IL SIGNORE DEL TEMPO È TORNATO...
di Susanna Ricci



Aveva la sciarpa lunghissima, i vestiti variopinti ed una testa piena di riccioli, quando l’ho visto per la prima volta.
Un sorriso che gli illuminava il volto irregolare in maniera repentina, e gli occhi sgranati nel vuoto perché occupato a pensare, intensamente.
Doctor Who veniva trasmesso alla fine degli anni ’70 dalla rai, in episodi di quattro puntate ciascuno, nella fascia oraria pre-telegiornale, ed aveva per me un fascino incredibile!
Altissimo, con una camminata a lunghe falcate, un po’ allampanato, imbastiva dialoghi spesso al limite dell’assurdo e viveva storie in cui si mescolavano gli elementi più diversi: dalle astronavi ai faraoni, dagli alieni pietrosi ai robot cattivissimi.
Purtroppo, come per tutte le produzioni che avevano anche solo un vago sentore di fantascienza, la pacchia finì prestissimo: vennero trasmessi non più di una decina di episodi, poi il Dottore venne bandito per sempre dagli schermi italiani ufficiali.
Durante la mia prima visita a Londra, rimasi a bocca aperta nel trovare una sua statua di cera da Madame Tussaud's ed un Dalek a grandezza naturale in un negozietto di memorabilia in centro: scoprii solo in seguito che Doctor Who è una istituzione Inglese, al pari della Regina e di David Beckham
A parte rammaricarmi del fatto di non potermi trasferire a Londra in pianta stabile, e smoccolare contro la rai per la sua avversione per tutto ciò che io adoravo, non mi restava altro che tornarmene al paesello e mordermi le mani al pensiero di tutti quei telefilm che non avrei mai potuto vedere.
Poi per fortuna hanno inventato internet e il mondo è diventato un po’ più piccolo.
Già allora comunque avevo fatto i compiti, con i pochi mezzi che avevo a disposizione, e avevo scoperto che in realtà il mio Doctor Who non era il primo e forse non sarebbe stato neanche l’ultimo.
Il Dottore è un extraterrestre (si scopre in seguito che in realtà è mezzo umano per parte di madre), per la precisione è un Signore del Tempo, che ha la proprietà di “rigenerarsi” nel caso in cui si trovi prossimo alla morte, sia che questa avvenga per cause naturali, sia che avvenga per eventi accidentali.
Possiede una macchina del tempo, naturalmente, ma non ha la strana forma a carrozzella che aveva immaginato H. G. Wells, bensì ha l’aspetto di una cabina del telefono, e si chiama TARDIS (Time And Relative Dimension In Space). Inoltre, sebbene fuori abbia le dimensioni e la forma di una normale cabina, all’interno il TARDIS è enormemente più grande e contiene il motore con il quale spostarsi nei secoli e tante altre stanze, compreso un gigantesco guardaroba.
La serie ha avuto il suo debutto nel 1963, quindi è più vecchia persino di Star Trek e detiene il primato di serie televisiva più longeva in assoluto: prima di Tom Baker, il mio Dottore, altri tre attori avevano impersonato questo strano alieno. Per non dimenticare Peter Cushing, che lo ha interpretato in due film per il cinema, nel 1965 e nel 1966 (“Dr. Who and the Daleks” e “Daleks Invasion Earth – 2150 AD”)
D’altra parte Tom Baker, dal 1974 al 1981, ha portato avanti ben sette stagioni, rimanendo per il momento l’artista che ha impersonato il Dottore per il tempo più lungo: non a caso viene considerato da una gran fetta di fan quasi l’unico e solo vero Dottore esistente, e comunque l’unico tanto caratteristico da comparire anche in una puntata dei Simpson.
Fino allo scorso anno.
Nonostante vi sia stata una costante continuità di uscite, tra telefilm, racconti, fumetti, non si era più visto un nuovo Dottore dal 1989: sedici anni in cui le testate cartacee hanno continuato a narrare le gesta del Signore del Tempo, ma senza avere un volto televisivo a cui fare riferimento.
Fanno eccezione delle brevi produzioni mandate in onda nel  caso di eventi speciali, quali marce per la raccolta di fondi per i bambini bisognosi: in occasione di una di queste persino Rowan Atkinson ha vestito i panni del Dottore, in una parodia intitolata “The Curse of fatal Death, nel 1999. In Inghilterra per raccogliere fondi tramite la televisione, si crea un nuovo episodio di Doctor Who, in Italia Milly Carlucci cade dai pattini…
Ad ogni modo, nel 2005 la BBC ha deciso di rispolverare e ridare lustro a questa splendida serie, forse complice il fatto che negli ultimi anni la fantascienza televisiva ha preso progressivamente sempre più piede, grazie a produzioni ultrapatinate come Battlestar Galactica, StarGate, Firefly, Farscape, produzioni che la rai continua tranquillamente a snobbare, con brillante lungimiranza.
Dal riccioluto Dottore anni settanta siamo quindi passati ad un segaligno Dottore che indossa una giacchetta di pelle (very cool), ha un taglio di capelli cortissimo e ha delle orecchie allucinanti (lo commenta lui stesso guardandosi nello specchio, durante la prima puntata): si tratta di Christopher Eccleston, quarantenne inglese, non proprio bellissimo (nemmeno Tom Baker era un adone), ma con un sorriso disarmante.
Ho avuto modo di vederlo in azione e mi ha particolarmente colpito il fatto che abbia saputo ridare vita in maniera così brillante al personaggio che avevo adorato negli anni ottanta: mi è sembrato di rivedere veramente the Doctor re-incarnato, in tutta la sua strabiliante eccentricità.
Peccato abbia deciso di abbandonare il ruolo dopo appena 13 episodi, per motivi non ancora ben chiari.
Ad ogni modo la BBC non si è fatta prendere dal panico e ha deciso di passare immediatamente al Dottore successivo, il decimo in ordine di apparizione, e speriamo che questo duri un po’ di più perché da qualche parte nella storia del Signore del Tempo era stato puntualizzato che le incarnazioni avrebbero potuto essere solamente dodici.
È difficilissimo dire addio al fantastico nono dottore, ma accogliamo comunque David Tennant, trentacinquenne scozzese, che veste con giacca, cravatta e cappotto e si rammarica di non avere i capelli rossi (perché il caro Dottore avrebbe tanto voluto rigenerarsi in un corpo con i capelli rossi!). David Tennant pare intenzionato a continuare per un po’, visto che ha dichiarato di essersi dato alla carriera di attore al solo scopo di interpretare, un giorno, proprio Doctor Who, di cui non si è mai perso una puntata.
I nuovi episodi tengono conto non solo della miglior tecnologia degli effetti speciali ora a disposizione per la realizzazione di ottimi prodotti per la televisione, ma tengono conto anche del fatto che il pubblico è di gran lunga più esigente.
Le storie mantengono lo humour inglese così bizzarro ed alle volte totalmente incomprensibile per i poveri mortali oltremanica; il senso di meraviglia, di mistero, di pericolo che caratterizzava i vecchi episodi; ed il fatto che il Dottore viaggia sempre in compagnia di una giovane fanciulla in genere molto bella.
Per il resto si tratta di ambientazioni più ricche e di intrecci più “adulti”.
Anche in questo caso però non bisogna dimenticare che la fantascienza anni ’60 –’70 ci appare oggi forse un po’ ingenuotta (tanti episodi di Star Trek della serie classica ci fanno sorridere), ma è comunque nella maggior parte dei casi un prodotto di gran qualità. Gli scrittori che si sono avvicinati a queste serie televisive e hanno contribuito alla stesura di alcune sceneggiature, sono infatti tra i maggiori nomi della fantascienza dell’epoca.
Per Star Trek ricordiamo Harlan Ellison o Theodore Sturgeon.
Per Doctor Who ricordiamo in particolare Douglas Adams, che ha curato tutta la diciassettesima stagione nel 1979: è possibile trovare riferimenti alla Guida Galattica in alcuni degli episodi, così come è possibile trovare dei riferimenti a Doctor Who in qualcuno dei romanzi della saga della Guida.
Addirittura gli scrittori attuali, hanno mantenuto dei riferimenti in omaggio ad Adams anche nelle puntate andate in onda nel 2005. Non a caso il Dottore ammette con noncuranza di aver incontrato una volta Arthur Dent…
Nella migliore tradizione del detto “niente sesso, siamo inglesi”, c’è però da dire che le storie erano orfane di una parte importante dell’umana natura.
Tanto è vero che, fino al 1989, nonostante fossero proprio i Dottori a decidere di viaggiare con delle donne, che venivano scelte per la loro intelligenza, intraprendenza e anche per la loro bellezza, nessuno di loro si era mai neanche sognato di andare oltre al dialogo.
Io uomo, te donna, noi si parla e si sta ben distanti.
Ma anche qui le cose forse cambiano: già con il nono Dottore si cominciano ad intravedere delle dinamiche diverse, più piccanti, fatte di sguardi e di abbracci molto caldi. Uno dei nemici del Dottore, prendendo in  ostaggio Rose, gli dice che la vita non vale niente, neanche quella di un signore del tempo, se non è in grado di salvare la donna che ama…
Con il Decimo dottore, le cose continuano per la stessa china: staremo a vedere.
Tanto più che, tra gli elementi di spiccata novità, c’è anche il fatto che il decimo Dottore, a differenza dei precedenti, è anche un gran bel pezzo di figliolo, che pare incontrare il favore di tutti, tanto da essere stato nominato la più sexy icona gay inglese, proprio nel gennaio 2006.
Vale la pena ricordare che Doctor Who è uno show particolarmente amato dagli omosessuali, ai quali non manca di strizzare l’occhio in più di una occasione, con battute salaci o con allusioni più o meno smaccate.
L’introduzione nella stagione 2005 di un attore dichiaratamente omosessuale, John Barrowman, ha suscitato notevolissimi consensi e il suo personaggio, diventato un compagno di viaggio per alcune delle avventure, ha avuto talmente tanto successo da meritarsi uno speciale spin off che prenderà il via proprio ad ottobre e sarà intitolato Torchwood.
Insomma… se solo potessi rispondere all’appello che Christopher Eccleston fa nel trailer alla sua stagione di Doctor Who: “Do you wanna come with me? It will be trip of your life”, io rispondere sì, di corsa… yes of course!!!

http://www.drwhoguide.com
http://www.whoisdoctorwho.co.uk
http://www.gallifreyone.com

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