PHILIP KINDRED DICK
ovvero "MESSAGGI DAL MORATORIUM"
di Daniele "Nemo" Volpi



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Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare.
Navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione.
I raggi beta balenare nel buio alle porte di Tannhauser...
Tutti questi momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia…
È tempo di morire"
Rutger Hauer & Ridley Scott, "Blade Runner" (1982).

Il troppo caldo di questi giorni ha cominciato a darmi alla testa (mi scuserete lo ‘spostamento temporale’ ma ho iniziato questo articolo nel mese di Luglio…).
Aver letto "tutti" i precedenti numeri dello STIM, uno dopo l'altro, per rifarmi del tempo perduto, è stato decisamente un azzardo...
Però ho scoperto che, nei molti articoli che vi hanno accompagnato in tutti questi anni, è sempre mancato qualcosa; come se un nume tutelare della SF avesse direttamente o indirettamente ispirato molti degli interventi della redazione, senza che i ragazzi dello STIM si rendessero conto di quanto questa figura gigantesca della fantascienza fosse importante per comprendere lo sviluppo di questo genere letterario. Ed in questo caso anche di tutta la letteratura in generale.
Ho trovato tracce di P.K. Dick in più di uno scritto, in più di una storia; nulla di abbastanza organico, di esteso, di coraggioso. Ma qualcosa di questo scrittore spunta fuori sempre.
In un libro, nella sceneggiatura di un film, nell’ispirazione per la puntata di un serial.
Perché, allora, non dedicare un articolo alla vita di questo “enorme” personaggio? O, se la cosa vi interessa, una serie di articoli, che analizzino il suo modo di vedere il mondo e le sue opere.

Vedremo…
Provate ad inserire "Philip K. Dick" in un qualsiasi motore di ricerca. Le ‘occorrenze’ per questo scrittore, cioè le pagine collegate in qualche modo allo stesso Dick o ad almeno una delle sue opere (per non parlare della sterminata produzione critica ai suoi scritti) sono un numero terrificante.
Scrivere qualcosa su P.K. Dick significa decidere liberamente di cavalcare una tigre inferocita, pronta a divorare tutta la nostra attenzione, a consumare la nostra sanità mentale.
Leggere le sue opere richiede uno sforzo particolare, una fatica della mente e del cuore, che viene immediatamente ricompensata dalla meraviglia che ci riempie, dal viaggio in cui si viene trascinati, viaggio nella mente paranoica e dissociata di uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo...
Un viaggio attraverso universi che si frantumano e si ricompongono nell’immaginazione del loro creatore, un indagatore per eccellenza di quel reale che ancora non è presente e che noi chiamiamo “futuro”.

1. “Io sono Vivo. Voi siete Morti” Ubik, 1969.

In una sua opera del 1969, Ubik, Dick ci racconta di un luogo, il Moratorium, dove i cadaveri, non ancora completamente trapassati, vengono mantenuti in una sorta di stasi, uno stato di non-morte;  le salme sono ancora in grado, soltanto per un modesto periodo di tempo, di comunicare con i viventi, parlare con gli amici e, nella narrazione, una di loro può addirittura dirigere una multinazionale… Un ottimo libro con cui ho trascorso alcuni giorni di calura estiva e che non posso non consigliarvi. Stranamente il destino dello scrittore verrà ampiamente anticipato proprio dall’invenzione del Moratorium. Philip Kindred Dick è stato considerato, durante tutta la sua vita, come un modesto scrittore di romanzi e racconti fantastici, un uomo afflitto continuamente dalle difficoltà economiche e sfinito dai problemi di salute, scomparso improvvisamente nel 1982 dopo aver condotto un’esistenza stentata, caratterizzata da una produzione letteraria fuori controllo, necessaria per pagare i conti e gli alimenti a ben quattro ex-mogli. A chi gli chiedeva che lavoro facesse, l’autore rispondeva con un borbottio e si trincerava dietro un silenzio imbarazzato…
Quasi ignorato nel suo paese, a lungo additato come uno scrittorucolo dalle idee sinistroidi, già negli anni '70 aveva conquistato in europa (in Francia ed in Italia particolarmente) lo status di scrittore di culto per gli appassionati di SF. Dick viene oggi salutato, a più di vent’anni dalla sua morte,  come uno degli autori fondamentali per l'evoluzione della fantascienza: una figura tanto imponente da aver spinto una scrittrice del calibro di Ursula Le Guin ad affermare: "Nessuno si accorge che abbiamo qui in America un nostro Borges, e lo abbiamo da trent'anni." Ora che è scomparso, l’importanza della sua produzione letteraria è sotto gli occhi di tutti, gli intellettuali di mezzo mondo si affannano ad analizzare i molteplici significati del suo lavoro ed i produttori di Hollywood non perdono occasione di trasformare i suoi scritti in blockbuster milionari (spesso snaturando completamente il lavoro fatto dallo scrittore, ma questa è un’altra storia).
Da qualche tempo, anche nel nostro paese, si susseguono nuove pubblicazioni delle sue opere, con traduzioni sempre più accurate e non passa anno senza vedere nuove ed approfondite analisi critiche al suo lavoro.
Ci troviamo, in definitiva, a parlare di lui (e con lui) come se fosse ospite di un Moratorium, come se fosse ancora in grado di spiegare la realtà, l’universo e tutto quanto, secondo il suo particolarissimo modo di osservare il mondo!
Ma chi ha visto "Blade Runner" e pensa di sapere chi sia Dick, non sa che errore madornale sta commettendo. Proviamo allora a mettere un poco d’ordine.
Anche se sono la persona meno indicata per accompagnarvi in un viaggio di questo tipo, mi auguro vogliate leggere le sciocchezze che ho buttato giù, un poco per scherzo, un poco per incoscienza, con la segreta speranza di spingervi a cercare e leggere almeno una delle opere di questo autore.

2. La realtà? Solo un altro punto di vista...

Philip Kindred Dick nasce il 16 dicembre 1928 a Chicago ma trascorrerà in California, a Los Angeles e nella zona della Baia, la maggior parte della sua vita: un'esistenza paranoica, ansiosa e disordinata, eppure coerente con la sua produzione letteraria.
Potreste pensare che i problemi dell’autore siano iniziati con la sua decisione di diventare uno scrittore di fantascienza; vi dico subito che sareste in errore.
La vita di P.K. Dick si dimostrò in salita già al momento della nascita: gemello di una bambina, che sarebbe stata chiamata Jane Kindred, perse la sorella dopo poche settimane a causa della mancanza di cure dovuta all’estrema indigenza della famiglia.
La morte di Jane segnò profondamente ed indissolubilmente l’esistenza e la personalità dello scrittore: i simulacri, i doppi che si trovano ovunque nei suoi lavori, altro non rappresentano se non l’estremo, disperato tentativo di esorcizzare la morte che Dick aveva conosciuto tanto bene fin dalla nascita. Ma i simulacri sono allo stesso tempo la prova tangibile della falsità della realtà, una realtà che Dick andava sentendo sempre di più come un peso.  
A quattro anni i suoi genitori decisero di divorziare ed il giovane autore si trovò costretto a seguire la madre in California. Va sottolineato che il rapporto del giovane con la madre fu sempre conflittuale e, probabilmente, questo fatto spiega come mai lo scrittore non sarà mai in grado di costruire un rapporto stabile con una donna, sebbene sia arrivato a sposarsi per ben quattro volte.
La particolare difficoltà presentata da Dick nei suoi rapporti con le donne è tutt’altro che casuale: costretto a crescere accanto ad una donna possessiva e nevrotica, Dick aveva ben presto mostrato una personalità particolarmente diffidente nei confronti del sesso femminile, il tutto non certo agevolato dai continui problemi di salute che lo affliggeranno per tutta la vita (asma, tachicardia e agorafobia). Del suo problema con il sesso debole avrebbe detto: “[le donne sono] delle arpie incapaci di comprendere o condividere la dura battaglia esistenziale che vede impegnati gli Uomini, e non di rado posseggono una durezza, un'insensibilità che di femminile ha assai poco”.
Al termine degli studi superiori incontrò e sposò Jeanet Marlin. Fu una unione di breve durata, l’autore visse con Jeanet poco più di 6 mesi, quindi divorziarono e non si videro mai più.
L'incontro con la SF avvenne casualmente nel 1940, all’età di dodici anni: un giorno lo scrittore acquistò per sbaglio una copia di "Stirring Science Fiction" al posto di "Popular Science", una notissima rivista di divulgazione scientifica; Stirring Sience Fiction era una rivista di fantascienza, e invece di rimanerne infastidito, Dick ne fu totalmente affascinato. Decise immediatamente che o sarebbe diventato uno scrittore di SF o non sarebbe stato nient’altro e da allora nacque in lui una vera mania per questo genere letterario che non l'avrebbe più abbandonato per tutta la vita.
Mentre frequentava presso l’università di Berkeley corsi di tedesco e di filosofia conobbe Kleo Apistolides che divenne la sua seconda moglie nel 1950. Le sue frequentazioni universitarie hanno vita breve: lo scrittore è costretto ad interrompere gli studi a causa della sua militanza nella Nuova Sinistra americana e per la sua decisa presa di posizione contro l'intervento americano in Corea. Insomma già nella prima parte della sua vita l'autore mostrava una profonda insofferenza per la politica della Destra, e diverse volte sarebbe entrato in contrasto con gli esponenti del «Maccartismo».
 Nel 1952 scelse Scott Meredith come agente letterario e quasi subito vendette il suo primo racconto, “The Little Movement” un racconto sui robot, il primo di una lunga serie di opere dedicate alle creature artificiali, dove l’autore iniziò a definire i punti fermi di quella che possiamo chiamare la sua “filosofia”, ponendosi per la prima volta le domande che avrebbero dato una impronta personalissima ai suoi lavori per tutti gli anni a seguire: “Cos'è un uomo?”, “In cosa differisce un uomo da un robot?“, “Qual è il posto dell'uomo nell'universo?” e, considerazione basilare per il pensiero Dickiano, “Cos'è che fa di un uomo ‘un uomo’?”.
A questo punto l’autore, dopo aver lavorato come commesso nel reparto di musica classica di un negozio di dischi ed essere stato dj, sempre per la musica classica, in una stazione radiofonica di San Matteo, si rese conto di voler dedicare tutta la sua vita alla letteratura; incoraggiato dalla vendita del primo racconto decise di abbandonare il lavoro e di dedicarsi completamente alla scrittura.
Tra il 1952 e il 1955 scrisse oltre 70 racconti, soprattutto mainstream, argomento che in quel particolare periodo della sua vita lo interessava maggiormente; durante gli anni Cinquanta scrisse anche undici romanzi non di genere fantascientifico ma, con sua grande delusione, tutte le sue opere ricevettero un secco rifiuto. Solo molto più tardi riusci a far pubblicare “Confessions Of a Crap Artist” (in italiano “Confessioni di un artista di merda”), senza però ottenere un grande successo.
Sorprendentemente, oggi il valore artistico dell’opera è fondamentale ed il volume viene considerato unanimamente dalla critica come “il” libro chiave per comprendere l’esistenza di P.K.  Dick. D’altra parte la notorietà arrivò all’autore attraverso le sue opere dedicate alla fantascienza. Profondamente influenzato dalla seconda guerra mondiale e dalla guerra fredda, l’autore nutriva una forte avversione nei confronti di ogni tipo di conflitto, della violenza e dell'autorità in generale. Argomenti questi che ritornano spesso nelle sue opere più conosciute. Inoltre, la sua natura profondamente pessimista incise in maniera chiara e riconoscibile nel suo stile: asciutte e crude quanto cupe, le sue storie sono tutte dedicate ad anticipare i pericoli che il futuro ci prepara, in netta contrapposizione con gli scrittori di SF suoi contemporanei, tutti (o quasi) impegnati a rappresentarne le possibilità. L’autore, ad esempio, non poteva assolutamente sopportare scrittori come Bradbury (e come A.E. van Vogt), che secondo il suo giudizio non erano né carne né pesce, forse perché leggendoli non riusciva a liberarsi dall’idea, che fossero incapaci di schierarsi socialmente e politicamente. In questo modo Dick riuscì ben presto a conquistarsi, agli occhi dell’America benpensante, la fama di comunista.

Possiamo affermare che, come scrittore di SF, Dick sia sempre rimasto fedele ai temi classici della fantascienza (viaggi nel tempo, universi paralleli, incontri con civiltà aliene), rielaborandoli però in modo del tutto personale, attraverso un percorso la cui coerenza e profondità hanno pochi eguali. Tutti i suoi romanzi più importanti si sviluppano intorno al tema dell’illusione della realtà, in cui emerge la fragilità dell’uomo contemporaneo e le sue angosce, un tema che permette agli scritti di P.K. Dick di essere incredibilmente attuali. Nelle sue ipotesi di un futuro possibile, nei suoi scenari post-atomici, troviamo ben delineati i temi  cari all’autore: l’uso/abuso della violenza da parte del potere, l'alienazione che nasce dalla tecnologia, il rapporto fra esseri umani e creature artificiali.
Il 1954 rappresenta un’anno fra i più prolifici ed importanti nella carriera di Dick. L’autore scrive ventinove racconti e il primo romanzo, “Il disco di fiamma” (“Solar Lottery”),  anche se il primo vero romanzo di P.K. Dick venne realizzato prima del 1954; l’opera si doveva chiamare “Return to Lilliput” ma sembra che il manoscritto si andato perduto. Ancora nel 1954 Dick e la moglie fecero amicizia con Karen e Poul Anderson, e in piena caccia alle streghe dell'era maccartista l'FBI lo contattò per un impiego da informatore nel Messico. Da questo momento in poi, Dick cominciò a sentirsi perseguitato e controllato dall’FBI, una manifestazione della sua paranoia che non lo avrebbe più abbandonato. D’altra parte sembra che alcuni agenti della stessa FBI abbiano frequentato così tanto lo scrittore da diventare suoi ottimi amici.
Nel 1955 l’uscita di Solar Lottery e di altri dodici racconti consentirono all’autore una modesta stabilità economica ed una certa celebrità nel mondo della fantascienza. Nel 1956 pubblica “Il mondo che Jones creò” (The World Jones Made), la descrizione di un governo totalitario reso possibile delle capacità precognitive del protagonista (il Jones del titolo), che gli consentono di vedere gli avvenimenti futuri nella quasi loro totalità, mentre l’anno successivo pubblica uno dei suoi lavori più belli “L’occhio nel cielo” (Eye in the Sky), l’opera che introduce uno degli elementi basilari della sua narrativa: il rapporto con la realtà soggettiva e lo scardinamento di quello che appare il mondo dell'oggettività.

Nel 1959 realizza “Tempo fuori di sesto” anche conosciuto come “L’uomo dei giochi a premio” (Time Out of Joint), un altro formidabile romanzo su quella mistificazione che l’uomo definisce il mondo reale. In un sistema solare devastato dal conflitto fra la terra ed i coloni stabilitisi sulla luna, un uomo viene lasciato regredire al periodo della sua infanzia, negli anni 50, dove può vivere in apparente pace e tranquillità; in questo modo l’esercito spera possa superare i suoi problemi mentali, dal momento che la sua capacità di risolvere un particolare problema matematico, celato in un gioco a quiz, serve ai militari per evitare che i razzi dei coloni raggiungano il nostro pianeta.

3. Colui che scrutava nel buio...

Nel 1958 si trasferisce a Pt. Reyes Station dove conosce Anne Rubenstein che sposerà l'anno successivo, dopo il divorzio da Kleo. Dopo tante tribolazioni sembra che la vita famigliare cambi in positivo, con la nascita della quarta figlia, Laura. Ma gli anni '60 si riveleranno per Dick l’ennesimo periodo burrascoso: il suo stile diventa più intimo, mentre si fa sempre più pressante la domanda che aveva attraversato tutte le opere dello scrittore in questi anni: “Cos'è che fa di un uomo ‘un uomo’?”.Nel 1962 pubblica “The Man in the High Castle” (conosciuto in italiano come “La svastica sul sole” e/o “L’uomo nell’alto castello”): un vero capolavoro che gli valse nel 1963 il premio Hugo.
Nel racconto Dick descrive una realtà alternativa, in cui le forze dell'Asse hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e dove Tedeschi e Giapponesi si sono spartiti il continente americano. Considerato dai critici di ogni tempo come uno degli esempi più significativi di Ucronia, il romanzo condensa  nello stesso tempo molti dei temi che l'autore arriverà a sviluppare soltanto nelle opere successive: l’influenza nella vita umana del caso e della probabilità, le nostre esperienze viste come un prodotto della mente, l'esistenza di forze occulte e malvage che controllano e determinano le vicende e il destino dell'Uomo, l’incapacità del singolo di comprendere la differenza fra sogno e storia, tra l’illusione e la realtà. Le condizioni economiche di P. K. Dick non migliorano molto ma ora viene considerato un autore di SF di tutto rispetto. Negli anni '60 ariva a scrivere diciotto romanzi e venti racconti; Dick è diventato consapevolmente uno schiavo della scrittura che si impone un ritmo di lavoro massacrante, oltre sessanta pagine al giorno
Intanto il lavoro lo allontana dalla famiglia e nel 1964 lo costringe ad un altro divorzio: divenuto paranoico nei confronti della moglie, aveva iniziato a maturare la convizione che la donna avesse ucciso il precedente marito e stesse per fare lo stesso con lui. Minato nello spirito e nel fisico si trasferisce a San Francisco ed inizia a cercare scampo nelle droghe, soprattutto anfetamine che lo stimolano durante la stesura dei suoi libri.
Tra il 1963 e il 1966 Dick realizzerà infatti ben 10 romanzi, tra i quali alcune delle sue opere migliori: “Noi marziani” (Martian Time-Slip), “La penultima verità” (The Penultimate Truth), “I simulacri” (The Simulacra), L’imperdibile “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” (The Three Stigmata of Palmer Eldritch), “Cronache del dopobomba” (Dr. Bloodmoney, or How we Got Along After the Bomb, quest'ultimo certamente ispirato dal successo del film di Stanley KubrickIl dottor Stranamore”). Presto caduto in una profonda depressione Dick sposa nel 1966 Nancy Hackett, una donna schizofrenica che abbandonerà quattro anni dopo, afflitto nell’animo da una profonda ferita, che aprirà il baratro più oscuro, intimo, mistico, della sua esistenza. Nel 1968 e nel 1969 produce altri due importanti capolavori: “Ma gli Androidi Sognano le Pecore Elettriche? (Do Androids Dream of Electric Sheep?), in cui il cui nucleo principale della storia è l'angosciosa impossibilità di definire cosa rappresenti la vera umanità, e da cui Ridley Scott trarrà, nel 1982, il film cult Blade Runner, ed Ubik, in cui Dick affronta i paradossi dell'esistenza e della vita dopo la morte. Nel 1974, l’autore ricaverà dal suo libro una sceneggiatura, commissionatagli dal regista francese Jean-Pierre Gorin, per un film che purtroppo non sarà mai realizzato.

4. Un ascensore per l’inferno.

E se oggi parliamo spesso di giochi di simulazione e realtà virtuale, Dick aveva fatto di questi temi l’asse portante di uno dei suoi lavori più cupi e controversi, quel “Labirinto di morte” (A maze of death) che avrebbe pubblicato nel 1970, ispirato da una personale un'esperienza con l'LSD.
Per altro gli anni Settanta sono per Dick un periodo sterile carico di paranoia e dominato dalla dipendenza dagli stupefacenti. Un viaggio in  Canada porta lo scrittore a conoscere Tessa Busby che nel 1973 sposerà e da cui avrà un figlio, Christopher.
Ma tutto è inutile, la storia si ripete ancora una volta e Dick divorzierà da Tessa nel 1976. Dick non riesce a scrivere nulla fino al 1972, con la paranoia a fare da elemento centrale della sua esistenza. In quegli anni arriva anche ad interrompere anche il rapporto d'amicizia che lo legava a K.W. Jeter, un altro scrittore di fantascienza più volte considerato come il suo erede naturale, credendolo un agente governativo, inviato in incognito a controllarlo (curiosamente questa sembra in embrione la trama di quella che diventerà uno dei suoi ultimi libri). L'arrivo di un'altra donna, Kathy DeMuelle, arresta la discesa all’inferno dello scrittore, anche se non rappresenta per Dick l’inizio di una la risalita morale e personale.
Nel 1974 l’autore scrive “Scorrete lacrime, disse il poliziotto” conosciuto anche come “Episodio Temporale” (Flow my Tears, the Policeman Said), a cui seguono, nel 1976 Deus Irae, un tentativo non completamente riuscito di costruire una storia fantateologica, realizzato in collaborazione con Roger Zelazny e nel 1977 “Un oscuro scrutare” (A Scanner Darkly), una importante presa di posizione dello scrittore contro l’uso degli allucinogeni. Dick, infatti, dopo il ricovero in una comunità di recupero, era infatti riuscito a liberarsi dall'ossessione della droga,  si stava dedicando attivamente a combatterne la diffusione, in modo particolare fra i giovani.
Stranamente non è questa l’unica opera che l’autore aveva scritto a 4 mani; nel 1967 aveva realizzato, con la collaborazione di Ray Nelson il delizioso “L'Ora dei Grandi Vermi”( The Ganymede Takeover), un romanzo breve decisamente da rivalutare.
Il 2 Marzo 1974 la vita di P. K. Dick cambia profondamente. Come attraversato da una rinnovata febbre creativa, l’autore ricomincia a scrivere con ritmo incessante, spinto da una nuova ispirazione che lo porta a realizzare tre romanzi molto diversi da quanto avesse mai scritto nel passato.
Ha perso completamente ogni interesse per i racconti (l'ultimo, “Frozen Journey” viene pubblicato nel 1980 su Playboy). E da ex ateo convinto, l'autore dichiara di avere provato un'esperienza che destinata a segnare tutta la sua successiva produzione narrativa: tra il febbraio ed il marzo di quell'anno Dick si sente infatti invaso da una serie di sogni, visioni e voci. Gli sforzi artistici dell’autore nell’ultima parte della sua vita sono destinati alla realizzazione di un sogno ambizioso, una trilogia di romanzi dalle chiare misticheggianti, la cosiddetta “trilogia di Valis” che comprende i romanzi, “Valis”, “Divina invasione” (The Divine Invasion) e “La trasmigrazione di Timoty Archer” (The Trasmigration of Timothy Archer). La trilogia di Valis, l’ultima opera portata a termine da Dick, assieme alle ottomila pagine della sue “Esegesi”, sono sicuramente i più enigmatici ed oscuri dei suoi lavori.
Inizia a scrivere “The Owl in Daylight”, ma il romanzo rimarrà incompiuto; infatti, a poche settimane dall’uscita del film “Blade Runner”, Dick muore per un attacco di cuore il 2 marzo 1982, all'età di 53 anni, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita come uno sbandato, girovagando da una città all'altra. Quasi a chiudere un cerchio, l’autore verrà sepolto accanto a quella sorella a cui si era sentito comunque profondamente legato...

5. Sipario.

Dopo la scomparsa dello scrittore le opere ed il pensiero di P.K. Dick hanno conosciuto un’attenzione ed una rivalutazione che ha del sorprendente; ben pochi sono gli autori che possono fregiarsi di una tale attenzione da parte del pubblico e della critica, capace di resistere al passare del tempo e paradossalmente di aumentare attraverso l’interesse delle nuove generazioni di lettori.
Dick è diventato un simbolo per lettori giovani e meno giovani, affascinati dalle diverse chiavi di lettura di un corpus di opere che si prestano sia ad un consumo immediato che ad una più seria riflessione; diversi suoi lavori sono diventati veri e propri classici anche al di fuori dell’ambito della pura narrativa d’anticipazione.
La cultura della droga, la scoperta di vivere in realtà apparenti e soggettive, l’incapacità di definire il divino ed il reale, di comprendere le diversità fra l’umano ed il simulacro artificiale, il controllo occulto del potere sul singolo, queste le tematiche più apprezzate dai lettori nella sua geniale e sregolata produzione letteraria, costantemente attraversata da un alone di pessimismo che l'autore si portò appresso per tutta la la sua esistenza.

Se vogliamo continuare il discorso su Philip Kindred Dick fatemelo sapere.

“La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce”
Philip Kindred Dick

Pace profonda nell’onda che corre.

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