LIBERI DI SOGNARE
di Daniele "Nemo" Volpi


 […] Per tutti noi (chi più, chi meno) un buon episodio a bordo della cara e vecchia Enterprise è solo un sano divertimento della durata di quarantacinque minuti: una serata con gli amici, una pizza ed una birra all'insegna della Flotta Stellare è un happening sociale, ma non si va oltre. Ed è bene così.
Talvolta però, qualche idea si insinua nei nostri poveri cervellini di sfasolati che amano indossare pigiamini ed orecchie a punta; e guarda caso certe riflessioni nascono e trovano forza in alcuni concetti che ritroviamo leggendo libri e vedendo telefilm "particolari".
Avrete certamente intuito che il tema del giorno è ambiziosissimo: stiamo parlando del concetto di libertà e del prezzo che dobbiamo pagare per conseguirla. […]

Giancarlo Manfredi,  ‘Tra Fantozzi IV ed i Bastioni di Orione un Trekker si è Perso’“WEBTREK ITALIA (fanzine) - Anno III, numero 15 - luglio 2000”

Ohi-la-là, e che ci azzecca mai, la vecchia Webtrek Italia con i nuovi deliri del vostro redattore preferito? Se state leggendo questo mio nuovo articolino, significa che la direttora non mi ha ancora scatenato contro il Sehlat di redazione. Indubbiamente un buon segno.
O non ha letto il pezzo con attenzione oppure, in qualche maniera, le è piaciuto.
Ma andiamo avanti…
In crisi di astinenza da fanzine, dopo avere letto e riletto tutte le annate disponibili dello STIM, mi sono scaricato i venti numeri di WebTrek Italia, quelli pubblicati prima della trasformazione della testata in portale dedicato al mondo Trek. E, sorpresa, in uno di questi ho scovato un pezzo decisamente particolare, l’intervento di Giancarlo Manfredi che ho deciso di citare all’inizio.
Mi rendo conto che sono passati ben sei anni dalla sua stesura e che il mondo di Star Trek è mutato non poco. L’autore poi, aveva intenzione di seguire una direzione ben precisa, certamente non voleva focalizzarsi soltanto sulla nostra serie preferita, piuttosto intendeva utilizzarla come il catalizzatore per un discorso più ampio. Eppure la lettura del pezzo (che vi consiglio di recuperare insieme agli altri numeri di WTI) mi ha dato molto da riflettere.
Le cose cambiano per rimanere sempre le stesse…

1. L’immaginazione al potere.

“Il motivo per cui lavoriamo è migliorarci”
J.L. Picard – Primo Contatto

L’articolo di Giancarlo Manfredi si poneva una domanda ben precisa: quanto siamo veramente liberi di essere, di esprimerci? Quale prezzo siamo intenzionati a pagare, a quali sacrifici ci aspettano per poter dire di essere veramente liberi?
E riconsiderando tutto questo in un’ottica prettamente Trek, quanto era problematico essere un Trekker in Italia, in un momento particolare nella vita del nostro programma preferito, in un paese dove i destini delle varie incarnazioni della serie erano nelle mani dei vari (ir)responsabili dei palinsesti delle diverse reti televisive?
Sono passati diversi anni, ma le cose non sono poi così cambiate, anche se la diffusione del DVD ha modificato gli equilibri di potere, permettendo a molti di noi di sottrarsi (con fatica) alle becere strategie di mercato che regolano da sempre la messa in onda dei programmi.
I nostri telefilm preferiti sono trasmessi soltanto da poche emittenti, seppure in orari per noi sfavorevoli? Basta mettere mano alla raccolta della stagione che ci interessa, per gustare gli episodi migliori al computer oppure sul televisore, in completa tranquillità.
Il problema che la lettura del pezzo di Manfredi mi ha ispirato è, purtroppo, un altro.
Oggi, dopo lo scivolone di “Nemesi” e la precipitosa chiusura di “Enterprise”, possiamo ancora pensare ad un futuro per la nostra serie del cuore? Possiamo ancora sperare di essere Trekker nel prossimo futuro?
Si, noi tutti lo sappiamo, è soltanto un telefilm, ma noi spettatori affezionati, siamo ancora una forza capace di costruire, influenzare il futuro di una serie come ST? Esiste la possibilità di trasformare un periodo di grande incertezza, come quello che stiamo vivendo, in un nuovo inizio per la nostra saga? E, soprattutto, noi siamo in grado di abbandonare un comportamento passivo, per intervenire concretamente e partecipare alla rinascita di ST? Cosa siamo decisi a fare, a fare veramente, per conservare il nostro sogno preferito? Insomma contiamo ancora qualcosa come fan (brutta parola!) oppure siamo solo dei “due da picche”? Nel nostro paese, gettando una semplice occhiata là fuori, sembriamo contare poco e niente. Non sembriamo essere quella massa critica capace di innescare un vero e proprio “rinascimento” per la nostra serie preferita.
Poi, però, ti accorgi che nel megastore dove acquisti i tuoi DVD le stagioni di Voyager faticano ad arrivare sugli scaffali, di questo sono stato testimone, perché vanno a ruba non appena escono dallo scatolone dei nuovi arrivi e le copie di un noto settimanale che distribuisce in allegato le avventure della comandante Janeway sono prenotatissime e le mancoliste dei clienti affezionati si allungano sempre di più. E cosa succederà alla quando una nota rete televisiva del nostro paese avrà terminato di trasmettere il ciclo completo di Deep Space 9 (alle quattro di notte)?
Sapete cosa vi dico? Sotto sotto mi viene persino il sospetto che la gente abbia un disperato bisogno dell’utopia di Gene Roddenberry e che ancora pochi se ne siano accorti…

2. Chi controlla i controllori?

Per molti mesi i lettori di lunga data mi hanno sentito discutere delle mie opinioni sul cosiddetto "vuoto". Questo dovrebbe essere la distanza tra i fan di vecchia e nuova scuola. In sostanza, la vecchia scuola è quella della gente che ha combattuto nel 1968 per mantenere Star Trek sulla NBC per un altro anno. Queste sono le persone che andavano alle conventions, guardavano le repliche e riempivano i cinema nel 1979 dopo 10 anni di assenza del loro amato equipaggio.
Queste sono le persone che crebbero negli anni 80, indossando orgogliosamente la maglietta "salvate Spock". Nel 1987 queste persone incontrarono i nuovi fans, gente che precedentemente non aveva mai avuto interesse in "quello show". Con il tempo, l'universo Star Trek continuò a crescere. Dalla quarta stagione della Next Generation, fu chiaro che Star Trek era tornato... e per restare. Ciò che non era chiaro a quel punto era cosa il futuro avrebbe mantenuto, poiché molti credevano che la serie sarebbe terminata con un film o due. Tuttavia ciò non avvenne, con grande sorpresa di molti. Invece la Paramount intraprese una operazione commerciale per ottenere "seri profitti" e usò a questo scopo la campagna "Uccidi Wesley Crusher". In questo modo nacquero Deep Space Nine e Voyager. I più anziani fan vivono in un mondo reale e purtroppo il tempo non si può congelare come avviene sul ponte ologrammi. E con l'invecchiare di questa generazione la qualità di Star Trek è drammaticamente caduta. […] Molti fan moderni non comprendo completamente il "dono" di Star Trek.
La lealtà verso l'Universo Trek e verso la serie è diminuita poiché Star Trek è prodotto, adesso, per generare audience televisiva. Dite ciò che vi pare, ma questa no fu mai la solida motivazione di Gene Roddenberry.
Tra i nuovi fan il "dono" è considerato come acquisito e garantito. Cosa si può fare per far comprendere alle persone ciò che realmente possiedono? Molti pensano che dovrebbe morire la serie. Io penso, tuttavia, che andrebbe fatta una mossa più forte...

Fred Shedian, 14 Maggio 2000 http://www.trektoday.com

Il problema di fondo è semplice. Chi ha in mano il controllo della serie non sembra rendersi conto che ST ha abbandonato da un pezzo il semplice status di “serial televisivo” per rivestire i panni di una possibile utopia prossima ventura.
Vedete, Gene Roddenberry non si era limitato a trasferire su carta una buona conoscenza della letteratura fantascientifica e dei fumetti del suo tempo, alcune idee strampalate ed il suo talento per la realizzazione di script televisivi. Aveva seguito il suo buon senso e questi lo aveva guidato nell’unica direzione possibile, capace di allontanare l’umanità dal completo annientamento della specie. ST nasce in un periodo ben preciso, nel bel mezzo della guerra fredda, quando sarebbe stato sufficiente una semplice incomprensione per cancellare il genere umano dalla faccia della terra. Saggiamente Roddenberry riuscì a guardare ‘dentro’ l’umanità di questo periodo, quella che avrebbe voluto veder raggiungere le stelle, ma sapeva benissimo che cosa avrebbe trovato nel fondo dell’animo che stava osservando (“se cerchi di osservare la bestia, bene, questa può riuscire a guardare te…”).
Non potendo sviluppare nella TOS questo aspetto delle vicende umane, per evidenti motivi, dovette attendere la “fase due” di ST, o meglio la Next Generation, per gettare in faccia agli spettatori una verità scomoda ma necessaria: la spinta che porterà alla conquista della curvatura nasce da una catastrofe di portata planetaria, una guerra condotta con armi nucleari che ha fatto milioni di morti su tutto il pianeta. Vi siete mai chiesti da dove viene la rabbia e la determinazione di Q ad accusare e condannare senza appello la crudeltà umana? E’ sicuramente una intuizione roddenberriana (scusate il neologismo…), creata apposta per sostituire una più che giusta “Deus Ire” che l’uomo deve ancora scontare per tutti i peccati che ha commesso. E da buon umanista, lontano da qualsiasi altra motivazione religiosa, il creatore della serie, ha trovato un surrogato capace di spiegare al pubblico a cosa si poteva andare incontro.
Ma, allo stesso tempo, di mostrare che per la nostra razza, per le sue capacità intrinseche, era anche possibile un futuro diverso…
Fortunatamente per noi le cose hanno preso tutt’altra direzione, ma la speranza di un futuro “diverso” basato su principi nuovi, etici, non ci ha mai abbandonato.
Roddenberry, in modo esagerato e spettacolare, è riuscito nel tentativo di mostrare ai suoi spettatori che un domani migliore è possibile ed auspicabile.
Magari un futuro senza teletrasporto e replicatori, ma sempre un futuro positivo, più a misura d’uomo. Purtroppo un futuro diverso significa anche un uomo diverso, un’idea che ci fa tornare alla domanda che ci siamo posti all’inizio: quanto siamo veramente liberi di essere, di esprimerci come persone nuove, profondamente arricchite dal messaggio nascosto in quello che sembra soltanto un telefilm? Quale prezzo siamo intenzionati a pagare, a quali sacrifici dovremo sottoporci per poter fare questo salto di qualità?

3. Gli ultimi Maquis.

L'espressione "Maquis", che letteralmente indica la vegetazione a macchia tipica delle zone costiere della Provenza e della Corsica, designò il movimento di resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale e il combattente partigiano (maquisard) che operava nella clandestinità eseguendo azioni di sabotaggio contro l'occupazione tedesca sul territorio nazionale.
La II Guerra Mondiale"

Un'organizzazione paramilitare di ex cittadini della Federazione che si è costituita nelle colonie interessate ai cambiamenti dei confini dovuti al trattato federale-cardassiano del 2370. I maquis aumentarono di numero in risposta alle ostilità cardassiane verso queste colonie e in risposta alla percezione di essere stati abbandonati dal governo federale...
Star Trek Enciclopedia

Se voler ragionare con la propria testa significa decidere di essere un maquis, allora tutti i fan della serie si possono considerare un poco dei “partigiani”. E non intendo con questo ritirare fuori la faccenda dei pigiamini e delle orecchie a punta. Ciascuno ha il pieno diritto di esprimersi come meglio crede, nella migliore tradizione portata avanti dall’IDIC. Per questo motivo continuo a credere che ST sia tornato, quasi 30 anni fa, per restare… Perché è assolutamente necessario poter credere ancora nelle infinite possibilità della nostra specie.

[David Alexander]  Come vorresti essere ricordato?
[Gene Roddenberry]  Come uno con grande pazienza e che ha avuto un grande amore per la razza umana. Non credo che i problemi debbano essere risolti immediatamente e, stranamente, non ho una filosofia che conosce il termine “immediatamente”. Forse “domani” è fra 500 anni. Ciò che sono gli umani è eccezionale. Come puoi dubitare che sopravvivremo e che matureremo? Ci potrebbe essere una grande saggezza nella vecchia affermazione sul guardare il mondo in modo amorevole. Se potremo, probabilmente il mondo avrà il tempo di trovare la soluzione.

Intervista pubblicata da “The Humanist” nel 1991.

Aver messo serie in stand-by rappresenta l’occasione migliore che poteva capitare al popolo trek.
Molti hanno accusato il programma di presunzione, di troppo conservatorismo, per essersi troppo allontanato dalla vita reale,  per essere divenuto un anacronismo, un mondo che, come dice la nostra Rossella Marchiselliha il difetto dell’utopia, che purtroppo solo a sprazzi  riesce a diventare attuale senza cadere nelle ardite metafore a cui solitamente ricorre per cercare di rappresentare vizi e virtù umane; è difficile, in un’utopia in cui tutto scorre liscio come l’olio, in cui tutti gli sforzi confluiscono in un comune scopo, riconoscere l’umanità del ventunesimo secolo, con guerre, razzismo, sfruttamenti, crimini contro l’uomo, contro le donne, contro i bambini, gli animali, l’ambiente, il territorio, il pianeta; probabilmente a chi vive nel nostro tempo comincia a interessare poco una saga che offre sempre (raramente capita l’opposto) un lieto fine a tutto".
Approfittiamo di questa pausa di riflessione per rigenerare la serie, per una necessaria boccata d’aria che rinfreschi la storia, che la renda più attuale, più realistica, ma che conservi allo stesso tempo la magia che il suo creatore le aveva regalato.
Resistere alla mercificazione di ST, portata avanti dalla sua stessa casa produttrice, che la vede soltanto come la gallina dalle uova d’oro da sfruttare, significa anche conservare il nostro diritto a sognare, ad impegnarci per un domani migliore.
La TOS è stata l’epopea del mito, della leggenda. NTG l’età dell’oro e degli eroi. DS9 un momento di barbarie e di crescita. VOY rappresenta la presa di coscienza della raggiunta maturità.

Ed ora? Come ogni cosa che vive e si trasforma, proviamo a pensare al futuro di Star Trek come caduta ed alla resurrezione. Proviamo a sporcarlo un poco, a farlo diventare più umano, più grande.
È venuto il momento di chiedere a gran voce che chi controlla i destini della serie si impegni per assicurare un futuro a questo programma, che ci permetta di conservare questo nostro sogno; certamente anche noi dobbiamo crescere come appassionati, non limitandoci a seguire pedissequamente le serie che ci vengono presentate, ma chiedendo a gran voce quella profondità e quell’intelligenza che la serie deve sviluppare per il futuro. Suggerisce sempre la direttora: “Probabilmente se in Star Trek il “cattivo” non fosse costantemente destinato alla sconfitta, o se per lo meno non si dipingesse un buonismo imperante e non si insistesse in una political correctness che rispecchia solamente un esempio alato di comportamento fortemente etico, probabilmente si riuscirebbe a coinvolgere una maggior fetta di interesse verso questo show”.
La ricetta è semplice, facciamo capire, discutendo e scrivendo, fuori e dentro la Rete, come vogliamo che sia il futuro di ST, cosa deve rappresentare. Riportiamo la storia ad una dimensione più umana, che rispecchi maggiormente la vita reale. In fondo l’idea iniziale dello stesso Roddenberry era quella di utilizzare uno spettacolo di intrattenimento per parlare di cose che mai e poi mai sarebbero finite in televisione, in prima serata.
Facciamoci riconsegnare le serate con gli amici, le pizze in compagnia, il tutto all’insegna dei viaggi della Flotta Stellare, ma non limitiamoci a scuotere la testa se quello che vediamo non ci piace. Il sogno è comunque nostro, se vogliamo continuare a sognarlo dipende esclusivamente da noi.

"Se muore il sogno, che ne sarà del sognatore?
E se muore il sognatore,che ne sarà del sogno?"
A.B. Chandler

Fonti bibliografiche:

Giancarlo Manfredi,  ‘Tra Fantozzi IV ed i Bastioni di Orione un Trekker si è Perso
“WEBTREK ITALIA - Anno III, numero 15 - luglio 2000 (www.webtrekitalia.com)”
Intervista a Gene Roddenberry condotta da David Alexander e pubblicata da “The Humanist” nel 1991 – “http://www.philosophysphere.com/
Versione italiana su www.startrekitalia.com tradotta da Draks78
http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/8390


Pace profonda nell’onda che corre.


Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail