"Io sono disposto
a morire per la libertà. E nella migliore tradizione
della sua civiltà, sono disposto anche ad uccidere
per questo"
"I terroristi di Rutia" (The High Ground, TNG).
In realtà non avevo intenzione di aggiungere altro alla
serie di articoli che ho dedicato all’etica di Star Trek durante
i mesi passati. Ipotizzavo di dover tornare sui miei passi soltanto
in un futuro prossimo, nel momento in cui la visione più approfondita
delle varie serie e la consultazione di nuovo materiale, avesse giustificato
la realizzazione di nuovi interventi sull’argomento, più
incisivi e più approfonditi. Poi mi sono accorto che la nostra
attenzione non si è soffermata abbastanza su di un altro aspetto
della nostra saga preferita e per questo era necessario un nuovo articolino,
per chiudere degnamente la questione.
Dobbiamo ancora di rispondere alla domanda: "Star Trek
è una serie violenta"?
O meglio "Come viene 'rappresentata' la violenza
in Star Trek"?
Abbiate la pazienza di accompagnarmi ancora una volta alla ricerca della
risposta più esaustiva su queste difficili domande…
1. "L’odio
genera altro odio": la violenza nella TOS.
Alexander: La violenza minimalista era spesso riflessa nei tuoi
primi giorni come scrittore. Paladin il personaggio principale di
'Have Gun, Will Travel', non veniva sempre coinvolto in sparatorie.
Roddenberry: Mi piacevano molto quegli script, non mi piacciono i
racconti dove ci sono degli attacchi a qualcosa che si dice diabolico
senza spiegarne il perché. La violenza è sempre stata
parte della televisione Americana. Ma a me sembra tanto chiaro che
la violenza non è la chiave o un elemento essenziale
per un dramma televisivo.
Alexander: In Star Trek le persone pensano a modi diversi
per risolvere i problemi.
Roddenberry: Ancor di più in TNG, che è il prodotto
del mio pensiero maturo; credo che Star Trek sia molto buono per le
persone non violente, ma ci sono degli episodi dove ho esagerato.
Kirk raccoglieva la sfida di un’altra razza troppo velocemente
per i miei gusti, così in TNG ho cambiato ed il nuovo capitano
non farebbe mai queste cose.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The
Humanist” (1991).
"C'è anche un altro modo di sopravvivere, attraverso la
fiducia e l'aiuto reciproco".
Comandante J.T. Kirk, "La forza dell'odio" (The
Day of the Dove, TOS)
Iniziamo la nostra analisi partendo dalle origini nella TOS:
dobbiamo considerare il problema della violenza da diversi punti di
vista, partendo innanzitutto dalla Flotta Stellare. Fin dalle prime
puntate ci viene chiaramente spiegato che l’organismo rappresentativo
della Federazione non è un entità creata allo scopo
di conquistare spazi vitali attraverso l’utilizzo della violenza.
Anzi, è connaturato nella stessa Flotta il desiderio di "rifiutare
ogni forma di violenza", una decisione che la porta ad operare
per una pacifica coesistenza dei propri membri e delle nuove civiltà
che via via verranno scoperte durante le esplorazioni nel nostro quadrante
galattico. Addirittura viene sottolineata l’assoluta necessità
di considerare l’utilizzo delle armi come l’ultima risorsa
disponibile per il mantenimento della pace nello spazio Federale.
E se la Flotta ha deciso di rinunciare, per quanto possibile, alla
violenza come la pensano i suoi membri?
Non si può dire che il capitano della Serie Originale non sia
un personaggio decisamente sanguigno e pronto a menare le mani. Nell’intervista
con D. Alexander è lo stesso Roddenberry
a mettere l’accento sul carattere battagliero dell’equipaggio
dell’Enterprise, ed a confermare che il suo Kirk era decisamente
troppo coinvolto, a livello emotivo, nelle
storie del programma…
[Con la TNG il personaggio del capitano avrebbe subito un cambiamento
radicale, trasformandosi in una sorta di filosofo/guerriero capace
di affrontare l’ignoto che si parava davanti, attraverso il
pensiero e l’astrazione, piuttosto che con l’uso dei phaser
e dei siluri fotonici].
Però, anche se ancora veniva riconosciuta con questo nome,
esisteva una norma di non ingerenza che in qualche modo stabiliva
gli spazi di manovra su cui potevano contare i Capitani delle navi
stellare della Federazione, "la Prima Direttiva":
"Poiché il diritto di ogni essere senziente a vivere
secondo la sua naturale evoluzione culturale è considerato
sacro, nessun membro della Flotta Stellare interferirà
con lo sviluppo normale e salutare di una cultura o forma di vita
aliena. Tale interferenza include l'introduzione di conoscenze,
tecnologia, armamenti superiori in un mondo la cui società
sia incapace di utilizzare saggiamente tali innovamenti. Il personale
della Flotta Stellare non può violare la Prima Direttiva, neanche
per salvare le proprie vite o le proprie navi, a meno che non agiscano
per rimediare ad una precedente violazione o ad una contaminazione
accidentale della cultura in oggetto. Questa direttiva ha la precedenza
su tutte le altre considerazioni, e comporta la massima obbligazione
morale".
Cosa ci azzecca "la Prima Direttiva" con il problema
della violenza?
Non Interferire significa anche non
modificare coscientemente una situazione sociopolitica, introducendo
elementi di disturbo in un ecosistema che ancora non ha raggiunto
la navigazione a curvatura… E cosa c’è mai di
più disturbante di una guerra, di un conflitto combattuto con
l’aiuto totale, oppure con il solo apporto logistico, di una
cultura superiore come quello che può venire dalla Federazione
dei Pianeti? Dal problema di osservare sempre e comunque la Prima
Direttiva nasce il cosiddetto secondo ordine generale ai capitani
delle navi della Flotta Stellare, conosciuto in breve come 'Preservare
la vita' o "Seconda Direttiva":
"Nessun membro della Flotta Stellare farà uso non
necessario della forza, sia collettivamente, sia individualmente
contro membri della Federazione Unita dei Pianeti, contro i loro rappresentanti,
portavoce, leader designati o contro qualsiasi membro di una specie
senziente, per qualsivoglia ragione e in qualsiasi caso".
Già il personaggio di Kirk, che rappresentava volente o nolente
lo stereotipo del comandante di una nave stellare, conosceva ed applicava
questo principio. Un esempio fondamentale di questa filosofia lo troviamo
in "Gli schemi della forza" (Pattern of Force):
quando Kirk viene a sapere che il pianeta Ekos ha lanciato l'assalto
finale contro l’avversario Zaon, la ricerca di una terza via,
di una soluzione alternativa che salvi entrambi i popoli è
l'unica possibilità che un membro della Flotta Stellare può
considerare, perché qualsiasi soluzione presa in esame deve
necessariamente rispettare il principio fondamentale del rispetto
della vita.
Soltanto quando tutte le possibilità saranno state tentate
e non avranno dato risultati apprezzabili, allora sarà lecito
l'uso della violenza, ma minimizzandone sempre gli
effetti. La Flotta Stellare della Serie Originale è comunque
un organismo che si ritrova a fronteggiare non pochi avversari: il
problema Klingon è ancora presente e, dopo una guerra lunga
e sanguinosa, i Romulani hanno iniziato a rialzare la testa ed interferire
con il futuro della saga. Questo però non significa che gli
ufficiali della Flotta non facciano tutti il possibile per evitare
un utilizzo diretto della violenza!
Nella TOS troviamo comunque altri episodi in cui il rispetto e la
conoscenza delle teorie non violente è palese. Le intuizioni
che stanno alla base di "Arena" (Arena),
"Lo Spettro di una Pistola" (The spectre of
the Gun), "La Forza dell’Odio" (The
Day of the Dove), "Una Guerra Incredibile"
(A Taste of Armageddon), ed ancora di più "Nell’Arena
dei Gladiatori" (Bread and Circuses) e "Sfida
all’Ultimo Sangue" (The Savage Curtain) ci
dimostrano che il solo modo per assicurarsi la vittoria è tenere
costantemente a freno la propria violenza. La "non violenza"
che veniva insegnata da un personaggio come Gandhi, una figura che
non può non avere influito nello sviluppo del concetto di Federazione
sviluppato da Gene Roddenberry, significa infatti il rifiuto del
concetto stesso di "violenza".
Questo permette ai membri della Flotta Stellare di trasformare le
proprie debolezze in un arma, un concetto legato ad un altro insegnamento
gandhiano, quello della non collaborazione con il male (talvolta
anche non collaborare può significare non interferire).
Comunque, e nonostante, un evidente progresso etico, i concetti
che stanno alla base della Federazione in Star Trek sono sempre pronti
ad essere rimessi in discussione, vedi episodi del calibro di "Guerra
Privata" (A Private Little War), "La Navicella
Invisibile" (Balance of Terror) oppure "Le
Parole Sacre" (The Omega Glory).
Ma l’esempio lampante della necessità di mantenere sempre
ben presenti i principi etici che muovono l’universo di Star
Trek lo troviamo nella puntata "Missione di Pace"
(Errand of Mercy): messo di fronte alla violenza (gratuita)
dei Klingon, il Comandante Kirk considera non solo necessario, ma
anche moralmente giusto combattere contro
di loro, ed arriva a disprezzare gli abitanti del pianeta Organia,
per la loro decisione di affrontare i propri invasori in un modo tanto
passivo. In realtà quelli che appaiono come innocui personaggi
si scopriranno essere soltanto la proiezione fisica di esseri enormemente
più evoluti, lontani sia dalla violenza 'difensiva'
della Federazione, sia da quella 'offensiva' dell’impero
Klingon.
La dimostrazione che è sempre possibile andare al di là
delle propri tensioni più bestiali e di poter aspirare a qualche
cosa di più, come ci ricordano i Metron
di "Arena" (Arena), soddisfatti
nell’annunciare a Kirk che per la nostra razza esiste ancora
una piccola speranza e che fra qualche migliaio
di anni o forse più saremo abbastanza evoluti da poter interagire
con la loro civiltà (e con tutte le civiltà veramente
superiori della nostra galassia). La TOS è dunque una serie
"violenta"?
L’unica
risposta possibile è no, anzi, probabilmente
per la prima volta in un programma televisivo, si comincia a mettere
in discussione l’incapacità della nostra razza di arrivare
ad una pacifica coesistenza con eventuali vicini di casa e la necessità
di una maturazione etica e morale profonda, da realizzarsi subito
e sul nostro stesso pianeta, una crescita che ci avrebbe consentito
di arrivare la dove nessun uomo era mai arrivato prima…
Certo, Star Trek non è una serie violenta ma qualche volta,
purtroppo un atto "violento" serve anche nella
TOS, magari proprio ad evitare di utilizzare la violenza!
2. La Violenza sull’Enterprise D.
Alexander: Una delle caratteristiche esclusive di Star Trek: TNG
è la minimalità della violenza. Il
personaggio principale, Picard, è un esploratore, un filosofo
e un diplomatico. La violenza sotto l’azione eufemistica della
televisione è minimizzata. Questo secondo me è un valore
aggiunto per la serie. […]
Roddenberry: Nella prima televisione c’era una sparatoria alla
fine di quasi tutti i western, quello che penso della violenza nei
film è la stessa cosa che penso del sesso nei film, se devi
fare un film violento fallo. Deve essere tutto violento e non si devono
avere 20 pagine dello script senza violenza, se devi fare un film
sulla violenza che ci sia la violenza. La stessa cosa la penso del
sesso. Questi sono solo 2 argomenti, in un mondo pieno di argomenti.[…]
Alexander: Sono due argomenti che piacciono alla gente e che ama guardare.
Roddenberry: Si la tv ha un background molto violento, che ha influenzato
molto gli scrittori, nei film western chi sapeva usare più
velocemente la pistola rappresentava il buon esempio, mi sono chiesto
per molti anni perché la gente non voleva conoscere di meglio,
era incorporata nel pensiero che la violenza fosse la risposta
ad ogni domanda, ma in realtà nella vita non
lo è. La violenza porta violenza.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The
Humanist” (1991).
"Ci sono sempre alternative"
Uno dei punti fermi di Star Trek, (1966-2007).
La
TOS è uno spettacolo più violento rispetto alla TNG?
Vi sembrerà un paradosso ma, in un certo senso sembra di sì.
Sono passati circa vent’anni dalla Serie Originale e mentre
il mondo ha portato avanti un’assurda Guerra Fredda e si è
crogiolato nella sicurezza di un imminente incidente nucleare, Gene
Roddenberry sembra avere rielaborato ed affinato i motivi che muovono
l’universo narrativo di Star Trek. Se nella TOS la Prima Direttiva
era presente, ma sempre relegata sullo sfondo, ecco che con l’inizio
della Next Generation, le cose sembrano cambiare, ed anche in maniera
radicale…
La partenza è fulminea: "Q", alla sua prima apparizione,
decide di processare l’Enterprise D e tutto il suo equipaggio,
come rappresentanti dell’intera umanità, proprio per
la violenza e la crudeltà che accusa essere connaturati profondamente
nella nostra razza!
E se pensiamo che si tratta della sola prima puntata della TNG, "Incontro
a Farpoint I&II" (Encounter at Farpoint I&II),
la cosa dovrebbe farci riflettere fin da subito…
TNG diventa così una lunga
crescita, la cronaca di un ulteriore sviluppo morale ed etico della
Federazione, attraverso le avventure della nuova Enterprise, in 7
lunghi anni di viaggi ed avventure.
La
fase due del nostro programma preferito diventa il vero banco di prova
di quanto il creatore della saga si aspettava dall’uomo nel
24esimo secolo; ora il comandante della nuova Enterprise si dimostra
sempre più restio ad utilizzare le armi e la violenza per al
risoluzione dei problemi che la sua nave incontra via via che procede
lungo il cammino. E quando le situazioni costringono il Capitano Picard
ad utilizzare come "estrema ratio" le armi di bordo,
il secondo Comandante più amato della Flotta Stellare sembra
sempre farsi un carico eccessivo delle proprie responsabilità,
quasi che anche avere risposto con la violenza ad un attacco che metteva
in pericolo la propria nave ed il proprio equipaggio rappresentasse
una decisione estrema e sofferta.
Ricordate sempre che con la parola violenza non intendiamo sempre
una salva di siluri fotonici oppure una scarica di phaser…
Ci sono molti modi per usare violenza su qualcuno, alcuni rozzi e
grossolani, altri estremamente sottili e subdoli!
Ma la TNG rappresenta anche il momento ed
il luogo adatto dove provare a mettere ulteriormente
in discussione i fondamenti ultimi della Federazione e dove scopriamo
quanto il creatore della saga si sia dato da fare per dimostrare quanto
sia il buon senso e l’intelligenza dell’uomo la vera arma
vincente per mantenere pace ed equilibrio nel nostro settore galattico.
Più volte, durante le sette stagioni della Next Generation
assistiamo alla sistematica violazione della Prima Direttiva, con
tutti i problemi che ne derivano; eppure non sembra che la Flotta
abbia motivo per processare in merito a queste violazioni il Comandante
Picard oppure il suo equipaggio…
La soluzione del mistero è molto semplice e nasce dall’esperienza
che lo stesso Roddenberry aveva vissuto sul campo mentre
era poliziotto a Los Angeles. Un conto è stabilire una legge,
tutt’altro discorso è lavorare perché quella legge
non diventi una prigione dove si spegne l’intelligenza della
nostra razza. Del resto è sufficiente rivedere un episodio
della prima serie di TNG, "Il Giudizio" (Justice)
dove, per salvare Wesley, Picard si mette in aperta violazione della
Prima direttiva dinnanzi al dio degli Edo. Perché giustificare
un utilizzo, anche se sottile, della violenza in questa puntata? Perché
è cambiato il punto di vista, rispetto a quanto abbiamo visto
nella Serie Classica, ora la Federazione deve scoprire il significato
della parola "flessibilità" (e qualche volta
anche della
parola "Diplomazia"); indicativo il commento di
Riker che ribadisce quanto la giustizia sia più che un insieme
di regole scritte!
"Anche la Prima Direttiva è qualcosa di più
che una regola scritta".
Valentina Piattelli, "Star Trek, Relativismo Culturale
e Diritti Umani" STIM 33 – Gennaio 2002.
Eppure, anche ora, Star Trek non è sempre all’altezza
dei suoi principi…
Se da una parte è anche questo il momento di "Star
Trek: L’Ira di Khan", forse l’avventura più
drammatica e sanguinosa della saga, sviluppata con estremo rigore
e precisione, abbiamo anche in TNG delle evidenti cadute di stile,
che ci fanno ricordare quanto l’umanità debba ancora
tenere sotto un controllo ferreo i propri demoni interiori.
Da una parte l’equipaggio dell’Enterprise riesce a non
cancellare dalla faccia dell’universo la mostruosa creatura
che uccide Tasha Yar durante l’angosciate "La Pelle
del Male" (The Skin of Evil), ed ancora Picard
e Guinan riescono a mettere da parte i loro propositi di vendetta
piuttosto che giustizia, nell’intenso "Io, Borg"
(I Borg); dall’altra, proprio Picard non ci pensa su
due volte ad "eliminare" la Regina Borg moribonda in "Star
trek: Primo Contatto".
Abbiamo scoperto un altro dei piccoli segreti di TNG: i personaggi
della serie, specialmente nell’ultima parte del programma sono
meno perfetti di quanto crediamo, e la presa di coscienza
di questo fatto è proprio il fine ultimo del processo di maturazione
che Q aveva innescato con il giudizio sospeso nella prima puntata…
Personalmente poi ho sempre espresso un sospetto, piccino piccino,
che torna a visitarmi ogniqualvolta mi capita di vedere più
di un paio di episodi di TNG tutti di seguito…
Sembra quasi che Roddenberry, almeno sino a quando è rimasto
saldamente al comando della corazzata Star Trek, si sia divertito
costantemente a mettere in cattive acque il proprio figliolo!
In
parecchie situazioni le vicende narrate dai vari episodi sembravano
costruite apposta per porre costantemente in discussione i fondamenti
etici ed i principi morali della Flotta e della Federazione, permettendo
ai vari personaggi di fare alla fine la scelta migliore per risolvere
il problema (e spesso evitare al pubblico di vedere un ufficiale della
Federazione/Flotta Stellare comportarsi come un novello Rambo che
nuclearizza il tutto e buonanotte ai suonatori!).
Mi
riferisco ad episodi del calibro di "Guerra Privata"
(Too short a Season), "Giustizia Sommaria"
(The Drumhead), "Il Peso del Comando I&II"
(Chain of Command I&II), "L’Arma Perduta"
(Gambit I&II) e "La Pegasus" (The
Pegasus)…
Comunque TNG diventa la serie dove la violenza in Star Trek viene
metabolizzata, analizzata, usata bellamente, e mai fine a se stessa,
per spiegare agli spettatori ed agli appassionati che esisterà
sempre la possibilità di avere un futuro senza
violenza.
3. Le cose cambiano: Deep Space 9.
"Ho mentito. Ho imbrogliato. Ho corrotto persone
per coprire i crimini di altre persone. Sono complice in un omicidio.
Ma la cosa più riprovevole... E’ che credo di poter convivere
con tutto ciò. E se dovessi rifare tutto da capo... Lo rifarei.
Garak aveva ragione su una cosa: la consapevolezza della colpa è
un prezzo trascurabile da pagare per la salvezza del Quadrante Alfa".
Registrazione del Comandante Sisko, "Alla Pallida Luce
della Luna" (In the Pale Moonlight, DS9).
"Sono un Comandante della Flotta Stellare, un modello
di virtù".
Il Comandante Sisko, "Per la Causa" (For the Cause,
DS9).
"Mi hai colpito, Picard non lo avrebbe mai fatto!
Io non sono Picard!".
Il Comandante Sisko e Q, "Per Amore di Q" (Q-Less,
DS9).
Deep Space 9 è tutt’un altro discorso. Roddenberry
se ne era andato da qualche tempo e la saga richiedeva radicali trasformazioni,
scelte coraggiose, la necessità di avvicinare Star Trek al
mondo reale. Fin dai presupposti la terza serie della saga convive
con una violenza che, se non è dichiarata ed esplicita (specialmente
nella seconda parte) rimane latente, nascosta, ma riesce comunque
a fare sentire la sua presenza. A partire dalla passata dominazione
Cardassiana di Bajor, attraversando le trame politico-religiose della
Kai Winn, per arrivare alla fine alla guerra contro il Dominio, in
tutto DS9 si respira l’aria più greve che mai gli appassionati
hanno trovato, in un programma con il nome di Star Trek…
E proseguendo con la narrazione, gli sceneggiatori hanno fatto di
tutto per rendere la violenza uno dei contenuti principali della serie,
fosse anche la violenza psicologica di "Tempi Difficili"
(Hard Time) oppure sulla violenza a sfondo razziale o politico
che troviamo in "Lontano Oltre le Stelle" (Far
Beyond the Stars) oppure in "Paradiso Perduto"
(Paradise Lost).
Per anni la TOS e TNG ci hanno mostrato le vite perfette di persone
irraggiungibili, uomini e donne che non potevano essere paragonati
a quello che è l’umanità dei nostri tempi. Di
puntata in puntata, le storie dedicate agli uomini delle Flotta e
della Federazione ci insegnavano che un altro mondo è possibile,
regalandoci perle di saggezza e di moralità, su cui Gene Roddenberry
aveva saputo costruire l’universo di Star Trek. All’inizio,
forse, tutti noi abbiamo pensato che, un giorno lontano, la nostra
gente ed il nostro pianeta sarebbe potuto diventare qualcosa di simile
a quello che l’utopia Trekkiana ci raccontava di settimana in
settimana, poi con l’andare del tempo, il semplice buonismo
ha esaurito tutto il suo fascino e ci ha lasciati con un senso di
vuoto e d’insoddisfazione.
Tutto quello che poteva essere mostrato, fino a quel momento era arrivato
sui nostri teleschermi; ora se si voleva mantenere alta la fiamma
della saga, era necessario sporcare un poco il sogno, gettarlo a terra,
almeno per una volta. In che modo rinverdire i fasti di Star Trek
se non squarciare il velo e mostrare finalmente i lati oscuri della
Federazione, la parte buia dell’animo degli uomini della Flotta
Stellare? Perché sempre di uomini si tratta, creature fallibili
e fallaci, capaci di enormi atti di altruismo e di tradimenti assoluti.
Ecco che Star Trek sprofonda nel mondo reale, dove non sempre l’entusiasmo
del Capitano Kirk o le scelte diplomatiche del buon Picard possono
risolvere il problema, perché tutto finisca a tarallucci e
vino!
Basta con gli episodi asciutti e semplici della TOS e con i lucidi
siparietti autoconclusivi di TNG!
Con una struttura serrata, che deve molto alle soap opera televisive,
piuttosto che al telefilm fantastico del passato, con una tendenza
che a partire dalla quarta serie si fa decisamente sincopata, DS9
getta sul tavolo delle narrazione una trama ricchissima di interconnessioni,
una continuity narrativa invidiabile, tutta all’insegna delle
sfumature di grigio, del correre sul filo del rasoio, del giocare
al limite del consentito, al limite di una società perfetta,
in un momento in cui sono le eccezioni a fare la differenza, non le
regole…
Se su Deep Space 9 esistono regole, è perché i personaggi
della serie possano modificarle, piegarle, addomesticarle alle proprie
necessità. La vita sulla stazione in orbita presso Bajor è
una vita assolutamente umana e l’uomo è il vero protagonista
del programma, con i suoi difetti, le sue paure, la sua incapacità
nel controllare quella violenza che trova connaturata nella propria
razza.
Questo è il mondo del comandante Sisko, dove puoi finire nell’universo
specchio, certamente, ma e molto più spesso, basta un incontro
sfortunato con una nave Jem’Hadar per non riuscire a portare
a casa la pellaccia…
La gente su DS9 è vera. Sono le persone più reali di
tutta la storia del programma, sono reali, ruvide, talvolta poco rassicuranti.
E sanguinano. Sanguinano e muoiono.
A fare la differenza è proprio Benjamin Sisko, prima Comandante
e poi Capitano della stazione, che fin dalla prima puntata della serie
prende per mano noi, spettatori distratti e spiazzati, per portarci
a compiere una nuova esplorazione, destinata ad arrivare molto più
lontano di quanto siano mai arrivati i vari Kirk e Picard che lo hanno
preceduto. Deep Space 9 rimane immobile ad orbitare intorno a Bajor,
noi invece iniziamo ad esplorare in profondità il nostro cuore
e la nostra anima.
Impariamo come sia facile lasciarsi andare alle componenti più
basse ed animalesche della nostra natura, nel mondo perfetto della
Federazione riscopriamo il significato dei termini sofferenza,
dolore, morte… Se la scomparsa di Tasha Yar provocò
un vero e proprio terremoto emozionale, proviamo a pensare quanto
profondamente incisero le vicende che si sono sviluppate su DS9 nel
cuore degli appassionati Americani!
Fin dalla prima puntata appare chiaro che non abbiamo a che fare con
una serie semplice: il posto odora ancora di morte e di dannazione,
i vari personaggi ne sono intrisi in un modo o nell’altro ed
hanno visto la violenza ed il dolore irrompere improvvisamente nella
loro esistenza. Ma i vari caratteri che ci accompagneranno per ben
7 stagioni riusciranno a rigenerarsi, ad ottenere energia proprio
da quel dolore, da quelle morti, dalla violenza e dalla distruzione
che ha toccato le loro vite. Si parte dal nuovo comandante, nero,
vedovo, con un figlio adolescente, ben lontano dagli stereotipi che
abbiamo conosciuto fino a questo momento. Un uomo solo, perso e divorato
dal vuoto profondo che la morte della moglie ha lasciato nella sua
esistenza (un vuoto ed un dolore che soltanto il Maggiore
Nerys può comprendere, avendo provato sulla propria
pelle, anche se per ragioni diverse, lo stesso gelido tocco della
violenza e della morte); un uomo che non si aspetta più nulla,
non certamente quello che il destino ha in serbo per lui su DS9.
Il nuovo comandante è una creatura smarrita, privata di qualsiasi
aspettativa di vita, per cui i valori nobili e superiori della Flotta
Stellare altro non sono che parole gettate al vento.
Partendo da una figura che potremmo definire di "anti-federale",
molto lontana da quanto eravamo abituati a vedere in un glorioso capitano
di Star Trek, con la nascita di DS9 inizia, da parte di Sisko, la
riconquista della propria umanità perduta e dimenticata. Una
riconquista che diventa comune a tutti i personaggi che incontreremo
sulla Stazione…
Il comandante di Deep Space 9 deve guadagnarsi tutto con le sole
proprie forze, contrariamente a quanto hanno fatto i precedenti
comandanti, che si sono trovati fin da subito sulla cresta dell’onda
e con il sorriso sulle labbra. E lo deve fare in un mondo che diventa
estremamente pericoloso, di stagione in stagione, in un universo di
ombre e di violenza, dove anche il più piccolo passo falso
può rappresentare la fine di tutto…
Lontani dall’asettica sicurezza dell’Enterprise, dalle
luci rassicuranti dei suoi ponti, ci ritroviamo abbandonati in un
luogo che ci colpisce immediatamente per l’atmosfera di corruzione
che vi aleggia fin dalla prima puntata; i corridoi male illuminati,
i sistemi eternamente guasti, i problemi tipici che ogni giorno non
fanno altro che ricordare ai residenti ed ai viaggiatori dove si trovano
e cosa è successo nei lunghi anni dell’occupazione Cardassiana,
ci costringono costantemente a riflettere sulla bontà dei nostri
principi, a chiederci se effettivamente stiamo facendo la cosa giusta.
Ma non siamo soli, questa è una delle domande che lo stesso
Sisko si porrà per tutta la durata della serie…
E da questo travaglio nascono episodi splendidi come
"Alla Pallida Luce della Luna" (In the Pale
Moonlight), "Inter Arma Enim Silent Leges"
(Inter Arma Enim Silent Leges), tutte le storie che hanno
come coprotagonista la Sezione 31, "Fino alla Morte"
(To the Death), "L’Assedio dell’AR558"
(The Siege of AR558), "La Nave" (The
Ship) , "Eroe per Caso" (Nor the battle
to the strong)… E quanti altri lo spazio tiranno [e la
memoria traditrice] mi impedisce di citare!
Ecco
perché vediamo Sisko attraversare tutta la storia, di stagione
in stagione, con un muso sempre più duro e sempre più
temprato dagli avvenimenti, pronto a combattere per difendere quel
poco di luce che ancora resiste, per evitare che la guerra e la violenza
riescano ad arrivare fin sulla Terra.
Il Comandante di DS9 imbraccia come un fucile quella che Spock chiamò
"Diplomazia Impertinente" (in originale "cowboy
diplomacy") per garantire ai cittadini della Federazione
pace e tranquillità, lontano dai pericoli della frontiera che
egli ha imparato a conoscere così bene.
Ma quello di Sisko è un gioco pericoloso, poiché soltanto
chi ha potuto provare sulla propria pelle ciò che accade sul
campo, che conosce tutte le sfumature della guerra, può sperare
di riuscire a superare il nemico sul suo stesso terreno, ricorrendo
a volte alle stesse strategie degli avversari.
Come per tutti i personaggi di DS9 scopriamo un Capitano della Federazione
imperfetto, inadeguato, ma desideroso di rimettere in carreggiata
la propria vita, che ha trovato una ragione per andare avanti; non
siamo in presenza di uno spavaldo esploratore o di un paziente diplomatico.
Sisko
è disposto a scendere a compromessi che Picard si guarderebbe
bene anche solo di considerare; ma è un personaggio maturo,
che sta portando avanti il proprio processo di crescita, che riguadagna
fiducia in se stesso (come noi riguadagniamo fiducia nella Flotta
e nella Federazione, che ora ci sembrano più umane, più
verosimili).
La strada che Sisko percorre nelle sette stagioni di DS9 rappresenta
la rinascita dell’Uomo che da questo punto in avanti
riesce a trasformarsi in quello che prima non era e che non riusciva
nemmeno a sognare di essere: una creatura scelta per affrontare una
vita interessante e non gettato semplicemente allo sbaraglio per la
sola, sterile ricerca della Conoscenza…
4. Dal Quadrante Delta, all’Inizio della Storia.
Alexander: Quando eri poliziotto hai visto la violenza nelle strade
e quello che fa alle persone, la maggior parte degli americani non
hanno combattuto la guerra e non hanno lavorato come poliziotti, pompieri
o paramedici, e non hanno veramente idea di cosa sia la violenza e
di cosa un coltello o una pistola può fare ad una persona,
vedono una violenza molto leggera con poco sangue e poche malattie.
Roddenberry: Si penso che in tv abbiamo alleggerito la violenza e
non si mostra quello che in realtà è, la violenza in
tv non ha agonia, le persone a cui viene sparato fanno un piccolo
sorriso alla camera e muoiono, e quando viene fatta dovrebbe essere
fatta nell’interesse della bruttezza, così potresti
dire agli spettatori “ è una cosa brutta e anche gli
eroi la fanno.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The
Humanist” (1991).
"La vita è molto più complicata con questa uniforme
rossa, Signore.
Aspetti di avere quattro pallini sul colletto. Rimpiangerà
molto di non avere scelto la botanica… ".
Worf ed il Comandante Sisko, "Le regole del Combattimento"
(Rules of Engagement, DS9).
L’arrivo della Voyager cambia ancora una volta le carte
in tavola e deve prepararsi a raccogliere la difficile eredità
che le era stata lasciata dalle precedenti TNG e DS9. Almeno all’inizio,
la comandante più amata della Flotta Stellare, costretta a
trascinarsi appresso un senso di colpa formato famiglia per avere
intrappolato la propria nave ed il proprio equipaggio nelle profondità
del quadrante Delta, con ben poche probabilità di riuscire
a riportarli a casa, si dimostra un personaggio decisamente battagliero,
e la battuta che sentiamo proferire più spesso dalla stessa
Janeway è uno stentoreo "Fuoco!" rivolto
al suo ufficiale tattico Tuvok. Il personaggio è già
definito nel momento in cui lo incontriamo, forte, determinata, assolutamente
convinta della necessità di seguire gli insegnamenti e le regole
della Flotta Stellare. Poi, una volta arrivata al quadrante Delta,
la donna finisce per poter contare esclusivamente sulle proprie forze,
costantemente minacciata da razze dichiaratamente bellicose, chiaramente
intenzionate ad eliminare la Voyager, acquisire la tecnologia avanzata
della Federazione e far venire meno la comandante alla promessa fatta
al proprio equipaggio, di riportarli il più presto possibile
sulla Terra…
Almeno all’inizio, la necessità di salvare la pelle mette
in campo una Janeway sanguigna e combattiva (quella che il pubblico
vede nella infinita teoria di scontri con i Kazon ed i Vidiani
che, alla lunga, finiscono per annoiare…). Quali possono essere
i tipici episodi di Voyager della prima fase? Diciamo "Sopravvivenza
I&II" (Basics I&II), "La Febbre
del Sangue" (Blood Fever), "Fusione Mentale"
(The Meld), "Metodi Scientifici" (Scientific
Methods).
Poi, verso la metà della serie, le cose cambiano.
Probabilmente
qualcuno si è ricordato che quelli che la donna porta sul collo
sono gradi da Capitano della Flotta Stellare e che gli ufficiali della
Federazione si comportano in maniera molto, molto diversa. Ma la trasformazione
è necessaria, sul palcoscenico del programma stanno per arrivare
dei comprimari d’eccezione, i Borg, ed una Rambo in gonnella
e gradi da Capitano è in assoluto l’ultima delle cose
di cui si sentiva il bisogno nel programma.
E’ il tempo di episodi molto interessanti quali "Un
Anno all’Inferno I&II" (Year in Hell I&II),
"Giochi di Morte I&II" (The Killing Games
I&II), "Cacciatori" (Hunters),
"Prede" (Prey), "In the Flesh"
(La Teoria di Shaw).
L’arrivo di 7 di 9, poi, richiede una Janeway diversa, più
materna, meno disposta agli eccessi, più aperta agli sviluppi
della vicenda. La ragione di stato richiede un cambiamento drastico
nell’ecosistema della serie, ne abbiamo già parlato in
altra sede quando ci siamo trovata a dissertare sui Borg, altrimenti
storie quali "Il Patto dello Scorpione I&II"
(Scorpion I&II), "Unimatrice Zero I&II"
(Unimatrix Zero I&II), "Frontiera Oscura I&II"
(Dark Frontier I&II) non avrebbero mai visto la luce.
E non mi riferisco esclusivamente alle puntata che hanno per protagonisti
di primo piano i Borg, fate attenzione!
"Il Vuoto" (The Void), "Testata
Esplosiva" (Warhead) ed "Equinox I&II"
(Equinox I&II) sono esempi altrettanto splendidi della
nuova gestione di Voyager, dove assistiamo ad una profonda maturazione
dei rapporti fra i vari personaggi, molto diversi dagli stereotipi
che avevamo conosciuto all’inizio del viaggio della nave federale
nel quadrante Delta.
Stiamo parlando di una Janeway più riflessiva, di un equipaggio
più maturo, più compatto, di una nave che a parecchi
anni dall’inizio delle sue avventure si è trasformata
in un qualcosa che assomiglia sempre di più ad una
famiglia. E qui la maturazione dei vari componenti ha
permesso agli sceneggiatori di mediare le pulsioni più violente
di ciascuno, di farli interagire con maggiore calma e riflessione
con le varie razze che finiscono per incontrare…
Certamente sono lontani gli scontri, quasi giornalieri, con i Kazon,
ma rimane sempre la necessità di attraversare ampi squarci
di spazio inesplorato, con tutti i pericoli del caso (Borg in primis);
e non è detto che il pericolo non arrivi da dove meno lo si
aspetti (vedi il disastroso contatto con l’equipaggio della
Equinox un fatto che non smetterà
mai di rammentarci che anche il comandante più virtuoso potrebbe
fare un errore madornale…).
E poi rimane il problema di gestire Sette di Nove.
Fin dall’inizio l’ex-Borg
deve fare i conti con la violenza che permea il suo passato e con
il tentativo del comandante di riportarla alla sua umanità,
che spesso diventa un vero e proprio atto di prevaricazione.
Ma Janeway sa di poter recuperare Annika alla razza umana ed il suo
è un rischio calcolato; ciò non toglie che il comportamento
del Comandante della Voyager, sebbene sia efficace, si dimostri spesso
poco consono ad un ufficiale della Flotta Stellare…
Ma anche questa volta possiamo considerare quello di Janeway un oculato
utilizzo della Diplomazie Impertinente di cui abbiamo parlato prima!
Ditemelo voi…
Ed "Enterprise"? Vi starete domandando…
Fra le Guerre Fredde Temporali e non (vedi "Attacco
alla Terra" (The Expanse), comportamenti al limite
dell’etica che potete approfondire in episodi come "Il
Cogenitore" (Cogenitor), un comportamento assolutamente
spregiudicato del comandante della nave (basta dare una occhiata a
"Broken Bow" per capire che Archer è molto,
ma molto più brillante del povero Kirk…) ed
una Vulcaniana decisamente influenzata dalle emozioni umane dell’equipaggio
a cui è stata aggregata, non possiamo riconoscere altro che
la Flotta Stellare, almeno all’inizio era un organismo decisamente
poco propenso ad utilizzare la diplomazia al posto delle armi.
Bisogna anche considerare che la Terra si affacciava da sola, sul
cosmo, per la prima volta e se fidarsi è bene non fidarsi,
nella maggioranza dei casi è ancora meglio!
I viaggi interstellari umani sono soltanto all’inizio, l’uomo
si presenta alle porte dello spazio come un bambino ancora incapace
di comprendere come comportarsi (la Prima Direttiva è ancora
di là da venire…) e come anche noi sappiamo molto bene
i bambini sanno essere particolarmente feroci e crudeli, e soltanto
un codice etico ed una moralità di fondo tipica dell’universo
Roddenberriano evita ai primi timidi tentativi di esplorazione iperluce
una fine ignominiosa…
Mi fermo qui. Data la vastità
delle informazioni sull’argomento ho pensato di segnalarvi tutto
il materiale bibliografico a vostra disposizione per un doveroso approfondimento
e mi auguro, come al solito, di ricevere al nostro indirizzo di posta
Warp Mail le vostre considerazioni….
Fine quinta parte.
Fonti Bibliografiche:
Judith Barad, Ed. Robertson "L’etica di Star
Trek" - Longanesi (2003),STIM 86 Dicembre 2006
Intervista
a Gene Roddenberry, condotta da David Alexander e pubblicata
da "The Humanist" nel 1991
[Versione
italiana su www.startrekitalia.com tradotta da Draks78
Dr. Valentina Piattelli "L'etica
di Star Trek",
Giancarlo Manfredi, "Armi Intelligenti ed Uomini
Spaventati" - WebTrekItalia 14 Giugno 2000
Eros “Warp9”Ciaiolo, "Le Armi Intelligenti"
- WebTrekItalia 14 Giugno 2000
Giancarlo Manfredi, "Il Peggiore dei Mondi Possibili
parti I&II" - WebTrekItalia 17 Novembre 2000
[www.webtrekitalia.com]
Susanna Ricci, "La
Guerra Fredda Comincia a Scaldarsi" - STIM 15 Maggio
2000
Riccardo "Summer" Palazzani, "Il
Duello" - STIM 24 Marzo 2001
Riccardo "Summer" Palazzani, "Arena"
- STIM 27 Giugno 2001
Susanna Ricci, "Broken Link" -
STIM 27 Giugno 2001
Anna "Ro Laren" Manfredini, "Dei e Demoni"
(Prima e seconda parte) – STIM 28&29 Luglio e Settembre
2001
Matteo "Norton" Bistoletti, "B’Elanna
Divisa tra 2 Mondi" - STIM 30 Ottobre 2001
Valentina Piattelli, "Star Trek, Relativismo Culturale
e Diritti Umani" - STIM 33 Gennaio 2002
Matteo "Norton" Bistoletti, "Guerre Private
da TOS a TGN" - STIM 34 Febbraio 2002
Stefano "Gullyt" Galli, "La Guerra Fredda
Temporale" - STIM 38 Maggio 2002
Anna "Ro`Laren" Manfredini, "Alla Pallida
Luce della Luna" - STIM 39 Luglio/Agosto 2002
Anna "Ro`Laren", Manfredini "Inter Arma
Enim Silent Leges" - STIM 41 Ottobre 2002
Riccardo "Summer" Palazzani, "La Navicella
Invisibile" - STIM 41 Ottobre 2002
Matteo “Norton” Bistoletti, "Giustizia
Sommaria" - STIM 41 Ottobre 2002
Anna "Ro`Laren" Manfredini, "Fino alla
Morte" - STIM 44 Gennaio 2003
Chiara Codeca', "E questo è l’inizio"
- STIM 54 Marzo 2003
Riccardo "Summer" Palazzani, "La Posta
in Gioco" - STIM 51 Settembre 2003
Fabiano "Langley" Piccione, "Favor the
Victim" - STIM 52 Ottobre 2003
Fabio Miele, "Tra Luce ed Ombra"
- STIM 53 Novembre 2003
Riccardo "Summer" Palazzani, "Lo Zoo di
Thalos" - STIM 57 Marzo 2004
Susanna Ricci, "Chosen Realm"
- STIM 57 Marzo 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Chicago anni’20"
- STIM 58 Aprile 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Ekos e Zeon"
- STIM 60 Giugno 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "L’Ossessione"
- STIM 62 Settembre 2004
Chiara Salvioni, "Michael Eddington"
- STIM 62 Settembre 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, “Incidente
all’Enterprise" - STIM 64 Novembre 2004
Susanna Ricci, "La trilogia di Brent Spiner"
- STIM 65 Dicembre 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Charlie X"
- STIM 65 Dicembre 2004
Riccardo "Summer" Palazzani, "Una Guerra
Incredibile" - STIM 70 Maggio 2005
Chiara Salvioni, "Ode al Disordine"
- STIM 72 Luglio/Agosto 2005
Riccardo "Summer" Palazzani, "La Forza
dell’Odio" - STIM 74 Ottobre 2005
Riccardo "Summer" Palazzani, "Gli Haakoniani"
- STIM 75 Novembre 2005
Matteo “Norton” Bistoletti, "Il Mondo
Visto dall’Alto" - STIM 76 Dicembre 2005
Rossella “DrBev” Marchiselli "Buon compleanno
Star Trek" - STIM 84 Settembre 2006
Pace profonda nell’onda che corre.