GUERRA ETERNA
di Joe Haldeman

Narrativa d'anticipazione n. 22, Editrice Nord
Traduzione di RobertaRambelli
Commento di Riccardo Valla
Cosmo Oro n. 159 (Dicembre 1996)
Traduzione di RobertaRambelli
Commento di Riccardo Valla
Urania Collezione n. 10 (Novembre 2003)
Traduzione di Roberta Rambelli
Introduzione di Valerio Evangelisti

di
Daniele "Nemo" Volpi



"L'universo non è soltanto più strano di quanto immaginiamo,
 L'universo è più strano di quanto possiamo immaginare".
Eddington.
 
Siete stati chiusi in una maledetta tuta che rappresenta, contemporaneamente, la vostra unica possibilità di salvezza e la vostra più probabile bara...
Non potete permettervi di sbagliare nemmeno un singolo movimento perché, in un solo, breve istante, l’esoscheletro da combattimento che indossate potrebbe detonare come un piccolo ordigno nucleare, arrostirvi, soffocarvi o innescare un qualche altro ‘scherzo’ decisamente poco piacevole.
Per voi, almeno…
Ma non potete abbandonare questo ingombrante sudario tecnologico.
Senza la vostra preziosa tuta non potreste resistere nemmeno un istante durante un combattimento.
Il vero problema, per voi, è stato quello di essere nati troppo intelligenti oppure di avete qualche talento psichico (nascosto), che l’esercito può utilizzare, nella lotta contro i Taurani.
Sì, perché il nostro pianeta è in guerra, ormai da anni, con una razza non antropomorfa proveniente dalla stella Aldebaran, nella costellazione del Toro, e le forze Terrestri si stanno trascinando in un conflitto senza fine, fatto di scaramucce su pianeti lontani e scontri fra navi stellari, a velocità di poco inferiori a quella della luce…
La vostra priorità diventa quella di rimanere vivi, impedendo alle armi che indossate ed al fuoco dei vostri compagni di ammazzarvi per sbaglio, mentre cercate di abituarvi al fatto che, un salto fra collapsar dopo l’altro, vi state allontanando sempre di più dal vostro tempo.
I mesi che vivete alla velocità della luce sono anni, sulla vecchia Terra; i vostri anni, secoli…
Ed alla fine, quando tutto si sarà risolto nel più assurdo dei modi, dimostrando ancora una volta quanto sia inutile la guerra e quanto enorme finisca per sembrare la stupidità degli uomini che la portano avanti a qualunque costo, rimarrete soli, sul vostro pianeta ormai diventato per voi alieno, sempre più simili a reliquie di un passato che si desidera soltanto dimenticare.
Reduci di una guerra veramente “eterna”…
Proviamo ad avvicinarci a quello che molti considerano una sorta di “Full Metal Jacket” della fantascienza, pubblicato nella prima metà degli anni ‘70, e continuamente messo a confronto con un’altra pietra miliare della narrativa d’anticipazione, “Fanteria dello Spazio”, il celebre romanzo di Robert Heinlein del 1959, più volte accusato di fascismo e di militarismo, a cui però l’opera di Haldeman si contrappone per una visione ideologica di fondo completamente diversa.
Guerra Eterna si presenta infatti con una trama avventurosa e avvincente, descritta in presa diretta dal campo di battaglia, con uno stile ironico, crudo e corrosivo, antiretorico e soprattutto antimilitarista.
Permettetemi di presentarvi una delle opere più belle dell’autore di romanzi Trek come “Il Pianeta del Giudizio” e “Mondo Senza Fine”.

1. La guerra alla velocità della luce.

"Va' a farti fottere, Signore!".
Joe Haldeman, “Guerra Eterna” (1975).

1997. Il soldato William Mandella non aveva mai visto un Taurano.
Veramente nessun uomo era ancora riuscito a vedere un Taurano vivo ed intero
Eppure, durante l'addestramento, gli avevano già insegnato almeno 80 modi per ucciderne uno, o per uccidere qualunque altro essere vivente, umano o alieno.
Nella maniera più silenziosa possibile.
Il tutto a causa della guerra che il genere umano aveva iniziato con l’unica razza senziente incrociata nello spazio e per questo Mandella era stato reclutato, addestrato e spedito verso un mondo lontano anni luce dal suo pianeta d’origine.
A quel tempo il giovane non sapeva ancora cosa fosse realmente la guerra.
Un infinito rosario di sanguinari combattimenti corpo a corpo, sulla superficie di pianeti dalle caratteristiche allucinanti, intervallati da viaggi lunghissimi ad una velocità di poco inferiore a quella della luce, con gli equipaggi stipati nelle cuccette anti-accellerazione, alla mercé del buon funzionamento dei computer tattici della loro nave.
Il soldato Mandella all’inizio della storia, non poteva nemmeno lontanamente immaginare che sarebbe riuscito a sopravvivere a quell’inferno, ad un massacrante addestramento che decimava i suoi commilitoni, alle missioni assurde per il controllo dei pianeti portale, i compagni silenziosi delle stelle ad alta densità che le navi terrestri utilizzavano per saltare da un punto all’altro della galassia, non immaginava che sarebbe sopravvissuto alla stupidità delle sfere di comando, che sembravano soltanto in grado di impegare le forze militari della Terra in azioni inutili e costose (in termini di vite umane, naturalmente). Non immaginava che sarebbe sopravvissuto fino alla fine di quella maledetta guerra, con i gradi di Maggiore sul petto, avendo provato, nella sua agghiacciante semplicità, l’orrore di vedere i propri uomini morire per i suoi sbagli.
E non immaginava, soprattutto, che per lui la guerra sarebbe terminata soltanto milleduecento anni dopo…
Solo pochi anni prima, la civiltà umana era riuscita a scoprire un modo di viaggiare attraverso lo spazio interstellare, sfruttando le particolari caratteristiche di alcune stelle di neutroni, delle singolarità denominate collapsar, che si comportavano come dei cancelli, in barba alla teoria della relatività generale, o quasi, ed erano in grado di “lanciare” una nave attraverso il nostro sistema galattico, in un tempo relativamente breve.
Era sufficiente conoscere quale collapsar si trovava più vicina alla propria destinazione ed utilizzare la singolarità a questa collegata più vicina alla Terra, come se fosse l’ingresso di un tunnel spaziale.
Tutto sembrava andare per il verso giusto quando, nel sistema del Toro, ecco il tanto sospirato primo contatto con una razza aliena; purtroppo le cose si misero subito male, i nostri vicini di casa sembravano non gradire la presenza dei terresti nelle loro vicinanze, arrivando ad eliminare immediatamente, e senza problemi, una intera nave di coloni!
Di loro non si sapeva nulla. E nemmeno venne reso noto chi sia stata la prima delle due parti ad aprire le ostilità.
Nessun tentativo di stabilire un sistema di comunicazioni fra le due specie fu tentato, di ottenere una spiegazione su come sia iniziato il conflitto e del perché due razze tanto intelligenti da raggiungere le stelle abbiano deciso di “massacrarsi”, l’una contra l’altra, allegramente….
Il giovane William Mandella aveva dovuto abbandonare gli studi universitari per essere arruolato nella Forza Esplorativa delle Nazioni Unite e venire trasformato nel soldato perfetto, attraverso uno spietato condizionamento mentale. L’esercito non poteva permettersi scrupoli, sono gli alieni i cattivi e la guerra impone scelte drastiche. Mandella e tutti i suoi compagni vennero trasformati in macchine spietate, carne da cannone da impiegare in innumerevoli battaglie, a base di armamenti ipertecnologici, ma combattute al suolo dalla fanteria che si trascinava tra pianeti gelati ed asteroidi inospitali, a cui nemmeno avevano dato un nome, prigionieri di enormi tute corazzate.
I più fortunati iniziarono a morire durante l'addestramento. Ed erano tanti, troppi anche per l’esercito tecnologico del futuro, ma venivano considerati perdite necessarie per riuscire nel conflitto…
Gli altri, la maggior parte, erano massacrati nel giro di poche battaglie. I (molto) pochi che sopravvivevano senza uscire di senno, a causa del condizionamento, o del senso di colpa che ne derivava, e che arrivavano alla fine delle campagne di guerra senza perdere la maggior parte degli arti, venivano ricondizionati e promossi, e via di seguito. Per centinaia e centinaia d'anni.

Purtroppo, restare vivo, non era il solo problema del soldato Mandella.
Ricordate cosa dice la teoria della Relatività di Einstein riguardo ad un oggetto che si muove alla velocità della luce? Gli equipaggi delle navi da guerra terrestri si ritrovano sottoposti ad una dilatazione temporale, rispetto al resto dell'universo, che si comporta come una vera e propria ‘macchina del tempo’. Quindi nel viaggio fra una stella e l'altra, i pochi mesi trascorsi all'interno di un'astronave, corrispondevano per l’equipaggio ad anni o, addirittura, a secoli passati sulla cara, vecchia Terra.
Mandella deciderà di tornare sul nostro pianeta, in licenza, per scoprire che, nel frattempo, i secoli hanno modificato la società in un modo inquietante a causa della sovrappopolazione e della lotta per il cibo e le risorse disponibili. Il Veterano troverà un pianeta popolato da cloni omossessuali, dove le tendenze eterosessuali dei combattenti vengono viste dalla popolazione, che si è data un nuovo nome, i man, con ironia, se non addirittura con sospetto.
La trama del libro è tutt’altro che una semplice invenzione; in questo modo l’autore ha voluto comunicare con forza, attraverso una metafora piuttosto semplice, il senso di straniamento che colpiva i reduci della guerra del Vietnam (lui compreso).
Molto spesso si trattava di ragazzi che tornavano a casa in un paese profondamente cambiato, dove quello che ricordavano normale non lo era più, e nel quale erano loro a venire considerati anormali, e talvolta violentemente rifiutati, solo per il fatto di essere sopravvissuti alla guerra.
Inoltre la nuova società sulla Terra impedisce ai reduci di intraprendere ogni tipo di impiego civile, cercando in ogni modo di tenerli legati "volontariamente" all'esercito per utilizzarli nell'interminabile guerra spaziale. Il fatto che Will e la sua compagna Marygay, entrambi combattenti, abbiano formato una coppia stabile è di secondaria importanza per le autorità militari, che li separeranno nuovamente per una missione verso angoli sempre più remoti dello spazio e del tempo. Infine l’autore si scaglia contro le sistematiche manipolazioni dell'opinione pubblica di un governo, che censura le interviste dei reduci e controlla le notizie provenienti dai media (ispirandosi al reale comportamento del governo statunitense, che per anni avrebbe imbavagliato e strumentalizzato la stampa perché fornisse notizie ammaestrate sul reale andamento del conflitto in Vietnam).
Solo alla fine dei romanzo i due protagonisti potranno, sfruttando un paradosso spazio-temporale, riunirsi per vivere assieme, mille e duecento anni dopo l’inizio della guerra, su di un pianeta riservato alle persone eterossessuali e mantenuto come ‘riserva genetica’ per la razza umana (un pianeta battezzato ironicamente “Middle Finger”, in italiano Dito Medio; se conoscete il significato del gesto, in America come nel nostro paese, potrete cogliere appieno l’ironia del nome, voluta dallo stesso autore…).
Joe Haldeman era stato gravemente ferito durante la guerra del Vietnam, dove aveva partecipato come soldato del Genio; può così parlare con cognizione di causa della guerra e della vita quotidiana dei semplici combattenti, spesso costretti, in ogni momento, a rischiare la propria vita ed uccidere per una causa e per uno scopo, ogni giorno meno chiaro e convincente. E le battaglie della fanteria terrestre sembrano, pagina dopo pagina, ricalcare i racconti aghiaccianti dei giovani ritornati dalle risaie del Vietnam: soldati mandati a morire in battaglia sotto l’effetto dalle droghe, sperimentazioni disinvolte di nuovi sistemi d’armi e di sostanze chimiche con spaventose conseguenze sulla psiche e sul fisico dei sopravvissuti, i massacri indiscriminati di civili, l’inesorabile scomparsa degli amici uccisi, la difficoltà dei reduci di reinserirsi nella società d'origine, che arriva addirittura a rifiutare i propri soldati, accusandoli in manera ipocrita di avere combattuto una guerra che la stessa società aveva iniziato…

2.”l’Aviazione, con le sue astronavi scintillanti,
          ma siamo noi della Fanteria, con le ginocchia nel fango…”

"La vita inizia in un sanguinoso casino e qualche volta finisce nella stessa maniera,
e soltanto la gente gente cerca il sangue fra questi due momenti, probabilmente gente pazza."
Joe Haldeman.


La visione del mondo di Joe Haldeman sembra profondamente condizionata dalla sua esperienza personale, ed il ritratto che l’autore ci presenta della ”sua guerra” è qualcosa di preciso, brutale, diretto. Ma anche vero ed incredibilmente onesto.
Il suo primo libro, “War Year” (1972) fu un racconto estremanete realistico del conflitto che aveva vissuto e, con la realizzazione di “Guerra Eterna” tre anni dopo, Haldeman tenta di rileggere le proprie esperienze attraverso il filtro della space opera, riscrivendo le convenzioni che fino a quel momento avevano caratterizzato questo sottogenere della SF, oggi definito space opera militare.
Ci riferiamo ad una branca della narrativa d’anticipazione che, fino ai precedenti anni ’50 e ’60 aveva visto come massimi esponenti scrittori del calibro di E.E. ‘Doc Smith’, Isaac Asimov, Alfred E. Van Vogt e Robert Heinlein; un sottogenere della SF basato su di un concetto di guerra molto ‘Americano’, dove i protagonisti affrontavano il conflitto con il nemico alieno basandosi su concetti quali un profondo ottimismo, l’idealismo tipico degli USA, la supremazia tecnologica e la moralità di un paese che vedeva il mondo diviso in buoni e cattivi, giusto e sbagliato, bianco e nero.
Per gli americani come Joe Haldeman, il conflitto nel Vietnam rappresenta il brusco risveglio da questo sogno, una sferzata di adrenalina, la piena comprensione, spesso provata sulla propria pelle, di cosa sia veramente la guerra. “Guerra Eterna” frantuma e spazza via tutti i luoghi comuni che avevano dominato nelle opere degli anni d’oro della fantascienza, dimostrando con una ironia caustica e feroce, quanto possano essere assurdi i vecchi cliché letterari, per chi ha veramente affrontato un combattimento sul campo. Con una scrittura vivida, semplice ed antieroica, ci fornisce alcune delle più belle (e realistiche) descrizioni di combattimento della letteratura di anticipazione.
La “Guerra” del soldato Mandella è tutto tranne che una gloriosa avventura e se guardiamo da vicino il racconto, ogni scaramuccia si trasforma sempre più spesso in una mattanza a favore di una fanteria umana sempre più alienata, nei confronti di un nemico incapace di difendere se stesso. Il numero maggiore di vittime, almeno all’inizio della guerra, è il tributo di sangue richiesto da un inumano sistema di addestramento ed anche le prime azioni contro i Taurani vedranno cadere per la maggior parte quei soldati che si erano rivelati inadatti al compito, uccisi dal fuoco amico o dalla loro sbaddataggine (oppure dal terribile shock emotivo che li assalirà, una volta che il condizionamento alla battaglia sarà terminato e potranno confrontarsi, come uomini, con le loro stesse azioni…). Nei lunghi mesi che precedono le battaglie, Mandella si chiederà più volte del perché stia succedendo tutto questo, senza riuscire a trovare una risposta che riesca a soddisfarlo, ne a capire cosa sia tanto prezioso, tanto importante per il nostro pianeta, da giustificare un tale numero di vittime, per entrambe le parti.
L’alter ego di Haldeman, perché di un alter ego dell’autore si tratta, si sente inadatto per la vita militare, sempre più sradicato dalla propria famiglia e dal proprio tempo, senza amici se non i commilitoni che possono scomparire o essere trasferiti in ogni momento. Ma, con sua enorme sorpresa, Mandella riuscirà a sopravvivere alla guerra, arrampicandosi sulla catena di comando, fino al grado di Maggiore, e sentendosi sempre più alieno rispetto agli uomini che si trovano ai suoi ordini, il prodotto di un pianeta che si trova ormai anni luce lontano, nel tempo e nello spazio e di cui il soldato non sa più nulla. In “Guerra Eterna”, come in tutte le guerre, la verità è la prima vittima, ed Haldeman ci mostra in che modo l’elite al potere sia in grado di pilotare attentamente i media per assicurarsi il sostegno dell’opinione pubblica e proseguire all’infinito il conflitto.

Forse è in questo che “Guerra Eterna” differisce da “Fanteria dello Spazio”. Nel caso del racconto di Haldeman gli uomini impegnati nella guerra non hanno nessun motivo logico di odiare il nemico misterioso e non sarà una sorpresa lo scoprire, alla fine del libro, che il conflitto è scoppiato per un errore e che i Taurani sono un popolo di cloni, proprio come quello dei Man terrestri.
I soldati di Haldeman sono costretti a combattere dalla cecità dei propri governanti e non hanno bisogno di una guerra per ottenere i diritti costituzionali che nel volume di Heinlein sono appannaggio dei soli militari.

La “Fanteria dello Spazio” è fermamente convinta di essere nel giusto, ferocemente determinata a sterminare i ‘Ragni’ che minacciano la famiglia, la bandiera e lo stile di vita del buon americano (almeno nel periodo storico in cui il libro venne realizzato). I soldati di Haldeman non possiedono tutte queste certezze. Non riescono ad identificare il misterioso nemico nei Rossi, nei Giapponesi del secondo conflitto mondiale, nel nemico che il suo paese aveva conosciuto in una miriade di conflitti, nel sudest asiatico. I fanti di Haldeman desiderano soltanto rimanere vivi e vorrebbero poter tornare a casa tutti d’un pezzo. Ma non possiedono più una casa. Ne sono stati strappati ed anche il tempo congiura contro di loro e li allontana anche dalla ultime certezze.

Più volte l’opera di Heinlein è stata tacciata di essere fascista, razzista, un’elegia al militarismo. E “Guerra Eterna”, sin dalla sua prima uscita, è stata considerata come l’esatto contrario, la sua negazione. In realtà il lavoro di Haldeman è ben lontano dall’essere semplicemente l’anti ”Fanteria dello Spazio”. La storia degli uomini che "vengono arruolati" (una colorita espressione che l’autore utilizza anche nella sua autobiografia, per indicare la sua partecipazione al conflitto in Vietnam) e spediti a combattere, sotto condizioni estreme, in battaglie dove le probabilità di sopravvivenza sono trascurabili, rappresenta non soltanto una splendida parafrasi dell'esperienza fatta dall'autore, ma anche un altissimo grido di accusa per tutti i “Joe Haldeman” che sono stati, loro malgrado, mandati a combattere dal proprio paese per una causa sbagliata ed inutile.
Ma sarebbe riduttivo considerare “Guerra Eterna” un grande libro esclusivamente per i contenuti fantastici ed antimilitaristi; abbiamo visto come gli anni e i secoli passano molto lentamente per questi uomini mandati a combattere su navi che si muovono a velocità relativistiche alla ricerca del nemico, mentre sulla terra il tempo procedere velocissimo, introducendo sempre un maggiore distacco tra gli uomini partiti per difendere la terra e quell'umanità che non è rimasta ad aspettarli.

L’autore riesce ad approfittare abilmente di di questa possibilità per mostrarci qualcosa in più della probabile evoluzione dell'umanità nell'arco di un millennio e più, senza mai agire in modo diretto ed ossessivo, preferendo lasciare alle interazioni dei “nuovi terrestri” con i vecchi combattenti il compito di illustrare al lettore i cambiamenti radicali avvenuti nel futuro del nostro pianeta.
Purtroppo lungo questi 1200 anni di guerra la vita sulla Terra subisce innumerevoli e profonde trasformazioni, ma la mentalità delle alte sfere dell'esercito non cambia e le decisioni aberranti ed assurde dei militari si ripetono assurde, inossidabili, mantenendo intatta ed immutabile la loro cinica logica al massacro.
In qualsiasi caso lo spirito critico e cinico di Haldeman ha la possibilità di mostrarsi al meglio, non soltanto nei confronti dei militari che hanno spedito il suo alter ego Mandella verso una sicura morte, ma anche nel rigettare il futuro radioso tanto decantato dallo stesso Heinlein.
L’autore di “Guerra Eterna” si è dimostrato estremamente lungimirante rifiutandosi di immaginare un pianeta, fra 1200 anni, caratterizzato da illimitate quantità di energia, materiale e capacità di consumare. In poche parole Haldeman, al contrario dell’autore di “Fanteria dello Spazio” ha negato in blocco di voler continuare a credere in un futuro caratterizzato da un infinito “Sogno Americano”. Piuttosto ha preferito descrivere un pianeta, la Terra del futuro, segnato da ciclici periodi di depressione e da condizioni di vita durissime, da nuovi tabù, insopportabili standardizzazioni e dalla generallizzata perdita di valore della vita umana. Come non fermarsi a pensare quando, in licenza sulla Terra, il veterano Mandella si sente rispondere, da una donna pericolosamente simile ad una macchina, “Nessuna assistenza medica, esatto. Bravo, signore, siamo contenti per lei”?
*Nel 1999 l’autore ha cercato di dare un seguito al suo capolavoro (dopo aver passato anni a rispondere ai fan che “Guerra Eterna” era un opera compiuta e che un seguito non era fra le sue priorità) con il romanzo “Missione Eterna” [Forever Free], un opera interessante, che però non è riuscita a ritrovare la particolare alchimia del primo lavoro.

3. Joe W. Haldeman.
Non permettete alle critiche di buttarvi giù. Esiste anche chi disprezza i libri più belli del mondo.
Se qualcuno vi dice che siete lo scrittore migliore dai tempi di Shakespeare, allora è molto probabile
che sia più intressato al vostro corpo, o al vostro portafoglio, che alla vostra scrittura…

Joe Haldeman intervistato da W. Scott Bowlin per Sience Fiction Weekly Interview (1998).

Come al solito, ecco una breve scheda biografica dedicata all’autore:

Joe William Haldeman è nato ad Oklahoma City, Oklahoma, il 9 Giugno 1943.
Costratto a spostarsi per seguire le peregrinazioni della famiglia, il futuro scrittore si troverà a vivere, ancora bambino, a Portorico, New Orleans, Washington, Bethesda (Maryland) e Anchorage (Alaska). Sposato nel 1965 con Mary Gay Potter, ha ricevuto una laurea in Astronomia nel 1967 presso l’università del Maryland. Nello stesso anno viene arruolato nell’esercito, e mandato a combattere con un reparto del genio militare in Vietnam. Gravemente ferito, si guadagna un Purple Heart (‘Cuore di Porpora’, una delle più alte decorazioni militari americane) e capitalizza le sue esperienze di guerra nella sua prima opera “War Year”.

Nel 1975 riceve un MFA per la scrittura creativa presso l’università dell’Iowa. Attualmente si divide tra la Florida ed il Massachusetts, impegnato nella scrittura e nell’insegnamento presso il prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technologies). Il romanzo più famoso dello scrittore è sicuramente “Guerra Eterna”, ispirato alle sue esperienze nel conflitto americano in Vietnam. Haldeman ha scritto anche due delle prime storie originali basate sull’universo Trek, “Il Pianeta del Giudizio” (Planet of Judgment, 1977) e  “Mondo Senza Fine” (World Without End, 1979).

L’autore viene anche ricordato per una breve parentesi di natura cinematografica; infatti Haldeman ha collaborato alla sceneggiatura di un curioso film del 1989, “Robotjox”, diretto dal regista Stuart Gordon, specializzato in pellicole horror d’autore. La storia, che non riscosse il successo sperato sebbene fosse caratterizzata da un soggetto decisamente interessante, vedeva giganteschi robot gladiatori combattere in enormi arene, alle dipendenze delle multinazionali del futuro.
Più di una volta, è stata anche annunciata la realizzazione di un film tratto dal suo “Guerra Eterna”, ma purtroppo il progetto sembra essersi arenato (definitivamente).
Joe Haldeman è il fratello di Jack C. Haldeman II (1941-2002), scrittore di fantascienza conosciuto, fra le altre cose, per un volume dedicato alla nostra saga, Perry's Planet, del 1980.
Per concludere una nota; l’abilità come scrittore, la sensibilità e le capacità di analisi dell’animo umano dimostrati nelle sue opere, hanno fatto di Joe Haldeman uno degli scrittori più amati della Fantascienza mondiale negli ultimi 30 anni. A testimonianza di questo valore il numero impressionante di premi che l’autore si è visto attribuire: l’Hugo per "The Forever War", "Tricentennial", "The Hemingway Hoax" e "None So Blind", il Nebula per "The Forever War", "Graves" e "The Hemingway Hoax" ed infine un John W. Campbell Award sempre per "The Forever War".
Nominato presidente del ‘Science Fiction and Fantasy Writers of America’ dal 1992 al 1994, ha scritto di lui Stephen King: "Se esistesse un Fort Knox per gli scrittori di fantascienza veramente importanti, allora dovremmo chiuderci dentro Joe Haldeman".



Selezione delle opere di Joe Haldeman (in neretto quelle pubblicate in Italiano):
War Year (1972)
Attar's Revenge (con lo pseudonimo di Robert Graham, 1975)
War of Nerves (con lo pseudonimo di Robert Graham, 1975)
The Forever War (Guerra Eterna, 1975)
Mindbridge (Ponte Mentale, 1976)
Planet of Judgement (Il Pianeta del Giudizio, 1977)
All My Sins Remembered (Al Servizio del TBII, 1977)
Infinite Dreams (1978)
World Without End (Mondo Senza Fine, 1979)
Worlds (Primo volume del ciclo “Worlds”, 1981)
There is No Darkness (Scuola di Sopravvivenza - coautore con Jack C. Haldeman II, 1983)
Worlds Apart (Secondo volume del ciclo “Worlds”, 1983)
Tool of the Trade (1987)
Buying Time, conosciuto anche come The Long Habit of Living (Fondavione Stileman, 1989)
The Hemingway Hoax (Il Paradosso Hemingway, 1990)
Worlds Enough and Time (Terzo volume del ciclo “Worlds”, 1992)
1968 (1995)
None So Blind (1996)
Forever Peace (Pace Eterna, 1997)
Forever Free (Missione Eterna,1999)
The Coming (2000) 
Guardian (2002)
Camouflage (2004)
[Molti di volumi di Joe Haldeman non sono stati ancora pubblicati nel nostro paese].
*Inserire World Without End.jpg*
Riferimenti bibliografici:
”Guerra Eterna” dalla Wikipedia [in italiano], “http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_eterna
”Joe Haldeman” dalla Wikipedia [in inglese], “http://en.wikipedia.org/wiki/Joe_Haldeman
”Fanteria dello Spazio” dalla Wikipedia [in inglese], “http://en.wikipedia.org/wiki/Starship_Troopers
Antonella Bellecca, “Fanteria dello Spazio” - STIM 25 Aprile 2001
Paolo “Exidor” Longarini, “Starship Troopers” - STIM 84 Settembre 2006

 

Pace profonda nell’onda che corre.



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