L’ETICA DI STAR TREK - Parte quinta
di
Daniele "Nemo" Volpi



"Io sono disposto a morire per la libertà. E nella migliore tradizione della sua civiltà, sono disposto anche ad uccidere per questo"
"I terroristi di Rutia" (The High Ground, TNG).


In realtà non avevo intenzione di aggiungere altro alla serie di articoli che ho dedicato all’etica di Star Trek durante i mesi passati. Ipotizzavo di dover tornare sui miei passi soltanto in un futuro prossimo, nel momento in cui la visione più approfondita delle varie serie e la consultazione di nuovo materiale, avesse giustificato la realizzazione di nuovi interventi sull’argomento, più incisivi e più approfonditi. Poi mi sono accorto che la nostra attenzione non si è soffermata abbastanza su di un altro aspetto della nostra saga preferita e per questo era necessario un nuovo articolino, per chiudere degnamente la questione.
Dobbiamo ancora di rispondere alla domanda: "Star Trek è una serie violenta"?
O meglio "Come viene 'rappresentata' la violenza in Star Trek"?
Abbiate la pazienza di accompagnarmi ancora una volta alla ricerca della risposta più esaustiva su queste difficili domande…

1. "L’odio genera altro odio": la violenza nella TOS.

Alexander: La violenza minimalista era spesso riflessa nei tuoi primi giorni come scrittore. Paladin il personaggio principale di 'Have Gun, Will Travel', non veniva sempre coinvolto in sparatorie.
Roddenberry: Mi piacevano molto quegli script, non mi piacciono i racconti dove ci sono degli attacchi a qualcosa che si dice diabolico senza spiegarne il perché. La violenza è sempre stata parte della televisione Americana. Ma a me sembra tanto chiaro che la violenza non è la chiave o un elemento essenziale per un dramma televisivo.
Alexander: In Star Trek le persone pensano a modi diversi per risolvere i problemi.
Roddenberry: Ancor di più in TNG, che è il prodotto del mio pensiero maturo; credo che Star Trek sia molto buono per le persone non violente, ma ci sono degli episodi dove ho esagerato. Kirk raccoglieva la sfida di un’altra razza troppo velocemente per i miei gusti, così in TNG ho cambiato ed il nuovo capitano non farebbe mai queste cose.

Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist” (1991).

"C'è anche un altro modo di sopravvivere, attraverso la fiducia e l'aiuto reciproco".

Comandante J.T. Kirk, "La forza dell'odio" (The Day of the Dove, TOS)

Iniziamo la nostra analisi partendo dalle origini nella TOS: dobbiamo considerare il problema della violenza da diversi punti di vista, partendo innanzitutto dalla Flotta Stellare. Fin dalle prime puntate ci viene chiaramente spiegato che l’organismo rappresentativo della Federazione non è un entità creata allo scopo di conquistare spazi vitali attraverso l’utilizzo della violenza.
Anzi, è connaturato nella stessa Flotta il desiderio di "rifiutare ogni forma di violenza", una decisione che la porta ad operare per una pacifica coesistenza dei propri membri e delle nuove civiltà che via via verranno scoperte durante le esplorazioni nel nostro quadrante galattico. Addirittura viene sottolineata l’assoluta necessità di considerare l’utilizzo delle armi come l’ultima risorsa disponibile per il mantenimento della pace nello spazio Federale. E se la Flotta ha deciso di rinunciare, per quanto possibile, alla violenza come la pensano i suoi membri?
Non si può dire che il capitano della Serie Originale non sia un personaggio decisamente sanguigno e pronto a menare le mani. Nell’intervista con D. Alexander è lo stesso Roddenberry a mettere l’accento sul carattere battagliero dell’equipaggio dell’Enterprise, ed a confermare che il suo Kirk era decisamente troppo coinvolto, a livello emotivo, nelle storie del programma…
[Con la TNG il personaggio del capitano avrebbe subito un cambiamento radicale, trasformandosi in una sorta di filosofo/guerriero capace di affrontare l’ignoto che si parava davanti, attraverso il pensiero e l’astrazione, piuttosto che con l’uso dei phaser e dei siluri fotonici].
Però, anche se ancora veniva riconosciuta con questo nome, esisteva una norma di non ingerenza che in qualche modo stabiliva gli spazi di manovra su cui potevano contare i Capitani delle navi stellare della Federazione, "la Prima Direttiva":

"Poiché il diritto di ogni essere senziente a vivere secondo la sua naturale evoluzione culturale è considerato sacro, nessun membro della Flotta Stellare interferirà con lo sviluppo normale e salutare di una cultura o forma di vita aliena. Tale interferenza include l'introduzione di conoscenze, tecnologia, armamenti superiori in un mondo la cui società sia incapace di utilizzare saggiamente tali innovamenti. Il personale della Flotta Stellare non può violare la Prima Direttiva, neanche per salvare le proprie vite o le proprie navi, a meno che non agiscano per rimediare ad una precedente violazione o ad una contaminazione accidentale della cultura in oggetto. Questa direttiva ha la precedenza su tutte le altre considerazioni, e comporta la massima obbligazione morale".

Cosa ci azzecca "la Prima Direttiva" con il problema della violenza?
Non Interferire significa anche non modificare coscientemente una situazione sociopolitica, introducendo elementi di disturbo in un ecosistema che ancora non ha raggiunto la navigazione a curvatura… E cosa c’è mai di più disturbante di una guerra, di un conflitto combattuto con l’aiuto totale, oppure con il solo apporto logistico, di una cultura superiore come quello che può venire dalla Federazione dei Pianeti? Dal problema di osservare sempre e comunque la Prima Direttiva nasce il cosiddetto secondo ordine generale ai capitani delle navi della Flotta Stellare, conosciuto in breve come 'Preservare la vita' o "Seconda Direttiva":
 
"Nessun membro della Flotta Stellare farà uso non necessario della forza, sia collettivamente, sia individualmente contro membri della Federazione Unita dei Pianeti, contro i loro rappresentanti, portavoce, leader designati o contro qualsiasi membro di una specie senziente, per qualsivoglia ragione e in qualsiasi caso".

Già il personaggio di Kirk, che rappresentava volente o nolente lo stereotipo del comandante di una nave stellare, conosceva ed applicava questo principio. Un esempio fondamentale di questa filosofia lo troviamo in "Gli schemi della forza" (Pattern of Force): quando Kirk viene a sapere che il pianeta Ekos ha lanciato l'assalto finale contro l’avversario Zaon, la ricerca di una terza via, di una soluzione alternativa che salvi entrambi i popoli è l'unica possibilità che un membro della Flotta Stellare può considerare, perché qualsiasi soluzione presa in esame deve necessariamente rispettare il principio fondamentale del rispetto della vita.
Soltanto quando tutte le possibilità saranno state tentate e non avranno dato risultati apprezzabili, allora sarà lecito l'uso della violenza, ma minimizzandone sempre gli effetti. La Flotta Stellare della Serie Originale è comunque un organismo che si ritrova a fronteggiare non pochi avversari: il problema Klingon è ancora presente e, dopo una guerra lunga e sanguinosa, i Romulani hanno iniziato a rialzare la testa ed interferire con il futuro della saga. Questo però non significa che gli ufficiali della Flotta non facciano tutti il possibile per evitare un utilizzo diretto della violenza!
Nella TOS troviamo comunque altri episodi in cui il rispetto e la conoscenza delle teorie non violente è palese. Le intuizioni che stanno alla base di "Arena" (Arena), "Lo Spettro di una Pistola" (The spectre of the Gun), "La Forza dell’Odio" (The Day of the Dove), "Una Guerra Incredibile" (A Taste of Armageddon), ed ancora di più "Nell’Arena dei Gladiatori" (Bread and Circuses) e "Sfida all’Ultimo Sangue" (The Savage Curtain) ci dimostrano che il solo modo per assicurarsi la vittoria è tenere costantemente a freno la propria violenza. La "non violenza" che veniva insegnata da un personaggio come Gandhi, una figura che non può non avere influito nello sviluppo del concetto di Federazione sviluppato da Gene Roddenberry, significa infatti il rifiuto del concetto stesso di "violenza".
Questo permette ai membri della Flotta Stellare di trasformare le proprie debolezze in un arma, un concetto legato ad un altro insegnamento gandhiano, quello della non collaborazione con il male (talvolta anche non collaborare può significare non interferire).
Comunque, e nonostante, un evidente progresso etico, i concetti che stanno alla base della Federazione in Star Trek sono sempre pronti ad essere rimessi in discussione, vedi episodi del calibro di "Guerra Privata" (A Private Little War), "La Navicella Invisibile" (Balance of Terror) oppure "Le Parole Sacre" (The Omega Glory).
Ma l’esempio lampante della necessità di mantenere sempre ben presenti i principi etici che muovono l’universo di Star Trek lo troviamo nella puntata "Missione di Pace" (Errand of Mercy): messo di fronte alla violenza (gratuita) dei Klingon, il Comandante Kirk considera non solo necessario, ma anche moralmente giusto combattere contro di loro, ed arriva a disprezzare gli abitanti del pianeta Organia, per la loro decisione di affrontare i propri invasori in un modo tanto passivo. In realtà quelli che appaiono come innocui personaggi si scopriranno essere soltanto la proiezione fisica di esseri enormemente più evoluti, lontani sia dalla violenza 'difensiva' della Federazione, sia da quella 'offensiva' dell’impero Klingon.
La dimostrazione che è sempre possibile andare al di là delle propri tensioni più bestiali e di poter aspirare a qualche cosa di più, come ci ricordano i Metron di "Arena" (Arena),  soddisfatti nell’annunciare a Kirk che per la nostra razza esiste ancora una piccola speranza e che fra qualche migliaio di anni o forse più saremo abbastanza evoluti da poter interagire con la loro civiltà (e con tutte le civiltà veramente superiori della nostra galassia). La TOS è dunque una serie "violenta"? L’unica risposta possibile è no, anzi, probabilmente per la prima volta in un programma televisivo, si comincia a mettere in discussione l’incapacità della nostra razza di arrivare ad una pacifica coesistenza con eventuali vicini di casa e la necessità di una maturazione etica e morale profonda, da realizzarsi subito e sul nostro stesso pianeta, una crescita che ci avrebbe consentito di arrivare la dove nessun uomo era mai arrivato prima…
Certo, Star Trek non è una serie violenta ma qualche volta, purtroppo un atto "violento" serve anche nella TOS, magari proprio ad evitare di utilizzare la violenza!

2. La Violenza sull’Enterprise D.

Alexander: Una delle caratteristiche esclusive di Star Trek: TNG è la minimalità della violenza. Il personaggio principale, Picard, è un esploratore, un filosofo e un diplomatico. La violenza sotto l’azione eufemistica della televisione è minimizzata. Questo secondo me è un valore aggiunto per la serie. […]
Roddenberry: Nella prima televisione c’era una sparatoria alla fine di quasi tutti i western, quello che penso della violenza nei film è la stessa cosa che penso del sesso nei film, se devi fare un film violento fallo. Deve essere tutto violento e non si devono avere 20 pagine dello script senza violenza, se devi fare un film sulla violenza che ci sia la violenza. La stessa cosa la penso del sesso. Questi sono solo 2 argomenti, in un mondo pieno di argomenti.[…]
Alexander: Sono due argomenti che piacciono alla gente e che ama guardare.
Roddenberry: Si la tv ha un background molto violento, che ha influenzato molto gli scrittori, nei film western chi sapeva usare più velocemente la pistola rappresentava il buon esempio, mi sono chiesto per molti anni perché la gente non voleva conoscere di meglio, era incorporata nel pensiero che la violenza fosse la risposta ad ogni domanda, ma in realtà nella vita non lo è. La violenza porta violenza.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist” (1991).


"Ci sono sempre alternative"

Uno dei punti fermi di Star Trek, (1966-2007).

La TOS è uno spettacolo più violento rispetto alla TNG? Vi sembrerà un paradosso ma, in un certo senso sembra di sì. Sono passati circa vent’anni dalla Serie Originale e mentre il mondo ha portato avanti un’assurda Guerra Fredda e si è crogiolato nella sicurezza di un imminente incidente nucleare, Gene Roddenberry sembra avere rielaborato ed affinato i motivi che muovono l’universo narrativo di Star Trek. Se nella TOS la Prima Direttiva era presente, ma sempre relegata sullo sfondo, ecco che con l’inizio della Next Generation, le cose sembrano cambiare, ed anche in maniera radicale…
La partenza è fulminea: "Q", alla sua prima apparizione, decide di processare l’Enterprise D e tutto il suo equipaggio, come rappresentanti dell’intera umanità, proprio per la violenza e la crudeltà che accusa essere connaturati profondamente nella nostra razza!
E se pensiamo che si tratta della sola prima puntata della TNG, "Incontro a Farpoint I&II" (Encounter at Farpoint I&II), la cosa dovrebbe farci riflettere fin da subito…

TNG diventa così una lunga crescita, la cronaca di un ulteriore sviluppo morale ed etico della Federazione, attraverso le avventure della nuova Enterprise, in 7 lunghi anni di viaggi ed avventure.
La fase due del nostro programma preferito diventa il vero banco di prova di quanto il creatore della saga si aspettava dall’uomo nel 24esimo secolo; ora il comandante della nuova Enterprise si dimostra sempre più restio ad utilizzare le armi e la violenza per al risoluzione dei problemi che la sua nave incontra via via che procede lungo il cammino. E quando le situazioni costringono il Capitano Picard ad utilizzare come "estrema ratio" le armi di bordo, il secondo Comandante più amato della Flotta Stellare sembra sempre farsi un carico eccessivo delle proprie responsabilità, quasi che anche avere risposto con la violenza ad un attacco che metteva in pericolo la propria nave ed il proprio equipaggio rappresentasse una decisione estrema e sofferta.
Ricordate sempre che con la parola violenza non intendiamo sempre una salva di siluri fotonici oppure una scarica di phaser… Ci sono molti modi per usare violenza su qualcuno, alcuni rozzi e grossolani, altri estremamente sottili e subdoli!
Ma la TNG rappresenta anche il momento ed il luogo adatto dove provare a mettere ulteriormente in discussione i fondamenti ultimi della Federazione e dove scopriamo quanto il creatore della saga si sia dato da fare per dimostrare quanto sia il buon senso e l’intelligenza dell’uomo la vera arma vincente per mantenere pace ed equilibrio nel nostro settore galattico.
Più volte, durante le sette stagioni della Next Generation assistiamo alla sistematica violazione della Prima Direttiva, con tutti i problemi che ne derivano; eppure non sembra che la Flotta abbia motivo per processare in merito a queste violazioni il Comandante Picard oppure il suo equipaggio…
La soluzione del mistero è molto semplice e nasce dall’esperienza che lo stesso Roddenberry aveva vissuto sul campo mentre era poliziotto a Los Angeles. Un conto è stabilire una legge, tutt’altro discorso è lavorare perché quella legge non diventi una prigione dove si spegne l’intelligenza della nostra razza. Del resto è sufficiente rivedere un episodio della prima serie di TNG, "Il Giudizio" (Justice) dove, per salvare Wesley, Picard si mette in aperta violazione della Prima direttiva dinnanzi al dio degli Edo. Perché giustificare un utilizzo, anche se sottile, della violenza in questa puntata? Perché è cambiato il punto di vista, rispetto a quanto abbiamo visto nella Serie Classica, ora la Federazione deve scoprire il significato della parola "flessibilità" (e qualche volta anche della
parola "Diplomazia"); indicativo il commento di Riker che ribadisce quanto la giustizia sia più che un insieme di regole scritte!

"Anche la Prima Direttiva è qualcosa di più che una regola scritta".
Valentina Piattelli, "Star Trek, Relativismo Culturale e Diritti Umani" STIM 33 – Gennaio 2002.


Eppure, anche ora, Star Trek non è sempre all’altezza  dei suoi principi…
Se da una parte è anche questo il momento di "Star Trek: L’Ira di Khan", forse l’avventura più drammatica e sanguinosa della saga, sviluppata con estremo rigore e precisione, abbiamo anche in TNG delle evidenti cadute di stile, che ci fanno ricordare quanto l’umanità debba ancora tenere sotto un controllo ferreo i propri demoni interiori.
Da una parte l’equipaggio dell’Enterprise riesce a non cancellare dalla faccia dell’universo la mostruosa creatura che uccide Tasha Yar durante l’angosciate "La Pelle del Male" (The Skin of Evil), ed ancora Picard e Guinan riescono a mettere da parte i loro propositi di vendetta piuttosto che giustizia, nell’intenso "Io, Borg" (I Borg); dall’altra, proprio Picard non ci pensa su due volte ad "eliminare" la Regina Borg moribonda in "Star trek: Primo Contatto".
Abbiamo scoperto un altro dei piccoli segreti di TNG: i personaggi della serie, specialmente nell’ultima parte del programma sono meno perfetti di quanto crediamo, e la presa di coscienza di questo fatto è proprio il fine ultimo del processo di maturazione che Q aveva innescato con il giudizio sospeso nella prima puntata…
Personalmente poi ho sempre espresso un sospetto, piccino piccino, che torna a visitarmi ogniqualvolta mi capita di vedere più di un paio di episodi di TNG tutti di seguito…
Sembra quasi che Roddenberry, almeno sino a quando è rimasto saldamente al comando della corazzata Star Trek, si sia divertito costantemente a mettere in cattive acque il proprio figliolo!
In parecchie situazioni le vicende narrate dai vari episodi sembravano costruite apposta per porre costantemente in discussione i fondamenti etici ed i principi morali della Flotta e della Federazione, permettendo ai vari personaggi di fare alla fine la scelta migliore per risolvere il problema (e spesso evitare al pubblico di vedere un ufficiale della Federazione/Flotta Stellare comportarsi come un novello Rambo che nuclearizza il tutto e buonanotte ai suonatori!).
Mi riferisco ad episodi del calibro di "Guerra Privata" (Too short a Season), "Giustizia Sommaria" (The Drumhead), "Il Peso del Comando I&II" (Chain of Command I&II), "L’Arma Perduta" (Gambit I&II) e "La Pegasus" (The Pegasus)…
Comunque TNG diventa la serie dove la violenza in Star Trek viene metabolizzata, analizzata, usata bellamente, e mai fine a se stessa, per spiegare agli spettatori ed agli appassionati che esisterà sempre la possibilità di avere un futuro senza violenza.


3. Le cose cambiano: Deep Space 9.

"Ho mentito. Ho imbrogliato. Ho corrotto persone per coprire i crimini di altre persone. Sono complice in un omicidio. Ma la cosa più riprovevole... E’ che credo di poter convivere con tutto ciò. E se dovessi rifare tutto da capo... Lo rifarei. Garak aveva ragione su una cosa: la consapevolezza della colpa è un prezzo trascurabile da pagare per la salvezza del Quadrante Alfa".
Registrazione del Comandante Sisko, "Alla Pallida Luce della Luna" (In the Pale Moonlight, DS9).


"Sono un Comandante della Flotta Stellare, un modello di virtù".
Il Comandante Sisko, "Per la Causa" (For the Cause, DS9).


"Mi hai colpito, Picard non lo avrebbe mai fatto!
 Io non sono Picard!".
Il Comandante Sisko e Q, "Per Amore di Q" (Q-Less, DS9).


Deep Space 9 è tutt’un altro discorso. Roddenberry se ne era andato da qualche tempo e la saga richiedeva radicali trasformazioni, scelte coraggiose, la necessità di avvicinare Star Trek al mondo reale. Fin dai presupposti la terza serie della saga convive con una violenza che, se non è dichiarata ed esplicita (specialmente nella seconda parte) rimane latente, nascosta, ma riesce comunque a fare sentire la sua presenza. A partire dalla passata dominazione Cardassiana di Bajor, attraversando le trame politico-religiose della Kai Winn, per arrivare alla fine alla guerra contro il Dominio, in tutto DS9 si respira l’aria più greve che mai gli appassionati hanno trovato, in un programma con il nome di Star Trek…
E proseguendo con la narrazione, gli sceneggiatori hanno fatto di tutto per rendere la violenza uno dei contenuti principali della serie, fosse anche la violenza psicologica di "Tempi Difficili" (Hard Time) oppure sulla violenza a sfondo razziale o politico che troviamo in "Lontano Oltre le Stelle" (Far Beyond the Stars) oppure in "Paradiso Perduto" (Paradise Lost).
Per anni la TOS e TNG ci hanno mostrato le vite perfette di persone irraggiungibili, uomini e donne che non potevano essere paragonati a quello che è l’umanità dei nostri tempi. Di puntata in puntata, le storie dedicate agli uomini delle Flotta e della Federazione ci insegnavano che un altro mondo è possibile, regalandoci perle di saggezza e di moralità, su cui Gene Roddenberry aveva saputo costruire l’universo di Star Trek. All’inizio, forse, tutti noi abbiamo pensato che, un giorno lontano, la nostra gente ed il nostro pianeta sarebbe potuto diventare qualcosa di simile a quello che l’utopia Trekkiana ci raccontava di settimana in settimana, poi con l’andare del tempo, il semplice buonismo ha esaurito tutto il suo fascino e ci ha lasciati con un senso di vuoto e d’insoddisfazione.
Tutto quello che poteva essere mostrato, fino a quel momento era arrivato sui nostri teleschermi; ora se si voleva mantenere alta la fiamma della saga, era necessario sporcare un poco il sogno, gettarlo a terra, almeno per una volta. In che modo rinverdire i fasti di Star Trek se non squarciare il velo e mostrare finalmente i lati oscuri della Federazione, la parte buia dell’animo degli uomini della Flotta Stellare? Perché sempre di uomini si tratta, creature fallibili e fallaci, capaci di enormi atti di altruismo e di tradimenti assoluti. Ecco che Star Trek sprofonda nel mondo reale, dove non sempre l’entusiasmo del Capitano Kirk o le scelte diplomatiche del buon Picard possono risolvere il problema, perché tutto finisca a tarallucci e vino!
Basta con gli episodi asciutti e semplici della TOS e con i lucidi siparietti autoconclusivi di TNG!
Con una struttura serrata, che deve molto alle soap opera televisive, piuttosto che al telefilm fantastico del passato, con una tendenza che a partire dalla quarta serie si fa decisamente sincopata, DS9 getta sul tavolo delle narrazione una trama ricchissima di interconnessioni, una continuity narrativa invidiabile, tutta all’insegna delle sfumature di grigio, del correre sul filo del rasoio, del giocare al limite del consentito, al limite di una società perfetta, in un momento in cui sono le eccezioni a fare la differenza, non le regole…
Se su Deep Space 9 esistono regole, è perché i personaggi della serie possano modificarle, piegarle, addomesticarle alle proprie necessità. La vita sulla stazione in orbita presso Bajor è una vita assolutamente umana e l’uomo è il vero protagonista del programma, con i suoi difetti, le sue paure, la sua incapacità nel controllare quella violenza che trova connaturata nella propria razza.
Questo è il mondo del comandante Sisko, dove puoi finire nell’universo specchio, certamente, ma e molto più spesso, basta un incontro sfortunato con una nave Jem’Hadar per non riuscire a portare a casa la pellaccia…
La gente su DS9 è vera. Sono le persone più reali di tutta la storia del programma, sono reali, ruvide, talvolta poco rassicuranti. E sanguinano. Sanguinano e muoiono.
A fare la differenza è proprio Benjamin Sisko, prima Comandante e poi Capitano della stazione, che fin dalla prima puntata della serie prende per mano noi, spettatori distratti e spiazzati, per portarci a compiere una nuova esplorazione, destinata ad arrivare molto più lontano di quanto siano mai arrivati i vari Kirk e Picard che lo hanno preceduto. Deep Space 9 rimane immobile ad orbitare intorno a Bajor, noi invece iniziamo ad esplorare in profondità il nostro cuore e la nostra anima.
Impariamo come sia facile lasciarsi andare alle componenti più basse ed animalesche della nostra natura, nel mondo perfetto della Federazione riscopriamo il significato dei termini sofferenza, dolore, morte… Se la scomparsa di Tasha Yar provocò un vero e proprio terremoto emozionale, proviamo a pensare quanto profondamente incisero le vicende che si sono sviluppate su DS9 nel cuore degli appassionati Americani!
Fin dalla prima puntata appare chiaro che non abbiamo a che fare con una serie semplice: il posto odora ancora di morte e di dannazione, i vari personaggi ne sono intrisi in un modo o nell’altro ed hanno visto la violenza ed il dolore irrompere improvvisamente nella loro esistenza. Ma i vari caratteri che ci accompagneranno per ben 7 stagioni riusciranno a rigenerarsi, ad ottenere energia proprio da quel dolore, da quelle morti, dalla violenza e dalla distruzione che ha toccato le loro vite. Si parte dal nuovo comandante, nero, vedovo, con un figlio adolescente, ben lontano dagli stereotipi che abbiamo conosciuto fino a questo momento. Un uomo solo, perso e divorato dal vuoto profondo che la morte della moglie ha lasciato nella sua esistenza (un vuoto ed un dolore che soltanto il Maggiore Nerys può comprendere, avendo provato sulla propria pelle, anche se per ragioni diverse, lo stesso gelido tocco della violenza e della morte); un uomo che non si aspetta più nulla, non certamente quello che il destino ha in serbo per lui su DS9.
Il nuovo comandante è una creatura smarrita, privata di qualsiasi aspettativa di vita, per cui i valori nobili e superiori della Flotta Stellare altro non sono che parole gettate al vento.
Partendo da una figura che potremmo definire di "anti-federale", molto lontana da quanto eravamo abituati a vedere in un glorioso capitano di Star Trek, con la nascita di DS9 inizia, da parte di Sisko, la riconquista della propria umanità perduta e dimenticata. Una riconquista che diventa comune a tutti i personaggi che incontreremo sulla Stazione…
Il comandante di Deep Space 9 deve guadagnarsi tutto con le sole proprie forze, contrariamente a quanto hanno fatto i precedenti comandanti, che si sono trovati fin da subito sulla cresta dell’onda e con il sorriso sulle labbra. E lo deve fare in un mondo che diventa estremamente pericoloso, di stagione in stagione, in un universo di ombre e di violenza, dove anche il più piccolo passo falso può rappresentare la fine di tutto…
Lontani dall’asettica sicurezza dell’Enterprise, dalle luci rassicuranti dei suoi ponti, ci ritroviamo abbandonati in un luogo che ci colpisce immediatamente per l’atmosfera di corruzione che vi aleggia fin dalla prima puntata; i corridoi male illuminati, i sistemi eternamente guasti, i problemi tipici che ogni giorno non fanno altro che ricordare ai residenti ed ai viaggiatori dove si trovano e cosa è successo nei lunghi anni dell’occupazione Cardassiana, ci costringono costantemente a riflettere sulla bontà dei nostri principi, a chiederci se effettivamente stiamo facendo la cosa giusta. Ma non siamo soli, questa è una delle domande che lo stesso Sisko si porrà per tutta la durata della serie…
E da questo travaglio nascono episodi splendidi come "Alla Pallida Luce della Luna" (In the Pale Moonlight), "Inter Arma Enim Silent Leges" (Inter Arma Enim Silent Leges), tutte le storie che hanno come coprotagonista la Sezione 31, "Fino alla Morte" (To the Death), "L’Assedio dell’AR558" (The Siege of AR558), "La Nave" (The Ship) , "Eroe per Caso" (Nor the battle to the strong)… E quanti altri lo spazio tiranno [e la memoria traditrice] mi impedisce di citare!
Ecco perché vediamo Sisko attraversare tutta la storia, di stagione in stagione, con un muso sempre più duro e sempre più temprato dagli avvenimenti, pronto a combattere per difendere quel poco di luce che ancora resiste, per evitare che la guerra e la violenza riescano ad arrivare fin sulla Terra.
Il Comandante di DS9 imbraccia come un fucile quella che Spock chiamò "Diplomazia Impertinente" (in originale "cowboy diplomacy") per garantire ai cittadini della Federazione pace e tranquillità, lontano dai pericoli della frontiera che egli ha imparato a conoscere così bene.
Ma quello di Sisko è un gioco pericoloso, poiché soltanto chi ha potuto provare sulla propria pelle ciò che accade sul campo, che conosce tutte le sfumature della guerra, può sperare di riuscire a superare il nemico sul suo stesso terreno, ricorrendo a volte alle stesse strategie degli avversari.
Come per tutti i personaggi di DS9 scopriamo un Capitano della Federazione imperfetto, inadeguato, ma desideroso di rimettere in carreggiata la propria vita, che ha trovato una ragione per andare avanti; non siamo in presenza di uno spavaldo esploratore o di un paziente diplomatico. Sisko è disposto a scendere a compromessi che Picard si guarderebbe bene anche solo di considerare; ma è un personaggio maturo, che sta portando avanti il proprio processo di crescita, che riguadagna fiducia in se stesso (come noi riguadagniamo fiducia nella Flotta e nella Federazione, che ora ci sembrano più umane, più verosimili).
La strada che Sisko percorre nelle sette stagioni di DS9 rappresenta la rinascita dell’Uomo che da questo punto in avanti riesce a trasformarsi in quello che prima non era e che non riusciva nemmeno a sognare di essere: una creatura scelta per affrontare una vita interessante e non gettato semplicemente allo sbaraglio per la sola, sterile ricerca della Conoscenza

4. Dal Quadrante Delta, all’Inizio della Storia.

Alexander: Quando eri poliziotto hai visto la violenza nelle strade e quello che fa alle persone, la maggior parte degli americani non hanno combattuto la guerra e non hanno lavorato come poliziotti, pompieri o paramedici, e non hanno veramente idea di cosa sia la violenza e di cosa un coltello o una pistola può fare ad una persona, vedono una violenza molto leggera con poco sangue e poche malattie.
Roddenberry: Si penso che in tv abbiamo alleggerito la violenza e non si mostra quello che in realtà è, la violenza in tv non ha agonia, le persone a cui viene sparato fanno un piccolo sorriso alla camera e muoiono, e quando viene fatta dovrebbe essere fatta nell’interesse della bruttezza, così potresti dire agli spettatori “ è una cosa brutta e anche gli eroi la fanno.

Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist” (1991).

"La vita è molto più complicata con questa uniforme rossa, Signore.
Aspetti di avere quattro pallini sul colletto. Rimpiangerà molto di non avere scelto la botanica… ".
Worf ed il Comandante Sisko, "Le regole del Combattimento" (Rules of Engagement, DS9).


L’arrivo della Voyager cambia ancora una volta le carte in tavola e deve prepararsi a raccogliere la difficile eredità che le era stata lasciata dalle precedenti TNG e DS9. Almeno all’inizio, la comandante più amata della Flotta Stellare, costretta a trascinarsi appresso un senso di colpa formato famiglia per avere intrappolato la propria nave ed il proprio equipaggio nelle profondità del quadrante Delta, con ben poche probabilità di riuscire a riportarli a casa, si dimostra un personaggio decisamente battagliero, e la battuta che sentiamo proferire più spesso dalla  stessa Janeway è uno stentoreo "Fuoco!" rivolto al suo ufficiale tattico Tuvok. Il personaggio è già definito nel momento in cui lo incontriamo, forte, determinata, assolutamente convinta della necessità di seguire gli insegnamenti e le regole della Flotta Stellare. Poi, una volta arrivata al quadrante Delta, la donna finisce per poter contare esclusivamente sulle proprie forze, costantemente minacciata da razze dichiaratamente bellicose, chiaramente intenzionate ad eliminare la Voyager, acquisire la tecnologia avanzata della Federazione e far venire meno la comandante alla promessa fatta al proprio equipaggio, di riportarli il più presto possibile sulla Terra…
Almeno all’inizio, la necessità di salvare la pelle mette in campo una Janeway sanguigna e combattiva (quella che il pubblico vede nella infinita teoria di scontri con i Kazon ed i Vidiani che, alla lunga, finiscono per annoiare…). Quali possono essere i tipici episodi di Voyager della prima fase? Diciamo "Sopravvivenza I&II" (Basics I&II), "La Febbre del Sangue" (Blood Fever), "Fusione Mentale" (The Meld), "Metodi Scientifici" (Scientific Methods).
Poi, verso la metà della serie, le cose cambiano. Probabilmente qualcuno si è ricordato che quelli che la donna porta sul collo sono gradi da Capitano della Flotta Stellare e che gli ufficiali della Federazione si comportano in maniera molto, molto diversa. Ma la trasformazione è necessaria, sul palcoscenico del programma stanno per arrivare dei comprimari d’eccezione, i Borg, ed una Rambo in gonnella e gradi da Capitano è in assoluto l’ultima delle cose di cui si sentiva il bisogno nel programma.
E’ il tempo di episodi molto interessanti quali "Un Anno all’Inferno I&II" (Year in Hell I&II), "Giochi di Morte I&II" (The Killing Games I&II), "Cacciatori" (Hunters), "Prede" (Prey), "In the Flesh" (La Teoria di Shaw).
L’arrivo di 7 di 9, poi, richiede una Janeway diversa, più materna, meno disposta agli eccessi, più aperta agli sviluppi della vicenda. La ragione di stato richiede un cambiamento drastico nell’ecosistema della serie, ne abbiamo già parlato in altra sede quando ci siamo trovata a dissertare sui Borg, altrimenti storie quali "Il Patto dello Scorpione I&II" (Scorpion I&II), "Unimatrice Zero I&II" (Unimatrix Zero I&II), "Frontiera Oscura I&II" (Dark Frontier I&II) non avrebbero mai visto la luce. E non mi riferisco esclusivamente alle puntata che hanno per protagonisti di primo piano i Borg, fate attenzione!
"Il Vuoto" (The Void), "Testata Esplosiva" (Warhead) ed "Equinox I&II" (Equinox I&II) sono esempi altrettanto splendidi della nuova gestione  di Voyager, dove assistiamo ad una profonda maturazione dei rapporti fra i vari personaggi, molto diversi dagli stereotipi che avevamo conosciuto all’inizio del viaggio della nave federale nel quadrante Delta.
Stiamo parlando di una Janeway più riflessiva, di un equipaggio più maturo, più compatto, di una nave che a parecchi anni dall’inizio delle sue avventure si è trasformata in un qualcosa che assomiglia sempre di più ad una famiglia. E qui la maturazione dei vari componenti ha permesso agli sceneggiatori di mediare le pulsioni più violente di ciascuno, di farli interagire con maggiore calma e riflessione con le varie razze che finiscono per incontrare…
Certamente sono lontani gli scontri, quasi giornalieri, con i Kazon, ma rimane sempre la necessità di attraversare ampi squarci di spazio inesplorato, con tutti i pericoli del caso (Borg in primis); e non è detto che il pericolo non arrivi da dove meno lo si aspetti (vedi il disastroso contatto con l’equipaggio della Equinox un fatto che non smetterà mai di rammentarci che anche il comandante più virtuoso potrebbe fare un errore madornale…).
E poi rimane il problema di gestire Sette di Nove.

Fin dall’inizio l’ex-Borg deve fare i conti con la violenza che permea il suo passato e con il tentativo del comandante di riportarla alla sua umanità, che spesso diventa un vero e proprio atto di prevaricazione.
Ma Janeway sa di poter recuperare Annika alla razza umana ed il suo è un rischio calcolato; ciò non toglie che il comportamento del Comandante della Voyager, sebbene sia efficace, si dimostri spesso poco consono ad un ufficiale della Flotta Stellare…
Ma anche questa volta possiamo considerare quello di Janeway un oculato utilizzo della Diplomazie Impertinente di cui abbiamo parlato prima! Ditemelo voi…
Ed "Enterprise"? Vi starete domandando…
Fra le Guerre Fredde Temporali e non (vedi "Attacco alla Terra" (The Expanse), comportamenti al limite dell’etica che potete approfondire in episodi come "Il Cogenitore" (Cogenitor), un comportamento assolutamente spregiudicato del comandante della nave (basta dare una occhiata a "Broken Bow" per capire che Archer è molto, ma molto più brillante del povero Kirk…) ed una Vulcaniana decisamente influenzata dalle emozioni umane dell’equipaggio a cui è stata aggregata, non possiamo riconoscere altro che la Flotta Stellare, almeno all’inizio era un organismo decisamente poco propenso ad utilizzare la diplomazia al posto delle armi.
Bisogna anche considerare che la Terra si affacciava da sola, sul cosmo, per la prima volta e se fidarsi è bene non fidarsi, nella maggioranza dei casi è ancora meglio!
I viaggi interstellari umani sono soltanto all’inizio, l’uomo si presenta alle porte dello spazio come un bambino ancora incapace di comprendere come comportarsi (la Prima Direttiva è ancora di là da venire…) e come anche noi sappiamo molto bene i bambini sanno essere particolarmente feroci e crudeli, e soltanto un codice etico ed una moralità di fondo tipica dell’universo Roddenberriano evita ai primi timidi tentativi di esplorazione iperluce una fine ignominiosa…

Mi fermo qui. Data la vastità delle informazioni sull’argomento ho pensato di segnalarvi tutto il materiale bibliografico a vostra disposizione per un doveroso approfondimento e mi auguro, come al solito, di ricevere al nostro indirizzo di posta Warp Mail le vostre considerazioni….

Fine quinta parte.
 
Fonti Bibliografiche:

Judith Barad, Ed. Robertson "L’etica di Star Trek" - Longanesi (2003),STIM 86 Dicembre 2006
Intervista a Gene Roddenberry, condotta da David Alexander e pubblicata da "The Humanist" nel 1991
[Versione italiana su www.startrekitalia.com tradotta da Draks78
Dr. Valentina Piattelli "L'etica di Star Trek",
Giancarlo Manfredi, "Armi Intelligenti ed Uomini Spaventati" - WebTrekItalia 14 Giugno 2000
Eros “Warp9”Ciaiolo, "Le Armi Intelligenti" - WebTrekItalia 14 Giugno 2000
Giancarlo Manfredi, "Il Peggiore dei Mondi Possibili parti I&II" - WebTrekItalia 17 Novembre 2000
[www.webtrekitalia.com]

Susanna Ricci, "La Guerra Fredda Comincia a Scaldarsi" - STIM 15 Maggio 2000
Riccardo "Summer" Palazzani,  "Il Duello" - STIM 24 Marzo 2001
Riccardo "Summer" Palazzani, "Arena" - STIM 27 Giugno 2001
Susanna Ricci, "Broken Link" - STIM 27 Giugno 2001
Anna "Ro Laren" Manfredini, "Dei e Demoni" (Prima e seconda parte) – STIM 28&29 Luglio e Settembre 2001
Matteo "Norton" Bistoletti, "B’Elanna Divisa tra 2 Mondi" - STIM  30 Ottobre 2001
Valentina Piattelli, "Star Trek, Relativismo Culturale e Diritti Umani" - STIM  33 Gennaio 2002
Matteo "Norton" Bistoletti, "Guerre Private da TOS a TGN" - STIM 34 Febbraio 2002
Stefano "Gullyt" Galli, "La Guerra Fredda Temporale" - STIM 38 Maggio 2002
Anna "Ro`Laren" Manfredini, "Alla Pallida Luce della Luna" - STIM 39 Luglio/Agosto 2002
Anna "Ro`Laren", Manfredini "Inter Arma Enim Silent Leges" - STIM 41 Ottobre 2002
Riccardo "Summer" Palazzani, "La Navicella Invisibile" - STIM 41 Ottobre 2002
Matteo “Norton” Bistoletti, "Giustizia Sommaria" - STIM  41 Ottobre 2002
Anna "Ro`Laren" Manfredini, "Fino alla Morte" - STIM  44 Gennaio 2003
Chiara Codeca', "E questo è l’inizio" - STIM 54 Marzo 2003
Riccardo "Summer" Palazzani, "La Posta in Gioco" - STIM 51 Settembre 2003
Fabiano "Langley" Piccione, "Favor the Victim" - STIM 52 Ottobre 2003
Fabio Miele, "Tra Luce ed Ombra" - STIM 53 Novembre 2003
Riccardo "Summer" Palazzani, "Lo Zoo di Thalos" - STIM 57 Marzo 2004
Susanna Ricci, "Chosen Realm" - STIM 57 Marzo 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Chicago anni’20" - STIM 58 Aprile 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Ekos e Zeon" - STIM 60 Giugno 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "L’Ossessione" - STIM 62 Settembre 2004
Chiara Salvioni, "Michael Eddington" - STIM 62 Settembre 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, “Incidente all’Enterprise" - STIM 64 Novembre 2004
Susanna Ricci, "La trilogia di Brent Spiner" - STIM 65 Dicembre 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Charlie X" - STIM 65 Dicembre 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Una Guerra Incredibile" - STIM 70 Maggio 2005
Chiara Salvioni, "Ode al Disordine" - STIM 72 Luglio/Agosto 2005
Riccardo "Summer" Palazzani, "La Forza dell’Odio" - STIM 74 Ottobre 2005
Riccardo "Summer" Palazzani, "Gli Haakoniani" - STIM 75 Novembre 2005
Matteo “Norton” Bistoletti, "Il Mondo Visto dall’Alto" - STIM 76 Dicembre 2005
Rossella “DrBev” Marchiselli "Buon compleanno Star Trek" - STIM 84 Settembre 2006


Pace profonda nell’onda che corre.


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