E SE IL PROFESSOR GALEN AVESSE RAGIONE?
di Daniele "Nemo" Volpi



"L'Odissea non può che essere stellare.
Oltre le Colonne, verso l'Infinito, l'Odissea continua"
Se vi piace sognare, sognate.
Peter Kolosimo, "Odissea Stellare, 1974".


Forse lo avrete notato anche voi, ma una delle critiche più feroci all’universo creato da Gene Roddenberry, un appunto che i detrattori di Star Trek muovono costantemente nei confronti delle diverse serie, riguarda l’aspetto delle numerosissime razze aliene apparse nel programma in tutti questi anni.
Troppo spesso i rappresentanti delle molte civiltà, visitate della nave stellare più famosa della fantascienza, sono stati caratterizzati dagli specialisti del make-up utilizzando tratti fisici un po’ troppo umanoidi (sebbene "Enterprise", con alcuni dei popoli Xindi, abbia rappresentato una decisa inversione di tendenza…); in effetti, al di là dei problemi pratici che richiederebbe la creazione continua di creature non antropomorfe per l’ecosistema della saga, sembra che ovunque gli equipaggi della Federazione decidano di arrivare, finiscano regolarmente per imbattersi in forme di vita spudoratamente simili a noi.
A tutto questo però viene data una precisa spiegazione: in una splendida puntata di TNG ("The Chase", "Il Segreto della Vita", sesta stagione) il capitano Picard si ritrova a proseguire le ricerche iniziate dal suo vecchio insegnante di archeologia, il Professor Galen, scoprendo così che una singola razza aliena, estremamente antica e saggia, avrebbe disseminato, eoni fa, il proprio codice genetico negli oceani di numerosissimi pianeti, viaggiando attraverso tutta la nostra Galassia, in una sorta di Panspermia assistita [1]. In definitiva Picard si ritrova fra le mani la prova che quasi tutte le popolazioni umanoidi esistenti nel programma (Klingon, Cardassiani, Romulani ed… Umani compresi!) si troverebbero ad avere degli antenati in comune, una sorta di "Adamo ed Eva cosmici". Ora, detto così potrebbe non significare nulla ma il vostro redattore preferito nutre, fra le tante, una insana passione per la cosiddetta Paleoastronautica, anche conosciuta come Fantarcheologia… Per questo le parole del Professor Galen hanno fatto scattare un campanello nella mia testa, e lo sguardo è corso immediatamente ai titoli di molti dei volumi che potete trovare sopra gli scaffali della mia libreria!
Se anche a voi i nomi di Erich von Däniken, Robert Charroux, Raymond Drake, Zecharia Sitchin e soprattutto Peter Kolosimo riescono ancora a strappare un sorriso, allora continuate a leggere…

1. Scrutate il cielo!

“Vi starete chiedendo chi siamo, perché abbiamo fatto questo e come è possibile che io sia qui davanti a voi, l'immagine di un essere di così tanto tempo fa. La vita si è evoluta sul mio pianeta, prima di tutte le altre, proprio in questa parte della galassia; abbiamo lasciato il nostro mondo, esplorato gli astri e non abbiamo trovato nessuno come noi. La nostra civiltà ha prosperato per molti secoli, ma cos'è in fondo la vita di una razza in confronto alle vaste estensioni del tempo cosmico? Sapevamo che un giorno saremo scomparsi, che niente di noi sarebbe sopravvissuto, così vi abbiamo lasciato un'eredità: i nostri scienziati hanno inseminato gli oceani primordiali di molti mondi in cui la vita era ancora ai primordi, i codici dei semi hanno indirizzato la vostra evoluzione verso una forma fisica simile alla nostra, cioè a questo corpo che vedete davanti a voi, che ha naturalmente la stessa forma del vostro, perché voi siete il risultato finale. I codici dei semi contenevano anche questo messaggio, i cui frammenti sono stati sparsi da noi in molti mondi diversi, la nostra speranza era che arrivaste tutti insieme, in amicizia e fratellanza a sentire questo messaggio. E adesso che mi vedete e riuscite a sentirmi, la nostra speranza si è realizzata, voi siete un monumento, non alla nostra grandezza ma alla nostra esistenza. Questo desideravamo che anche voi conosceste la vita e che teneste viva la nostra memoria. C'è una piccola parte di noi in ognuno di voi e di conseguenza, qualcosa di voi in tutti gli altri. Ricordatevi di noi“.
L’ologramma umanoide spiega la comune origine delle razze del quadrante alpha, "Il Segreto della Vita, TNG 1996".


Di seguito troverete un breve accenno alla puntata di TNG di cui stiamo parlando: la mia non vuole certamente essere una descrizione esaustiva della storia che altri, ben più appassionati ed esperti per la Next Generation rispetto al sottoscritto, sapranno raccontarvi sicuramente meglio. Con queste poche parole cercherò soltanto di introdurvi all’argomento, per riflettere meglio sul soggetto del mio articolino…
Il Capitano Picard rimane estremamente sorpreso quando il Professor Richard Galen, il suo vecchio professore di archeologia, che l’ufficiale non incontrava da almeno 30 anni, arriva improvvisamente sull’Enterprise con un obiettivo ben preciso: chiedere al comandante della nave di abbandonare i suoi compiti (e la sua carriera) nella flotta, per accompagnarlo durante una importantissima missione scientifica.
L’archeologo ha realizzato una scoperta così straordinaria, che i suoi ultimi ritrovamenti potrebbero scardinare alcuni dei principali dogmi scientifici accettati dalla Federazione e scuotere l’intera galassia dalle fondamenta. Ma non si dimostra disposto a discutere l’argomento con il Capitano Picard, a meno che questi non accetti di accompagnarlo in una spedizione che rischia di durare molto a lungo, almeno per un anno.
Fra i due, poi c’è una ruggine vecchia di lustri, da quando Picard, che Galen considerava come un figlio, gli aveva voltato le spalle ed aveva scelto la carriera nella Flotta, piuttosto che diventare il suo erede spirituale, il più grande archeologo di tutti i tempi… Se da una parte il Capitano è fortemente tentato dalla proposta (un tempo Jean-Luc aveva quasi deciso di dedicare la sua vita proprio all’archeologia, seguendo l’immagine paterna dello stesso Galen), dall’altra i doveri che derivano dall’essere al comando dell’ammiraglia della Flotta Stellare lo costringono a declinare l’offerta, una decisione che manda Galen su tutte le furie e lo spinge a lasciare la nave di Picard in tutta fretta!
Poco dopo l’Enterprise riceve una disperata chiamata di soccorso dalla navetta del professore, che sembra essere sotto attacco da parte di una nave Yridiana. Il vascello della Federazione, nel tentativo di salvare il vecchio studioso, arriva a distruggere il mezzo degli attaccanti (un popolo dedito al commercio di informazioni, anche poco legale) per poi trasportare in infermeria il professor Galen, colpito in pieno petto da un’arma a raggi. Picard si ritrova così al fianco del suo vecchio insegnante, che muore fra le sue braccia, portando con se l’incredibile segreto di cui aveva accennato all’inizio della puntata.
Mentre cerca di scoprire i motivi che hanno spinto gli Yridiani ad attaccare il Professor Galen, l’equipaggio dell’Enterprise trova 19 strani blocchi di numeri conservati nella memoria del suo computer. Picard si convince che la risposta al mistero si debba trovare su Ruah IV, parte di un sistema stellare ancora inesplorato che il suo vecchio insegnante aveva visitato appena prima di arrivare sulla sua nave, e decide di fare rotta per questo pianeta anche se l’Enterprise ed i suoi uomini sono attesi altrove per una importante conferenza diplomatica.
Anche quando la ricerca sembra non approdare a nulla, il Comandante Picard non si da per vinto e preferisce continuare le sue investigazioni su Indri VIII, destinazione ultima del viaggio del Professor Galen.
Al suo arrivo su Indri VIII, l’equipaggio dell’Enterprise scopre che qualsiasi forma di vita sulla superficie del pianeta è stata completamente distrutta, spazzata via davanti ai loro occhi, un atto che fa sospettare al Capitano che i blocchi di cifre trovati nel computer del Professor Galen possano avere a che fare con la materia organica. Picard e la Dottoressa Crusher si impegnano a fondo nello studio dei blocchi di numeri, per scoprire di avere che fare con rappresentazioni matematiche di frammenti di DNA, appartenenti ciascuno ad una differente forma di vita che si trova in un gruppo di 19 mondi di classe M, distribuiti attraverso l’intero quadrante. Forte di questa scoperta, Picard decide di tracciare una rotta in direzione di Loren III, l’unico pianeta capace di ospitare la vita nell’area dove il Professor Gale intendeva recarsi.
Una sgradita sorpresa attende la nave stellare, al sua arrivo nelle vicinanze del pianeta: una coppia di vascelli da guerra Cardassiani sono già arrivati a Loren III, a cui, poco dopo, si aggiungerà un incrociatore Klingon, ciascuno di loro sulla stessa traccia che aveva guidato l’Enterprise verso Loren III.
Dopo un burrascoso inizio, le relazioni diplomatiche fra le tre parti sembrano ammorbidirsi ed il capitano Picard riesce a convincere la sua controparte Cardassiana, Gul Ocett, ed il comandante Klingon, Nu'Daq, a condividere i propri campioni organici per riuscire a risolvere insieme il mistero. Ben presto il lavoro comune dà i frutti sperati, rivelando che nelle loro mani manca ancora un frammento di DNA; per riuscire a determinare il luogo dove sia custodito l’ultimo pezzo del rompicapo, Picard inizia una ricerca su vasta scala attraverso il computer, al termine della quale sembra che la parte mancante si debba trovare ancora nel sistema Vilmoran.
Purtroppo, non appena entrata in possesso dell’ultima informazione necessaria per completare la ricerca, il comandante Cardassiano si fa trasportare sulla propria nave e quindi apre il fuoco sul vascello Klingon e sull’Enterprise!
Fortunatamente una precisa intuizione dell’ingegnere LaForge aveva anticipato i piani della Cardassiana, consentendo alla nave federale di superare indenne l’attacco dei vascelli da guerra avversari, mentre il comandante Ocett veniva messo su di una falsa pista, che doveva dare abbastanza tempo all’equipaggio di Picard per venire a capo del complesso puzzle archeologico…
Accompagnato dal comandante Klingon, la cui nave è rimasta seriamente danneggiata durante l’attacco dei Cardassiani, l’equipaggio dell’Enterprise raggiunge il sistema Vilmoran ed il Comandante Picard, insieme a Worf, alla dottoressa Crusher ed al comandante Nu'Daq vengono trasportati sul secondo pianeta, dove quasi subito sono raggiunti dai Cardassiani e da un gruppo di Romulani, che avevano inseguito il gruppo fin dall’inizio, utilizzando una nave occultata…
Mentre Gul Ocett minaccia di distruggere le ultime tracce organiche esistenti sul pianeta, piuttosto che lavorare con i Romulani (intenzione condivisa anche dal comandante Klingon), Picard e Beverly riescono a recuperare ed analizzare con il tricorder un campione di materiale parzialmente fossilizzato. In questo modo la sequenza di informazioni codificate nel DNA, scoperta dal Professor Galen, viene completata ed un misterioso programma può essere attivato: attraverso una registrazione olografica realizzata miliardi di anni prima, una femmina umanoide appare davanti ai rappresentanti dei popoli più potenti del quadrante Alpha.
L’ologramma rivela ai disorientati avversari che la propria razza, dopo aver viaggiato in lungo ed in largo per tutta la galassia, aveva scoperto di essere completamente sola; per questo motivo avevano deciso di creare un rompicapo biologico, con lo scopo di generare nel lontano futuro un gruppo di nuove creature capaci di crescere ed apprendere, di nuove civiltà in grado di raccogliersi assieme e cooperare, così da riconoscere ed attivare il messaggio che loro avevano lascito dietro di sé.

La femmina umanoide rivela che tutte le loro diverse civiltà nascono da quest’unica panspermia galattica, che aveva sparso materiale genetico negli oceani dei loro mondi, secoli e secoli addietro ed implora che tutte le razze nate dagli sforzi dei loro scienziati, nel lontano passato, facciano di tutto per mantenere il ricordo di questo legame.
Purtroppo, al termine del messaggio Nu'Daq e Gul Ocett sembrano sdegnati dallo scoprire che i loro rispettivi popoli avrebbero progenitori comuni e soltanto il comandante Romulano sembra, timidamente, accettare una possibile apertura verso la razza umana. Romulani ed Umani non sono poi così differenti, dopotutto. E, forse un giorno…

2. Fratello da un altro pianeta.

"Storia?
Forse. Ma se è storia, è storia segreta.
Magia?
No. Nell'alchimia non c'è nulla di magico nel senso stretto di questa parola. Gli incantesimi non si fanno entro cerchi rituali, recitando formule cabalistiche, evocando demoni, ma si compiono in laboratorio, con determinate sostanze, determinati strumenti, secondo formule ben concrete.
Scienza, allora?
Sì. Ma non scienza classica, scienza ortodossa. Una scienza che non è la nostra..."
Peter Kolosimo, "Polvere d’Inferno, 1975".


Come mai la trama di questo episodio della TNG mi ha riportato alla memoria uno degli autori che ha riempito le mie giornate di ragazzino, che ha cominciato a farmi riflettere, a pormi delle domande anche scomode, mentre gli amici, almeno quelli che potevano in qualche modo sembrare ricettivi al problema, si accontentavano delle risposte che i rappresentanti della scienza canonica forniva loro senza troppi problemi?
Peter Kolosimo fu un totale, incredibile sognatore. Come un Don Chisciotte moderno, sempre pronto a scendere in campo per sfidare i mulini a vento della ricerca scientifica canonica e "parruccona", riuscì a costruire nel corso degli anni una biblioteca del tutto particolare, modellando di volume in volume, con logica caparbietà, innumerevoli teorie di fantarcheologia con cui cercò di riparare il lacunoso passato della nostra razza e della nostra piccola Terra, arrivando coraggiosamente, e serenamente, ad esporre le sue teorie in numerosi best-seller mondiali, che ho avuto il piacere di leggere, anche più volte. Fu il primo di un vero e proprio esercito di scrittori che decisero di proseguire per il sentiero che Kolosimo aveva tracciato, chi per genuino interesse per il mistero e la ricerca, chi per il semplice interesse economico che questo "investigatore dell'impossibile" ante litteram aveva scatenato negli editori, e non soltanto in quelli italiani.
Non chiedetemi di testimoniare sulla sincerità dell’autore, ne di esprimere un parere sulla validità delle sue teorie; io sono e rimarrò sempre un semplice ragazzo di campagna che legge, guarda, ascolta di un mondo molto più grande di quanto "possa mai comprendere la sua filosofia" ed esprimere un’idea definitiva sulle opere di questo scrittore rimane qualcosa che va oltre le mie capacità… Ma le opere di Kolosimo testimoniano l’amore profondo dello scrittore per il mistero, la favole il sogno, un qualcosa che ben difficilmente riusciremo a trovare in uno dei suoi "cloni" più o meno verosimili. La cautela è d’obbligo: negli anni sono stati numerosi i personaggi che hanno saputo capitalizzare il successo di un personaggio come Kolosimo per il proprio tornaconto personale. Il più famoso dei suoi epigoni è lo svizzero Erich von Däniken, particolare paleoastronomo d’arrembaggio che con i suoi libri (ed una endemica mancanza di scrupoli) ha fatto di tutto per ridicolizzare e mettere in pericolo la credibilità dell'archeologia spaziale. A coloro fra di voi che ancora mettono sullo stesso piano i due scrittori, chiariamo subito che paragonare i volumi di Kolosimo con la letteratura di Däniken significa paragonare l’astronomia con l’astrologia ed è sufficiente dare una occhiata alle date di pubblicazione dei volumi scritti dai due autori per rendersi conto a chi vada realmente attribuita la paternità di questo particolare genere letterario: il primo libro dell’austriaco è arrivato nel 1968 ed il secondo l’anno successivo.
Kolosimo ha pubblicato "Il pianeta sconosciuto" nel 1959, "Terra senza tempo" nel 1964, "Ombre sulle stelle" nel 1966 e per finire "Non è terrestre" nel 1968. Con questo il problema delle scopiazzature mi pare esaurito. In quanto poi ai metodi utilizzati dai due scrittori per reperire le notizie con cui realizzare le loro opere, non vale la pena nemmeno di sprecare una parola. Kolosimo ha sempre riportato fedelmente le fonti, accessibili o meno, da cui partiva per le sue analisi, mentre sulla bontà del lavoro del suo esimio collega più di una voce si è fatta sentire, in tutti questi anni…
Vi ho fatto tutto questo discorso per spazzare via eventuali dubbi sulla serietà del personaggio di cui stiamo parlando e sulla bontà del suo lavoro.
Peter Kolosimo fu sempre critico nei confronti di una certa maniera accademica di considerare la ricerca ("parrucconi di tutte le discipline, rintanati nel loro sterile scetticismo" dice in "Non è terrestre" ed aggiunge "Non è allineando un reperto accanto all'altro, etichettandoli, disponendoli in bella vista nelle vetrine dei musei o nelle pagine di pretenziosi volumi che si può ricostruire, sia pure a grandi tratti, la storia dell'umanità" in Pi Kappa # 4, anno II - aprile ‘73), soprattutto quando si trattava dell'interpretazione dei reperti archeologici del nostro passato.
Come moltissimi, in modo particolare negli ultimi anni, l’autore vedeva nella preistoria (e non soltanto) una enorme collezione di enigmi fantastici, nella scienza cercava l’inspiegato, nella fantascienza scopriva una premonizione.
Spesso i suoi detrattori  lo accusavano di allineare miti, fatti inspiegabili (ma dobbiamo aggiungere mai sovrannaturali), premonizioni scientifiche "riscoperte" nell'antichità, brani di libri antichi ormai scomparsi e citati di seconda o terza mano, di utilizzare bizzarre bibliografie prodotte oltre quella che un tempo veniva chiamata "Cortina di Ferro". Era forse in errore Kolosimo, oppure stava guardando più avanti dei suoi denigratori? Era riuscito a trovare le spalle di un gigante su cui arrampicarsi, per vedere più lontano di quanto potesse fare la gente semplice, che tentava  di osservare il mondo da dentro una fossa, in cui era stata scaraventata dalla sua stessa scienza?
Parlando di Kolosimo torna alla mente alla mente lo strambo personaggio di un vecchio serial televisivo francese degli anni ’60 che ho rivisto tempo fa in videocassetta, "Belfagor, il Fantasma del Louvre", un ometto impegnato a conservare ritagli di giornale, che riportavano i fatti misteriosi capitati sul nostro pianeta, all'interno di latte di pomodoro oppure il grandissimo Charles Fort, che raccoglieva e pubblicava libri costituiti da stralci di giornali con le segnalazioni di piogge di sangue, rane ed oggetti inusuali.

Secondo Massimo Pietroselli, Kolosimo deve essere considerato a pieno titolo nella schiatta dei Patafisici, dove per patafisica (secondo quanto spiegato dal futurista Enrico Baj) si intende la scienza del particolare e delle leggi che governano le eccezioni, poiché si pone come scienza delle soluzioni immaginarie.
La Patafisica diventa dunque la scienza del possibile che nega, attraverso la capacità di arrivare al di là delle semplici cose che vediamo data dall’immaginazione, la schematizzazione in cui la scienza si trova imprigionata, per rappresentare un'energia libertaria, anarchica.
Ogni branca della scienza lavora per modelli, per schemi, evitando di occuparsi dell'evento singolo, e prendendo in considerazione soltanto di classi di eventi. Parlare allora di una scienza delle eccezioni diviene una vera e propria contraddizione in termini.
Ma gli eventi singoli, le bizzarrie, le mostruosità scientifiche sono il substrato, la base da cui germogliano le teorie di Peter Kolosimo…
Ed è forse questo il peccato capitale che i suoi oppositori gli hanno sempre rinfacciato! Partire da teorie meravigliosamente improbabili, talvolta assurde, ma spesso coerenti, che pretendono di spiegare fatti tra loro slegati, per i quali non sembrano esistere spiegazioni o, se esistono, sono quelle "accademiche" e quindi così poco immaginifiche agli occhi dell’autore e dei suoi lettori.  Come nel caso del Professor Galen, gli avversari di Kolosimo, spesso gli rinfacciano di cercare una soluzione poco scientifica ad un insieme di problemi che con la scienza a poco a che fare, a meno di non accettare le considerazioni di quelle frange della ricerca definite estremiste e quindi rigettate immediatamente dagli scienziati "canonici".
Ma ai più affezionati Trekker non sarà sfuggita l’analogia con un altro dei tasselli dell’universo voluto da Gene Roddenberry (che fra parentesi rigettava d’ufficio molte delle teorie che potreste trovare nelle opere di Kolosimo); in un episodio di Voyager, "Distant Origin" (L’Origine della Specie), siamo i muti spettatori di una situazione molto simile, dove il Professor Gegen, scienziato di spicco della razza rettiloide dei Voth, viene colpito dall’ostracismo dei propri simili, dopo avere passato gran parte della propria vita alla ricerca delle prove inoppugnabili che confermino la comune origine della sua gente (una mutazione degli dinosauri terrestri) e dell’umanità, e cioè la Terra.
E’ questo che ai contemporanei di Kolosimo proprio non sembrava andare giù: che un uomo volesse analizzare la miriade di informazioni, spesso ammassate su polverosi scaffali, in musei dimenticati, e che invitasse tutti noi, i suoi lettori, ad accompagnarlo nei suoi viaggi meravigliosi, attraverso il tempo e lo spazio. Con un ritmo cadenzato ed ipnotico l’autore afferrava l’attenzione di chi era disposto ad ascoltarlo e lo trascinava in una sarabanda di avvenimenti che lasciavano senza fiato, almeno fino alla fine del libro…
E’ forse un delitto provare ad osservare la realtà spostandoci soltanto di un poco, al di là del solito punto di vista, del modo comune di vedere le cose? Fino ad ora l’irrigidirsi della comunità scientifica a cosa ci ha portato troppe volte? Ad errori, fermate improvvise, ripensamenti.
Un futuro utopico come quello descritto nell’universo Trek non potrà mai esistere se la scienza continuerà a muoversi come un enorme elefante bendato, libero in un negozio di cristallerie, pronto a tirare diritto per la propria strada ignorando tutto quanto la circonda. Solo con un’apertura mentale assoluta potremo sperare di vedere quanto ai nostri occhi è rimasto nascosto, almeno fino ad ora…
Ed ecco il coraggio ed il genio di Kolosimo che tenta di districarsi in un passato che i più sembrano volere dimenticare, nascondere come la polvere sotto il tappeto, quando va a cozzare contro le teorie sostenute fino a questo momento con le unghie e con i denti; eccolo provare ad interpretare le verità che si nascondono sotto i misteriosi racconti, le storie e gli accadimenti con i quali è solito iniziare i paragrafi delle sue opere, eccolo analizzare uno dietro l’altro reperti archeologici, leggende, citazioni di libri e di autori lontani nel tempo, oppure in quel momento segregati oltre la Cortina di Ferro. E questi elementi, questi tasselli di una storia alternativa a quella canonica che ci viene con sempre maggiore fatica insegnata nelle scuole, diventano il punto di partenza per altre investigazioni, altre stranezze, altri fatti che stanno al di là della semplice spiegazione scientifica, che rappresentano il punto di partenza di un nuovo paragrafo, di un nuovo mistero e così via. Ogni libro diventa così una collezione analogica di sogni, esaminati uno dopo l'altro, spostandosi un po' più in là, ogni volta, verso l'ignoto, la magia e lo spazio.
Un castello di carte tenuto assieme dal senso del meraviglioso che l’autore utilizzava a piene mani per narrarci di un passato del nostro mondo attraversato da extraterrestri che si combattevano sotto gli occhi di ignoranti esseri primitivi, capaci soltanto di trasformare ciò che hanno visto in mito, leggenda, creature che hanno insegnato ai nostri progenitori un sapere troppo presto dimenticato, probabilmente a causa di un diluvio provocato da esplosioni atomiche, che ha sepolto, oltre le Colonne d'Ercole, il Regno d'Atlantide poi narrato da Platone…
Per i detrattori delle opere di Kolosimo, la fantasiosa costruzione realizzata attraverso i suoi numerosi volumi è soltanto un gioco di prestigio, un’abilità da fromboliere, una delicata costruzione di cristallo che un soffio di razionalità è in grado di frantumare in mille pezzi, senza problemi… Eppure, a scartabellare le notizie ancora conservate fra le pagine dei libri di Kolosimo si trovano sempre nuovi particolari che, anche con la migliore buona volontà, nel grande affresco della scienza proprio non si vogliono lasciare incasellare…
Perché moltissimi dei misteri illustrati nei libri dell’autore sono ancora tali, dimenticati più o meno volutamente da una scienza sorda e cieca, e per questo non meno pericolosa della stupidità umana (se è ancora vero che il sonno della ragione genera mostri…)?
Coloro che hanno sempre criticato il mostruoso reparto iconografico che accompagnava le opere di Kolosimo si è mai preso la briga di verificare la veridicità di quei disegni, di quelle fotografie, prima di liquidarle come semplici scherzi di natura? Significano forse qualcosa le antiche pile elettriche conservate fino a qualche tempo fa nel museo di Bagdad, gli alianti in scala scoperti nelle tombe degli antichi faraoni, la assurde architetture ritrovate a Tiahuanaco, le precise mappe d'Atlantide, i dischi alati assiri, la sfere piovute dal cielo osservate col microscopio, i dinosauri ed i fulmini globulari, i mostri marini esibiti da pescatori australiani, le monete romane che ritraggono satelliti artificiali, le teste olmeche, i graffiti che riproducono astronauti, l’astronauta di Palenque, le pietre di Stonehenge, gli UFO ripresi contro lo skyline di una qualsiasi città statunitense...
E facile buttare tutto, anche il bimbo, mentre si getta l’acqua sporca!
E le citazioni, i riferimenti, i nomi… Qualcuno, prima di vaticinare che "l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare" ha provato, anche una sola volta, a verificare quelle notizie, quei nomi, quelle dichiarazioni?
E se i brani tratti da racconti di fantascienza, che Kolosimo utilizzava per costruire il climax adatto per fruire al meglio il suo lavoro, sono comunque opinabili nell’ecosistema delle sue opere, le dichiarazioni di scienziati famosissimi e d’illustri luminari di cui, in realtà, nessuno (si dice) ha mai sentito parlare, le frasi tratte da riviste slave, russe, cinesi, tedesche, che i critici gli rinfacciavano servissero ad alimentare una sorta di "esotismo scientifico" sono stati controllati, verificati, anche soltanto "letti" da qualcuno di questi cattedratici, trincerati nelle loro torri d’avorio?
Probabilmente a voi non importerà più di tanto sapere chi ha realizzato le linee di Nazca in Perù, chi ha disegnato la mappa di Piri Reis, con quelle linee di costa che non potevano essere già conosciute, cosa c’è di vero nella tomba Maya di Palenque, con il suo misterioso principe o alieno.
Pochi fra di voi avranno sentito nominare i "Vimana", avveniristici mezzi volanti provenienti dall’India, oppure dei misteriosi particolari di alcune specifiche opere d’arte che si trovano disseminate lungo tutto il nostro paese ("La Madonna e San Giovannino" di Filippo Lippi, "Il Miracolo della Neve"di Masolino da Panicale, "L'Annunciazione" di Carlo Crivelli) e se decido di nominare "L’Arca dell’Alleanza" quanti di quelli che stanno leggendo questo mio articolino, andranno a pensare al film di Spielberg, "I Predatori dell’Arca Perduta"?

Eppure, se vogliamo che la nostra civiltà riesca a fare quel salto preciso che Gene Roddenberry ha descritto nell’universo di Star Trek, una delle prime cose da fare è proprio quella di "imparare" a guardare il nostro mondo con occhi "diversi" e con il cuore completamente spalancato a qualsiasi possibilità, lasciando da parte ogni pregiudizio, religioso, politico, economico, razziale.
Abbiamo già visto ardere due volte la biblioteca di Alessandria (D’Egitto), ed innumerevoli roghi hanno cancellato dalla faccia del mondo millenni di conoscenza; questo dimostra soltanto che, per ora, la nostra razza non è molto lontana dai Voth de "L’Origine della Specie" oppure dai Cardassiani/Klingon de "Il Mistero della Vita". E vorremmo anche arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima…?

3. Alcune informazioni sull’episodio di TNG e sull’autore.

" […] Studiosi di archeologia, di misteri ancestrali, esperti d'esoterismo, accaniti divorati di documenti dimenticati dalle scienze ufficiali (almeno, a loro dire), allineatori di impossibilità e comparatori di mitologie, stanno commentando un passo del tecnografo groenlandese Knud Rasmussen relativo a certe leggende eschimesi. Intorno a loro, riproduzioni di statuette bizzarre che sembrano opera da un Karel Thole Maya, etrusco o atlantideo, proiettano sulle pareti ombre lunghe.
"Gli uomini non conoscevano il sole. Vivevano nell'oscurità, il giorno non sorgeva mai. Soltanto nelle case avevano la luce. Bruciavano acqua nelle loro lampade, perché a quel tempo l'acqua poteva bruciare. Ma la gente, che non sapeva come morire, diventava troppa: aveva sovraffollato la Terra, e allora venne un grande diluvio. Molti annegarono, e allora vi fu meno gente. Sulle cime delle montagne, dove spesso noi troviamo mitili, vediamo le tracce di questo diluvio."
Uno dei commensali è Robert Charroux, esploratore e archeologo dalle idee piuttosto anticonvenzionali. Con un buon sorriso, sempre a metà tra realtà e sogno scientifico, commenta:
- Supponiamo di essere a bordo di un'astronave lanciata nello spazio. Il giorno, fuori, non sorgerebbe mai, solo nella nostra "casa" avremmo la luce. E il combustibile? Nell'idea di un primitivo potrebbe essere soltanto "acqua che brucia" -
- Ma questa è pura science fiction! - replica uno.
- Sicuro - ribatte il sorridente Charroux - Ma provate voi a trovare un'altra versione -
Non la trovammo, e ad ognuno di noi non rimase che fantasticare su remotissimi ricordi di viaggi spaziali giunti agli eschimesi, ovviamente deformati, attraverso chissà quante generazioni."
Peter Kolosimo, "Fiori di Luna, 1979".


Peter Kolosimo
, pseudonimo di Pier Domenico Colosimo nasce a Modena nel 1922. Suo padre è un generale dei Carabinieri, originario di Colosimi sulla Sila, in Calabria, mentre la madre è americana, cresciuta nella periferia di New York.
Trasferitosi a Bolzano da bambino, Peter parla perfettamente tre lingue: italiano, tedesco, inglese e, dopo aver frequentato il liceo cittadino si iscrive all´Università a Lipsia laureandosi in Filologia germanica. A vent’anni è carrista nell’esercito tedesco, poi partigiano in Germania contro l’oppressione nazista, conducendo l’Armata Rossa all’interno di Berlino in fiamme.
In possesso di cultura personale monumentale, che in pochi possono acquisire in una sola vita, mostra conoscenze in tutte le discipline e ciascuna in maniera decisamente approfondita.
A trent’anni fu l’unico giornalista occidentale a presenziare alla creazione della Repubblica Federale Tedesca; in seguito divenne direttore della stazione Radio Capodistria, durante il governo di Tito e "l’indifferenza" sovietica nei confronti della Jugoslavia (dalla Jugoslavia verrà allontanato perché accusato di essere filo sovietico). Tornato in Italia dopo questa esperienza si stabilisce a Bolzano, dove inizia a lavorare alacremente scrivendo articoli di carattere scientifico per le riviste di tutto il mondo, realizzandone un numero impressionante, non facilmente identificabile.
La figura di Kolosimo deve essere interpretata come un “ponte” culturale, in quanto formatasi tra la Germania e l’Italia, e negli anni ’60 rappresenterà, con i suoi lavori, il primo tentativo di distacco di un intellettuale dal mondo accademico, scoprendo il nuovo tema letterario della divulgazione scientifica che tanto successo avrà negli anni a venire. Nel ´69 vince il Premio Bancarella con il libro "Non è Terrestre". Tra le sue pubblicazioni più famose, tutt´oggi attuali: "Il Pianeta Sconosciuto" (1958), "Terra Senza Tempo" (1964). E ancora "Ombre sulle Stelle" e "Astronavi sulla Preistoria", "Fiori di Luna" e "Viaggiatori del Tempo". Kolosimo fu un grande anticipatore dei tempi, uno scrittore robusto, semplice e diretto, con grande inventiva e creatività. Apprezzato divulgatore e giornalista, viene considerato uno dei fondatori, assieme a personaggi del calibro di Erich von Däniken, della cosiddetta Archeologia Misteriosa (conosciuta anche come Fanta-Archeologia, Pseudo-Archeologia e Fanta-Astronautica), un controverso filone della ricerca scientifica che si propone di studiare le origini delle antiche civiltà utilizzando teorie e metodi spesso non accettati dalla comunità accademica. Le sue opere sono state tradotte in 60 paesi, tra i quali Russia, Giappone e Cina; Kolosimo risulta essere uno degli scrittori italiani più conosciuti al mondo. Tutte le sue pubblicazioni sono tutt’ora attuali.
Kolosimo fu anche il coordinatore dell´Associazione Studi Preistorici Italia.
L’autore è morto a Milano nel 1984.
Il primo marzo 2004 è stata costituita a Bolzano, in sua memoria, l´associazione "Peter Kolosimo" (alessandrakolosimo@libero.it).

Bibliografia (ragionata) di Peter Kolosimo:

  • Il Pianeta Sconosciuto, Torino 1957

  • Terra Senza Tempo, Torino, 1964

  • Ombre sulle Stelle, Milano 1966

  • Non è Terrestre, Milano 1968

  • Astronavi sulla Preistoria, Milano 1972

  • Odissea Stellare, Milano 1974

  • Polvere d'Inferno, Milano 1975

  • Fratelli dell'Infinito, Milano 1975

  • Cittadini delle Tenebre, Milano 1977

  • Civiltà del Silenzio, Milano 1978

  • Fiori di Luna, Milano 1979

  • Italia Mistero Cosmico, Milano 1979

  • Viaggiatori del Tempo, Milano 1981

  • Fronte del Sole, Milano 1982

  • I Misteri dell'Universo, Milano 1982

  • Pi Kappa, rivista di mistero, archeologia ed esobiologia, (diretta da Kolosimo), I-II, Milano 1971-1973

  • Dimensione X, enciclopedia del mistero, (coordinata da Kolosimo), 1-10, Milano 1982

  • Italia misteriosa, (a cura di Kolosimo), Milano 1984

Negli anni ‘50 pubblicò inoltre alcuni racconti di fantascienza con lo pseudonimo di Omega Jim.

Informazioni tecniche su "The Chase/Il Segreto della Vita":

TNG, Episode 20, Stagione 6
Numero di produzione: 246
Data di Trasmissione: 26 Aprile 1993
Data Stellare: 46731.5
Data: 2369

Scritto da: Ronald D. Moore & Joe Menosky
Teleplay di: Joe Menosky
Diretto da: Jonathan Frakes

Personaggi ed interpreti:
Patrick Stewart  (Jean-Luc Picard)
Jonathan Frakes (William Thomas Riker)
LeVar Burton (Geordi La Forge)
Michael Dorn (Worf )
Gates McFadden (Beverly Crusher)
Marina Sirtis (Deanna Troi)
Brent Spiner (Data)

Ospiti dell’episodio:
John Cothran Jr, Nu'Daq
Linda Thorson, Gul Ocett
Norman Lloyd, Professor Galen
Salome Jens, Humanoid
Maurice Roeves, Romulan Captain

Fonti Bibliografiche:

Il Segreto della Vita’ su Memory Alpha [in inglese] ,
Il Segreto della Vita’ sulla Wikipedia [in inglese] ,
Il Segreto della Vita’ su HyperTrek.info [in italiano] ,

Davide "Questor" Galati, "Gli Acanti e Galactus" - STIM n.52, Ottobre 2003
Fabiano "Langley" Piccione e Matteo "Norton" Bistoletti, "Lo Spirito Galileiano"- STIM n.13, Marzo 2000

Riferimenti bibliografici su Peter Kolosimo:


Peter Kolosimo sulla Wikipedia [in Italiano],
Peter Kolosimo - Bolzano anni 70,
Peter Kolosimo Sognatore Patafisico,

[1] Panspermia: La "Panspermia" è una teoria scientifica che suggerisce che i semi della vita siano sparsi per l'Universo, e che la vita sulla Terra sia iniziata con l'arrivo di detti semi e il loro sviluppo. È implicito quindi che ciò possa accadere anche su molti altri pianeti. La teoria ha le sue origini nelle idee di Anassagora, un filosofo greco, e si è rivitalizzata a partire dal 1800 con Sir William Thomson (Lord Kelvin), il fisico Hermann von Helmholtz, e nei primi decenni del 1900 il chimico e premio Nobel svedese Svante Arrhenius, mentre nell'ultimo quarto del XX secolo il testimone è passato agli astronomi Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe. Nel primo decennio del XXI secolo la teoria ha ricevuto alcune conferme sperimentali nel ritrovamento, da parte della sonda Stardust, di tracce di ammine e lunghe catene carboniose nei materiali raccolti dalla cometa Wild 2.

Definizione di "Panspermia" dalla Wikipedia [in Italiano]


Pace profonda nell’onda che corre.

 

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