Genesis, Memory-alpha.org [in inglese]
Alla
ricerca di Spock, HyperTrek.info [in italiano]
Giuseppe
"Pinox" Bonsignore, “Star Trek III:
Alla Ricerca di Spock” WTI n.14 - Aprile 2000 [www.webtrekitalia.com]
Gianni Bergamino, “La musica di Star Trek – parte
V In Lotta per la Vita (Star Trek III - The Search for Spock. 1984)”
STIM 17 - Luglio 2000
Pace
profonda nell’onda che corre.
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