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A
FUZZY THING HAPPENED TO ME
Ovvero cose mai viste della Serie
Classica
di Susanna
Ricci
Sono stata
in gita a Roma per le vacanze della Befana e, percorrendone a caso i vicoli
baciati dal sole, mi sono ritrovata di fronte ad una minuscola libreria
su cui campeggiava uno splendido “Fanucci Edizioni”.
Ho
fermato la comitiva e ho chiesto dieci minuti di libera uscita.
Mi sono tuffata a capofitto nella ricerca e ne sono riemersa trionfante
con il bottino scovato nello scaffale più alto: “The
full story of the classic Star Trek show The Trouble with Tribbles”
collectors edition, di David Gerrold.
David Gerrold è colui il quale, alla tenera età
di circa 20 anni, scrisse il racconto dal quale è stato tratto
il telefilm più carino della serie classica.
Il libro che avevo in mano non era altro che la storia di come il tutto
aveva avuto origine, autografato di proprio pugno proprio dall’autore.
Oggi David Gerrold ha una età imprecisata (ma direi intorno ai
sessant’anni) ed è un apprezzato scrittore di fantascienza
i cui lavori sono stati spesso nominati e hanno altrettanto spesso vinto
premi prestigiosi come l’Hugo o il Nebula. http://www.gerrold.com/
Alla fine degli anni sessanta era un giovane di belle speranze che era
cresciuto leggendo i libri di Hallison, Asimov e Sturgeon (tanto per citarne
alcuni) e che riteneva che la fantascienza fosse l’unica vera ragione
di vita.
Il
libro è estremamente divertente ed è raccontato come una
specie di diario.
Immaginate di avere vent’anni e di essere nel 1967/1968. Sapete
scrivere discretamente bene, avete un agente che conosce la gente giusta
e dopo varie peripezie riuscite ad avere un colloquio con Gene
Coon.
State seguendo in diretta i telefilm di Star Trek mentre vengono trasmessi
in televisione e questa nuova serie televisiva vi entusiasma, tanto da
pensare che Spock sia un personaggio fantastico e il capitano Kirk un
eroe meraviglioso!
A questo punto il produttore esecutivo, quello che ha fisicamente inventato
la Prima Direttiva, colui il quale dà le dritte
per la creazione degli show, mutuandoli direttamente dalle indicazioni
bibliche di Gene Roddenberry, vi dice che una delle storie che avete scritto
gli è piaciuta e vorrebbe che la sviluppiate in una sceneggiatura!!
Io mi sentirei ubriaca già al solo pensiero di aver sottoposto
un racconto a Coon…
Gerrold
racconta tutto ciò, affrontato con la leggerezza della giovinezza
e l’entusiasmo dell’incoscienza.
Ma anche con una sorta di stupore reverenziale nei confronti del cast
e della troupe in generale.
Racconta che già nel periodo in cui lui bazzicava gli studi per
respirare dal vivo le emozioni e il tessuto sotterraneo di Star Trek e
poterne quindi catturare meglio le sfumature da descrivere nella sua storia,
esisteva il “fenomeno”. Già allora c’erano stuoli
di giovani fan scatenati che facevano ore e ore di fila per poter vedere
i propri beniamini e rimediare qualche autografo.
Riferisce
della prima volta in cui ha incontrato il temibile Leonard Nimoy,
con orecchie e sopracciglio alzato, come da copione; di quando ha avuto
una lunga conversazione con DeForest Kelley a proposito
di un dialogo del dottor McCoy che doveva essere eliminato; di quando
un paio di fan quindicenni lo hanno intercettato mentre parlava con Walter
Koenig e hanno chiesto entusiasti il suo autografo perché
“wow! Tu sei uno scrittore! Sei
uno di quelli che ci fa sognare!!!” poco importava che ancora in
realtà Gerrold non avesse scritto alcunché e che fosse solo
di qualche anno più anziano dei due sfegatati giovinastri.
Racconta di come il brevissimo racconto inizialmente sottoposto all’attenzione
di Coon sia evoluto sempre di più, cambiando anche titolo e passando
da “A Fuzzy Thing Happened to Me” a “The
Trouble with Tribbles”.
Personalmente preferisco Tribbles a Fuzzy, forse perché ormai mi
ci sono abituata…
Racconta anche di quando ha appreso che il suo racconto aveva ricevuto
la nomination all’Hugo Award, durante una convention
in cui erano presenti i maggiori nomi dell’epoca.
Lo stile è frizzante ma si sente comunque che chi racconta sa di
essere entrato a contatto con un “mito” e di essere stato
enormemente fortunato.
Certo ci sono stati anche un paio di incidenti minori.
Per esempio il fatto che occorreva assolutamente tagliare le spese e quindi
alcune delle idee non sono state realizzate fino in fondo per mancanza
di fondi. O il fatto che i Tribbles non erano facilissimi da realizzare
e soprattutto dovevano essere fatti tutti quanti a mano da una paziente
sartina…
Ci sono stati in realtà anche dei problemi di tipo legale, per
fortuna immediatamente scongiurati.
Robert
Heinlein aveva scritto, nel 1952, uno splendido romanzo per ragazzi,
che in Italia è stato pubblicato nel 1978 dalla BUR Fantascienza
junior con il titolo “L’invasione dei gattopiatti”
(The
Rolling Stones in inglese).
In
questo libro c’era la descrizione di simpatici animaletti (i gattopiatti
del titolo appunto) con la capacità di riprodursi esattamente analoga
a quella dei Tribbles.
Nel suo libro, Gerrold afferma di aver letto il libro a suo tempo, ma
di non aver coscientemente fatto riferimento a quella storia durante la
stesura della sua sceneggiatura. Dice che probabilmente ne ha fatto un
omaggio senza volere.
Fatto sta che la Desilu (la casa di produzione di Star
Trek) preferì chiedere allo scrittore un nulla osta formale prima
di procedere con le riprese, in modo tale da non avere ripercussioni legali
successivamente.
Fortunatamente Heinlein si dimostrò estremamente ragionevole e
l’unica cosa che chiese fu una copia autografata dello script, dando
la sua benedizione per il proseguimento della produzione.
Meno male che le cose sono andate così, visto che, almeno per quanto
mi riguarda, l’episodio in questione è uno dei miei preferiti.
Ad ogni modo, avendo avuto modo di leggere anche io il libro sui gattopiatti,
molto prima di venire a conoscenza di Star Trek, per parecchio tempo sono
stata convinta che il telefilm fosse basato proprio sul racconto di Heinlein,
e lo andavo anche a dire in giro, orgogliosa di avere fatto il collegamento!
Le cose che si imparano nella vita…
E le cose che si trovano in giro!
Una imprevista visita a Roma, una passeggiata a zonzo senza meta precisa,
un’insegna che cattura l’attenzione ed un libro in più
per la mia “collezione privata”… ne sarà felice
il mio gatto quando erediterà tutto alla mia dipartita!
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