Il
primo numero è uscito lo scorso novembre, ad agosto è
già uscito il quinto: si tratta di "Terre di Confine",
succulenta e corposa (220 pagine) e-zine di fantascienza,
fantastico e anime, "diretta" magistralmente da Massimo
"DeFa" De Faveri (chi ha frequentato it.fan.startrek
lo ricorda di certo), supportato da un team di collaboratori molto agguerrito
e serio. Fors' anche serioso in qualche frangente. Quest'ultima caratteristica,
la seriosità, mi ha sempre messo un po' a disagio, in quanto
mi sento tutto fuorché seriosa, e nel far parte del team riesco
persino a sentirmi incompetente e fuori posto, ma una spruzzata di vivace
incompetenza ci sta bene, ogni due o tre uscite, quindi ancora mi è
consentito di scrivere su questa, nonostante me, interessante rivista
^___^
Dato che sono una semplice freelance, al contrario di alcuni redattori
che scrivono anche più pezzi per ciascun numero, sono ovviamente
la meno indicata per parlarne, ma sono anche quella che ne ha la possibilità
e la sfrutto totalmente, approfittando della competenza del capo redattore,
sottoposto a un disordinato fuoco di fila di domande (ricordiamo, però,
che ha tenuto gli scudi alzati per tutto il tempo ^___-).
Com’è
nata l’idea della rivista?
L’idea è nata come qualcosa a metà tra un sollecito
diretto ai componenti di Fantasy Story (è la mailing list di
lettori e scrittori di Fantasy che ha tenuto a battesimo TdC) e la “naturale”
evoluzione del… chiamiamolo “percorso aggregativo”
che portò diversi anni fa alla genesi del circolo stesso.
È capitato un giorno che in Fantasy Story venisse proposto
di autofinanziare la pubblicazione di un’antologia dei migliori
racconti scritti dagli utenti; l’iniziativa, a mio parere, conteneva
un’incoerenza di fondo.
Tutto nasceva da una constatazione: la difficoltà di proporre
testi inediti agli editori. Ci si lamentava del fatto che gli editori
italiani, vuoi per inadeguatezza strutturale a gestire una selezione,
vuoi per esigenze commerciali che orientano l’interesse verso
altri tipi di “risorse”, usassero cestinare, senza leggerli,
i testi di autori non famosi (a meno che, naturalmente, gli editori
in questione non fossero a pagamento).
Quello economico-commerciale – si criticava – era l’unico
criterio a determinare chi potesse o non potesse vedersi pubblicato.
Nessuna (o poca) importanza riservata al merito dell’opera.
Il fatto che, per ovviare a questa ingiustizia, in mailing list
si ricorresse guarda caso una pubblicazione a pagamento, con adesione
che qualcuno aveva addirittura proposto libera e non selettiva (si scomodava
il termine “democratica”), mi sembrava una contraddizione.
Inoltre, pareva essersi risvegliato uno spirito d’iniziativa
poco verosimile: moltissimi utenti si erano sempre limitati a fruire
della lista senza offrire grossi contributi concreti alla sua “crescita,
e improvvisamente proprio questa proposta sembrava essere divenuta un’occasione
agognata per iniziare a “fare qualcosa insieme.
Prendere una cinquantina di testi a caso, già pronti, e rilegarli
in un singolo libro significava dunque “fare qualcosa insieme.
Non che le considerazioni sulla situazione editoriale italiana (e
non solo italiana) non fossero corrette, anzi tutt’altro, ma l’indignazione
è una cosa, il vittimismo un’altra. Quando si scivola in
atteggiamenti del tipo “avrei potuto ma me l’hanno impedito,
non perché io sia un mediocre scrittore, tanto da non rendermene
nemmeno conto, ma solo perché il mio stato di famiglia non include
nomi di personaggi noti” allora non si fa che oliare ulteriormente
gli ingranaggi del “mostro”.
Così
un giorno ho postato un messaggio nel quale, più o meno, dicevo:
“Se siamo tanto meritevoli ma sottovalutati, e così desiderosi
di cooperare allo sviluppo della mailing list, dimostriamolo realizzando
qualcosa davvero “Insieme”, qualcosa di duraturo che resti
e possa crescere, non un libro che passa e se ne va; qualcosa che garantisca
a tutti l’opportunità di contribuire, senza altro sacrificio
che quello di scrivere (l’unico che è lecito chiedere allo
scrittore), ma secondo un talento reale, non uno millantato, accettando
pertanto una rigorosa selezione, e pubblicando in un una forma (quella
telematica gratuita) che consenta di raggiungere facilmente un ampio
pubblico, e di ricevere da esso un giudizio attendibile, prima d’immettere
carta straccia in un mercato che già ne è saturo.”
Prevedibilmente, come spesso accade quando dalle parole si chiede
di passare ai fatti, mani alzate se ne sono contate ben poche. Ma, fortunatamente,
quelle poche mani si sono poi dimostrate serie, affidabili e appassionate,
tanto da attirarne col loro impegno altre e consentire alla redazione
di raggiungere un numero adeguato di componenti.
Così è nata Terre di Confine.
Stringato come sempre!
Cosa ti proponevi di fare, quando era ancora in embrione?
Tre cose, nel limite delle nostre capacità e competenze: diffondere
– cercando di parlarne in modo approfondito e documentato –
i nostri argomenti di riferimento (Animazione Giapponese, Fantascienza
e Fantastico); mantenere una totale indipendenza intellettuale, garantendo
a ogni autore la libertà di redigere gli articoli manifestando
la propria sensibilità e le proprie opinioni (purché,
naturalmente, espresse in modo educato e corretto nella forma); dare
spazio a chi ci sembrava meritevole di riceverlo, anche se sconosciuto.Ti
pare che dall’idea iniziale lo sviluppo sia stato migliore delle
tue aspettative o, sinceramente però, pensavi ne sarebbe uscito
qualcosa di differente?Tecnicamente potremmo considerarci tuttora
nella fase iniziale. L’e-zine è esordita subito come la
si vede adesso. Ci siamo “riuniti, abbiamo preso le nostre decisioni,
e siamo partiti, senza tanti preamboli, forse per evitare che il pensiero
dell’impegno gravoso che ci stavamo caricando sulle spalle ci
schiacciasse sul nascere.
Ora, dopo cinque numeri e un sesto in allestimento, direi che si
può considerare terminata la fase di rodaggio, e iniziata quella
di evoluzione.
Per rispondere alla domanda: l’e-zine, attualmente, è
fedele all’idea iniziale di essa che mi ero fatto, in rapporto
a questo stadio di sviluppo.
Cambieresti
qualcosa nell’impostazione?
Certo. Col passare dei numeri abbiamo fatto esperienza,
e ci siamo resi conto che molte cose possono essere migliorate, a tutti
i livelli: grafica, forma, contenuti, stili... Piccole variazioni all’impostazione
sono già state eseguite tra la prima uscita e l’ultima.
Tra poco inizieranno le discussioni riguardanti la progettazione di
una nuova veste grafica, e stiamo valutano la possibilità di
rilasciare anche una versione in inglese della rivista.
Ne approfitto anzi per invitare a partecipare chiunque fosse interessato
all’opera di traduzione.
Qual è precisamente il tuo lavoro nella rivista?(Qui
la potenza degli scudi dell'intervistato è improvvisamente aumentata
e non c'è stato verso, al momento dell'intervista, di ricevere
una risposta, nemmeno imprecisa… ma, alcuni giorni dopo, un ripensamento…)
Coordinamento generale del lavoro, revisione degli articoli,
impaginazione (a proposito, ogni nuovo impaginatore è bene accetto,
non sono mai troppi!). Di norma cerco inoltre di scrivere almeno un
articolo a numero, di solito in “area Anime” alla quale
sono affezionato in modo particolare .
Rinunceresti, in parte, al taglio della rivista, purché
uscisse in forma cartacea?
Premesso che dipende dal tipo di rinuncia, la risposta
è sì: sacrificherei certamente qualcosa, se ciò
servisse a trasferire la rivista su carta.
La pubblicazione cartacea implicherebbe la messa a nostra disposizione
di risorse tali da permetterci un sostanziale miglioramento della qualità
contenutistica dell’e-zine. Risolverebbe inoltre moltissimi problemi,
ci faciliterebbe enormemente il lavoro e ci permetterebbe di acquisire
nuove collaborazioni.
Tutto ciò vale bene un sacrificio. Anche più d’uno.
Faticherei semmai a barattare le tre priorità che ho citato poc’anzi
e che costituiscono il carattere della nostra iniziativa.
Parlando di rinunce, pubblicare su carta ne racchiude già
in sé una, quella alla gratuità.
Non so se TdC verrà mai distribuita in versione cartacea
ma, se succedesse, spero ci possa venire concessa l’opportunità
di mantenere una versione gratuita on-line, fosse pure ridotta o posticipata
rispetto a quella ufficiale.
Sei
disposto a partecipare a riunioni dello staff FISICAMENTE, senza occhiali
da sole e con impermeabile dal bavero alzato, cappello dalla la tesa
abbassata e luci fioche ^___^ ?
Cioè intendi che devo togliere gli occhiali da sole
ma posso tenere l’impermeabile e tutto il resto? Se è così…
Non so, ci devo pensare.
(Quasi nessuno ha mai visto il nostro DeFa, 4-5 anni or sono ho ricevuto
una sua foto, figura intera, da lontano, con occhiali da sole giganti
e la tracolla della macchina fotografica che traversava l'inquadratura.
Da qui la domanda)
Stiamo uscendo con numeri “a tema”: c’è
un tema che vorresti uscisse, ma non lo credi fattibile?
Un tema non fattibile? Be’, no, non credo. Certo
ci sono alcuni argomenti più difficili di altri da trattare,
perché implicano competenze particolari, o perché richiedono
risorse di cui non disponiamo. Ma, se siamo realmente liberi come vorremmo
essere (magari illudendoci), in teoria non dovrebbe risultarci precluso
a priori alcun tema, come fattibilità.
Mi vengono in mente il nucleare, o le emergenze planetarie…
Restando nel “Fantastico”, un argomento delicato potrebbe
essere la disinvoltura con la quale lo Stato Italiano lascia proliferare
in modo spudoratamente manifesto – e impunemente illegale –
lo sfruttamento palese della credulità popolare (e ciò
a prescindere dal fatto che a certe pratiche si “creda”
o meno). Varrebbe la pena di farci una sezione dedicata.
Stai cedendo alla tentazione di correggermi le domande?
Ma sempre tenendo presente che poi per rappresaglia tu
potresti modificarmi le risposte.
Lo faresti un numero tutto su Star Trek? Oppure sic e simpliciter
su B’Elanna Torres?
Forse il modo migliore di trattare Star Trek è farlo un po’
alla volta, su più numeri, ed è inevitabile che succederà;
come si potrebbe non parlare di Star Trek?
È un’impresa però talmente articolata che occorre
prima prendere la rincorsa.
Certo però che… un numero speciale dedicato…
sai che mi stai tentando?
In quanto alla S’Irena dei Cieli, se proponessi una sezione
intera su di lei temo incapperei in qualche resistenza, ma un paginone
centrale è già prenotato. E, per non scontentare i rivali
storici, anche uno su Sette.
Credi che avere sole, luna, mercurio e venere in pesci
ti abbia in qualche modo facilitato?
Non saprei, dovrei controllare… quand’è
che si è verificato questo ingorgo?Vorresti prendermi a
male parole?Non potrei mai farlo! Altrimenti non mi scriveresti
più articoli.
Parlaci
dello staff, come dove e quando hai conosciuto chi scrive e lavora per
la rivista.
La maggior parte ha aderito a quel sollecito iniziale di cui ho parlato,
e proviene quindi da Fantasy Story. Altri redattori si sono uniti in
seguito, qualcuno chiedendo di collaborare dopo aver visionato la rivista,
molti invece espressamente invitati in virtù di loro articoli
che abbiamo potuto leggere e apprezzare on-line. Fa sempre parte di
quei famosi tre punti cardine che ci sforziamo di perseguire. Laddove
riusciamo, cerchiamo di dare spazio a chi, secondo il nostro parere
e senza pretese, ci sembra valido. Accogliamo volentieri chiunque sia
motivato da interesse e serietà.
Il valore e l’impegno dello staff di TdC credo si rispecchi
nella rivista stessa; il fatto poi che debba sopportare me, conferisce
alla Redazione un’aura che definirei miracolosamente stoica.
Ma chi sei? Come nasci?
Per classificarmi, sono un autore di Fantascienza. Ho idea però
che risulterei molto noioso se mi mettessi a parlare di me, nel personale.
Glisso allora la domanda approfittando invece per esprimere una
riflessione sulla scrittura: credo sia una delle maniere più
difficili (forse la più faticosa in assoluto) e, tutto sommato,
misconosciute, di raccontare storie ed emozioni. Quando si parla di
arte, infatti, viene da pensare al compositore, al pittore, allo scultore,
perfino al grande ingegnere, all’attore o al regista; o tutt’al
più al poeta, in relazione alla scrittura. Bene che vada, ci
si può riferire al drammaturgo. Difficilmente al romanziere.
Sarà questione magari di etimologia, o di semplice interpretazione
semantica, ma ancora oggi nell’elenco delle cosiddette Sette Arti,
si trova spesso scritto “Poesia”, anziché “Letteratura”.
Ciò non deve scoraggiare chi sceglie di dedicarsi alla narrativa:
il fatto di essere molto raramente considerato come un artista, forse
fa del romanziere proprio il più spontaneo tra tutti gli artisti.
Ecco qui una "breve" escursione su una e-zine di indubbio
fascino e carattere, su un capo-redattore misterioso e talentuoso e
il link al n. 5 (che spero vorrete leggere nonostante la presenza di
un mio articolo), dedicato ai Vampiri e anche a quelli precedenti: http://www.crepuscolo.it/fantasystory/page.php
.
Ricordo che si può scaricare l'e-zine intera in due versioni
(alta o bassa risoluzione), ma anche i singoli articoli.