Alexander:
Parlaci della scrittura.
Roddenberry: Non ho mai condotto la mia vita con l’idea che sono
colpevole di ciò che dico. Credo di essere modesto. Chi sono
per raccontare il mondo? Ho cominciato a scrivere con l’idea che
fosse un modo per dire cose, scrivere è una pappa ed inutile
parlare se non c’è un’idea nel tuo script. Solo quando
ho iniziato a scrivere, e a scrivere Star Trek in particolare, ho realizzato
quanto le mie esperienze di vita mi avessero influenzato. Ero attento
a dire ciò che mi avesse influenzato, perché la domanda
principale era “cosa mi ha influenzato per questo lavoro?”
L’ho fortemente tenuto chiuso fino ad ora, che ho qualcosa da
scrivere in merito, non ho mai pensato a me stesso come uno che ha avuto
una grande esperienza, ma tu hai ragione, sono passato attraverso la
Grande Depressione, brutto periodo per gli Usa, la II guerra mondiale,
il lavoro alla polizia e alle linee aeree, e tutto questo tempo con
una fame per la lettura e per imparare, è difficile
per me sedermi qui e non considerare che ho deliberatamente influenzato
me stesso ad essere uno scrittore.
Alexander: E un filosofo.
Roddenberry: Si un filosofo. Ho una terribile fame di idee, ce l’ho
sin da piccolo, nella mia giovinezza ho realizzato di avere un gran
bisogno di conoscenza, quasi malato per la conoscenza, non potevo stare
fermo senza che la mi mente ne avesse bisogno, dovevo leggere, imparare,
era un vizio.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist”
(1991).
Star
Trek ha dimostrato di essere un arzillo “vecchietto”,
capace addirittura di superare i quattro decenni di vita,
non tanto perché possiede uno status particolare come ‘programma
di fantascienza’, ma, piuttosto, perché si tratta
di un programma di fantascienza estremamente “particolare”...
Ora, se non mi sono “attorcigliato” la lingua con questo
assurdo vaniloquio, possiamo mettere mano alla cassetta
del perfetto Trekker che, qualche settimana fa, avete
nascosto sotto al letto, per ampliare la vostra dotazione di strumenti
con un nuovo volume.
Non ve la siete ancora procurata? Male, malissimo! Filate subito ad
acquistarne una e non interrompetemi ancora…! Dove ero rimasto?
Ah, sì…
Sin
dalla creazione della Serie Originale, Gene Roddenberry aveva stabilito
con estrema precisione il suo modo d’intendere l’universo
di Star Trek: la fantascienza che troviamo nelle sue sceneggiature
rappresenta un tipo di logica, un modo di pensare, ben lontani dal
semplice programma d’intrattenimento, dallo spettacolo realizzato
per il semplice svago...
In questo modo, per lo spettatore, si modifica completamente il modo
di vedere le cose e di intendere il mondo che lo circonda, vengono
ispirate nuove idee e gli si permette di affrontare argomenti anche
importanti, abilmente dissimulati nella struttura del racconto
(non smetterò mai di mettere l’accento sul periodo storico
e sociale in cui Star Trek vide la luce, un momento nel quale poteva
rivelarsi molto “complicato” parlare di determinati
“problemi” sulla televisione americana e non
soltanto in questa).
Per lo spettatore superficiale il programma racconta le storie
di un futuro prossimo sicuramente possibile (e forse anche probabile),
storie capaci di riempire i nostri occhi di meraviglie, di raccontare
come sarà, nel bene e nel male, il nostro futuro fra trecento
o quattrocento anni.
Poi, scavando sotto la superficie, l’appassionato più
esigente scopre che il programma racconta soprattutto storie di “persone”,
di esseri viventi, anche se non necessariamente di esseri umani...
E cosa c’è di meglio, di più interessante,
di una storia basata sulle avventure e sulle esistenze di alcune persone?
Non è questo che ha decretato il successo di molti dei programmi
oggi famosi? Costruire storie di persone in cui il pubblico può
identificarsi, in cui gli spettatori possono “trasferirsi”,
anche se soltanto per la durata di un episodio…
In realtà Roddenberry ha deciso di collocare l’uomo
e la sua società in una situazione ideale posizionata
cronologicamente fra diversi secoli, per un motivo ben preciso.
La Federazione ha risolto, oppure è sul punto di risolvere,
tutti i problemi fondamentali che hanno caratterizzato lo sviluppo
della razza umana.
Ed i problemi che l’umanità del ventiquattresimo secolo
ha lasciato alle proprie spalle sono i problemi culturali, sociali,
economici e politici che ancora travagliano il nostro tempo.
Star Trek diventa a questo punto un enorme laboratorio per
l’osservazione etica dell’umanità.
L’universo
creato da Gene Roddenberry diventa una sorta di enciclopedia a puntate
dove i vari personaggi, umani e no, biologici o meno, si ritrovano
faccia a faccia con profondi problemi di etica, si scontrano con la
necessità di gestire questioni di coscienza talvolta molto
difficili; attraverso la narrazione gli spettatori vengono dapprima
coinvolti e, successivamente portati a riflettere, sui grandi temi
legati all’esistenza umana...
In questo senso Star Trek ha osservato ed incorporato, nella narrazione
del suo viaggio oramai quarantennale, i movimenti più importanti
ed i pensatori più illustri, rintracciabili nella storia della
filosofia morale: dalle teorie Platoniche ed Aristoteliche
sulla virtù, al Relativismo, dallo Stoicismo
all’Edonismo, da Sant’Agostino e San
Tommaso al Contratto Sociale di Hobbes, dall’Utilitarismo
di Bentham e dall’Imperativo Morale di Kant all’Esistenzialismo
di Kierkegaard e Sartre, sino ad arrivare ai filosofi più
recenti.
Per
comprendere al meglio le influenze ed i contributi filosofici ed etici
che gli sceneggiatori hanno portato nella serie che tanto apprezziamo
esiste un libro molto interessante, capace di analizzare passo dopo
passo numerosi episodi delle delle prime quattro serie, analizzandoli
in chiave etico-filosofica. Ecco per voi un nuovo strumento da conservare
nella vostra cassetta degli attrezzi...
“L’etica di Star Trek” di Judith
Barad ed Edward Robertson.
1.
C’era una volta...
"Questa è l'esplorazione che vi attende! Non determinare
la posizione delle stelle o studiare le nebulose, ma scandagliare
le ignote possibilità dell'esistenza".
Q a Picard, “Ieri, oggi e domani. NTG, 7ma
Stagione (1994)”.
Alexander: E’ stato un programma molto avanti nel tempo
per quei giorni.
Roddenberry: Si lo penso anche io, e mi fa piacere pensarci.
Alexander: Potremmo definirlo rivoluzionario?
Roddenberry: Penso che lo fosse, anche se all’inizio non era
mia intenzione fare uno show rivoluzionario, pensavo fossero cose
ovvie dal momento in cui scrivi di una nave stellare che visita mondi
alieni e civiltà.
Alexander: La serie classica era un telefilm per adulti e a quel tempo
non ce ne erano altri in tv; con la syndication Star Trek è
diventato un fenomeno, certo non avevi intenzione di scrivere un fenomeno
ma così è stato.
Roddenberry: Si ma non mi rendevo conto di quanto fosse rivoluzionario
ciò che stavo facendo, pensavo solo all’eccitazione di
scrivere un buon drama, non ero conscio che ciò che
stavo scrivendo fosse così particolare per le persone medie.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The
Humanist” (1991).
Una
delle ragioni fondamentali per cui Star Trek ha mantenuto intatta
sino ad ora la sua carica di originalità e di energia, è
che la maggioranza delle sue storie altro non sono se non una raccolta
di favole morali, che nella loro interezza vanno
a formare una filosofia completa e compiuta, piena di speranza
per il futuro dell’uomo e dell’umanità.
Il programma utilizza un’ambientazione caratterizzata da uno
sfrenato ottimismo e da una tecnologia estremamente avanzata, ma le
situazioni, gli atteggiamenti, la politica e la cultura descritti
in ciascuna serie riflettono sempre, in maniera più o meno
marcata, i costumi e la società del nostro tempo. Judith
Barad, assieme ad Ed Robertson, ci conducono passo a
passo, per comprendere i fondamenti etici e filosofici a cui Roddenberry
prima, ed i suoi continuatori poi, si sono ispirati per ‘costruire’
un mondo in lotta con se stesso, nel tentativo di liberarsi dei quegli
atteggiamenti maschilisti, razzisti e xenofobi,
ancora oggi tanto comuni. Attraverso l’analisi di numerose puntate
che hanno caratterizzato, per i loro particolari contenuti, le diverse
serie realizzate, gli autori del volume ci chiedono di riflettere
sui nostri valori, inseriti in maniera silenziosa nelle trame
del telefilm, perché il lettore possa riflettere e mettersi
in gioco, chiedendosi se proprio tali valori siano giusti,
ragionevoli e se valga la pena di difenderli...
Ad
esempio, avete mai pensato che, mentre ridiamo dei Ferengi, in realtà
non stiamo facendo altro che ridere di noi stessi,
delle aberrazioni di una società come la nostra, dominata dall’interesse
e dalla corsa al guadagno? E questo vale per quasi tutto quello che
abbiamo tanto apprezzato nella storia del programma. Nulla sembra
essere stato fatto a caso, o quasi.
“L’Etica di Star Trek” cerca di rispondere
ad una serie di semplici (mica tanto!) domande:
Qual’è esattamente l’etica del programma?
I suoi principi rimangono gli stessi spostandoci da una serie all’altra?
Ed allo stesso modo esiste una coerenza etica fra le varie puntate
della stessa serie?
Gli autori sembrano rispondere di sì, partendo dall’esigenza
di dare una definizione ben precisa di etica e di comprendere cosa
sia veramente etico, fuori e dentro Star Trek, e cosa non lo sia.
Alexander: Qualcuno ti ha descritto come il moderno Jonathan Swift.
Come te lo spieghi?
Roddenberry: Ho sempre ammirato J. Swift, le terre in cui è
andato e i personaggi che ha inventato.
Anche a me è sembrato di scrivere cose dello stesso genere
che scriveva Swift. Swift i suoi personaggi per mostrare la
stupidità del nostro modo di pensare. Quando vedi
i Lillipuziani combattere l’uno contro l’altro, tu vedi
l’umanità vista dagli occhi di Swift. Fin dall’inizio
sono stato sicuro che con il mio lavoro in Star Trek volevo
utilizzare il dramma e l’avventura per l’umanità
attraverso tutte le sue caratteristiche. Il risultato fu
che Star Trek, nella serie originale ma in modo più forte nella
seconda, è stato il mio modo per mostrare i problemi
dell’umanità.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The
Humanist” (1991).
Il
volume non è semplicissimo e richiede un piccolo sforzo per
essere pienamente apprezzato.
Inoltre sarebbe utile, ma non assolutamente necessario, avere visto
i diversi episodi che gli autori citano come esempio per ogni capitolo.
E si, perché il lavoro di Judith Barad e di Ed Robertson ha
proprio questo pregio: riesce ad introdurci alle più importanti
teorie etiche e filosofiche, mettendole in relazione ad alcuni dei
più noti ed apprezzati episodi delle serie dedicate alla saga
di Star Trek.
E tutto questo senza annoiarci.
Ogni capitolo, partendo dalle teorie dell’antica Grecia per
arrivare all’Esistenzialismo del 20mo secolo, presenterà
i dilemmi etici di uno o due episodi, ipotizzando in che modo personaggi
come Aristotele o Platone avrebbero affrontato i problemi presentati
dalle sceneggiature, confrontando il comportamento scelto dai nostri
beniamini rispetto alle soluzioni proposte dai vari filosofi morali
della storia.
Nell’arco di poco meno di 400 pagine, gli autori si occuperanno
di discutere argomenti quali il dovere morale, il significato
dei concetti di virtù, individualimo e responsabilità,
cercheranno di comprendere se l’eutanasia abbia un qualche fondamento
morale.
Quanto possimo trovare di etico nell’uso degli animali
nella scienza e quanto nel commercio?
Cosa è più importante: le intenzioni delle
nostre azioni oppure i risultati che hanno provocato? Come
possiamo recuperare la nostra integrità quando ci
sentiamo divisi in due (e non abbiamo utilizzato il teletrasporto!)?
Sono
queste alcune delle domande che vengono affrontate all’interno
del volume e che portano ad una sconcertante rivelazione… Molto
spesso i personaggi della saga non soltanto affrontano gli stessi
problemi che sono stati sollevati in tempi diversi dagli studiosi
di etica più conosciuti, ma utilizzano lo stesso linguaggio
ed raggiungono le stesse conclusioni.
La prima parte del volume si occupa di stabilire se la religione e
la cultura hanno un ruolo nella determinazione dei valori, definendo
l’importanza dei principi logici per il ragionamento etico.
Nella seconda parte, invece, gli autori cercano di spiegare in che
modo Edonismo e Stoicismo si manifestino nell’universo
di Star Trek. La terza parte viene dedicata alle sfide spirituali
sollevate dall’etica cristiana ed i valori smaccatamente
capitalistici propri della teoria del contratto sociale di
Hobbes. Nella quarta parte si introducono tre variazioni dell’etica
fondata sul dovere, un pensiero etico e fiolosofico che ha permeato
fin dall’inizio tute le serie televisive ed i lungometraggi
dedicati alla saga. Infine, nella quinta parte, gli autori ci spiegano
come operano in Star Trek il pensiero Utilitaristico ed i principi
Esistenzialistici.
A
questo punto, dopo aver esaminato le tendenze etiche di ciascuna serie,
il libro cercherà di di definire un’etica generale
per il programma, che si riveli capace di resistere ad un esame approfondito,
basato sull’utilizzo della ragione.
Se non vi spaventa provare ad analizzare episodi epocali
come “Sfida all’Ultimo Sangue” (The
Savage Courtain, TOS) oppure “Metodi Scientifici”
(Scientific Methods, VOY), “Una Guerra Incredibile”
(A Taste of Armageddon, TOS) in un modo decisamente inusuale,
allora questo volume fa per voi, e potrebbe anche riuscire a farvi
comprendere meglio come mai Star Trek è diventato proprio Star
Trek…
2. Tutto quello che resta, alla fine...
"Teresina semplice, niente Jolly ed il cielo come limite…".
Picard, “Ieri, oggi e domani. NTG, 7ma Stagione (1994)”.
Ne
“L’Etica di Star Trek” gli autori riescono
a farci capire l’importanza dei contenuti nelle vicende dei
nostri beniamini, delle storie che ci raccontano puntata dopo puntata;
ogni serie si permette di sviluppare, all’interno dell’universo
Trek, un discorso ben preciso, decidendo di non sacrificare mai una
importante qualità di fondo e cioè la capacità
di trattare argomenti scomodi e complessi. Certamente gli appassionati,
alla prima visione di una puntata, vengono colpiti innanzitutto dalle
scenografie, dagli effetti speciali oppure dalla bravura degli attori.
Ma quello che rimarrà impresso loro, nel tempo, saranno proprio
le storie. Come possiamo dimenticare le parole di Guinan
sulla schiavitù in “La Misura di un Uomo”
(The Measure of a Man, TNG), una feroce analisi della guerra
e degli orrori che provoca in “Né la Battaglia è
Vinta dal più Forte” (Nor the Battle to the
Strong, DS9) e ne “L'Assedio della AR-558”
(The Siege of AR-558, DS9)? Oppure la sorprendente decisone
di Kirk in “Arena” (Arena, TOS), lo
straordinario MOE di “Testimone Oculare” (Living
Witness, VOY) ed “Immagine Latente” (Latent
Image, VOY)?
Ed ancora, come considerare i temi profondamente attuali del rispetto
per la vita e per la libertà umana di un doppio episodio quale
“Tempi Pasati I&II” (“Past Tense
I&II”, DS9)?
Vi
lascio decidere da soli se vi ritrovate d’accordo con le conclusioni
raggiunte dagli autori alla fine del volume; certamente sarete d’accordo
con Judith Barad e Edward Robertson quando affermano che Star Trek
è ben lontano dall’essere un semplice miscuglio di norme
morali, raccolte insieme in maniera arbitraria. L’etica e la
filosofia di questo complesso universo assomigliano di più
ad una teoria unificata e coerente, in grado di spiegare il comportamento
e le scelte compiute da ciascun personaggio, in ogni episodio televisio
o cinematografico.
Star Trek nella sua esistenza quarantennale è riuscito a costruire
un proprio codice morale ben preciso e distinto, sintetizzando i principi
delle teorie della virtù, del dovere e gli insegnamenti dell’esistenzialismo.
La saga di Gene Roddenberry è riuscita a distillare in maniera
coerente i principi che provenivano da diverse teorie etiche per formularne
una nuova, in grado di camminare coin le proprie gambe…
Comprendere come tutto questo sia stato possibile può essere
d’aiuto anche a noi e rappresenta uno degli obiettivi dell’opera
stimolare il lettore ad acquisire una maggiore consapevolezza dei
problemi etici che si incontrano nella vita quotidiana. Non è
forse vero che, attraverso una maggiore comprensione dell’etica
e una maggior compassione verso i nostri simili sarà possibile
avvicinare il futuro della razza umana a quello immaginato da Gene
Roddenberry più di 40 anni fa?
Alexander: Come vorresti essere ricordato?
Roddenberry: Come uno con grande pazienza e che ha avuto un
grande amore per la razza umana. Non credo che i problemi
debbano essere risolti immediatamente e, stranamente, non ho una filosofia
che conosce il termine “immediatamente”. Forse “domani”
è fra 500 anni. Ciò che sono gli umani è eccezionale.
Come puoi dubitare che sopravviveremo e che matureremo? Ci potrebbe
essere una grande saggezza nella vecchia affermazione sul guardare
il mondo in modo amorevole. Se potremo, probabilmente il mondo avrà
il tempo di trovare la soluzione.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The
Humanist” (1991).
3. Gli autori.
Judith
Barad, Ph.D, professoressa di filosofia alla Indiana State University,
dove tiene cosi di etica e seminari (acourse) sulla filosofia di Star
Trek. E’ autrice di numerosi articoli e di due libri.
Nativa di Chicago, vive a Terre Haute (Indiana) con il marito, la
figlia ed i nipoti.
Ed
Robertson ha scritto molto sulla cultura popolare. Autore di tre libri
sui classici della televisione, è apparso in numerosi spettacoli
radiofonici e televisivi come esperto in quest’ambito.
L’autore vive attualmente a San Francisco.

Fonti
Bibliografiche:
Intervista a Gene Roddenberry, condotta da David Alexander e pubblicata
da “The Humanist” nel 1991 – “http://www.philosophysphere.com/”
[Versione italiana su www.startrekitalia.com
tradotta da Draks78 ]
Judith Barad, Ed. Robertson “L’etica di Star
Trek” - Longanesi (2003)
Chiara Salvioni, “Animale a Chi?”
- STIM 37 Maggio 2002
Chiara Codeca', “E questo è l’inizio”
- STIM 54, Marzo 2003
Riccardo "Summer" Palazzani , “I Platoniani”
(Razze) - STIM 64 Novembre 2004
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