 |
|
GUERRA ETERNA
di Joe Haldeman
Narrativa d'anticipazione n. 22,
Editrice Nord
Traduzione di RobertaRambelli
Commento di Riccardo Valla
Cosmo Oro n. 159 (Dicembre 1996)
Traduzione di RobertaRambelli
Commento di Riccardo Valla
Urania Collezione n. 10 (Novembre 2003)
Traduzione di Roberta Rambelli
Introduzione di Valerio Evangelisti
di Daniele
"Nemo" Volpi
"L'universo non è soltanto più strano di quanto
immaginiamo,
L'universo è più strano di quanto possiamo immaginare".
Eddington.
Siete
stati chiusi in una maledetta tuta che rappresenta, contemporaneamente,
la vostra unica possibilità di salvezza e la vostra più
probabile bara...
Non potete permettervi di sbagliare nemmeno un singolo movimento perché,
in un solo, breve istante, l’esoscheletro da combattimento che
indossate potrebbe detonare come un piccolo ordigno nucleare, arrostirvi,
soffocarvi o innescare un qualche altro ‘scherzo’
decisamente poco piacevole.
Per voi, almeno…
Ma non potete abbandonare questo ingombrante sudario tecnologico.
Senza la vostra preziosa tuta non potreste resistere nemmeno un istante
durante un combattimento.
Il vero problema, per voi, è stato quello di essere nati troppo
intelligenti oppure di avete qualche talento
psichico (nascosto), che l’esercito può utilizzare,
nella lotta contro i Taurani.
Sì, perché il nostro pianeta è in guerra, ormai
da anni, con una razza non antropomorfa proveniente dalla stella Aldebaran,
nella costellazione del Toro, e le forze Terrestri si stanno trascinando
in un conflitto senza fine, fatto di scaramucce su pianeti lontani e
scontri fra navi stellari, a velocità di poco inferiori a quella
della luce…
La vostra priorità diventa quella di rimanere vivi,
impedendo alle armi che indossate ed al fuoco dei vostri compagni di
ammazzarvi per sbaglio, mentre cercate di abituarvi al fatto che, un
salto fra collapsar dopo l’altro, vi state allontanando sempre
di più dal vostro tempo.
I mesi che vivete alla velocità della luce sono anni, sulla vecchia
Terra; i vostri anni, secoli…
Ed alla fine, quando tutto si sarà risolto nel più assurdo
dei modi, dimostrando ancora una volta quanto sia inutile la guerra
e quanto enorme finisca per sembrare la stupidità degli uomini
che la portano avanti a qualunque costo, rimarrete soli, sul vostro
pianeta ormai diventato per voi alieno, sempre più simili a reliquie
di un passato che si desidera soltanto dimenticare.
Reduci di una guerra veramente “eterna”…
Proviamo ad avvicinarci a quello che molti considerano una sorta di
&ldq uo;Full
Metal Jacket” della fantascienza, pubblicato nella prima
metà degli anni ‘70, e continuamente messo a confronto
con un’altra pietra miliare della narrativa d’anticipazione,
“Fanteria dello Spazio”, il celebre romanzo di
Robert Heinlein del 1959, più volte accusato di fascismo e di
militarismo, a cui però l’opera di Haldeman si contrappone
per una visione ideologica di fondo completamente diversa.
Guerra Eterna si presenta infatti con una
trama avventurosa e avvincente, descritta in presa diretta dal campo
di battaglia, con uno stile ironico, crudo e corrosivo, antiretorico
e soprattutto antimilitarista.
Permettetemi di presentarvi una delle opere più belle dell’autore
di romanzi Trek come “Il Pianeta del Giudizio”
e “Mondo Senza Fine”.
1.
La guerra alla velocità della luce.
"Va'
a farti fottere, Signore!".
Joe Haldeman, “Guerra Eterna” (1975).
1997.
Il soldato William Mandella non aveva mai visto un Taurano.
Veramente nessun uomo era ancora riuscito a vedere un Taurano vivo
ed intero…
Eppure, durante l'addestramento, gli avevano già insegnato
almeno 80 modi per ucciderne uno, o per uccidere qualunque
altro essere vivente, umano o alieno.
Nella maniera più silenziosa possibile.
Il tutto a causa della guerra che il genere umano aveva iniziato con
l’unica razza senziente incrociata nello spazio e per questo
Mandella era stato reclutato, addestrato e spedito verso un mondo
lontano anni luce dal suo pianeta d’origine.
A
quel tempo il giovane non sapeva ancora cosa fosse realmente
la guerra.
Un infinito rosario di sanguinari combattimenti corpo a corpo, sulla
superficie di pianeti dalle caratteristiche allucinanti, intervallati
da viaggi lunghissimi ad una velocità di poco inferiore a quella
della luce, con gli equipaggi stipati nelle cuccette anti-accellerazione,
alla mercé del buon funzionamento dei computer tattici della
loro nave.
Il soldato Mandella all’inizio della storia, non poteva nemmeno
lontanamente immaginare che sarebbe riuscito a sopravvivere a quell’inferno,
ad un massacrante addestramento che decimava i suoi commilitoni, alle
missioni assurde per il controllo dei pianeti portale, i compagni
silenziosi delle stelle ad alta densità che le navi terrestri
utilizzavano per saltare da un punto all’altro della galassia,
non immaginava che sarebbe sopravvissuto alla stupidità
delle sfere di comando, che sembravano soltanto in grado di impegare
le forze militari della Terra in azioni inutili e costose (in termini
di vite umane, naturalmente). Non immaginava che sarebbe sopravvissuto
fino alla fine di quella maledetta guerra, con i gradi di Maggiore
sul petto, avendo provato, nella sua agghiacciante semplicità,
l’orrore di vedere i propri uomini morire per i suoi sbagli.
E non immaginava, soprattutto, che per lui la guerra sarebbe terminata
soltanto milleduecento anni dopo…
Solo
pochi anni prima, la civiltà umana era riuscita a scoprire
un modo di viaggiare attraverso lo spazio interstellare, sfruttando
le particolari caratteristiche di alcune stelle di neutroni, delle
singolarità denominate collapsar,
che si comportavano come dei cancelli, in barba alla teoria della
relatività generale, o quasi, ed erano in grado di “lanciare”
una nave attraverso il nostro sistema galattico, in un tempo relativamente
breve.
Era sufficiente conoscere quale collapsar si trovava più vicina
alla propria destinazione ed utilizzare la singolarità a questa
collegata più vicina alla Terra, come se fosse l’ingresso
di un tunnel spaziale.
Tutto sembrava andare per il verso giusto quando, nel sistema del
Toro, ecco il tanto sospirato primo contatto con una razza aliena;
purtroppo le cose si misero subito male, i nostri vicini di casa sembravano
non gradire la presenza dei terresti nelle loro vicinanze, arrivando
ad eliminare immediatamente, e senza problemi, una intera nave di
coloni!
Di loro non si sapeva nulla. E nemmeno venne reso noto chi sia stata
la prima delle due parti ad aprire le ostilità.
Nessun tentativo di stabilire un sistema di comunicazioni fra le due
specie fu tentato, di ottenere una spiegazione su come sia iniziato
il conflitto e del perché due razze tanto intelligenti da raggiungere
le stelle abbiano deciso di “massacrarsi”, l’una
contra l’altra, allegramente….
Il
giovane William Mandella aveva dovuto abbandonare gli studi universitari
per essere arruolato nella Forza Esplorativa delle Nazioni Unite
e venire trasformato nel soldato perfetto, attraverso uno spietato
condizionamento mentale. L’esercito non poteva permettersi scrupoli,
sono gli alieni i cattivi e la guerra impone scelte drastiche.
Mandella e tutti i suoi compagni vennero trasformati in macchine spietate,
carne da cannone da impiegare in innumerevoli battaglie, a base di
armamenti ipertecnologici, ma combattute al suolo dalla fanteria che
si trascinava tra pianeti gelati ed asteroidi inospitali, a cui nemmeno
avevano dato un nome, prigionieri di enormi tute corazzate.
I più fortunati iniziarono a morire durante l'addestramento.
Ed erano tanti, troppi anche per l’esercito tecnologico del
futuro, ma venivano considerati perdite necessarie per riuscire
nel conflitto…
Gli altri, la maggior parte, erano massacrati nel giro di poche battaglie.
I (molto) pochi che sopravvivevano senza uscire di senno, a causa
del condizionamento, o del senso di colpa che ne derivava, e che arrivavano
alla fine delle campagne di guerra senza perdere la maggior parte
degli arti, venivano ricondizionati e promossi, e via
di seguito. Per centinaia e centinaia d'anni.
Purtroppo, restare vivo, non era il solo problema del soldato Mandella.
Ricordate cosa dice la teoria della Relatività di Einstein
riguardo ad un oggetto che si muove alla velocità della luce?
Gli equipaggi delle navi da guerra terrestri si ritrovano sottoposti
ad una dilatazione temporale, rispetto al resto dell'universo, che
si comporta come una vera e propria ‘macchina del tempo’.
Quindi nel viaggio fra una stella e l'altra, i pochi mesi trascorsi
all'interno di un'astronave, corrispondevano per l’equipaggio
ad anni o, addirittura, a secoli passati sulla cara, vecchia Terra.
Mandella deciderà di tornare sul nostro pianeta, in licenza,
per scoprire che, nel frattempo, i secoli hanno modificato la società
in un modo inquietante a causa della sovrappopolazione e della lotta
per il cibo e le risorse disponibili. Il Veterano troverà un
pianeta popolato da cloni omossessuali, dove le tendenze
eterosessuali dei combattenti vengono viste dalla popolazione, che
si è data un nuovo nome, i man, con ironia, se non
addirittura con sospetto.
La
trama del libro è tutt’altro che una semplice invenzione;
in questo modo l’autore ha voluto comunicare con forza, attraverso
una metafora piuttosto semplice, il senso di straniamento
che colpiva i reduci della guerra del Vietnam (lui compreso).
Molto spesso si trattava di ragazzi che tornavano a casa in un paese
profondamente cambiato, dove quello che ricordavano normale
non lo era più, e nel quale erano loro a venire considerati
anormali, e talvolta violentemente rifiutati, solo per il
fatto di essere sopravvissuti alla guerra.
Inoltre la nuova società sulla Terra impedisce ai reduci di
intraprendere ogni tipo di impiego civile, cercando in ogni modo di
tenerli legati "volontariamente" all'esercito per utilizzarli
nell'interminabile guerra spaziale. Il fatto che Will e la sua compagna
Marygay, entrambi combattenti, abbiano formato una coppia stabile
è di secondaria importanza per le autorità militari,
che li separeranno nuovamente per una missione verso angoli sempre
più remoti dello spazio e del tempo. Infine l’autore
si scaglia contro le sistematiche manipolazioni dell'opinione pubblica
di un governo, che censura le interviste dei reduci e controlla le
notizie provenienti dai media (ispirandosi al reale comportamento
del governo statunitense, che per anni avrebbe imbavagliato e strumentalizzato
la stampa perché fornisse notizie ammaestrate sul reale andamento
del conflitto in Vietnam).
Solo alla fine dei romanzo i due protagonisti potranno, sfruttando
un paradosso spazio-temporale, riunirsi per vivere assieme, mille
e duecento anni dopo l’inizio della guerra, su di un pianeta
riservato alle persone eterossessuali e mantenuto come ‘riserva
genetica’ per la razza umana (un pianeta battezzato ironicamente
“Middle Finger”, in italiano Dito Medio;
se conoscete il significato del gesto, in America come nel nostro
paese, potrete cogliere appieno l’ironia del nome, voluta dallo
stesso autore…).
Joe
Haldeman era stato gravemente ferito durante la guerra del Vietnam,
dove aveva partecipato come soldato del Genio; può così
parlare con cognizione di causa della guerra e della vita quotidiana
dei semplici combattenti, spesso costretti, in ogni momento, a rischiare
la propria vita ed uccidere per una causa e per uno scopo, ogni giorno
meno chiaro e convincente. E le battaglie della fanteria terrestre
sembrano, pagina dopo pagina, ricalcare i racconti aghiaccianti dei
giovani ritornati dalle risaie del Vietnam: soldati mandati a morire
in battaglia sotto l’effetto dalle droghe, sperimentazioni disinvolte
di nuovi sistemi d’armi e di sostanze chimiche con spaventose
conseguenze sulla psiche e sul fisico dei sopravvissuti, i massacri
indiscriminati di civili, l’inesorabile scomparsa degli amici
uccisi, la difficoltà dei reduci di reinserirsi nella società
d'origine, che arriva addirittura a rifiutare i propri soldati, accusandoli
in manera ipocrita di avere combattuto una guerra che la stessa società
aveva iniziato…
2.”…l’Aviazione, con le
sue astronavi scintillanti,
ma siamo noi
della Fanteria, con le ginocchia nel fango…”
"La vita inizia in un sanguinoso casino e qualche volta finisce
nella stessa maniera,
e soltanto la gente gente cerca il sangue fra questi due momenti,
probabilmente gente pazza."
Joe Haldeman.
La
visione del mondo di Joe Haldeman sembra profondamente condizionata
dalla sua esperienza personale, ed il ritratto che l’autore
ci presenta della ”sua guerra” è qualcosa di preciso,
brutale, diretto. Ma anche vero ed incredibilmente onesto.
Il suo primo libro, “War Year” (1972) fu un racconto
estremanete realistico del conflitto che aveva vissuto e, con la realizzazione
di “Guerra Eterna” tre anni dopo, Haldeman tenta
di rileggere le proprie esperienze attraverso il filtro della space
opera, riscrivendo le convenzioni che fino a quel momento avevano
caratterizzato questo sottogenere della SF, oggi definito space
opera militare.
Ci riferiamo ad una branca della narrativa d’anticipazione che,
fino ai precedenti anni ’50 e ’60 aveva visto come massimi
esponenti scrittori del calibro di E.E. ‘Doc Smith’,
Isaac Asimov, Alfred E. Van Vogt e Robert Heinlein; un sottogenere
della SF basato su di un concetto di guerra molto ‘Americano’,
dove i protagonisti affrontavano il conflitto con il nemico alieno
basandosi su concetti quali un profondo ottimismo, l’idealismo
tipico degli USA, la supremazia tecnologica e la moralità di
un paese che vedeva il mondo diviso in buoni e cattivi, giusto e sbagliato,
bianco e nero.
Per
gli americani come Joe Haldeman, il conflitto nel Vietnam rappresenta
il brusco risveglio da questo sogno, una sferzata di adrenalina,
la piena comprensione, spesso provata sulla propria pelle, di cosa
sia veramente la guerra. “Guerra Eterna” frantuma e spazza
via tutti i luoghi comuni che avevano dominato nelle opere degli anni
d’oro della fantascienza, dimostrando con una ironia caustica
e feroce, quanto possano essere assurdi i vecchi cliché letterari,
per chi ha veramente affrontato un combattimento sul campo. Con una
scrittura vivida, semplice ed antieroica, ci fornisce alcune delle
più belle (e realistiche) descrizioni di combattimento della
letteratura di anticipazione.
La “Guerra” del soldato Mandella è tutto
tranne che una gloriosa avventura e se guardiamo da vicino il racconto,
ogni scaramuccia si trasforma sempre più spesso in una mattanza
a favore di una fanteria umana sempre più alienata, nei confronti
di un nemico incapace di difendere se stesso. Il numero maggiore di
vittime, almeno all’inizio della guerra, è il tributo
di sangue richiesto da un inumano sistema di addestramento ed anche
le prime azioni contro i Taurani vedranno cadere per la maggior parte
quei soldati che si erano rivelati inadatti al compito, uccisi dal
fuoco amico o dalla loro sbaddataggine (oppure dal terribile shock
emotivo che li assalirà, una volta che il condizionamento alla
battaglia sarà terminato e potranno confrontarsi, come uomini,
con le loro stesse azioni…). Nei lunghi mesi che precedono
le battaglie, Mandella si chiederà più volte del perché
stia succedendo tutto questo, senza riuscire a trovare una risposta
che riesca a soddisfarlo, ne a capire cosa sia tanto prezioso, tanto
importante per il nostro pianeta, da giustificare un tale numero di
vittime, per entrambe le parti.
L’alter ego di Haldeman, perché di un alter ego dell’autore
si tratta, si sente inadatto per la vita militare, sempre più
sradicato dalla propria famiglia e dal proprio tempo, senza amici
se non i commilitoni che possono scomparire o essere trasferiti in
ogni momento. Ma, con sua enorme sorpresa, Mandella riuscirà
a sopravvivere alla guerra, arrampicandosi sulla catena di comando,
fino al grado di Maggiore, e sentendosi sempre più alieno rispetto
agli uomini che si trovano ai suoi ordini, il prodotto di un pianeta
che si trova ormai anni luce lontano, nel tempo e nello spazio e di
cui il soldato non sa più nulla. In “Guerra Eterna”,
come in tutte le guerre, la verità è la prima vittima,
ed Haldeman ci mostra in che modo l’elite al potere sia in grado
di pilotare attentamente i media per assicurarsi il sostegno dell’opinione
pubblica e proseguire all’infinito il conflitto.
Forse
è in questo che “Guerra Eterna” differisce da “Fanteria
dello Spazio”. Nel caso del racconto di Haldeman gli uomini
impegnati nella guerra non hanno nessun motivo logico di odiare il
nemico misterioso e non sarà una sorpresa lo scoprire, alla
fine del libro, che il conflitto è scoppiato per un errore
e che i Taurani sono un popolo di cloni, proprio come quello dei Man
terrestri.
I soldati di Haldeman sono costretti a combattere dalla cecità
dei propri governanti e non hanno bisogno di una guerra per ottenere
i diritti costituzionali che nel volume di Heinlein sono appannaggio
dei soli militari.
La
“Fanteria dello Spazio” è fermamente convinta di
essere nel giusto, ferocemente determinata a sterminare i ‘Ragni’
che minacciano la famiglia, la bandiera e lo stile di vita del buon
americano (almeno nel periodo storico in cui il libro venne realizzato).
I soldati di Haldeman non possiedono tutte queste certezze. Non riescono
ad identificare il misterioso nemico nei Rossi, nei Giapponesi del
secondo conflitto mondiale, nel nemico che il suo paese aveva conosciuto
in una miriade di conflitti, nel sudest asiatico. I fanti di Haldeman
desiderano soltanto rimanere vivi e vorrebbero poter tornare a casa
tutti d’un pezzo. Ma non possiedono più una casa. Ne
sono stati strappati ed anche il tempo congiura contro di loro e li
allontana anche dalla ultime certezze.
Più
volte l’opera di Heinlein è stata tacciata di essere
fascista, razzista, un’elegia al militarismo. E “Guerra
Eterna”, sin dalla sua prima uscita, è stata considerata
come l’esatto contrario, la sua negazione. In realtà
il lavoro di Haldeman è ben lontano dall’essere semplicemente
l’anti ”Fanteria dello Spazio”. La storia degli
uomini che "vengono arruolati" (una colorita espressione
che l’autore utilizza anche nella sua autobiografia, per indicare
la sua partecipazione al conflitto in Vietnam) e spediti a combattere,
sotto condizioni estreme, in battaglie dove le probabilità
di sopravvivenza sono trascurabili, rappresenta non soltanto una splendida
parafrasi dell'esperienza fatta dall'autore, ma anche un altissimo
grido di accusa per tutti i “Joe Haldeman” che
sono stati, loro malgrado, mandati a combattere dal proprio paese
per una causa sbagliata ed inutile.
Ma sarebbe riduttivo considerare “Guerra Eterna” un grande
libro esclusivamente per i contenuti fantastici ed antimilitaristi;
abbiamo visto come gli anni e i secoli passano molto lentamente per
questi uomini mandati a combattere su navi che si muovono a velocità
relativistiche alla ricerca del nemico, mentre sulla terra il tempo
procedere velocissimo, introducendo sempre un maggiore distacco tra
gli uomini partiti per difendere la terra e quell'umanità che
non è rimasta ad aspettarli.
L’autore
riesce ad approfittare abilmente di di questa possibilità per
mostrarci qualcosa in più della probabile evoluzione dell'umanità
nell'arco di un millennio e più, senza mai agire in modo diretto
ed ossessivo, preferendo lasciare alle interazioni dei “nuovi
terrestri” con i vecchi combattenti il compito di illustrare
al lettore i cambiamenti radicali avvenuti nel futuro del nostro pianeta.
Purtroppo lungo questi 1200 anni di guerra la vita sulla Terra subisce
innumerevoli e profonde trasformazioni, ma la mentalità delle
alte sfere dell'esercito non cambia e le decisioni aberranti ed assurde
dei militari si ripetono assurde, inossidabili, mantenendo intatta
ed immutabile la loro cinica logica al massacro.
In qualsiasi caso lo spirito critico e cinico di Haldeman ha la possibilità
di mostrarsi al meglio, non soltanto nei confronti dei militari che
hanno spedito il suo alter ego Mandella verso una sicura morte, ma
anche nel rigettare il futuro radioso tanto decantato dallo stesso
Heinlein.
L’autore
di “Guerra Eterna” si è dimostrato estremamente
lungimirante rifiutandosi di immaginare un pianeta, fra 1200 anni,
caratterizzato da illimitate quantità di energia, materiale
e capacità di consumare. In poche parole Haldeman, al contrario
dell’autore di “Fanteria dello Spazio” ha negato
in blocco di voler continuare a credere in un futuro caratterizzato
da un infinito “Sogno Americano”. Piuttosto ha preferito
descrivere un pianeta, la Terra del futuro, segnato da ciclici periodi
di depressione e da condizioni di vita durissime, da nuovi tabù,
insopportabili standardizzazioni e dalla generallizzata perdita di
valore della vita umana. Come non fermarsi a pensare quando, in licenza
sulla Terra, il veterano Mandella si sente rispondere, da una donna
pericolosamente simile ad una macchina, “Nessuna assistenza
medica, esatto. Bravo, signore, siamo contenti per lei”?
*Nel 1999 l’autore ha cercato di dare un seguito
al suo capolavoro (dopo aver passato anni a rispondere ai fan che
“Guerra Eterna” era un opera compiuta e che un
seguito non era fra le sue priorità) con il romanzo “Missione
Eterna” [Forever Free], un opera interessante,
che però non è riuscita a ritrovare la particolare alchimia
del primo lavoro.
3.
Joe W. Haldeman.
Non permettete alle critiche di buttarvi giù. Esiste anche
chi disprezza i libri più belli del mondo.
Se qualcuno vi dice che siete lo scrittore migliore dai tempi di Shakespeare,
allora è molto probabile
che sia più intressato al vostro corpo, o al vostro portafoglio,
che alla vostra scrittura…
Joe Haldeman intervistato da W. Scott Bowlin per Sience
Fiction Weekly Interview (1998).
Come
al solito, ecco una breve scheda biografica dedicata all’autore:
Joe William Haldeman è nato ad Oklahoma City, Oklahoma,
il 9 Giugno 1943.
Costratto a spostarsi per seguire le peregrinazioni della famiglia,
il futuro scrittore si troverà a vivere, ancora bambino, a
Portorico, New Orleans, Washington, Bethesda (Maryland) e Anchorage
(Alaska). Sposato nel 1965 con Mary Gay Potter, ha ricevuto una laurea
in Astronomia nel 1967 presso l’università del Maryland.
Nello stesso anno viene arruolato nell’esercito, e mandato a
combattere con un reparto del genio militare in Vietnam. Gravemente
ferito, si guadagna un Purple Heart (‘Cuore
di Porpora’, una delle più alte decorazioni militari
americane) e capitalizza le sue esperienze di guerra nella sua prima
opera “War Year”.
Nel 1975 riceve un MFA per la scrittura creativa presso l’università
dell’Iowa. Attualmente si divide tra la Florida ed il Massachusetts,
impegnato nella scrittura e nell’insegnamento presso il prestigioso
MIT (Massachusetts Institute of Technologies). Il romanzo
più famoso dello scrittore è sicuramente “Guerra
Eterna”, ispirato alle sue esperienze nel conflitto americano
in Vietnam. Haldeman ha scritto anche due delle prime storie originali
basate sull’universo Trek, “Il Pianeta del Giudizio”
(Planet of Judgment, 1977) e “Mondo Senza
Fine” (World Without End, 1979).
L’autore
viene anche ricordato per una breve parentesi di natura cinematografica;
infatti Haldeman ha collaborato alla sceneggiatura di un curioso film
del 1989, “Robotjox”, diretto dal regista Stuart
Gordon, specializzato in pellicole horror d’autore. La storia,
che non riscosse il successo sperato sebbene fosse caratterizzata
da un soggetto decisamente interessante, vedeva giganteschi robot
gladiatori combattere in enormi arene, alle dipendenze delle multinazionali
del futuro.
Più di una volta, è stata anche annunciata la realizzazione
di un film tratto dal suo “Guerra Eterna”, ma
purtroppo il progetto sembra essersi arenato (definitivamente).
Joe Haldeman è il fratello di Jack C. Haldeman II
(1941-2002), scrittore di fantascienza conosciuto, fra le altre cose,
per un volume dedicato alla nostra saga, Perry's Planet,
del 1980.
Per concludere una nota; l’abilità
come scrittore, la sensibilità e le capacità di analisi
dell’animo umano dimostrati nelle sue opere, hanno fatto di
Joe Haldeman uno degli scrittori più amati
della Fantascienza mondiale negli ultimi 30 anni. A testimonianza
di questo valore il numero impressionante di premi che l’autore
si è visto attribuire: l’Hugo per "The Forever
War", "Tricentennial", "The
Hemingway Hoax" e "None So Blind", il
Nebula per "The Forever War", "Graves"
e "The Hemingway Hoax" ed infine un John W. Campbell
Award sempre per "The Forever War".
Nominato presidente del ‘Science Fiction and Fantasy Writers
of America’ dal 1992 al 1994, ha scritto di lui Stephen
King: "Se esistesse un Fort Knox per gli scrittori di fantascienza
veramente importanti, allora dovremmo chiuderci dentro Joe Haldeman".
Selezione
delle opere di Joe Haldeman (in neretto quelle pubblicate in Italiano):
War Year (1972)
Attar's Revenge (con lo pseudonimo di Robert Graham, 1975)
War of Nerves (con lo pseudonimo di Robert Graham, 1975)
The Forever War (Guerra Eterna, 1975)
Mindbridge (Ponte Mentale, 1976)
Planet of Judgement (Il Pianeta del Giudizio, 1977)
All My Sins Remembered (Al Servizio del TBII, 1977)
Infinite Dreams (1978)
World Without End (Mondo Senza Fine, 1979)
Worlds (Primo volume del ciclo “Worlds”, 1981)
There is No Darkness (Scuola di Sopravvivenza - coautore con
Jack C. Haldeman II, 1983)
Worlds Apart (Secondo volume del ciclo “Worlds”, 1983)
Tool of the Trade (1987)
Buying Time, conosciuto anche come The Long Habit
of Living (Fondavione Stileman, 1989)
The Hemingway Hoax (Il Paradosso Hemingway, 1990)
Worlds Enough and Time (Terzo volume del ciclo “Worlds”,
1992)
1968 (1995)
None So Blind (1996)
Forever Peace (Pace Eterna, 1997)
Forever Free (Missione Eterna,1999)
The Coming (2000)
Guardian (2002)
Camouflage (2004)
[Molti di volumi di Joe Haldeman non sono stati ancora pubblicati
nel nostro paese].
*Inserire World Without End.jpg*
Riferimenti bibliografici:
”Guerra Eterna” dalla Wikipedia [in italiano], “http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_eterna”
”Joe Haldeman” dalla Wikipedia [in inglese], “http://en.wikipedia.org/wiki/Joe_Haldeman”
”Fanteria dello Spazio” dalla Wikipedia [in inglese],
“http://en.wikipedia.org/wiki/Starship_Troopers”
Antonella Bellecca, “Fanteria dello Spazio”
- STIM 25 Aprile 2001
Paolo “Exidor” Longarini, “Starship
Troopers” - STIM 84 Settembre 2006
Pace
profonda nell’onda che corre.
Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp
Mail
|