L'ETICA DI STAR TREK
Parte Prima
di Daniele "Nemo" Volpi



L'etica, il termine deriva dal greco Ethos (έθος), significa "condotta, carattere, consuetudine”. Noi siamo originariamente morali, perché collocati in una comunità. Tuttavia dentro la comunità appare l'idios, l’io in rapporto a me stesso. L'etica è un appartenere a, un essere parte, un appartenersi. Etica è generalmente considerata quella branca della filosofia che studia i fondamenti di ciò che viene vissuto come buono, giusto o moralmente corretto. Si può anche definire come la ricerca di una gestione adeguata della libertà. Spesso viene anche detta filosofia morale. In altre parole, essa ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell'uomo.
È consuetudine differenziare i termini 'etica' e 'morale'. Sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l'uso del termine 'morale' per indicare l'assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Si preferisce riservare la parola 'etica' per riferirsi all'intento razionale (cioè filosofico) di fondare la morale intesa come disciplina.

Dalla Wikipedia [estratto], l'enciclopedia libera (2006).

 «Il primo passo nell'evoluzione dell'etica è un senso di solidarietà con altri essere umani»
                                                           Albert Schweitzer, Premio Nobel per la pace 1952.

*Inserire Stamp-ctc-star-trek.jpg*Ci siamo: il resto del mondo Trek ha recuperato le bottiglie migliori, quelle lasciate a prendere polvere negli angoli più nascosti delle nostre cantine in vista delle occasioni “veramente speciali”, per festeggiare degnamente i primi 40 anni della serie che tanto amiamo. Nello stesso tempo il vostro redattore ha deciso di farsi del male infilandosi in un vero e proprio ginepraio: parlare di Etica e Star Trek. Ho scelto di aprire la mia riflessione con una definizione che tutti voi potete trovare, consultando la Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Etica), per definire un paio di punti fermi da cui partire.
Ora che ci siamo fatti un’idea un poco più precisa di cosa significhi parlare di etica, possiamo vedere come Gene Roddenberry prima, e la sua creatura poi, abbiano portato avanti questo discorso durante nella loro storia decennale di viaggi nella galassia…

1. Galassia che vai, usanza che trovi.

Siamo come dei bambini caduti in questo mondo, il risultato di spinte e strattoni, crudeltà e gioie e dell’insieme di tutte queste  cose, siamo precipitati su questo mondo sviluppato a metà pieno di idee sviluppate a metà. […] Stiamo uscendo difficoltosamente dalla fanciullezza. Hai mai visto dei bambini giocare? Un momento giocano, poi si tirano qualcosa, poi inveiscono in modo infantile, e un momento dopo si abbracciano e si baciano.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The Humanist” 1991.

Abbiamo mai pensato di stabilire se esiste una cultura ben precisa alla base di Star Trek?
Ci siamo mai fermati a riflettere su quali sistemi filosofici siano stati utilizzati come riferimento nella realizzazione della prima serie televisiva e dei suoi discendenti “moderni”? Probabilmente no. La risposta a queste domande potrebbe essere che definire un sistema filosofico di base nella serie non è possibile, perché non esiste nessun sistema dominante. L’universo creato da Gene Roddenberry quasi 40 anni fa rappresentava chiaramente, e fin dai primi episodi, una Federazione di pianeti del tutto antiassolutistica, apertamente contraria a quei sistemi universali che hanno caratterizzato la cultura occidentale (ma anche terrestre) negli ultimi secoli, quasi un atto di accusa nei confronti delle diverse filosofie politiche e sociali che, alla fine degli anni sessanta, mostravano la corda, se non addirittura minacciavano di trascinare il nostro pianeta verso la propria autodistruzione. Le certezze che oggi troviamo alla base di sistemi tanto arcaici sono immediatamente superate, nella narrazione delle diverse serie, dalla pluralità di riferimenti culturali a cui la stessa Federazione viene sottoposta, dall’interazione con una varietà di razze e culture capaci di rendere immediatamente obsoleto qualsiasi tentativo di fondare l’esistenza stessa della Federazione su principi assoluti.
La cultura in Star Trek, basata su queste premesse, identifica nella differenza (di qualsiasi tipo) fra le varie specie un valore da salvaguardare e non un problema da risolvere. Non è difficile vedere il messaggio di fratellanza ed uguaglianza implicito in un affermazione di questo tipo, caratteristiche assolutamente indispensabili per provare ad ipotizzare un futuro, per l’intero nostro pianeta, in qualche modo simile a quello descritto da Roddenberry nella serie originale. E negli anni 60 soltanto in una serie di fantascienza si poteva utilizzare un punto di vista del tipo “Infinite Diversità in Infinite Combinazioni” [IDIC]…
Il rispetto per le altre culture (e per estensione, il rispetto per qualsiasi forma di vita organica o meno, che la Federazione incontrerà nelle sue esplorazioni attraverso lo spazio) diventa quindi qualcosa di più che la mera presa di posizione di una razza che, finalmente, conquista le stelle. Piuttosto rappresenta la base definitiva su cui realizzare l’esistenza stessa della Federazione, all’interno della quale devono convivere ed interagire centinaia di razze diverse, ciascuna caratterizzata da una personale visione sociale, politica, religiosa. In una situazione socioculturale di tale portata la capacità di contenere, e mantenere equilibrati, elementi tanto diversi rappresenta la prima, vera grande innovazione che sta alla base di Star Trek. E’ a questo punto che, giustamente possiamo cominciare a parlare di Star Trek come una possibile utopia per il futuro della nostra razza.

Ma da cosa nasce questo profondo rispetto per l’esistenza dell’altro, dell’alieno? Qual è il momento cardine da cui nasce la necessità di fissare un punto fermo, un preciso riferimento che aiuti l’umanità nel suo processo d’integrazione con le altre creature della galassia?
Ancora prima della scoperta del motore a curvatura e del primo contatto con una forma di vita extraterrestre, l’umanità ha dovuto confrontarsi con il suo avversario più terribile, combattere contro la sua parte più selvaggia e reagire ad una catastrofe planetaria di portata inaudita.
Il primo contatto con una nave Vulcaniana arriva pochi anni dopo una guerra termonucleare globale che il creatore della serie aveva soltanto suggerito, lasciando cadere qua e là piccoli indizi, ricordi, richiami. Il tribunale dei giorni oscuri evocato da Q durante il pilota di NGT, “Incontro a Farpoint”, come esempio su tutti, ci ricorda che soltanto dopo avere conosciuto la ferocia della bestia che si porta dietro, l’umanità sarà in grado di crescere, di accettarsi e di accettare ogni cultura per ciò che rappresenta. Consapevole delle proprie responsabilità e dei propri limiti, quella che oggi conosciamo come la futura Federazione, già in “Enterprise” decide di definire una guida, una regola assoluta che consenta all’umanità di non ricadere nell’errore e nella barbarie già sperimentata all’inizio del ventunesimo secolo. E da questo embrione nascerà, più tardi, la prima delle regole su cui si basa l’esistenza stessa della Federazione, quella Prima Direttiva che tanti spunti ha fornito agli sceneggiatori delle cinque serie.

2. L’eccezione che conferma la regola.

"Poiché il diritto di ogni essere senziente a vivere secondo la sua naturale evoluzione culturale è considerato sacro, nessun membro della Flotta Stellare interferirà con lo sviluppo normale e salutare di una cultura o forma di vita aliena. Tale interferenza include l'introduzione di conoscenze, tecnologia, armamenti superiori in un mondo la cui società sia incapace di utilizzare saggiamente tali innovamenti. Il personale della Flotta Stellare non può violare la Prima Direttiva, neanche per salvare le proprie vite o le proprie navi, a meno che non agiscano per rimediare ad una precedente violazione o ad una contaminazione accidentale della cultura in oggetto. Questa direttiva ha la precedenza su tutte le altre considerazioni, e comporta la massima obbligazione morale".
                                                           Regolamento della Flotta Stellare - Prima Direttiva.
In un mondo come quello immaginato da Star Trek, dove finalmente le differenze sociali, economiche e religiose sono state livellate, eliminate definitivamente, in una società finalmente pluralistica, dove ogni cosa è vista non in modo univoco ed assoluto, la necessità di imparare, di scoprire, la ricerca di un spiegazione ulteriore alle domande della filosofia e della scienza si trasformano in un bisogno profondamente radicato nello spirito della nostra razza.
L’uomo si apre così alla ricerca di nuove interpretazioni, le trasforma da semplice esercizio scolastico in uno degli aspetti principali della propria esistenza; ma la ricerca in questi casi non si limita alla sterile accettazione di nuovi principi assoluti. Cercare significa porsi sempre nuove domande, affrontare nuove interpretazioni e considerare punti di vista completamente differenti: in questo modo la ricerca diventa tensione infinita, costantemente proiettata verso il futuro…
La decisione di subordinare l’esplorazione di nuovi mondi ad un ideale principe di non interferenza con le nuove culture con cui la Federezione verrà in contatto nasce dal profondo rispetto che la creazione originale di Gene Roddenberry mostrava per tutto ciò che era diverso, alieno. E trova origine dallo stesso creatore della serie, che in diverse occasioni aveva fatto notare quanto il suo approccio multiculturale all’esistenza e le sue esperienze come pilota e poliziotto, avessero influenzato la creazione di Star Trek (ad esempio nella sua intervista che trovate sul sito http://www.philosophysphere.com/).
La cultura di Star Trek, così profondamente pluralistica e perfettamente consapevole della pericolosità e della delicatezza del primo contatto fra società differenti, ha compreso l’importanza del problema della comunicazione con altre culture e delle reazioni che possono scaturire da un evento di questo tipo. Saper “comunicare” diventa una delle priorità principali per un comandante della flotta, un arte difficile da coltivare e da padroneggiare, anche da parte dei personaggi più capaci e brillanti, non soltanto per gli evidenti problemi linguistici fra una razza e l’altra (brillantemente aggirati dalla creazione del traduttore universale), ma soprattutto per i problemi “di interpretazione” fra diverse civiltà. L’esercizio della comunicazione è esso stesso una forma di cultura, e per le sua caratteristica apertura e disponibilità, la Federazione rappresenta il soggetto migliore per iniziare un rapporto con una razza aliena.
Il problema è un altro: l’interlocutore è in grado di comprendere il desiderio della Federazione di comunicare con lui? Desidera iniziare un rapporto? E soprattutto è il momento giusto per iniziare uno scambio di informazioni?
E’ indubbio che un qualsiasi tipo di interazione fra esseri, che si trovano a livelli di sviluppo scientifico e culturale differente, sia necessariamente destinato a modificare le due parti in modo assolutamente irreversibile. Da qui la presa di coscienza che il semplice interscambio di informazioni fra la Federazione ed una qualsiasi civiltà aliena potrebbe provocare un danno irreparabile al futuro della seconda. Nasce così il bisogno di definire un limite strutturale oltre il quale sia possibile instaurare un tentativo di primo contatto con una nuova cultura, che viene stabilito nel raggiungimento della velocità a curvatura.
Una volta scoperta una nuova forma di vita che abbia ottenuto una tecnologia capace di assicurare il superamento della velocità della luce, questa potrà essere contattata dalla Federazione che rivelerà la sua presenza, le sue funzioni, offrendo alla nuova cultura la possibilità di parteciparvi.
Scegliere come linea di confine la velocità curvatura è un rischio calcolato; una qualsiasi civiltà in possesso di una tale tecnologia, scopre contemporaneamente anche l’esistenza di altre forme di vita nell’universo che la circonda, rendendo comunque inevitabile l’impatto culturale che potrebbe derivare.

3. Fatta la legge, gabbato lo santo!

“La Prima Direttiva non è un semplice insieme di norme, è una filosofia profondamente giusta. La storia ha dimostrato costantemente che quando gli esseri umani interferiscono nell’assetto di civiltà meno progredite, nonostante le buone intenzioni che li animano, il risultato è sempre disastroso.”
                                                                             
J.L. Picard, 1ma stag. NTG “Simbiosi”
Per nostra fortuna (e degli sceneggiatori, che in tutti questi anni si sono ritrovati a scrivere di e per Star Trek) la Prima Direttiva sembra essere utilizzata dai comandanti delle navi stellari più come una indicazione del comportamento da tenere, che come un dogma che non deve essere mai infranto. Più di una volta la stessa viene lasciata sullo sfondo e rimane più o meno inascoltata; definendo una regola di questo tipo come “direttiva” la Flotta Stellare lascia pieno spazio di manovra ai propri comandanti, che si ritrovano a doverla utilizzare come il comportamento migliore in un contesto, quello dei rapporti con il diverso, l’alieno, assolutamente estremo. Considerando poi quanto abbiamo detto all’inizio, un sistema culturale come quello di Star Trek non può fondarsi su di un giudizio tanto categorico, non arriva a considerarsi in possesso di una conoscenza assoluta che gli permetta di definire in maniera irrevocabile ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La prima direttiva si trasforma così in uno strumento dinamico ed adattabile nelle mani dei personaggi della narrazione, intellettualmente preparati e capaci di utilizzare uno strumento di tale portata, al massimo delle sue possibilità. Ma, comunque, uno strumento “parziale”, da mettere in discussione quando necessario e che può essere rifiutato in quei casi in cui la situazione, il contesto si riveli più importante della regola. Soltanto una società che ha saputo “apprendere” dagli errori della propria storia passata può sviluppare un atteggiamento di questo tipo, una società ideale dove i problemi ed i conflitti sono presenti e vengono risolti. Una civiltà matura.
Mi fermo a questo punto per non rendere troppo pesante la trattazione. Naturalmente i temi di discussione sono ancora molti e mi consentiranno di proseguire con i miei interventi nei prossimi numeri. Consigliandovi di approfondire l’argomento attraverso il materiale bibliografico che trovate elencato qui sotto, mi auguro di ricevere al nostro indirizzo di posta Warp Mail le vostre considerazioni….

Fine Prima parte.
 
Fonti Bibliografiche:
Judith Barad, Ed. Robertson “L’etica di Star Trek”  - Longanesi (2003)
Dr. Valentina Piattelli “L'etica di Star Trek
Intervista a Gene Roddenberry, condotta da David Alexander e pubblicata da “The Humanist” nel 1991 – “http://www.philosophysphere.com/
[Versione italiana su www.startrekitalia.com tradotta da Draks78 ]
Paolo De Andreis “Le proposte politiche di Star Trek” WTI numero 4 – Novembre 1998
[www.webtrekitalia.com]
Rossella “DrBev” Marchiselli” “Buon compleanno Star Trek” STIM 84 – Settembre 2006

Pace profonda nell’onda che corre.

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