L'AVVENTURA RICOMINCIA - Prima Parte
di Daniele "Nemo" Volpi


"Amici miei, siamo a casa!".
 Ammiraglio J.T. Kirk, (Star Trek IV:Rotta Verso la Terra, 1986).

Consideratemi il più classico dei principianti, dal momento che il mio percorso di appassionato, non ancora Trekker, è cominciato soltanto alcuni mesi orsono, esattamente all’inizio della scorsa estate.
Alla veneranda età di 39 anni, ho iniziato a scoprire il mondo creato ormai quattro decenni fa da Gene Roddenberry, ad apprezzarne la complessità, le sfaccettature e pure le sue asperità; insomma ad amare uno spettacolo entrato ormai di diritto nella storia della SF mondiale.
Prima è arrivato l’acquisto delle tre stagioni della Serie Originale, poi ho scavato nella sua storia, ho esultato per il successo del programma tra i fan degli anni 60, mi sono lasciato andare alla tristezza quando ho scoperto che Star Trek venne interrotto per l’eccessiva miopia di un gruppo di dirigenti pavidi e conservatori. Rivolgere la propria attenzione alle serie successive è diventato ben presto un passaggio obbligato e procurarmi le varie stagioni di TNG, di DS9 e di VOY, si è trasformato in un piccolo rito, alla ricerca dell’episodio che mi farà battere il cuore più forte, dell’occasione mancata, della sorpresa che mai mi sarei aspettato di vedere in un telefilm di fantascienza…

Ma non mi sono messo alla tastiera per parlare del rapporto fra Star Trek e la televisione.
In questa piccola serie di articolini, che spero avrete la bontà di leggere, vorrei parlarvi dei primi 4 film dedicati al mondo dell’Enterprise originale, sfogliando con voi, una volta ancora, l’album di famiglia di questa nave stellare e del suo primo equipaggio, cercando di guardare con occhi diversi le storie che li hanno portati sul grande schermo. Per scoprire cose c’è al di là di queste pellicole che, a prima vista, sembrano soltanto quattro racconti avventurosi e fantastici.
Fino ad ora ho ascoltato le voci e le idee di coloro che hanno tentato di analizzare prima di me le roccambolesce avventure dei nostri eroi al cinema. Ma non sono riuscito a trovare quello che andavo cercando, non sono soddisfatto delle spiegazioni che mi sono state date. E così ho deciso io stesso di ripercorrere questa strada, già battuta innumerevoli volte da tanti appassionati ben più competenti del sottoscritto, per approfondire la mia e la nostra conoscenza dell’universo di Star Trek e per trovare nuovi stimoli (necessari oggi più che mai) con cui guardare al futuro del programma che tutti noi amiamo. E visto che da qualche parte dobbiamo pure cominciare, facciamo un salto indietro al 7 Dicembre del 1979…

L’avventura umana è appena iniziata…

1. La fiamma brucia ancora!

Alexander: Torniamo alla TOS, 79 episodi in tre anni, poi la NBC decise di smettere, qualcuno dice che un demografo andò a parlare con quelli del network dopo che lo show era stato cancellato. Raccontaci.
Roddenberry: Si un demografo andò alla NBC e disse “Congratulazioni avete appena cancellato il programma più importante e di successo”, non capivano di cosa stesse parlando anche perché Star Trek non era andato molto bene. Lui disse che le persone che lo guardavano erano le stesse che compravano nuove macchine e case. Star Trek aveva attratto un audience che loro non avevano mai considerato importante, un meticoloso gruppo di consumatori oltre che un potere di acquisto. Hanno discusso per un anno se far tornare Star Trek, intanto il mio ego era depresso e avevo bisogno di un incentivo
Alexander: Hai scoperto tutto questo solo più tardi?
Roddenberry: Si, l’ho saputo solo perché una persona gentile me l’ha raccontato.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist” 1991.

Se avete letto “La Creazione di Star Trek” di Stephen E. Whitfield e Gene Roddenberry, le parole dell’intervista di David Alexander allo stesso Roddenberry non vi sorprenderanno più di tanto. Per coloro fra di voi che non conoscono la vicenda, ricorderò soltanto che la serie originale (TOS) fu chiusa al termine della terza stagione, dopo un periodo profondamente travagliato, che aveva visto il budget destinato alla produzione affievolirsi sempre di più e lo spostamento del programma dalla prima serata del lunedì alla seconda del venerdì. Un suicidio televisivo, avevano pensato in molti, pronti a dare immediatamente per scontata la morte, causa consuzione, di Star Trek.
Troppo innovativo, troppo cerebrale. In poche parole “troppo in anticipo” per la normale programmazione televisiva della fine degli anni 60. Ma la ‘forza mediatica’ che si nascondeva nella creatura di Gene Roddenberry è riassunta esattamente in questa affermazione.
Troppo avanti per i responsabili della produzione, per le teste pensanti, per i dirigenti della NBC, che pensarono bene di chiudere quello che sembrava soltanto un costoso carrozzone e di vendere gli episodi della serie a numerose piccole emittenti, pronte a trasmettere il programma attraverso l’intero continente americano, distribuendolo a piene mani ai loro spettatori, che non aspettavano altro, avidamente impegnati alla ricerca di un programma televisivo capace di farli sognare ancora.

Avete mai assistito da vicino all’incendio di un bosco?
È sufficiente una scintilla, poi la fiamma cova nascosta fra le sterpaglie secche e le foglie, ai piedi dei grandi alberi, invisibile ma presente, si insinua in più punti, silenziosa, per poi esplodere con caparbia violenza. E chi guarda rimane perplesso, perché dove prima tutto appariva tranquillo, ora le fiamme divorano fusti e chiome, senza nessuna pietà.
Così la serie continuò a fare proseliti, silenziosamente, in modo sotterraneo, quasi “carbonaro”; chi si appassionava alle avventure della Enterprise, manteneva un riserbo profondo, quasi che appartenesse ad una elite, ad un gruppo di persone “speciali”, capaci di conservare un piccolo ma importante segreto. Sentivano di essere i depositari di un messaggio ben preciso, che soltanto gli appartenenti al gruppo, solo i sostenitori più convinti, potevano comprendere e che strappava un sorriso di commiserazione fra gli altri, che sembravano non capire…
Poco importava se, passato tanto tempo, le scenografie di cartapesta segnavano il passo e la nave che sfrecciava nello spazio, durante la sigla di apertura, appariva sempre più come un’anacronismo (soprattutto davanti alle vere astronavi, ai potenti vettori che avevano trascinato prima l’uomo sulla luna e poi le macchine, che questo aveva costruito, fino ai confini del nostro sistema solare ed anche oltre). Questi appassionati non si curavano se, con l’arrivo di “2001 Odissea nello spazio”, Star Trek finiva per essere considerato, da coloro che non avevano compreso il messaggio di Gene Roddenberry, soltanto come un programma per bambini.

Queste persone, fantasiose, piene di curiosità ed entusiasmo, avevano intuito quanto il programma potesse andare oltre i fondali artificiali ricostruiti in studio, gli improbabili alieni in lattice quasi sempre antropomorfi, le trame sviluppate talvolta al limite della follia. Ogni puntata della serie era una ipotesi, un sogno, una idea del futuro che sembrava concretizzarsi nel loro presente, un presente che spesso faticavano ad accettare (ricordate quanti hanno dichiarato di avere iniziato una carriera scientifica “ispirati” proprio per avere assisitito agli episodi della TOS?).
La Federazione, con le sue idee di fedeltà, coraggio, curiosità ed abnegazione infiammavano i cuori dei giovani, e dei meno giovani, che desideravano profondamente di poter vedere un giorno sfrecciare nel cielo la “loro” Enterprise, di poter assistere all’esplorazione dell’intera galassia da parte dei coraggiosi personaggi che Roddenberry aveva regalato soltanto a “loro”.

Furono necessari ben 10 anni per veder tornare all’opera la nave più amata della fantascienza.
Ma i tempi erano cambiati.
E l’Enterprise (con il suo equipaggio) era stata costretta a cambiare con loro. 
Fin dalla seconda metà degli anni ‘70 si era parlato di uno Star Trek PhaseII, Roddenberry aveva continuato con caparbietà a proporre il ritorno delle avventure dell’Enterprise sul piccolo schermo, aveva lottato per poter riproporre quel particolare programma, che aveva cresciuto come un figlio e che tante soddisfazioni continuava a regalargli, anche dopo la sua “eutanasia” legalizzata; si erano fatte ricerche, preparati studi e ci si chiedeva quali volti avrebbero restituito nuova vita ai vecchi (ed ai nuovi) personaggi.
Il fulminante successo di “Guerre Stellari” colse gran parte del mondo dello spettacolo del tutto impreparato; chi mai poteva immaginare che un film di fantascienza pieno di cavalieri, dame da salvare e cattivi in inquietante armatura nera potesse entusiasmare anche gli adulti, convincendo la produzione della nuova serie Trek che in quel momento le vicende della Enterprise potevano funzionare, anche meglio, sul grande schermo. Era l’occasione propizia per rilanciare la storia in grande stile. Con in mano soltanto quello che doveva essere il canovaccio per il pilota della serie (che si doveva intitolare “In Thy Image” ovvero “A Tua Immagine”, una espressione molto mistica, quasi religiosa, impensabile da sviluppare nella TOS) venne decisa la realizzazione del primo episodio cinematografico di Star Trek.
Da quel momento la serie non sarebbe stata più la stessa.
In qualsiasi caso, non poteva essere più la stessa

2. A Tua Immagine...

"Noi tutti creiamo Dio a nostra immagine"
Ammiraglio. J.T.Kirk, (Star Trek:The Motion Picture, 1979).

La sinopsi del film la conoscete tutti perfettamente e non mi sembra il caso di dilungarmi oltre (se lo desiderate, potete rinfrescarvi la memoria utilizzando decine e decine di pagine in Rete); ai pochi fra di voi che possono non avere mai visto la pellicola, consiglio vivamente di procurarsi l’ultima edizione speciale in DVD (quella rimontata dallo stesso regista, Robert Wise), che viene impreziosita da un secondo supporto zeppo di contenuti speciali di grande interesse.
Per voi ecco, in due parole, un breve accenno alla trama: l’equipaggio della Enterprise originale viene richiamato in servizio, alcuni anni dopo il termine della sua missione quinquennale attraverso la nostra galassia, per affrontare un misterioso fenomeno che si avvicina pericolosamente alla Terra e che minaccia di distruggerla. Soltanto il sacrificio e l’abnegazione della squadra comandata dall’Ammiraglio James T. Kirk avranno la meglio sul misterioso avversario, riuscendo a scongiurare la distruzione del nostro pianeta, da parte di quello che rimane di una sonda Voyager lanciata nel passato dalla NASA, divenuta un organismo “senziente” e ritornata al punto di partenza per cercare il proprio “creatore”.

I personaggi sono quelli della serie originale.
La nave, anche se restituita ad un nuovo splendore da una profonda ristrutturazione, rimane fondamentalmente la stessa. Ma fin dall’inizio si respira un’atmosfera diversa.
La storia è “cresciuta” ed l’appassionato che voleva ritrovare in “The Motion Picture” il vecchio Star Trek rischiava di commettere un errore che avrebbe scontato, più avanti nella narrazione, a caro prezzo.
Innanzitutto perché si potevano fraintendere gli obiettivi del regista e degli sceneggiatori, poi perché le linee narrative che si intrecciano nel lungometraggio richiedevano uno sforzo di comprensione ben preciso da parte dello spettatore, molto superiore di quanto si rendeva necessario durante la visione degli episodi televisivi. Se ci limitiamo semplicemente a ‘guardare’ “The Motion Picture”, la vicenda ci apparirà allora lenta, presuntuosa, esageratamente cerebrale. Tanto complessa che all’uscita del film, i puristi della TOS avevano gridato allo scandalo, accusando Roddenberry di eresia, di avere travisato lo spirito originale del programma, di avere realizzato un falso, che aveva smarrito l’anima più vera della serie.

E per questi motivi molti hanno relegato la pellicola in un angolino della propria cineteca, cercando di dimenticarla, a quasi trent’anni dalla sua uscita. Eppure, sin dalle prime battute del film, “The Motion Picture” ci regala ampi squarci di quello che da anni è diventato per noi un universo familiare e confortevole. Le prime immagini delle navi dell’impero Klingon, che tanti estimatori raccoglierà nell’immediato futuro, una vista d’insieme di S. Francisco e della Federazione, che impreziosiscono, fin dalle prime scene, la visione di questo film. E la breve, prima in assoluto,  profonda occhiata a Vulcano, mentre Spock cerca di portare a termine il suo Kholinar, non vale forse qualche leggerezza della narrazione per il popolo Trek, che non vedeva i propri beniamini da quasi un decennio? Come abbiamo già visto, pur non rifiutando l’eredità della serie classica, il primo film dedicato a Star Trek ne rappresenta la coerente e necessaria evoluzione.

L’Enterprise del film assomiglia soltanto nelle forme alla vecchia Enterprise della serie televisiva, come i componenti dell’equipaggio sono certamente dei volti noti, ed allo stesso tempo si presentano a noi invecchiati di alcuni anni. Mossi certamente dagli stessi ideali che, alcuni anni prima, li spingevano là dove nessun uomo era mai giunto prima, questi uomini e queste donne sono tornati dalla missione quinquennale di esplorazione profondamente trasformati, nel corpo e nello spirito.
Ed ora si ritrovano tutti insieme per una nuova avventura che li spinge ancora più lontano, attraverso territori inesplorati, non solo nello spazio ma anche dentro se stessi, affrontando un pericolo imminente e misterioso. Tanto misterioso da non avere nemmeno un nome, ancora…
Ma, se decidiamo di approfondire appena un poco l’analisi della pellicola, possiamo facilmente renderci conto di come lo svolgimento della vicenda sia strutturato in maniera particolare e di come si intreccino i filoni narrativi, che corrono paralleli attraverso tutto “The Motion Picture”.
*Inserire Motion_12.jpg*Le storie che attraversano la prima fatica cinematografica di Star Trek sono essenzialmente tre:
la lotta dell’Ammiraglio Kirk per ritornare alla sua vecchia nave, a dispetto di tutto e di tutti, il tentativo della sonda aliena V’Ger di trovare il proprio “creatore” ed una prima trasformazione dell’animo del signor Spock, nel suo lungo e difficile processo di accettazione della propria metà umana.

3. Un buon inizio.

Timoniere: Direzione, Signore?
Kirk: Laggiù, da quella parte…
Star Trek:The Motion Picture, 1979

Per l’Ammiraglio Kirk tornare sulla plancia di una nave stellare è come ritornare a respirare dopo un tempo infinito. Eppure, per gran parte della narrazione, tutto sembra tramare contro di lui, i suoi stessi compagni, la sua nave, il misterioso nemico che si avvicina alla terra…
La sua decisione di riconquistare il comando, affrontando di petto l’ammiraglio Nogura, presso il quartier generale della Flotta, suscita il malcontento dei nuovi componenti dell’equipaggio (e le perplessità di molti dei vecchi, come nel caso del dottor McCoy), la nave poi non è ancora in grado di affrontare una missione tanto delicata essendo sospesa, come la pellicola, fra la vecchia Enterprise, gloriosa si ma anche piena di acciacchi e limitazioni, e la nuova nave, pronta per arrivare ancora più lontano di quella che l’ha preceduta, ma fragile, approssimativa ed incompleta. Anche la nuova Enterprise, in un film dominato dal colore bianco e dai bagliori delle superfici cromate che si presentano agli spettatori asettiche, “artificiali”, sembra dotata di una vita propria, ma appare insicura, indecisa, proprio come il suo ritrovato comandante.

Sofferente per una recitazione all’inizio “legnosa”, l’ammiraglio più amato della Flotta Stellare arriva a sfoderare una grinta feroce e si arrocca dietro alla ragione di stato, che lo vuole candidato migliore per una situazione così esplosiva. Ma siamo tutti perfettamente coscienti della menzogna che è riuscito a raccontare, soprattutto, a se stesso.
Kirk sa bene di avere peccato di orgoglio, tanto da sopportare con fatica gli sguardi dei suoi vecchi compagni di avventura, un senso di colpa represso che non sfugge alla feroce analisi del medico di bordo, quel “Bones” McCoy che, sono certo, ci mancherà per il resto della nostra avventura di Trekker…
I tempi della coraggiosa missione quinquennale sono lontani, da alcuni anni la vita dell’Ammiraglio sta passando in maniera insoddisfacente dietro una scrivania e sfruttare la comparsa di questo misterioso nemico significa per lui l’ultima possibilità di tornare ai momenti più belli ed intensi della sua esistenza. Per ottenere questo incarico è disposto a giocarsi il tutto per tutto, in una partita che può vedere un solo vincitore; sarà lo stesso Ammiraglio ad assicurarsi la zampata finale riscoprendosi genuino, impetuoso, sbruffone come un tempo.Con un bluff degno della più classica puntata della TOS, Kirk costringerà il nemico a mostrarsi, a svelare lo scopo della sua missione ad accettare il fatto, per lui assolutamente inconcepibile di essere soltanto il frutto dell’incredibile genialità della mente di quelle unità a base di carbonio che considera tanto inutili ed “aliene”.
Si, il nemico, V’Ger…
 V’Ger, quello che rimane della sonda Voyager 6, smarrita nello spazio molti anni prima e precipitata non si sa come, attraverso un Buco Nero.

Il dispositivo automatico, alla fine della sua esistenza ha raggiunto un mondo lontano dove è venuto in contatto con una civiltà basata completamente sulle macchine. Gli abitanti di questo pianeta-macchina (come viene definito dallo stesso Spock durante il lungometraggio, forse un archetipo di quella geniale e spiazzante invenzione che, una decina di anni più tardi, sconvolgerà per sempre l’universo Trek, i Borg) hanno considerato il nuovo arrivato come un loro simile, anche se particolarmente arretrato ripetto alla loro evoluzione ed hanno tentato di ripararne i sistemi gravemente danneggiati; hanno anche tentato di restituirgli una programmazione parziale (derivata da quanto avevano potuto salvare dalla rudimentale memoria del calcolatore originale) che avrebbe spinto la sonda “rigenerata” a proseguire il suo viaggio, registrare tutto quello che riusciva a trovare nello spazio per poi tornare indietro e riferire al proprio creatore.

Se i personaggi principali della narrazione sono fondamentalmente tre, il secondo non può essere che lo stesso V’Ger, la personificazione della logica allo stato puro, un essere che è riuscito ad apprendere praticamente tutto quello che si può imparare in questo universo. E, nel suo caso, la “conoscenza” ha portato la sonda ad ottenere “l’autocoscienza di se”, a diventare una vera e propria forma di vita, che si è autonominata appunto V’Ger, storpiando il nome originale con cui era stata costruita. Ma ancora non basta. La rigidità della sua programmazione spinge inesorabilmente il nuovo organismo cibernetico a cercare, investigare, a porsi delle domande, fino ad arrivare al quesito più importante, alla domanda ultima, che prima o poi da angoscia ogni forma di vita: “Chi Sono Io?”.
La macchina si interroga sul significato originale della sua esistenza e si rende conto di non poter dare una risposta a quella che sembra essere una semplicissima domanda.
Non serve a nulla cercare fra le inconcepibili conoscenze registrate durante il suo viaggio. La ferrea logica che guida i pensieri del nuovo essere gli consente di portare a termine il proprio compito ma, allo stesso tempo, gli impedisce di “crescere”, di svilupparsi e rispondere al quesito più importante.
Solo ritrovando il proprio creatore, in una ricerca allo stesso tempo mistica e pagana, solo rimettendosi alla saggezza dell’entità che lo ha costruito, V’Ger potrà sperare di trovare le risposte che va cercando. E solo nella “comunione” con il proprio creatore, nelle persone del pilota Ilia prima e del comandante Decker poi, l’organismo cibernetico riesce a trovare la via per elevarsi ad un piano superiore dell’esistenza.

Attraverso la fantasia umana ed i sentimenti che l’uomo porta in dote nel matrimonio fra carne e metallo, si potrà ascendere ad un nuovo piano di esistenza, che consentirà all’ibrido bio-meccanico di raggiungere nuove dimensioni, ben al di là delle limitate capacità umane o cibernetiche…
V’Ger è in definitiva un bimbo che si trova all’inizio della sua evoluzione e che prende coscienza dell’assoluta necessità di acquisire quella natura umana, che caratterizza il proprio costruttore, per potersi sviluppare in modo armonico e completo. E per finire, la nascita di questa nuova creatura riesce anche a sorprendere l’ultimo dei protagonisti che caratterizzano il film.

*Inserire Motion_18.jpg*Avevamo lasciato la TOS con un personaggio come Spock ben definito nella sua alienità e nel suo tentativo di allontanarsi dalla propria parte “umana”, un regalo scomodo che gli arrivava dalla madre terrestre. Per tre lunghe stagioni il Vulcaniano aveva fatto di tutto per controllare il suo lato più emotivo e sentimentale, con alterne fortune, come ricorderanno coloro che hanno potuto vedere episodi famosi della Serie Originale quali “Il duello”. Sebbene, più di una volta Spock abbia dimostrato una pericolosa tendenza a far affiorare la parte umana del suo essere, nulla poteva suggerire agli spettatori di “Inversione di rotta”, in assoluto l’ultima puntata della TOS, quanto avrebbero assistito soltanto 10 anni più tardi…

Spock, come avevamo visto all’inizio della storia, fallisce il tentativo di raggiungere il Kholinar, e cioè il completo abbandono di ogni emozione (vulcaniana e terrestre), perdendo così alcuni dei suoi più profondi punti di riferimento, il primo passo verso quella rivalutazione della propria parte umana che si perfezionerà con le vicende del successivo “STIV: Rotta Verso la Terra”.
Se inizialmente la colpa di questo fallimento viene attribuita all’interferenza del misterioso viaggiatore, al suo tentativo di comunicare, a livello mentale, con la mente del Vulcaniano (tanto da spingerlo a ritornare sui suoi passi e cercare ancora una volta i vecchi compagni di viaggio, per dare un volto ed un nome alla minaccia che sente avvicinarsi velocemente), in un secondo momento Spock assiste sempre meno impassibile alla crescita dell’ospite, alla sua trasformazione, alla fusione con il proprio creatore. E, nel suo animo allo stesso tempo, molte delle certezze che si era costruite negli anni vengono spazzate via irrimediabilmente.

Ora, forte delle esperienze acquisite con l’incontro della sonda V’Ger, Spock si rende conto del vero valore delle senzazioni umane e della capacità unica che ha la nostra razza e cioè quella di poter superare il problema rappresentato dalla logica stessa. In questa maniera viene finalmente spiegato, con due lustri di ritardo, il motivo misterioso che segretamente spingeva il Vulcaniano ad avvicinarsi alla razza della propria madre, una razza che apertamente considerava irragionevole, illogica, emotiva, quasi una perfetta antitesi dell’assoluta e fredda razionalità del popolo di Vulcano, ma che nel profondo del suo cuore apprezzava e rispettava (vedi la scena della morte del personaggio in “ST II:L’ira di Khan”). Spock inizia a comprendere che, in realtà, la sua metà umana potrebbe rappresentare un vantaggio e non un peso, quel peso che sembrava avere trascinato nel cuore fin dalla Serie Originale.
Il personaggio cupo e silenzioso, che raggiunge l’Enterprise nel bel mezzo della narrazione, cede il posto ad una creatura che si prepara a “rinascere”, capace anche di spendere una lacrima (incredibile per un Vulcaniano) per V’Ger, intuendo empaticamente la sofferenza, il travaglio dell’entità cibernetica e sublimandolo con il proprio.
Anche Spock è pronto per passare ad un piano superiore della propria esistenza, con la fusione ideale della propria eredità di Vulcaniano e Terrestre. Ma i tempi non sono ancora maturi, sarà necessaria la sua morte, la cancellazione di tutto quello che è stato il personaggio fino ad ora ed un nuovo inizio, una nuova nascita appunto, nella culla del pianeta creato dal progetto Genesi (un nome che evoca immediatamente un destino già segnato) e che vedremo soltanto più avanti, nel terzo capitolo della saga “STIII: Alla Ricerca di Spock”.

Abbiamo soltanto affrontato alcuni dei contenuti più importanti di “The Motion Picture”; si potrebbe analizzare molto altro in questa pellicola, che rappresenta anche uno dei lavori più interessanti di un regista enorme come Robert Wise (ne avevo già parlato nella recensione ad “Ultimatum alla Terra”  nello STIM 83, Lug/Ago 2006). Pensiamo alla vicenda del povero comandante Decker e della sfortunata Ilia, che si ritrovano ad essere gli inconsapevoli “genitori” del V’Ger “trasfigurato”, all’emozionante parata attorno alla nuova Enterprise, ben presto ridotta ad un guscio di noce davanti all’imponenza, ed alla potenza, della nuvola di energia che protegge l’ospite alieno.
Provate a pensare ai vari personaggi della vecchia Enterprise, ripresi e riproposti uno ad uno, perché siano ricordati dai vecchi appassionati con rispetto ed affetto ed allo stesso tempo per presentarli degnamente ai nuovi arrivati che di Star Trek sanno poco e nulla… Ma questi sono soltanto gli elementi di fondo che sono necessari per sviluppare le tre linee narrative che vi ho descritto poco fa.

Ma l’importanza di “The Motion Picture” è un'altra: il film si rivelerà con il tempo un passaggio obbligato, la prima di una serie di pellicole che hanno il compito di trasportare l’universo della Federazione e le sue storie ad un livello superiore, si mostrerà come lo strumento necessario a far crescere il pubblico (quello della TOS e non solo) per meglio apprezzare il futuro di Star Trek, lo stesso pubblico che assisterà, qualche anno più tardi, alla creazione di una nuova razza di coraggiosi esploratori, capaci di seguire con onore le orme della Enterprise e del suo equipaggio, ovvero la Next Generation.

Vi invito a leggere, se potete procurarvelo, magari tenendo d’occhio il vostro rivenditore di libri usati di fiducia, il volume “Star Trek” di Gene Roddenberry (Mondadori edizioni, 1979), un punto di riferimento particolare per comprendere al meglio le vicende narrate durante “The Motion Picture”.
Sperando di ricevere i vostri commenti al solito indirizzo di posta elettronica che trovate al termine della pagina (Warp Mail), vi lascio anticipandovi la prossima tappa del nostro viaggio, “STII: l’ira di Khan”, un film duro e feroce, capace di trascinare i nostri beniamini tra le fiamme di un odio inestinguibile che trova le sue origini nel lontano passato della serie originale…

Scheda del film:
Data di uscita:  7 Dicembre 1979 
Regia: Robert Wise
Screenplay: Harold Livingston
Storia: Alan Dean Foster
Prodotto da: Gene Roddenberry
Musiche: Jerry Goldsmith (nomination per la miglior colonna sonora)
Costo/Incassi: 44 /112 milioni di dollari
Durata: 132 minuti

Anno:  2272 
Data Stellare:  7412.6

Cast:
Ammiraglio James Tiberius Kirk: William Shatner
Capitano Montgomery Scott: James Doohan
Capitano Spock: Leonard Nimoy
Capitano Willard Decker: Stephen Collins
Commander Branch: David Gautreaux
Dottor Leonard "Bones" McCoy: DeForest Kelley
Dottoressa Christine Chapel: Majel Barrett 
Hikaru Sulu: George Takei
Uhura: Nichelle Nichols 
Janice Rand: Grace Lee Whitney
Pavel Chekov: Walter Koenig
Capitano klingon: Marc Lenard
Tenente Ilia: Persis Khambatta (per la prima volta sullo schermo)

Fonti bibliografiche:

Star Trek – Gene Roddenberry, Arnoldo Mondadori Editore (Omnibus, 1980)

Star Trek: The motion Picture, StarTrek.com
http://www.startrek.com/startrek/view/series/MOV/
Star Trek: The motion Picture,  Memory-Alpha.org
http://memory-alpha.org/en/wiki/Star_Trek:_The_Motion_Picture
Star Trek: The motion Picture, Wikipedia.org
http://en.wikipedia.org/wiki/Star_Trek:_The_Motion_Picture
Giuseppe Bonsignore e Barbara Farinelli “Star Trek: The Motion Picture” WTI numero 12 - Gennaio 2000 [www.webtrekitalia.com]
Raffaella "Ezri" BaraccoV'ger, alias a volte ritornano” STIM 9 - Novembre 1999
Gianni Bergamino “L'avventura musicale è appena agli Star Trek - The Motion Picture (1979)” STIM 12 - Febbraio 2000
Anna "Ro`Laren" Manfredini, “Là dove nessuna storia d’amore è mai giunta prima” - STIM 38 Maggio 2001

Pace profonda nell’onda che corre.


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