Alexander: Cerchi di
stare abbastanza lontano da affrontare l’argomento “Dio”
in Star Trek e quando lo affronti lo fai in modo obliquo. Sembra che
l’equipaggio dell’Enterprise sia fatto da umanisti.
Roddenberry: Oh si, loro hanno le loro convinzioni che rimangono private,
non provano ad evangelizzare o andare in giro a discutere. Ho sempre
assunto che in quel tempo (il ventiquattresimo secolo) ci sia una fede
che è comune alle persone di Star Trek, cioè che ci sia
qualcosa là fuori, c’è forse qualcosa che guida
le nostre vite, ma non sappiamo cos’è e non sappiamo se
c’è.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist”
1991.
Prosegue il nostro viaggio attraverso
i diversi aspetti dell’etica, nella saga realizzata da Gene
Roddenberry. Se ancora mi state leggendo, devo pensare che non vi
siete annoiati più di tanto…
Meno male.
Abbiamo parlato della Federazione e delle sue basi morali, ci siamo
soffermati sulla Flotta Stellare, sulla società del 24esimo
secolo, abbiamo provato anche ad immaginare quale tipo di economia
potrebbe nascere in un futuro come quello descritto in Star Trek.
Ora tenteremo di affrontare l’argomento che, probabilmente più
di tutti gli altri, ha infiammato le discussioni fra i sostenitori
delle varie serie: i contenuti religiosi dalla TOS ad Enterprise.
Parlando di religione (e di religiosità), cosa possiamo trovare
in Star Trek, cosa manca e cosa è cambiato in questi 40
anni di viaggi, dove nessun uomo è mai giunto prima?
1. TOS e TNG fra luci ed ombre.
Roddenberry:
Non ho avuto nessuna attenzione per la religione e ho smesso di andare
in chiesa appena ho potuto, capii che la religione non era per me
e non ho pensato alla Chiesa per molto tempo […] Finché
non ho iniziato a fare Star Trek il concetto di religione lo avevo
totalmente ignorato, riemerse quando mi chiesero se avessi intenzione
di mettere un cappellano sull’Enterprise, risposi di no, dall’umanesimo
ho imparato che se ti metti a discutere con queste persone ti intrappolano
[…] Quando ho iniziato a fare Star Trek è diventato
difficile metterci i miei ideali in quanto è basato su un possibile
futuro ed una nave stellare, inoltre molti dei mondi che l’Enterprise
visita sono simili alla Terra ed hanno le loro religioni, ci sono
molti alieni sull’astronave e se ognuno volesse un cappellano
per la loro religione...
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist”
1991.
Presto o tardi qualcuno vi farà candidamente (e ferocemente)
notare che il lavoro del ‘grande uccello della galassia’,
Gene Roddenberry, nasconde un ingombrante scheletro nell’armadio:
nella serie originale l’autore sembra aver dimenticato i problemi
legati alla religione.
L’argomento non esiste. I riferimenti ad un possibile culto
religioso a bordo dell’Enterprise sono totalmente assenti. Addirittura,
lo stesso Roddenberry tenne testa ai molti che, durante la produzione
delle tre stagioni canoniche, chiedevano l’introduzione di
un cappellano sulla nave più famosa della fantascienza,
negandone con decisione la necessità.
Ci credereste che ci fu chi, all’inizio degli anni ’80,
insistette per un funerale “cattolico” al povero Spock,
morto nell’adempimento del proprio dovere?
In qualsiasi caso, Star Trek si identificava ancora con lo stesso
Roddenberry e l’autore decise di lasciare fuori dalla porta
il problema. Punto, discorso chiuso.
Considerando il periodo storico, che ha visto la nascita della TOS,
ed il background socioculturale del programma, la cosa non può
che suonare piuttosto strana…
Sono numerosi gli appassionati ed i critici della saga che hanno passato
ore ad interrogarsi sul motivo per cui, nelle prime serie di Star
Trek, si parli poco o quasi mai di religione; copiosi i fiumi di inchiostro
versati, nel tentativo di dare una spiegazione coerente alla decisione
di evitare il problema, presa dal creatore della saga.
La spiegazione più razionale, accettata dal popolo Trekker,
è da sempre quella che vede lo stesso Roddenberry decidere
coscientemente di evitare l'argomento, nel tentativo di non
sviluppare attriti fra le varie confessioni religiose a cui poteva
appartenere il pubblico della trasmissione.
In altre parole si credeva che l’inventore dell’universo
Trek, temesse di apparire legato ad un culto (religioso) oppure ad
una credenza in particolare e che il programma potesse essere accusato
di contenere un messaggio nascosto a favore di questa o quella professione
di fede; messo davanti a questo pericolo, Roddenberry avrebbe preferito
evitare volutamente di inserire a bordo dell’Enterprise
una specifica confessione religiosa piuttosto che un’altra…
Personalmente credo che una spiegazione di questo tipo possa suonare
decisamente riduttiva.
In realtà il tema religioso è ampiamente trattato sia
negli episodi che nei film della saga, il vero problema sta nella
maniera in cui Roddenberry prima, ed i suoi eredi poi, hanno interpretato
la religione e la religiosità, delle diverse razze, nelle varie
serie televisive.
Scorrete con attenzione le citazioni che avete trovato all’inizio
del mio articolo e provate ad immaginare a quale religione potesse
mai appartenere il buon Gene.
Inizialmente legato alla chiesa battista, Roddenberry decise già
in giovanissima età che la religione non era una faccenda per
lui. Non che non fosse credente, piuttosto aveva una sana diffidenza
per le strutture e per le liturgie a cui era costretto ad assistere
insieme alla sua famiglia. Volle perciò seguire, per tutto
il resto della vita, un umanesimo di natura fondamentalmente etica,
preferendo evitare di affrontare il problema in modo diretto. Questo
suo modo di vedere la propria esistenza è andato ad influenzare
pesantemente lo sviluppo dell’universo di Star Trek, che decise
di realizzare partendo da principi fondamentalmente illuministi e
dove conoscenza e cultura hanno in qualche modo sostituito (ma non
eliminato!) le attuali credenze religiose.
Roddenberry si guarda bene dal negare la possibile esistenza, nel
nostro universo, di una o più entità superiori, ma preferisce
concentrare la sua attenzione sull’uomo e sulle sue potenzialità,
escludendo altri elementi quali, ad esempio, il destino.
L'Umanesimo è quell'epoca, identificata col Quattrocento
italiano, che segna l'uscita dal Medioevo in campo culturale e l'inizio
del Rinascimento in cui l'uomo sarà il punto di riferimento
dell'intera realtà. […] Coloro che vennero in seguito
definiti Umanisti, ossia i cultori quattrocenteschi del latino classico,
chiamarono umanesimo il loro movimento, traendo tale nome dalla parola
latina Humanitas, la quale sta a significare "tutto ciò
che è degno dell'uomo e che lo rende civile, innalzandolo sopra
la barbarie" […] A lato del significato della parola Umanesimo,
intesa come periodo storico, alcuni autori contemporanei ne hanno
allargato il significato, così che possiamo definire umaniste
tutte quelle correnti che abbiano proclamato la solidarietà
e la libertà di scelta dell'essere umano.
Definizione di Umanesimo - Dalla Wikipedia [estratto], l'enciclopedia
libera (2006).
In particolari casi, Star Trek arriva persino ad affrontare concezioni
religiose ormai scomparse, così da non rischiare di offendere
nessuno ai giorni nostri, come per esempio identificando, in una puntata
della serie originale, gli antichi dei greci come "semplici"
alieni dagli straordinari poteri.
Nella quasi totalità dei casi, la maggioranza delle entità
superiori incontrate nelle più disparate occasioni, durante
le stagioni della TOS e della TNG, sembrano soltanto superficialmente
essere semidei oppure vere e proprie entità sovrannaturali.
Citiamo a caso "Dominati da Apollo" (Who Mourn
for the Adonais) dove l'Enterprise è catturata da una
creatura che si spaccia per il Dio greco Apollo e che pretende dall'equipaggio
una venerazione totale come un tempo facevano i terrestri. Ancora
nel "Il Cavaliere di Ghotos" (The Squire of
Gothos) e ne "La Mela" (The Apple)
abbiamo a che fare con misteriose entità che potrebbero essere
paragonate a degli dei per i loro particolari poteri; nel primo caso
troviamo l'ambiguo Trelane in grado di manipolare il tessuto
connettivo della stessa realtà (un accenno di quanto avremmo
visto più tardi, con la creazione del continuum e della razza
dei Q?), ma che soffre di solitudine ed ha disperato bisogno dell’equipaggio
dell’Enterprise, mentre nel secondo ci viene presentata una
misteriosa entità che controllo un intero pineta ed i suoi
abitanti e che in realtà è soltanto un super computer
programmato dagli antenati della popolazione autoctona per provvedere
alla loro sopravvivenza.
In tutti i casi la religione o pseudo-religione si trasforma in un
escamotage creato ad arte per presentare una particolare razza/creatura
ed i suoi incredibili poteri.
Gli unici accenni ad una forma di religione strutturata ci vengono
mostrati nel corso di due puntate decisamente interessanti, per le
nostre ricerche di tipo etico.
Ne “La Navicella Invisibile” (Balance of
Terror) riusciremo a vedere l’interno di una “cappella”,
una chiesa caratterizzata da una struttura architettonica assolutamente
neutra, che può essere fruita dai vari componenti dell’equipaggio,
indipendentemente dalle confessioni religiose professate.
Ma è in “Nell’Arena con i Gladiatori”
(Bread and Circuses) che Roddenberry si avvicina maggiormente
alla descrizione di una vera e propria religione, mostrando il pianeta
892IV ed il suo culto del “Sole”. Scambiato per una forma
pagana che identifica la divinità con l’astro solare
(molto simile al culto terrestre dell’età classica definito
‘del Sole Invitto’), soltanto alla fine dell’episodio,
saranno le parole del Tenente Uhura a svelare il mistero: se l’evoluzione
ha portato questo mondo così lontano a ricalcare le vicende
del nostro pianeta, la figura del Sole, in questo caso, non può
che identificarsi che con il Cristo della religione cristiana…
Una timida apertura al problema della religione nel programma che
non si ripeterà.
In TNG la gestione dei temi religiosi, proseguirà seguendo
i binari già rodati: ancora una volta vedremo episodi quali
“Il Giudizio” (Justice) e “Il
Diavolo” (Devil’s Due), dove i presunti
dei (o demoni) altro non sono che particolari esseri viventi dotati
di capacità o tecnologie superiori, che possono facilmente
essere scambiati per poteri divini. Il Dio degli Edo, nell’ammasso
stellare Rubicun, assomiglia molto ad una nave interdimensionale,
mentre Ardra, il diavolo per i Ventaxiani di VentaxII, si rivela soltanto
un’abile truffatrice.
Roddenberry fece certamente sua la frase di A.C. Clarke che (a spanne)
affermava: “Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata
è indistinguibile dalla magia”…
Ma è in TNG che Roddenberry osa maggiormente e ci presenta
quella che rimane l’unica, vera razza di creature (semi)divine,
presenti nell’universo di Star Trek: i Q. Il primo
rappresentante dei Q (un delizioso John De Lancie) viene
introdotto addirittura all’inizio della serie, nell’episodio
"Incontro a Farpoint" (Encounter at Farpoint
I&II), dove inizia subito a perseguitare il nuovo equipaggio
dell’Enterprise D, con l’intenzione di giudicare, attraverso
di loro, tutto il genere umano per i crimini commessi dalla nostra
razza nel passato…
Q proviene da un luogo che si trova al di là dello spazio e
del tempo (In Voyager riusciremo anche a vedere questo luogo, rappresentato
in modi diversi) chiamato Continuum, dove vivono o meglio
"esistono" altri esseri onnipotenti come lui, che spesso
si arrogano il diritto di decidere in favore della vita e della morte
di un essere, o addirittura di un intero pianeta, possono viaggiare
nel tempo (passato, presente e futuro), riportare in vita i morti,
trasformarsi in tutto ciò che esiste nell'universo e molto
altro. Q riuscirà ad emettere un verdetto, nei confronti dell’umanità,
soltanto nell’episodio conclusivo della serie "Ieri,
oggi e domani" (All Good Things… I&II)
dopo 7 anni di analisi del comportamento umano (e diverse esilaranti
vicende!). Ed il verdetto finale di Q assomiglia pericolosamente alla
filosofia etica di Roddenberry, che vuole il genere umano pronto per
un grande salto, capace di trovare in quella forza e quelle qualità
“umane” che lo porteranno in breve tempo a risolvere i
problemi della nostra razza ed ha raggiungere altri mondi…
E cosa dire dei lungometraggi dedicati all’equipaggio originale
della saga?
Se nel primo “ST:The Motion Picture” era una
sonda terrestre, che aveva acquisito autocoscienza, a cercare il proprio
creatore (la trasposizione fantascientifica della ricerca del divino
da parte dell’uomo), in “STIII:Alla ricerca di Spock”
(STIII:The Search of Spock) assistiamo addirittura alla resurrezione
del comandante vulcaniano…
Ma quello che, senza alcun dubbio, tratta maggiormente il tema mistico/religioso
è “STV:L'ultima frontiera" (ST:The
Final Frontier), dove il fratellastro di Spock, Sybok,
è convinto di aver individuato Sha'Ka'Ree, il pianeta
che ospita Dio in persona.
Dopo essere riuscito ad impossessarsi dell'Enterprise ed aver convinto
(quasi) tutto l’equipaggio a seguirlo, punta dritto al centro
della galassia, dove crede di poter avere finalmente tutte le risposte
alle domande che gli uomini si sono sempre posti. Qui, in effetti,
troverà un'entità dotata di un enorme potere, ma si
tratta soltanto di un alieno pericoloso, condannato all’esilio
da molti secoli, e deciso ad uccidere chiunque non obbedisce ai suoi
ordini.
Fino a questo punto abbiamo visto come in Star Trek tutti i fenomeni
soprannaturali e tutti i miti religiosi vengono sempre ricondotti
ad una qualche spiegazione scientifica. Ancora una volta il programma,
che fino a questo momento si è identificato profondamente con
il modo di pensare del suo creatore, riesce a neutralizzare il problema
di come proporre un argomento religioso, rimanendo comunque assolutamente
coerente.
Se ci pensiamo con attenzione Roddenberry non aveva tutti i torti,
a gestire la serie in questo modo: proporre nel programma un Dio che
si occupa solo degli uomini e che si fosse sacrificato solo
per loro rappresenterebbe un concetto assolutamente illogico ed egoista
in una serie profondamente etica come Star Trek.
Un’idea di questo tipo rappresenta perciò il migliore
tipo di “religione” immaginabile per un ipotetico
futuro, una religione che riconosce come Dio una entità, un
qualcosa che non abbia necessariamente un aspetto umano o
umanoide, comunque un'entità superiore che possa essere riconosciuta
anche da razze e popoli di altri mondi e galassie.
2. La svolta: Deep Space 9.
Roddenberry: La mia famiglia è del Sud, mia madre era molto
religiosa ed ogni domenica andavamo in una chiesa Battista, ma non
prendevo la religione seriamente, mi sembrava così... Ovvia,
almeno all’inizio, c’erano delle cose che andavano spiegate,
e mi seccava molto, ero un bambino la vita era interessante e piacevole.
[…] Ascoltai la predica e rimasi sorpreso di sentire cose che
sembravano pazze, arrivò il momento della comunione, dove ti
danno l’ostia che rappresenta il corpo di Cristo ed il vino
il suo sangue, la mia prima reazione fu:”Questi sono una mandria
di cannibali! Ma dove sono capitato!”. In realtà avevo
confuso, anche perché le parole che dissero non mi resero chiaro
il collegamento fra quelle frasi, non capivo perché Gesù
dovesse trasformarsi in un’ostia per essere mangiato.
La religione da quel momento mi sembrò qualcosa di magico di
superstizioso e non vedevo il motivo di seguire quei dettami alla
mia età.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist”
1991.
Purtroppo, come recitava il titolo della puntata conclusiva di NTG,
“Tutte le cose belle devono finire”; nel 1991
Gene Roddenberry ci ha lasciato, raggiungendo quell’infinito
che aveva descritto così bene nei suoi telefilm. La scomparsa
del creatore di Star Trek ha lasciato un vuoto profondo, tanto profondo
da mettere in discussione l’esistenza stessa della saga che
aveva creato.
Per nostra fortuna l’eredità del ‘grande uccello
della galassia’ è stata raccolta da produttori e sceneggiatori
(Ira Steven Behr, Ronald D. Moore, René Echevarria
per citare solo i più noti)
capaci di portare avanti con energia immutata le sue idee ed il suo
messaggio etico.
A questo punto la Next Generation si avvicinava alla conclusione,
mentre un nuovo capitolo della storia di Star Trek già scalpitava
ai nastri di partenza. E non sarebbe stata una serie qualunque, no
di certo; questa volta, la religione avrebbe avuto un posto ben preciso
nell’ecologia del programma!
Deep Space 9 rappresenta un deciso cambio di rotta nell’universo
Trek, fin dalla prima puntata.
Un equipaggio eterogeneo, un comandante tormentato, una stazione spaziale
sospesa non soltanto fra un pianeta (Bajor) ed un misterioso Tunnel
Spaziale, ma anche fra due mondi e due modi di pensare. Il comandante
Sisko si trova immediatamente coinvolto nei problemi sociopolitici
di Bajor, nelle scaramucce con i precedenti occupanti Cardassiani,
con i problemi di gestione e di non interferenza che gli competono
come rappresentante della Federazione. Il nuovo telefilm è
anche una vicenda politica, profondamente influenzata dalle
conseguenze di una guerra e di una occupazione che si è protratta
per anni, ma soprattutto è una storia basata sulla grande spiritualità
del popolo bajoriano e sulla scoperta del Tunnel e dei suoi occupanti.
Con il pilot della serie, “L’emissario”
(The Emissary) veniamo a conoscenza di una nuova razza di
creature che “esistono” all’interno del tunnel,
in una dimensione dove il tempo lineare come noi lo conosciamo, nemmeno
viene considerato, è un concetto completamente aliena a questa
razza straordinaria. Queste creature esistono in qualsiasi tempo e
sembrano avere scelto il Comandante della stazione come loro rappresentante.
E, cosa fondamentale, vengono creduti dei dal popolo bajoriano che
li ha battezzati “i Profeti”…
Fin dall’inizio un recalcitrante Sisko viene messo di fronte
ad una realtà che non comprende appieno: per qualche motivo
è lui il prescelto, lui è l’emissario dei Profeti
di Bajor e verso di lui si rivolge l’attenzione del popolo del
pianeta. Fin dall’inizio il Comandante si trova a dover gestire
un doppio ruolo, quello di ufficiale federale assegnato alla stazione
spaziale DS9 e quello religioso di Emissario rovinato inaspettatamente
sulle sue spalle, un ruolo che non sente assolutamente suo.
Parlare di un programma come DS9 in maniera approfondita richiederebbe
uno spazio molto, molto maggiore di quello a nostra disposizione in
questo articolo. Non è detto che non ci si possa tornare in
futuro e comunque nella bibliografia potrete trovare numerosi riferimenti
a cui attingere per approfondire l’argomento.
Possiamo però sottolineare come, nelle sette stagioni della
serie, gli sceneggiatori abbiano voluto spezzare la tradizione trentennale
che vedeva Star Trek legato ad un impostazione agnostica, modificando
l’atteggiamento del programma nei confronti della fede religiosa
e delle sue manifestazioni. In Deep Space 9, per la prima volta, la
vicenda si sviluppa in modo diverso rispetto a quella impostata dall’autore
originario e si legittima il ricorso al divino, piuttosto che alla
ragione. Per la prima volta un Comandante della Flotta riuscirà
a confidare nel sovrannaturale, nella fede, piuttosto che nelle risorse
dell’ingegno umano. Saranno necessarie ben sette stagioni e
molto dolore, molta sofferenza, ma alla fine sarà il personaggio
principale a scegliere di affidarsi alla mistica, piuttosto che alla
scienza, a fare un salto di fede. Nell’intero ciclo
narrativo assisteremo alla trasformazione di un uomo, fortemente ancorato
ad un’esistenza razionale, che perde via via tutte le proprie
certezze, riuscendo, puntata dopo puntata a sostituirle con una presa
di coscienza profondamente mistica. Nel momento in cui Sisko riesce
a sostituire la norme della Flotta Stellare e le risorse della logica
con una coscienza “religiosa”, il comandante apre la propria
mente a nuove possibilità, accettando di mettere in discussione
tutte le sue certezze, confidando in qualcosa che va oltre la propria
razionalità.
Un cambiamento di portata inimmaginabile nell’universo Trek
che fino a quel momento aveva fondato le proprie basi nella tesi diametralmente
opposta.
Alla fine della serie Sisko si scoprirà un uomo diverso, cambiato,
o meglio trasfigurato, da quello incontrato sette anni prima,
quando il ruolo di Emissario era un peso inaccettabile ; ora ha conosciuto
le luci e le ombre di Bajor, e le luci e le ombre dell’animo
umano, perché sì, in Star Trek, esiste anche un
lato oscuro, che DS9 ha avuto il merito di farci conoscere.
Sisko accetta il suo retaggio bajoriano liberamente, consapevolmente,
ed è capace di mettere in discussione, per fede, il mondo a
cui è appartenuto e la propria vita.
Ma è personaggio di Kira Nerys quello che nel corso
delle sette stagioni di DS9 ha probabilmente il legame più
stretto e sofferto con la fede.
Ex terrorista, Kira è una combattente che ha conosciuto solo
l’orrore della guerra e che ha sofferto troppo per pensare di
trovare sollievo nelle credenze religiose della sua gente; come lei
stessa spiega con agghiacciante logica, la fede nei Profeti non ha
risparmiato nessun orrore a Bajor e quindi nessuna risposta, nessun
sollievo possono venire da questa.
Una critica sincera da un personaggio che nel giro di poche stagioni
riguadagnerà, attraverso non poche prove, una spiritualità
profonda, una energia che finirà per diventare una delle sue
caratteristiche principali.
Kira non cerca scappatoie ma un confronto schietto e diretto con i
fantasmi del suo passato; infatti il suo ritorno alla religiosità
del suo popolo coincide con il momento in cui deciderà di smettere
di considerare la propria fede come una (falsa) forma di assoluzione
per i sensi di colpa che le si agitano dentro. In questo senso il
personaggio di Kira e lo specchio in cui si riflette quello del Comandante
Sisko, e i loro dialoghi nel corso delle varie stagioni segnano e
sottolineano le trasformazioni più importanti dei
due; Sisko è ben cosciente del fatto che il Maggiore è
in grado di comprendere quello che personaggi come Dax e Bashir, volutamente
lontani a questo tipo di sensibilità, non sono in grado di
intuire.
Deep Space Nine ha rappresentato una scelta ben precisa:
trattare i temi di fondo della saga in maniera totalmente diversa
dal solito, passando dall'esplorazione dello spazio e la difesa dei
valori fondanti la Federazione Unita dei Pianeti, a qualche cosa di
più complesso e cioè Religione, Politica e Guerra,
il tutto in uno scenario dove le tensioni sociali e politiche si manifestano
forti ed urgenti.
Ma la guerra al Dominio non è destinata a durare per sempre
ed un’altra nave si prepara per la partenza, verso una destinazione
ignota e lontana…
Con il termine dio, dal latino deus (deriv. da divus=splendente),
viene indicato il concetto di "essere superiore", di tipo
trascendente o immanente, da adorare o da temere, a seconda della
religione nella quale è inserito. Dio rappresenta, nelle religioni
e filosofie monoteiste, l'essere supremo, eterno e infinito, creatore
dell'universo. In questa accezione viene solitamente indicato con
l'iniziale maiuscola. In particolare, nella tradizione ebraica, cristiana
ed islamica, a Dio viene attribuito un carattere personale ed una
rivelazione pubblica. Nelle religioni politeiste, con dio (generalmente
indicato con la lettera minuscola) si intende un'entità superiore
all'uomo innanzitutto in potenza, in sapienza e spesso in moralità,
quasi sempre (ma non necessariamente) immortale. In questo caso spesso
viene ulteriormente identificato con il nome proprio.
Definizione di Dio - Dalla Wikipedia [estratto], l'enciclopedia
libera (2006).
3. Voyager&Enterprise.
Alexander: Ho visto un prete puritano sostenere che l’AIDS
è stato mandato da Dio come possibile forma di salvezza e redenzione.
Sosteneva che l’AIDS fosse un dispositivo mandato da Dio per
permettere alle persone di essere salvate.
Roddenberry: Rifiuto questo tipo di Dio. Per ogni caso di AIDS posso
portare ad esempio centinaia che abbiamo avuto da esaminare attentamente.
Penso che tutte le malattie della mezza età siano causate dalle
condizioni in cui si vive. Non abbiamo subito questo dappertutto.
Vai in Messico e senti la puzza dei quartieri poveri. La stessa cosa
accade nella maggior parte del Sud America, in Africa ed in India.
Ci sono così pochi posti al mondo in cui l’umanità
può vivere sfruttato al meglio le sue potenzialità.
Cosa potrebbero fare queste persone per vivere in differenti condizioni?
Con il tempo verrà tutto migliorato. In India non c’è
la stessa puzza che c’era 50 anni fa. Lentamente si sta pulendo
tutto, è un processo molto lento. Questo procedimento richiede
pazienza. Ma molti esseri umani, ho paura la maggior parte, dicono:
“Se non possono farlo ora, non me ne importa”.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist”
1991.
Contemporaneamente
alla corazzata DS9 (un vero pugno nello stomaco per il pubblico impegnato
a seguire le vicende della stazione, in modo particolare dalla 4ta
stagione in avanti, per la profondità e la complessità
delle storie) gli sceneggiatori ed i produttori impegnati a sviluppare
l’universo Trek decisero che era venuto il momento di varare
una nuova nave destinata ad arrivare là dove nessun uomo era
mai giunto prima. E se ho usato l’incipit della TOS, il motivo
vi sarà certamente chiaro fin da subito.
La Voyager ed il primo comandante donna con una serie tutta sua, sono
immediatamente trasferiti a più di 70000 anni luce da casa
e si devono immediatamente confrontare con una creatura che a prima
vista ha tutte le caratteristiche di un dio, o quasi.
No, non temete, Voyager è più vicina alle tematiche
che abbiamo già visto nel paragrafo dedicato alla TOS ed a
NTG e la creatura in questione, il Guardiano, si rivelerà una
entità proveniente da un’altra galassia, un viaggiatore
come, suo malgrado, l’equipaggio della Voyager.
Questo non significa che le avventure della nave federale nel quadrante
Delta non saranno caratterizzate da momenti di grande misticismo e
religiosità.
Basti
ricordare la spiritualità profonda del Comandante Chakotay,
il suo immergersi in un universo tanto lontano dai suoi luoghi d’origine
eppure tanto vicino alla sua anima e le meditazioni del Comandante
Tuvok, caratterizzate dalla tremolante fiammella di un cero Vulcaniano.
Ma non solo loro sono i testimoni di una profonda componente spirituale
che attraversa le sette stagioni del programma: la fede di Neelix
viene messa a dura prova dal suo trapasso in “Anima
Mortale” (Mortal Coil dove ‘coil’
viene usato con il significato di ‘anima’ e non di ‘spira’,
traduttori birichini…),
B’Elanna
Torres dovrà rivedere il suo ‘ateismo’ dopo un
inquietante viaggio sulla “Barca dei Morti” Klingon
per salvare l’anima della madre e farle raggiungere lo Sto-Vo-Kor
(The Barge of Dead) e la stessa ultra razionalista Janeway
si vedrà costretta a riconsiderare il proprio modo di vedere
la realtà, per riuscire a salvare una imprudente Kes in “Terra
Sacra” (Sacred Ground).
Ed Henry Kim? Finirà, suo malgrado, per far crollare la religione
e la concezione dell’aldilà di una intera razza aliena,
rischiando pure la vita, nell’episodio “Emanazioni”
(Afterlife)…
Ma anche Sette di Nove riuscirà ad avere un’esperienza
che possiamo definire mistica in “Direttiva Omega”
(The Omega Directive), nell’osservare lo stabilizzarsi
della potentissima molecola Omega, il sacro graal della specie
Borg, qualcosa che la stessa Janeway definirà essere molto
vicino al vedere Dio per un essere umano.
E Q, vogliamo dimenticare alcune delle
più belle partecipazioni di Q alla saga ed alle avventure della
nave dispersa nel quadrante Delta? L’episodio “Diritto
di Morte” (Death Wish) che vede addirittura un
Q farsi umano per potersi suicidare e sfuggire così alla monotonia,
ottenendo qualcosa di diverso, di sconosciuto: la morte appunto. Una
delle rare occasioni in cui il Q originale mostra, anche se approssimativamente,
il Continuum ai nostri occhi (in questo caso si tratta di una solitaria
strada nel deserto che porta ovunque ed in qualsiasi luogo, un concetto
mooolto filosofico davvero).
Oppure “Qpid” (The Q and the Gray) in
cui Janeway si trova nell’annosa situazione di dover generare
un figlio con Q per interrompere la guerra (rappresentata facendo
indossare agli alieni le divise della guerra civile americana) scoppiata
nel Continuum a causa del suicidio del Q, avvenuto nell’episodio
precedente (per la cronaca, la nostra Capitano si trarrà brillantemente
d’impaccio appioppando il “divino” spasimante ad
una ex fiamma canonica, con cui potrà generare il piccolo Q
necessario per la pace fra le vari fazioni). Ed infine, come dimenticare
Q2 (Q2), il più discolo fra i semidei, figlio del
Q originale, divenuto adolescente ed i tentativi di zia Janeway di
raddrizzarlo, perché comprenda appieno che “ad un grande
potere corrisponde una grande responsabilità”?
Il termine religione ha origine
dal latino religo (che sta per legare insieme) e con questa espressione
si intende la relazione che si stabilisce tra una persona ed una o
più divinità o forze sovrannaturali e fra gli uomini
che praticano uno stesso culto; in altri termini si può definire
come una proiezione metafisica condivisa codificata e tramandata all'interno
di un contesto sociale. Il bisogno religioso è presente in
ogni cultura in forme esternalizzate da riti che hanno una valenza
sociale e possono o meno avere un contenuto etico (guidare il comportamento
interiore) e filosofico (dare risposte a domande universali). Alcune
religioni sono dette "rivelate" in quanto si ritengono depositarie
di una rivelazione e spesso adottano dei Testi Sacri nei quali sono
comprese tutte o parte delle rivelazioni divine.
Definizione di Religione - Dalla Wikipedia [estratto], l'enciclopedia
libera (2006).
Ci rimane solo Enterprise.
Mentre vi scrivo sono alle prese con la prima stagione… Ma
penso che l’ultima incarnazione della saga Trek sia stata decisamente
parca nel trattare il problema religioso, con una sola *enorme* eccezione,
una terna di puntate fondamentali per la comprensione della
religione Vulcaniana e mi riferisco a “La Fornace”
(The Forge), “Risvegli” (Awakening)
e “Kir’shara” (Kir’shara).
Un gruppo di episodi che vede il Comandante Archer e T’Pol impegnati
a recuperare il mitico manufatto che contiene TUTTI gli insegnamenti
del mitizzato Surak, un oggetto fondamentale per lo sviluppo
della civiltà Vulcaniana per come abbiamo imparato a conoscerla
nelle serie successive (si fa per dire…).
E continuiamo a parlare di un semplice programma televisivo…!
Come possiamo concludere questa nostra
breve dissertazione sui contenuti religiosi della nostra saga preferita?
Molti hanno voluto vedere in Star Trek un programma televisivo che
voleva rappresentare Dio come una entità spersonalizzata, un
telefilm che aveva deciso coscientemente di sbarazzarsi dell’umana
angoscia di Dio. A mio parere questo è un modo riduttivo
di considerare il rapporto tra Scienza e Religione
(Fede) in Star Trek.
Alla presunta idea, Panteistica e/o Umanistica, professata da Roddenberry
possiamo sostituire la presa di coscienza, da parte dei personaggi
che abbiamo conosciuto in tutti questi anni, che Dio finisca per rappresentare
la destinazione finale del viaggio umano, che hanno intrapreso in
un futuro dominato dalla tecnologia e dalla scienza, un futuro dove
la sete di spiritualità dell’uomo non viene spenta in
favore di un’esistenza completamente razionalista.
Mi fermo qui. È rimasto ancora
qualcosa da dire per una prossima volta? Vedremo. Intanto potrete
approfondire quanto abbiamo visto attraverso il materiale bibliografico,
che trovate elencato qui sotto e mi auguro, come al solito, di ricevere
al nostro indirizzo di posta Warp Mail le vostre considerazioni….
Fonti Bibliografiche:
Judith Barad, Ed. Robertson “L’etica di Star Trek”
- Longanesi (2003)
Intervista a Gene Roddenberry, condotta da David Alexander e
pubblicata da “The Humanist” nel 1991 – “http://www.philosophysphere.com/”
[Versione
italiana su www.startrekitalia.com tradotta da Draks78
- ]
Umanesimo,
dalla Wikipedia [in italiano]
Dio,
dalla Wikipedia [in italiano]
Religione,
dalla Wikipedia [in italiano]
Giorgio "Gege" Perbellini “Religione e religiosità”
-
WTI 9 Maggio 1999
Rodolfo
Ciottoni e Susanna Ricci, “Deep Space Nine e la religione”
- Delos 58
Raffaella "Ezri" Baracco”La religione di Star
Trek” STIM 11 - Gennaio 2000
Fabiano "Langley" Piccione e Matteo "Norton" Bistoletti,
“Voyager e spiritualità” - STIM 21 Dicembre
2000
Carlo Schiavo, “Non solo Dio è morto, ma non ha neppure
trovato un posto in Paradiso” - STIM 21 Dicembre 2000
Fabiano "Langley" Piccione, “Afterlife”
- STIM 32 Dicembre 2001
Matteo "Norton" Bistoletti, “Tunnel o tempio?
Di sicuro è solo ‘Celeste’” - STIM 50,
Luglio 2003
Chiara Codeca', “E questo è l’inizio”
- STIM 54, Marzo 2003
Chiara Codeca', “Il vaso di Pandora” - STIM 57,
Marzo 2004
A.M. CAMPANI, “Teologia e scienza in Star Trek”,
in “Star Trek. Il cielo è il limite” (a
cura di F. La Polla), Lindau, Torino 1998
M. PALMARO, “La filosofia di Star Trek”- “Studi
Cattolici” 449/50 (pp. 567-571, 1998).
Pace profonda nell’onda che corre.