WE CAN BE HEROES
Just for one day...
di Susanna Ricci



Le recensioni che ho avuto modo di leggere fino ad ora sulla serie televisiva americana Heroes fanno tutte automaticamente riferimento a Lost: “Heroes sta prendendo il posto di Lost… realizzato sulla falsariga di Lost… il nuovo successo televisivo dopo Lost…”
Ora, i punti che queste due serie hanno in comune sono i seguenti:

  1. ci sono un mucchio di personaggi;

  2. le storie sono tutte collegate (una volta questo modo di fare televisione produceva una cosa chiamata “sceneggiato”, ed era bello uguale);

  3. gli attori sono tutti finalisti di un qualche concorso di bellezza;

  4. c’è Greg Grunberg: in Lost era il pilota dell’aereo, quello che viene scaraventato contro un albero dal mostro dell’isola; in Heroes è un poliziotto un po’ sfigato che legge nel pensiero della gente (moglie traditrice compresa);

  5. ci sono siti internet costruiti appositamente in modo tale da sembrare che le storie raccontate nei telefilm si stiano svolgendo nel mondo reale (http://blog.nbc.com/hiro_blog/, http://www.primatechpaper.com/ ) e si possa interagire in modo da scoprire indizi e andare avanti nella ricostruzione del puzzle misterioso.

A mio parere le similitudini finiscono qui: i famosi cinque gradi di conoscenza. Le due serie hanno avuto effettivamente molto successo, ma questo non significa necessariamente che siano sorelle o che si debbano per forza paragonare l’una all’altra.
Di bello Heroes ha che non si è ancora accartocciato su se stesso alla ricerca del mistero assoluto: esiste una minaccia non ancora ben identificata che incombe su New York, ed esiste un cattivissimo difficile da eliminare, ma niente telecamere nascoste, niente esperimenti segreti con magneti superpotenti in grado di far cadere gli aerei, niente piedi di pietra giganteschi con 4 dita invece che 5. Almeno per il momento…
Insomma è un po’ assurdo, ma assurdo come può essere un fumetto che parla di supereroi, o X – Men. Non assurdo come schiantarsi su un’isola deserta con gli orsi polari.
I personaggi sono molti e vengono a contatto con i propri superpoteri un po’ alla volta. Non sanno bene cosa sono, come usarli, se sono davvero superpoteri o se è la loro mente che vacilla in preda alle allucinazioni.
Ogni puntata si apre con un breve riassunto delle puntate precedenti e si chiude con un intrigante “to be continued…
Una cosa molto carina è che nei riassunti i personaggi non vengono chiamati per nome, ma per descrizione.
Ecco quindi che abbiamo la cheerleader indistruttibile (Hayden Panettiere) e con miracolosi poteri di autoguarigione (e, lasciatemelo dire, questo è un vero tocco di genio da parte degli autori: prendere le caratteristiche di Wolverine e metterle in un corpicino adolescente e pieno di riccioli biondi!).
L’uomo politico, che vola (Adrian Pasdar).
Il fratello dell’uomo politico (Milo Ventimiglia), che assorbe per breve tempo i poteri di coloro cui è vicino, come un camaleonte.
La donna bionda (Ali Carter), che ha un alter ego violento e dotato di forza sovrumana.
Il figlio della donna bionda (Noah Gray-Cabey), che vede i meccanismi elettronici e li manipola a proprio piacimento (utilissimo per tirar giù i soldi dal bancomat senza tessera a senza pin).
Il marito della donna bionda (Leonard Roberts), che passa attraverso i muri.
Il pittore che dipinge il futuro (Isaac Mendez).
L’uomo invisibile (Christopher Eccleston).
Il poliziotto, che legge nel pensiero.
E poi c’è Hiro (Masi Oka). L’unico che merita di essere chiamato per nome, perché Hiro non è un eroe: è un mito! È l’unico a non sembrare appena uscito da Uomo Vogue, è giapponese, e può manipolare il tempo. Il fatto è che è anche un irrecuperabile nerd, che adora Star Trek e la cultura pop americana e che vuole davvero diventare un eroe e salvare il mondo! È insomma uno sfigato qualunque, profondamente buono e moralmente impegnato nella sua missione, buffo e tenero come un panda, che legge ciò che deve fare nelle pagine di un fumetto non ancora pubblicato e disegnato dal pittore che vede nel futuro !
Rappresenta l’elemento comico, quello appositamente creato per offrire respiro all’avvicendarsi drammatico delle storie, ed è un personaggio talmente tanto riuscito da essersi meritato un sito internet tutto per sé, dove è possibile leggere il diario delle sue avventure, postato in tempo reale dopo la trasmissione di ogni nuova puntata.
Probabilmente sarà lui a portare un contributo decisivo nella storia, forse riportando indietro dal futuro la soluzione al problema dell’esplosione di New York: non è ancora dato di saperlo, ma per certo Hiro è un vero eroe dal cuore puro, laddove gli altri sono esseri umani che stanno facendo a pugni con se stessi per cercare di capire come venire a patti con questa strana realtà che li soverchia.
Oltre a quelli citati ci sono anche altri personaggi al contorno, che non hanno superpoteri, ma che interagiscono con gli eroi in diversi modi, come la fidanzata del pittore (Tawny Cypress), il babbo della cheerleader (Jack Coleman), l’amico di Hiro, o il figlio dello scienziato indiano (che, sia detto per inciso, è di una bellezza da togliere il fiato Sendhil Ramamurthy).
Esiste infatti uno scienziato, il quale ha elaborato una teoria evoluzionistica che ha predetto la formazione di questi umani mutati, e che, tramite calcoli non meglio specificati, ha redatto una lista di tutti coloro che probabilmente sono affetti da superpoteri. Lista che si rivela quanto mai precisa e quanto mai ricercata, soprattutto dal cattivo di turno.
(http://www.nbc.com/Heroes/games/map.shtml )
Nelle prime puntate il cattivo è non identificato, se non con il solo nome, e ha la macabra caratteristica di uccidere coloro che hanno superpoteri, tagliando loro la calotta cranica ed asportandone il cervello.
C’è davvero moltissima carne al fuoco quindi, ma il tutto viene portato avanti in maniera abbastanza lineare, senza troppi salti tripli carpiati e senza troppi flash back.
Certo i personaggi alla fine sono tutti intrecciati tra loro, anche se la storia si sviluppa attraverso l’America, ma per il momento non sembra quel fitto guazzabuglio di punti interrogativi che caratterizza invece ogni nuova puntata di Lost.
Sono state programmate 23 puntate per la prima stagione, ed in America stanno trasmettendo la diciottesima: nel frattempo la serie ha ricevuto la nomination come miglior serie drammatica, e Masi Oka come miglior attore non protagonista ai Golden Globe Award, che sono stati assegnati il 15 gennaio scorso. I premi corrispondenti sono stati vinti da altri (Grey’s Anatomy e Jeremy Irons), ma rimane il fatto che la serie ha colpito l’immaginario collettivo e ha riscosso un successo di pubblico e di critica molto vasto.
Le ultime notizie danno il suo acquisto da parte dei network italiani e la sua probabile trasmissione entro il 2007. Chissà. Nel frattempo, chi può segue la serie in semidiretta, approfittando del lavoro di tanti fan operosi che si prodigano in sottotitoli (http://heroesitalia.altervista.org/main.htm ).
Una volta si diceva “la Rai, di tutto, di più”.
Ora, per fortuna, esiste la possibilità di autogestirsi in maniera più intelligente.

 

Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail