È consuetudine differenziare i termini 'etica' e 'morale'.
Sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l'uso del
termine 'morale' per indicare l'assieme di valori, norme e costumi di
un individuo o di un determinato gruppo umano. Si preferisce riservare
la parola 'etica' per riferirsi all'intento razionale (cioè filosofico)
di fondare la morale intesa come disciplina.
Dalla Wikipedia [estratto],
l'enciclopedia libera (2006).
«Il primo passo nell'evoluzione
dell'etica è un senso di solidarietà con altri essere
umani»
Albert Schweitzer, Premio Nobel per la pace 1952.
*Inserire Stamp-ctc-star-trek.jpg*Ci
siamo: il resto del mondo Trek ha recuperato le bottiglie migliori,
quelle lasciate a prendere polvere negli angoli più nascosti
delle nostre cantine in vista delle occasioni “veramente speciali”,
per festeggiare degnamente i primi 40 anni della serie che
tanto amiamo. Nello stesso tempo il vostro redattore ha deciso di farsi
del male infilandosi in un vero e proprio ginepraio: parlare di Etica
e Star Trek. Ho scelto di aprire la mia riflessione con una definizione
che tutti voi potete trovare, consultando la Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Etica),
per definire un paio di punti fermi da cui partire.
Ora che ci siamo fatti un’idea un poco più precisa di cosa
significhi parlare di etica, possiamo vedere come Gene Roddenberry prima,
e la sua creatura poi, abbiano portato avanti questo discorso durante
nella loro storia decennale di viaggi nella galassia…
1. Galassia che vai, usanza
che trovi.
Siamo come dei bambini
caduti in questo mondo, il risultato di spinte e strattoni, crudeltà
e gioie e dell’insieme di tutte queste cose, siamo precipitati
su questo mondo sviluppato a metà pieno di idee sviluppate a
metà. […] Stiamo uscendo difficoltosamente dalla fanciullezza.
Hai mai visto dei bambini giocare? Un momento giocano, poi si
tirano qualcosa, poi inveiscono in modo infantile, e un momento dopo
si abbracciano e si baciano.
Intervista di D. Alexander a Gene Roddenberry, “The
Humanist” 1991.
Abbiamo mai pensato di stabilire se
esiste una cultura ben precisa alla base di Star Trek?
Ci siamo mai fermati a riflettere su quali sistemi filosofici siano
stati utilizzati come riferimento nella realizzazione della prima serie
televisiva e dei suoi discendenti “moderni”? Probabilmente
no. La risposta a queste domande potrebbe essere che definire un sistema
filosofico di base nella serie non è possibile, perché
non esiste nessun sistema dominante.
L’universo
creato da Gene Roddenberry quasi 40 anni fa rappresentava chiaramente,
e fin dai primi episodi, una Federazione di pianeti del tutto antiassolutistica,
apertamente contraria a quei sistemi universali che hanno caratterizzato
la cultura occidentale (ma anche terrestre) negli ultimi secoli, quasi
un atto di accusa nei confronti delle diverse filosofie politiche e
sociali che, alla fine degli anni sessanta, mostravano la corda, se
non addirittura minacciavano di trascinare il nostro pianeta verso la
propria autodistruzione. Le certezze che oggi troviamo alla base di
sistemi tanto arcaici sono immediatamente superate, nella narrazione
delle diverse serie, dalla pluralità di riferimenti culturali
a cui la stessa Federazione viene sottoposta, dall’interazione
con una varietà di razze e culture capaci di rendere immediatamente
obsoleto qualsiasi tentativo di fondare l’esistenza stessa della
Federazione su principi assoluti.
La cultura in Star Trek, basata su queste premesse, identifica nella
differenza (di qualsiasi tipo) fra le varie specie un valore da salvaguardare
e non un problema da risolvere. Non è difficile vedere il messaggio
di fratellanza ed uguaglianza implicito in un affermazione di questo
tipo, caratteristiche assolutamente indispensabili per provare ad ipotizzare
un futuro, per l’intero nostro pianeta, in qualche modo simile
a quello descritto da Roddenberry nella serie originale. E negli anni
60 soltanto in una serie di fantascienza si poteva utilizzare un punto
di vista del tipo “Infinite Diversità in Infinite Combinazioni”
[IDIC]…
Il rispetto per le altre culture (e per estensione, il rispetto
per qualsiasi forma di vita organica o meno, che la Federazione
incontrerà nelle sue esplorazioni attraverso lo spazio) diventa
quindi qualcosa di più che la mera presa di posizione di una
razza che, finalmente, conquista le stelle. Piuttosto rappresenta la
base definitiva su cui realizzare l’esistenza stessa
della Federazione, all’interno della quale devono convivere ed
interagire centinaia di razze diverse, ciascuna caratterizzata da una
personale visione sociale, politica, religiosa. In una situazione socioculturale
di tale portata la capacità di contenere, e mantenere equilibrati,
elementi tanto diversi rappresenta la prima, vera grande innovazione
che sta alla base di Star Trek. E’ a questo punto che, giustamente
possiamo cominciare a parlare di Star Trek come una possibile
utopia per il futuro della nostra razza.
Ma da cosa nasce questo profondo rispetto
per l’esistenza dell’altro, dell’alieno? Qual è
il momento cardine da cui nasce la necessità di fissare un punto
fermo, un preciso riferimento che aiuti l’umanità nel suo
processo d’integrazione con le altre creature della galassia?
Ancora prima della scoperta del motore a curvatura e del primo contatto
con una forma di vita extraterrestre, l’umanità ha dovuto
confrontarsi con il suo avversario più terribile, combattere
contro la sua parte più selvaggia e reagire ad una catastrofe
planetaria di portata inaudita.
Il primo contatto con una nave Vulcaniana arriva pochi anni dopo una
guerra termonucleare globale che il creatore della serie aveva
soltanto suggerito, lasciando cadere qua e là piccoli indizi,
ricordi, richiami. Il tribunale dei giorni oscuri evocato da Q durante
il pilota di NGT, “Incontro a Farpoint”, come esempio
su tutti, ci ricorda che soltanto dopo avere conosciuto la ferocia della
bestia che si porta dietro, l’umanità sarà in grado
di crescere, di accettarsi e di accettare ogni cultura per ciò
che rappresenta. Consapevole delle proprie responsabilità e dei
propri limiti, quella che oggi conosciamo come la futura Federazione,
già in “Enterprise” decide di definire una guida,
una regola assoluta che consenta all’umanità di non ricadere
nell’errore e nella barbarie già sperimentata all’inizio
del ventunesimo secolo. E da questo embrione nascerà, più
tardi, la prima delle regole su cui si basa l’esistenza stessa
della Federazione, quella Prima Direttiva che tanti spunti
ha fornito agli sceneggiatori delle cinque serie.
2. L’eccezione che conferma la regola.
"Poiché il diritto di ogni essere senziente
a vivere secondo la sua naturale evoluzione culturale è considerato
sacro, nessun membro della Flotta Stellare
interferirà con lo sviluppo normale e salutare di una cultura
o forma di vita aliena. Tale interferenza include l'introduzione
di conoscenze, tecnologia, armamenti superiori in un mondo la cui società
sia incapace di utilizzare saggiamente tali innovamenti. Il personale
della Flotta Stellare non può violare la Prima Direttiva, neanche
per salvare le proprie vite o le proprie navi, a meno che non agiscano
per rimediare ad una precedente violazione o ad una contaminazione accidentale
della cultura in oggetto. Questa direttiva ha la precedenza
su tutte le altre considerazioni, e comporta la massima obbligazione
morale".
Regolamento della Flotta Stellare - Prima Direttiva.
In un mondo come quello immaginato da Star Trek, dove finalmente le
differenze sociali, economiche e religiose sono state livellate, eliminate
definitivamente, in una società finalmente pluralistica, dove
ogni cosa è vista non in modo univoco ed assoluto, la necessità
di imparare, di scoprire, la ricerca di un spiegazione ulteriore alle
domande della filosofia e della scienza si trasformano in un bisogno
profondamente radicato nello spirito della nostra razza.
L’uomo si apre così alla ricerca di nuove interpretazioni,
le trasforma da semplice esercizio scolastico in uno degli aspetti principali
della propria esistenza; ma la ricerca in questi casi non si limita
alla sterile accettazione di nuovi principi assoluti. Cercare
significa porsi sempre nuove domande, affrontare nuove interpretazioni
e considerare punti di vista completamente differenti: in questo modo
la ricerca diventa tensione infinita, costantemente proiettata verso
il futuro…
La decisione di subordinare l’esplorazione di nuovi mondi ad un
ideale principe di non interferenza con le nuove culture con cui la
Federezione verrà in contatto nasce dal profondo rispetto che
la creazione originale di Gene Roddenberry mostrava per tutto ciò
che era diverso, alieno. E trova origine dallo stesso creatore della
serie, che in diverse occasioni aveva fatto notare quanto il suo approccio
multiculturale all’esistenza e le sue esperienze come pilota e
poliziotto, avessero influenzato la creazione di Star Trek (ad esempio
nella sua intervista che trovate sul sito http://www.philosophysphere.com/).
La cultura di Star Trek, così profondamente pluralistica e perfettamente
consapevole della pericolosità e della delicatezza del primo
contatto fra società differenti, ha compreso l’importanza
del problema della comunicazione con altre culture e delle reazioni
che possono scaturire da un evento di questo tipo. Saper “comunicare”
diventa una delle priorità principali per un comandante della
flotta, un arte difficile da coltivare e da padroneggiare, anche da
parte dei personaggi più capaci e brillanti, non soltanto per
gli evidenti problemi linguistici fra una razza e l’altra (brillantemente
aggirati dalla creazione del traduttore universale), ma soprattutto
per i problemi “di interpretazione” fra diverse civiltà.
L’esercizio della comunicazione è esso stesso una forma
di cultura, e per le sua caratteristica apertura e disponibilità,
la Federazione rappresenta il soggetto migliore per iniziare un rapporto
con una razza aliena.
Il problema è un altro: l’interlocutore è in grado
di comprendere il desiderio della Federazione di comunicare con lui?
Desidera iniziare un rapporto? E soprattutto è il momento giusto
per iniziare uno scambio di informazioni?
E’ indubbio che un qualsiasi tipo di interazione fra esseri, che
si trovano a livelli di sviluppo scientifico e culturale differente,
sia necessariamente destinato a modificare le due parti in modo assolutamente
irreversibile. Da qui la presa di coscienza che il semplice interscambio
di informazioni fra la Federazione ed una qualsiasi civiltà aliena
potrebbe provocare un danno irreparabile al futuro della seconda.
Nasce così il bisogno di definire un limite strutturale oltre
il quale sia possibile instaurare un tentativo di primo contatto con
una nuova cultura, che viene stabilito nel raggiungimento della velocità
a curvatura.
Una volta scoperta una nuova forma di vita che abbia ottenuto una tecnologia
capace di assicurare il superamento della velocità della luce,
questa potrà essere contattata dalla Federazione che rivelerà
la sua presenza, le sue funzioni, offrendo alla nuova cultura la possibilità
di parteciparvi.
Scegliere come linea di confine la velocità curvatura è
un rischio calcolato; una qualsiasi civiltà in possesso di una
tale tecnologia, scopre contemporaneamente anche l’esistenza di
altre forme di vita nell’universo che la circonda, rendendo comunque
inevitabile l’impatto culturale che potrebbe derivare.
3. Fatta la legge, gabbato lo santo!
“La Prima Direttiva non è un semplice insieme di norme,
è una filosofia profondamente giusta. La storia ha dimostrato
costantemente che quando gli esseri umani interferiscono nell’assetto
di civiltà meno progredite, nonostante le buone intenzioni che
li animano, il risultato è sempre disastroso.”
J.L. Picard, 1ma stag. NTG “Simbiosi”
Per nostra fortuna (e degli sceneggiatori, che in tutti questi anni
si sono ritrovati a scrivere di e per Star Trek) la Prima Direttiva
sembra essere utilizzata dai comandanti delle navi stellari più
come una indicazione del comportamento da tenere, che come un dogma
che non deve essere mai infranto. Più di una volta la stessa
viene lasciata sullo sfondo e rimane più o meno inascoltata;
definendo una regola di questo tipo come “direttiva” la
Flotta Stellare lascia pieno spazio di manovra ai propri comandanti,
che si ritrovano a doverla utilizzare come il comportamento migliore
in un contesto, quello dei rapporti con il diverso, l’alieno,
assolutamente estremo. Considerando poi quanto abbiamo detto all’inizio,
un sistema culturale come quello di Star Trek non può fondarsi
su di un giudizio tanto categorico, non arriva a considerarsi in possesso
di una conoscenza assoluta che gli permetta di definire in maniera irrevocabile
ciò che è giusto e ciò che è
sbagliato. La prima direttiva si trasforma così
in uno strumento dinamico ed adattabile nelle mani dei personaggi della
narrazione, intellettualmente preparati e capaci di utilizzare uno strumento
di tale portata, al massimo delle sue possibilità. Ma, comunque,
uno strumento “parziale”, da mettere in discussione quando
necessario e che può essere rifiutato in quei casi in cui la
situazione, il contesto si riveli più importante della regola.
Soltanto una società che ha saputo “apprendere” dagli
errori della propria storia passata può sviluppare un atteggiamento
di questo tipo, una società ideale dove i problemi ed i conflitti
sono presenti e vengono risolti. Una civiltà matura.
Mi fermo a questo punto per non rendere troppo pesante la trattazione.
Naturalmente i temi di discussione sono ancora molti e mi consentiranno
di proseguire con i miei interventi nei prossimi numeri. Consigliandovi
di approfondire l’argomento attraverso il materiale bibliografico
che trovate elencato qui sotto, mi auguro di ricevere al nostro indirizzo
di posta Warp Mail le vostre considerazioni….