IL RITORNO DI Q - EPISODIO IX
di Davide "Questor" Galati


Nuovo episodio e nuovo inizio col “diario del capitano” grazie al quale veniamo a sapere che Deanna è stata lasciata a casa, e noi ci chiediamo perché non abbiano lasciato anche Wesley a casa o non per forza a casa, ma sul primo  pianeta, abitabile o meno (meglio meno). Comunque, oltre al fatto che il consigliere di bordo non è a bordo il “diario del capitano” ci informa che una colonia federale è in una situazione critica e ha chiesto l’invio di una squadra d’intervento medico d’urgenza. La dottoressa Crusher sta preparando le squadre di pronto intervento medico quando, improvvisamente, la nave entra in uno strano campo di forza che viene subito riconosciuto da tutti come lo stesso che li aveva già bloccati all’inizio della loro missione di esplorazione, quando si stavano recando a Farpoint e avevano incontrato Q. L’alieno appare infatti in plancia sotto la forma di un serpente Aldebarano (Come? Non sapete cos’è un serpente Aldebarano? Diciamo che assomiglia a una sorta di sfera fluttuante trasparente da cui si dipartono tre cobra molto grossi…) e parla al plurale. Q dice di voler dialogare, Picard sembra molto interessato alla cosa, ma afferma che la missione di soccorso medica è prioritaria, Q insiste e cambia forma. Stavolta appare come un ammiraglio della flotta (ed è interessante, per noi, vedere la divisa di un ammiraglio, semplice, ma al tempo stesso elegante e riccamente ornata). Picard, Riker e Q discutono sulla necessità di parlare subito, Worf, irritato dal tono di Q che vede come una minaccia vorrebbe intervenire con la forza, ma il capitano lo ferma. Q sostiene di volerli aiutare a realizzare il loro più inimmaginabile sogno, al che Picard si dice disposto a valutare la sua offerta, ma queste parole scandalizzano Q, i doni di un Q si accettano e basta, e provocano la rabbia di Picard. L’alieno allora si diverte a prenderlo in giro, come abbiamo già visto e come capiterà sempre più spesso, Q riesce a far perdere facilmente i nervi a Picard che purtroppo è incapace di stare al suo gioco. Q si dice interessato agli esseri umani e definisce la mente di Picard ottusa, poi si rivolge a Riker quasi fosse un interlocutore che può capirlo più facilmente, ma Numero uno (ogni volta che lo sento chiamare così mi viene in mente il famoso decino di Zio Paperone…) risponde che non c’è tempo per questi giochi. Q coglie la palla al balzo, afferma che ha sempre amato giocare e teletrasporta tutti gli ufficiali presenti in plancia, a parte Picard, su un pianeta di classe M, quindi con atmosfera respirabile, e con due lune gemelle. Il capitano invece è rimasto sulla nave, del tutto isolato, incapace di comunicare col computer e di uscire dalla plancia. Il pianeta alieno ha un cielo verde e accanto al luogo dove sono apparsi gli ufficiali è comparsa anche una tenda da campo al cui interno è seduto Q vestito da maresciallo napoleonico che invita Riker a giocare con lui. Riker, dopo aver studiato la situazione accetta, sembra prenderci gusto e nota come un maresciallo napoleonico sia più importante, in termini di gradi, di un ammiraglio. Q ribatte di aver preso quell’immagine dalla mente di Picard che, non scordiamolo, è di origini francesi. Poi l’alieno offre da bere a tutti facendo apparire nelle loro mani un calice con ciò che più desiderano, Worf però vuota a terra il suo: “mai bere col nemico” gli intima il suo rigido codice Klingon. Q ride di quella testardaggine e aggiunge che probabilmente è quello il motivo per cui la Federazione ha sconfitto i Klingon (in realtà tra i due governi regna un trattato di pace). Q inzia a spiegare a Riker il suo intento, i terrestri non accettano la monotonia, il continuo cambiamento è il loro stato naturale, ma dove vanno? In quale direzione, verso quale meta si muovono?
Notiamo suibito come Riker si disponga nei confronti di Q in maniera molto diversa da Picard, gli parla con calma e sembra anche divertirsi. I due uomini alla guida dell’Enterprise sono molto diversi, per Picard c’è solo il suo ruolo di capitano e la nave, per Riker c’è molto di più, gli piace godersi la vita come avevamo già capito ed è quindi anche più predisposto al dialogo, allo scherzo, al gioco. Alla fine Numero uno accetta di giocare con Q, se saranno gli umani a vincere avranno il futuro più meraviglioso che si possa immaginare, se perderanno il più disastroso. Worf interviene chiedendo che si giochi onestamente, alludendo non troppo velatamente al fatto che Q sembra non rispettare alcuna regola. L’onnipotente alieno si mette a disquisire sul valore dell’onestà, concetto tipicamente umano e alla fine punisce Tasha relegandola in quella che chiama zona di punizione, senza motivo, se ci fosse un’altra infrazione allora qualcuno prenderebbe il posto di Tasha mentre la donna morirebbe. In realtà la zona di punizone è la plancia dell’Enterprise, dove si trova Picard, che quindi era stato già messo in castigo da Q sin dall’inizio. È sempre più chiaro il rapporto tra i due, con Q che si diverte un mondo a stuzzicare il capitano francese proprio perché quest’ultimo si mostra particolarmente irritato e irritabile. Un rapporto che ricorda molto da vicino quello che è presente da anni nei fumetti della DC comics tra Superman e la sua nemesi della V dimensione, Mr. Mxyzptlk.
Questo alieno dalla forma buffa e che indossa un vestito arancione con una bombetta viola ricorda molto da vicino Q come modo di fare, ha infatti poteri quasi simili e ama molto giocare mettendo il suo avversario in situazioni più che altro imbarazzanti o scherzose che pericolose e come Q rispetta solo alcune semplicissime regole di base. Superman, come Picard perde spesso la pazienza anche se sa che l’unico modo di sconfiggerlo è stare al suo gioco e batterlo sul suo stesso terreno. Chissà se i creatori di Q si sono ispirati all’uomo d’acciaio e al suo folletto personale…

Lasciamo l’interrogativo senza risposta perché Tasha, arrivata in plancia, spiega la situazione a Picard, poi la donna scoppia a piangere e Picard la consola, sembra che tra i due possa esserci del tenero. L’improvviso arrivo di Q, però, interrompe ogni idillio. L’alieno provoca il capitano chiedendogli se gli piacciano le femmine di grado inferiore, soprattutto se in punizione. Alla fine Q raggiunge il suo scopo e scommette con Picard sulla vittoria di Riker, se il primo ufficiale vincerà allora Q lascerà in pace gli esseri umani per sempre, altrimenti assumerà il controllo dell’Enterprise.
Intanto, sul pianeta, Worf è stato mandato in avanscoperta per studiare il nemico. Il Klingon si avvicina con circospezione e, onestamente, in modo un po’ ridicolo. I nemici sono alieni dalle forme canine, pelosi, e vestiti con le uniformi di soldati francesi, Worf torna indietro, dal comandante Riker, a riferire. Sulla nave Picard e Q continuano la discussione, sono adesso nell’ufficio del capitano. Jean-Luc parla con calma e tenta di far cadere in trappola Q dicendogli che lui, in realtà, ha bisogno degli esseri umani e gli chiede perché si comporti così. Q risponde citando Shakeaspeare perché anche lui, come il bardo immortale, ama il teatro. Picard risponde con l’Amleto e alla fine accusa Q di temere ciò che un giorno gli uomini potranno diventare.
Sul pianeta i soldati francesi alieni avanzano verso la squadra di Riker armati solo di moschetti, Riker prova i phaser e Worf, lì vicino, reagisce aggredendo il comandante dal momento che non aveva visto chi aveva sparato. In realtà il ruolo di Worf fino a questo momento sembra molto tirato per i capelli, quasi a voler far vedere che la sua presenza serve a qualcosa. Nel momento in cui gli alieni attaccano scopriamo che i moschetti sparano raggi di energia, non vecchie pallottole e Data diventa Q rivelando a Riker di avergli dato il potere di un Q. Il comandante verifica se è vero, e con un solo gesto della mano riporta tutti sulla nave, dove ogni cosa sembra essere tornata al suo posto e alla normalità, inoltre non esistono registrazioni di quanto successo. L’unica spiegazione è che Q abbia sospeso il tempo. Riker ha riportato tutti in plancia, ma è rimasto sul pianeta dove ride insieme a Q ed è convinto che quest’ultimo voglia qualcosa dagli esseri umani, ma Q nega e lo avverte che comincia a parlare come Picard, lui gli ha solo fatto un regalo. Numero uno risponde che non è stato fatto col cuore, una risposta, a mio avviso, molto ingenua. Q rivela che, dopo il loro icontro iniziale, è tornato al Continuum, ed è la prima volta che sentiamo parlare di questo luogo, una vasta dimensione dove gli esseri come Q abitano. Nel continuum, riflettendo sul suo incontro con gli esseri umani, Q ha capito che questi ultimi, col tempo, cresceranno secolo dopo secolo, eone dopo eone e in futuro potrebbero anche  superare gli stessi Q, ecco perché William Riker è stato selezionato: per poter capire l’umanità. Riker risponde di non voler diventare uno di loro, allora Q sparisce e tutti gli ufficiali di plancia più Picard e Wesley (che cavolo c’entra lui!) tornano sul pianeta, ma sono tutti disarmati. Intanto gli alieni vestiti da francesi li attaccano, Worf reagisce a mani nude, ma alla fine viene atterrato, Wesley cerca di soccorrrerlo e viene colpito a morte. A questo punto Riker usa i suoi poteri (ma aveva appena detto di non volerli, accidenti!!!) per fermare l’attacco, salvare Worf e Wesley (una macchia permanente sul suo curriculum) e riportare tutti sulla nave. Numero uno sembra contento dei suoi nuovi poteri, mentre Picard è disorientato. Parla con Riker in privato, vorrebbe che rifiutasse quel potere e anche il primo ufficiale la pensa come lui, così alla fine promette di non farne più uso. Nel frattempo la nave è arrivata nei pressi della colonia in dfificoltà, la squadra d’emergenza si teletrasporta sul pianeta, con loro c’è anche Riker. La situazione è molto grave, ci sono pochi feriti e tanti morti. Sotto un cumulo di macerie, Data e La Forge liberano una bambina. La dottoressa Crusher fa di tutto per salvarla, ma è morta perché sono arrivati troppo tardi. A questo punto Data fa notare, con estrema logica e senza preoccuparsi delle conseguenze, come è naturale per un androide, che Riker potrebbe usare il potere di Q per far tornare in vita la bambina. Beverly vorrebbe che il comandnate lo facesse, ma Riker non cede, per mantenere fede alla sua promessa e ne è devastato. Torna in plancia e chiede di parlare con Picard, poi interrompe il suo discorso e se ne va, lasciando solo il capitano e gli ufficiali di plancia.
Durante la riunione il comandante mostra un’eccessiva confidenza col capitano, dandogli più volte del tu e arrivando a chiamarlo per nome, inoltre non vorrebbe vi partecipasse Wesley (e noi lo capiamo benissimo, ma sembra che contro il giovane Crusher nulla possa anche il potere di Q). Numero uno dice che nonostante il potere che alberga in lui è sempre la stessa persona, Picard invece gli fa notare che forse il potere corrompe e che qualcosa è già cambiato, ora si danno del tu. Riker insiste, vorrebbe usarte il potere di Q e lo difende, quelli gli sembrano dettagli. In quel momento appare Q, vestito da frate col cappuccio del saio calato sulla testa. Picard parte subito all’attacco e lo accusa di apparire ogni volta in forma diversa perché non ha una sua identità e di essere solo un venditore di fumo.

Io qui mi fermerei un attimo perché, forse sbaglio, ma a mio avviso la visione di Picard che accusa Q, vestito da uomo di religione, di essere un venditore di fumo è emblematica del pensiero di Roddenberry sulle religioni in generale e, forse, in particolare del cristianesimo. Questo potrebbe anche spiegare la loro totale assenza dalle serie trek, almeno finchè Roddenberry era vivo.

Tornando all’episodio, Q risponde dicendo a Riker che Picard ostruisce la strada verso la più grande avventura offerta a ogni terrestre e suggerisce a William di fare un dono a ognuno dei suoi compagni. Numero uno però risponde che, per poter procedere, gli serve l’autorizzazione di Picard, essendo ancora legato alla sua promessa. Il capitano gliela concede dimostrandosi molto sicuro di sé e diventando improvvisamente silenzioso. Beverly afferra Wesley e fa per andarsene, ma Riker la ferma e fa diventare il ragazzo più grande di dieci anni (e magari è diventato anche meno rompiscatole), ormai un uomo fatto.
Interessante notare come La Forge commenti la trasformazione di Wesley con un “niente male, Wesley” riferendosi all’aspetto fisico del giovane, forse la battuta vuole alludere a una possibile omosessualità del futuro ingegnere capo dell’Enterprise? Io direi che è possibile, ma anche no.
Poi Riker si rivolge a Data e gli propone di diventare umano, ma l’androide rifiuta con la motivazione di non voler scambiare un’illusione con un’altra. Riker ridona la vista a Geordi che si toglie il visore e noi lo vediamo coi suoi veri occhi. La Forge, quasi a controbilanciare l’affermazione di prima su Wesley, si rivolge a Tasha dicendole che è bellissima, ma poi rifiuta il dono perché il prezzo da pagare è troppo alto e in più gli piace poco la persona che dovrebbe ringraziare. Per Worf Riker fa apparire una compagna Klingon, forte e sensuale, la femmina Klingon attacca Tasha mossa da gelosia (sembra che Tasha sia al centro dell’interesse sessuale di molti sull’Enterprise quasi non ci siano altre donne attraenti sulla nave). Worf difende la compagna e rifiuta il dono che viene da un mondo a lui ormai alieno e inoltre, aggiunge, non c’è posto per il sesso nella sua vita. Infine anche Wesley rifiuta il dono (e ti pareva!) dicendo che non si sente pronto e che preferisce crescere naturalmente. Beverly è orgogliosa delle parole del figlio.

Mi fermo un istante ad analizzare le varie risposte, mi sembra evidente che si voleva far sì che ogni personaggio rifiutasse e che lo facesse per una diversa motivazione, ma mi sembra un po’ forzato. Innanzitutto perché Riker non ha rifiutato il dono ricevuto, anzi, quindi anche qualcun altro avrebbe potuto accettarlo e, in secondo luogo, perché non tutte le motivazioni addotte stanno in piedi. Per quanto odi ammetterlo quella di Wesley ha senso, saltare dieci anni della propria vita sarebbe  un disastro da ogni punto di vista per un essere umano, anche la risposta di Geordi ha senso: non gli piace chi dovrebbe ringraziare. Ma quella di Worf e di Data mi lasciano perplesso e mi piacerebbe sapere come la pensate voi. Worf dice che l’impero è fuori dalla sua vita, quando sappiamo benissimo che il suo comportamento sarà sempre, in futuro, tale da attenersi alle rigide regole dei Klingon più ortodossi, è evidente però che in questa fase il personaggio è ancora in formazione e probabilmente non si è deciso bene come svilupparlo (lo si è visto anche nelle scene di assalto precedenti in cui fa più la figura dell’idiota che altro). Data afferma una cosa che, per me, non ha senso, ciò che fa il potere di Q non è illusione, ma trafsorma la realtà: tutto qui. L’illusionismo è altro e lo vedremo quando in futuro Picard si scontrerà col “diavolo” in persona. Forse Data vuole riferirsi all’illusione di diventare umano senza meritarselo, senza esserselo guadagnato, ma lui non è come Wesley. Non crescerà, le sue possibilità di diventare umano dipendono da dei cambiamenti esteriori e dall’innesto di chip, tutte cose che possono essere fatte in qualunque momento e che verranno fatte quando verrano trovati, ma in realtà questo riguarda solo l’aspetto esteriore. Data è già molto umano dentro e lo diventerà sempre di più, ma senza accorgersene (proprio come chi cresce naturalmente), quindi è lui a vivere nell’illusione di essere un androide e non un essere umano. Voi che ne dite?


Torniamo all’episodio che è quasi giunto alla sua naturale conclusione. Riker si sente un’idiota, Picard si rivolge a Q: ha perso la scommessa e ora è costretto ad andarsene e tornare dai suoi “amici”. Sulla nave tutto torna alla normalità, La Forge rivela che per tutto quel periodo il tempo si è fermato e Data commenta come sia possibile che Q comprenda così bene spazio e tempo, ma non gli esseri umani. Forse tempo e spazio sono più semplici dell’equazione umana conclude Picard, e  qui concludiamo anche noi con i soliti dati tecnici sull’episodio raccolti da www.hypertrek.org. Trasmesso in America per la prima volta il 23.11.1987 e in Italia il 13.07.1991 la storia è di C. J. Holland , la regia di Cliff Bole.



Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail