[…] Per
tutti noi (chi più, chi meno) un buon episodio a bordo della
cara e vecchia Enterprise è solo un sano divertimento della durata
di quarantacinque minuti: una serata con gli amici, una pizza ed una
birra all'insegna della Flotta Stellare è un happening sociale,
ma non si va oltre. Ed è bene così.
Talvolta però, qualche idea si insinua nei nostri poveri cervellini
di sfasolati che amano indossare pigiamini ed orecchie a punta; e guarda
caso certe riflessioni nascono e trovano forza in alcuni concetti che
ritroviamo leggendo libri e vedendo telefilm "particolari".
Avrete certamente intuito che il tema del giorno è ambiziosissimo:
stiamo parlando del concetto di libertà e del prezzo che dobbiamo
pagare per conseguirla. […]
Giancarlo Manfredi, ‘Tra Fantozzi IV
ed i Bastioni di Orione un Trekker si è Perso’“WEBTREK
ITALIA (fanzine) - Anno III, numero 15 - luglio 2000”
Ohi-la-là, e che ci azzecca mai, la vecchia Webtrek Italia
con i nuovi deliri del vostro redattore preferito? Se state leggendo
questo mio nuovo articolino, significa che la direttora non
mi ha ancora scatenato contro il Sehlat di redazione. Indubbiamente
un buon segno.
O non ha letto il pezzo con attenzione oppure, in qualche maniera, le
è piaciuto.
Ma andiamo avanti…
In crisi di astinenza da fanzine, dopo avere letto e riletto tutte le
annate disponibili dello STIM, mi sono scaricato i venti numeri di WebTrek
Italia, quelli pubblicati prima della trasformazione della testata in
portale dedicato al mondo Trek. E, sorpresa, in uno di questi ho scovato
un pezzo decisamente particolare, l’intervento di Giancarlo
Manfredi che ho deciso di citare all’inizio.
Mi rendo conto che sono passati ben sei anni dalla sua stesura e che
il mondo di Star Trek è mutato non poco. L’autore poi,
aveva intenzione di seguire una direzione ben precisa, certamente non
voleva focalizzarsi soltanto sulla nostra serie preferita,
piuttosto intendeva utilizzarla come il catalizzatore per un discorso
più ampio. Eppure la lettura del pezzo (che vi consiglio di recuperare
insieme agli altri numeri di WTI) mi ha dato molto da riflettere.
Le cose cambiano per rimanere sempre le stesse…

1. L’immaginazione
al potere.
“Il motivo per cui lavoriamo è migliorarci”
J.L. Picard – Primo Contatto
L’articolo di Giancarlo Manfredi si poneva una domanda ben precisa:
quanto siamo veramente liberi di essere, di esprimerci? Quale prezzo
siamo intenzionati a pagare, a quali sacrifici ci aspettano per poter
dire di essere veramente liberi?
E riconsiderando tutto questo in un’ottica prettamente Trek, quanto
era problematico essere un Trekker in Italia,
in un momento particolare nella vita del nostro programma preferito,
in un paese dove i destini delle varie incarnazioni della serie erano
nelle mani dei vari (ir)responsabili dei palinsesti
delle diverse reti televisive?
Sono passati diversi anni, ma le cose non sono poi così cambiate,
anche se la diffusione del DVD ha modificato gli equilibri di potere,
permettendo a molti di noi di sottrarsi (con fatica) alle becere strategie
di mercato che regolano da sempre la messa in onda dei programmi.
I nostri telefilm preferiti sono trasmessi soltanto da poche emittenti,
seppure in orari per noi sfavorevoli? Basta mettere mano alla raccolta
della stagione che ci interessa, per gustare gli episodi migliori al
computer oppure sul televisore, in completa tranquillità.
Il problema che la lettura del pezzo di Manfredi mi ha ispirato è,
purtroppo, un altro.
Oggi, dopo lo scivolone di “Nemesi” e la precipitosa chiusura
di “Enterprise”, possiamo ancora pensare ad un futuro per
la nostra serie del cuore? Possiamo ancora sperare di essere
Trekker nel prossimo futuro?
Si, noi tutti lo sappiamo, è soltanto un telefilm, ma noi spettatori
affezionati, siamo ancora una forza capace di costruire, influenzare
il futuro di una serie come ST? Esiste la possibilità di trasformare
un periodo di grande incertezza, come quello che stiamo vivendo, in
un nuovo inizio per la nostra saga? E, soprattutto, noi siamo in grado
di abbandonare un comportamento passivo, per intervenire concretamente
e partecipare alla rinascita di ST? Cosa siamo decisi a fare, a fare
veramente, per conservare il nostro sogno preferito? Insomma contiamo
ancora qualcosa come fan (brutta parola!) oppure siamo solo dei “due
da picche”? Nel nostro paese, gettando una semplice occhiata là
fuori, sembriamo contare poco e niente. Non sembriamo essere quella
massa critica capace di innescare un vero e proprio “rinascimento”
per la nostra serie preferita.
Poi, però, ti accorgi che nel megastore dove acquisti i tuoi
DVD le stagioni di Voyager faticano ad arrivare sugli scaffali, di questo
sono stato testimone, perché vanno a ruba non appena escono dallo
scatolone dei nuovi arrivi e le copie di un noto settimanale che distribuisce
in allegato le avventure della comandante Janeway sono prenotatissime
e le mancoliste dei clienti affezionati si allungano sempre di più.
E cosa succederà alla quando una nota rete televisiva del nostro
paese avrà terminato di trasmettere il ciclo completo di Deep
Space 9 (alle quattro di notte)?
Sapete cosa vi dico? Sotto sotto mi viene persino il sospetto che la
gente abbia un disperato bisogno dell’utopia
di Gene Roddenberry e che ancora pochi se ne siano accorti…

2. Chi controlla
i controllori?
Per molti mesi i lettori di lunga data mi hanno sentito discutere
delle mie opinioni sul cosiddetto "vuoto". Questo dovrebbe
essere la distanza tra i fan di vecchia e nuova scuola. In sostanza,
la vecchia scuola è quella della gente che ha combattuto nel
1968 per mantenere Star Trek sulla NBC per un altro anno. Queste sono
le persone che andavano alle conventions, guardavano le repliche e riempivano
i cinema nel 1979 dopo 10 anni di assenza del loro amato equipaggio.
Queste sono le persone che crebbero negli anni 80, indossando orgogliosamente
la maglietta "salvate Spock". Nel 1987 queste persone incontrarono
i nuovi fans, gente che precedentemente non aveva mai avuto interesse
in "quello show". Con il tempo, l'universo Star Trek continuò
a crescere. Dalla quarta stagione della Next Generation, fu chiaro che
Star Trek era tornato... e per restare. Ciò che non era chiaro
a quel punto era cosa il futuro avrebbe mantenuto, poiché molti
credevano che la serie sarebbe terminata con un film o due. Tuttavia
ciò non avvenne, con grande sorpresa di molti. Invece la Paramount
intraprese una operazione commerciale per ottenere "seri profitti"
e usò a questo scopo la campagna "Uccidi Wesley Crusher".
In questo modo nacquero Deep Space Nine e Voyager. I più anziani
fan vivono in un mondo reale e purtroppo il tempo non si può
congelare come avviene sul ponte ologrammi. E con l'invecchiare di questa
generazione la qualità di Star Trek è drammaticamente
caduta. […] Molti fan moderni non comprendo completamente il
"dono" di Star Trek.
La lealtà verso l'Universo Trek e verso la serie è diminuita
poiché Star Trek è prodotto, adesso, per generare audience
televisiva. Dite ciò che vi pare, ma questa no fu mai la solida
motivazione di Gene Roddenberry.
Tra i nuovi fan il "dono" è considerato come acquisito
e garantito. Cosa si può fare per far comprendere alle persone
ciò che realmente possiedono? Molti pensano che dovrebbe morire
la serie. Io penso, tuttavia, che andrebbe fatta una mossa più
forte...
Fred Shedian, 14 Maggio 2000 http://www.trektoday.com
Il problema di fondo è semplice. Chi ha in mano il controllo
della serie non sembra rendersi conto che ST ha abbandonato da un pezzo
il semplice status di “serial televisivo” per rivestire
i panni di una possibile utopia prossima ventura.
Vedete, Gene Roddenberry non si era limitato a trasferire su carta una
buona conoscenza della letteratura fantascientifica e dei fumetti del
suo tempo, alcune idee strampalate ed il suo talento per la realizzazione
di script televisivi. Aveva seguito il suo buon senso e questi lo aveva
guidato nell’unica direzione possibile, capace di allontanare
l’umanità dal completo annientamento della specie. ST nasce
in un periodo ben preciso, nel bel mezzo della guerra fredda, quando
sarebbe stato sufficiente una semplice incomprensione per cancellare
il genere umano dalla faccia della terra. Saggiamente Roddenberry riuscì
a guardare ‘dentro’ l’umanità di questo periodo,
quella che avrebbe voluto veder raggiungere le stelle, ma sapeva benissimo
che cosa avrebbe trovato nel fondo dell’animo che stava osservando
(“se cerchi di osservare la bestia, bene, questa può
riuscire a guardare te…”).
Non potendo sviluppare nella TOS questo aspetto delle vicende umane,
per evidenti motivi, dovette attendere la “fase due” di
ST, o meglio la Next Generation, per gettare in faccia agli spettatori
una verità scomoda ma necessaria: la spinta che porterà
alla conquista della curvatura nasce da una catastrofe di portata planetaria,
una guerra condotta con armi nucleari che ha fatto milioni di morti
su tutto il pianeta. Vi siete mai chiesti da dove viene la rabbia e
la determinazione di Q ad accusare e condannare senza appello la crudeltà
umana? E’ sicuramente una intuizione roddenberriana (scusate il
neologismo…), creata apposta per sostituire una più che
giusta “Deus Ire” che l’uomo deve ancora scontare
per tutti i peccati che ha commesso. E da buon umanista, lontano da
qualsiasi altra motivazione religiosa, il creatore della serie, ha trovato
un surrogato capace di spiegare al pubblico a cosa si poteva andare
incontro.
Ma, allo stesso tempo, di mostrare che per la nostra razza, per le sue
capacità intrinseche, era anche possibile un futuro diverso…
Fortunatamente per noi le cose hanno preso tutt’altra direzione,
ma la speranza di un futuro “diverso” basato su
principi nuovi, etici, non ci ha mai abbandonato.
Roddenberry, in modo esagerato e spettacolare, è riuscito nel
tentativo di mostrare ai suoi spettatori che un domani migliore è
possibile ed auspicabile.
Magari un futuro senza teletrasporto e replicatori, ma sempre un futuro
positivo, più a misura d’uomo. Purtroppo un futuro diverso
significa anche un uomo diverso, un’idea che ci fa tornare alla
domanda che ci siamo posti all’inizio: quanto siamo veramente
liberi di essere, di esprimerci come persone nuove, profondamente arricchite
dal messaggio nascosto in quello che sembra soltanto un telefilm? Quale
prezzo siamo intenzionati a pagare, a quali sacrifici dovremo sottoporci
per poter fare questo salto di qualità?

3. Gli ultimi Maquis.
L'espressione "Maquis", che letteralmente indica la vegetazione
a macchia tipica delle zone costiere della Provenza e della Corsica,
designò il movimento di resistenza francese durante la Seconda
Guerra Mondiale e il combattente partigiano (maquisard) che operava
nella clandestinità eseguendo azioni di sabotaggio contro l'occupazione
tedesca sul territorio nazionale.
La
II Guerra Mondiale"
Un'organizzazione paramilitare di ex cittadini della
Federazione che si è costituita nelle colonie interessate ai
cambiamenti dei confini dovuti al trattato federale-cardassiano del
2370. I maquis aumentarono di numero in risposta alle ostilità
cardassiane verso queste colonie e in risposta alla percezione di essere
stati abbandonati dal governo federale...
Star Trek Enciclopedia
Se
voler ragionare con la propria testa significa decidere di essere un
maquis, allora tutti i fan della serie si possono considerare un poco
dei “partigiani”. E non intendo con questo ritirare fuori
la faccenda dei pigiamini e delle orecchie a punta. Ciascuno ha il pieno
diritto di esprimersi come meglio crede, nella migliore tradizione portata
avanti dall’IDIC. Per questo motivo continuo a credere che ST
sia tornato, quasi 30 anni fa, per restare… Perché è
assolutamente necessario poter credere ancora nelle infinite
possibilità della nostra specie.
[David Alexander] Come vorresti essere ricordato?
[Gene Roddenberry] Come uno con grande pazienza e che ha avuto
un grande amore per la razza umana. Non credo che i problemi debbano
essere risolti immediatamente e, stranamente, non ho una filosofia che
conosce il termine “immediatamente”. Forse “domani”
è fra 500 anni. Ciò che sono gli umani è eccezionale.
Come puoi dubitare che sopravvivremo e che matureremo? Ci potrebbe essere
una grande saggezza nella vecchia affermazione sul guardare il mondo
in modo amorevole. Se potremo, probabilmente il mondo avrà il
tempo di trovare la soluzione.
Intervista pubblicata da “The Humanist” nel 1991.
Aver
messo serie in stand-by rappresenta l’occasione migliore che poteva
capitare al popolo trek.
Molti hanno accusato il programma di presunzione, di troppo conservatorismo,
per essersi troppo allontanato dalla vita reale, per essere divenuto
un anacronismo, un mondo che, come dice la nostra Rossella Marchiselli
“ha il difetto dell’utopia, che purtroppo solo a sprazzi
riesce a diventare attuale senza cadere nelle ardite metafore a cui
solitamente ricorre per cercare di rappresentare vizi e virtù
umane; è difficile, in un’utopia in cui tutto scorre liscio
come l’olio, in cui tutti gli sforzi confluiscono in un comune
scopo, riconoscere l’umanità del ventunesimo secolo, con
guerre, razzismo, sfruttamenti, crimini contro l’uomo, contro
le donne, contro i bambini, gli animali, l’ambiente, il territorio,
il pianeta; probabilmente a chi vive nel nostro tempo comincia a interessare
poco una saga che offre sempre (raramente capita l’opposto) un
lieto fine a tutto".
Approfittiamo di questa pausa di riflessione per rigenerare la serie,
per una necessaria boccata d’aria che rinfreschi la storia, che
la renda più attuale, più realistica, ma che conservi
allo stesso tempo la magia che il suo creatore le aveva regalato.
Resistere alla mercificazione di ST, portata avanti dalla sua stessa
casa produttrice, che la vede soltanto come la gallina dalle uova d’oro
da sfruttare, significa anche conservare il nostro diritto a sognare,
ad impegnarci per un domani migliore.
La TOS è stata l’epopea del mito, della leggenda. NTG l’età
dell’oro e degli eroi. DS9 un momento di barbarie e di crescita.
VOY rappresenta la presa di coscienza della raggiunta maturità.

Ed
ora? Come ogni cosa che vive e si trasforma, proviamo a pensare al futuro
di Star Trek come caduta ed alla resurrezione. Proviamo a sporcarlo
un poco, a farlo diventare più umano, più grande.
È venuto il momento di chiedere a gran voce che chi controlla
i destini della serie si impegni per assicurare un futuro a questo programma,
che ci permetta di conservare questo nostro sogno; certamente anche
noi dobbiamo crescere come appassionati, non limitandoci a seguire pedissequamente
le serie che ci vengono presentate, ma chiedendo a gran voce quella
profondità e quell’intelligenza che la serie deve sviluppare
per il futuro. Suggerisce sempre la direttora: “Probabilmente
se in Star Trek il “cattivo” non fosse costantemente destinato
alla sconfitta, o se per lo meno non si dipingesse un buonismo imperante
e non si insistesse in una political correctness che rispecchia solamente
un esempio alato di comportamento fortemente etico, probabilmente si
riuscirebbe a coinvolgere una maggior fetta di interesse verso questo
show”.
La ricetta è semplice, facciamo capire, discutendo e scrivendo,
fuori e dentro la Rete, come vogliamo che sia il futuro di ST, cosa
deve rappresentare. Riportiamo la storia ad una dimensione più
umana, che rispecchi maggiormente la vita reale. In fondo l’idea
iniziale dello stesso Roddenberry era quella di utilizzare uno spettacolo
di intrattenimento per parlare di cose che mai e poi mai sarebbero finite
in televisione, in prima serata.
Facciamoci riconsegnare le serate con gli amici, le pizze in compagnia,
il tutto all’insegna dei viaggi della Flotta Stellare, ma non
limitiamoci a scuotere la testa se quello che vediamo non ci piace.
Il sogno è comunque nostro, se vogliamo continuare a sognarlo
dipende esclusivamente da noi.

"Se
muore il sogno, che ne sarà del sognatore?
E se muore il sognatore,che ne sarà del sogno?"
A.B. Chandler
Fonti
bibliografiche:
Giancarlo Manfredi, ‘Tra Fantozzi IV ed i Bastioni
di Orione un Trekker si è Perso’
“WEBTREK ITALIA - Anno III, numero 15 - luglio 2000 (www.webtrekitalia.com)”
Intervista
a Gene Roddenberry condotta da David Alexander e pubblicata
da “The Humanist” nel 1991 – “http://www.philosophysphere.com/”
Versione
italiana su www.startrekitalia.com tradotta da Draks78
http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/8390
Pace profonda nell’onda che corre.