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STAR
WARS
Episodio IV.5
L'OMBRA DEL SIGNORE OSCURO
di Fabio
Miele
L’OMBRA DEL SIGNORE OSCURO
La MORTE NERA è stata
distrutta ma
non è vita facile per i RIBELLI. Dispersi e male
equipaggiati, nascondono le proprie navi nelle profondità
dello spazio occultandosi ai potenti sensori del malvagio IMPERO
GALATTICO.
Mentre LEIA ORGANA e i suoi
compagni sono alla ricerca di un approdo stabile
dove stabilire una nuova base segreta, le voci della prima importante vittoria
contro l’impero
iniziano ad attraversare la Galassia facendo nascere nuove simpatie per l’ALLEANZA
RIBELLE.
L’imperatore PALPATINE,
preoccupato dagli ultimi sviluppi, convoca il suo più stretto collaboratore,
LORD DARTH VADER, per affidargli un incarico di tale importanza da poter così
sconfiggere la minaccia ribelle
una volta per tutte...
“Avrà
funzionato?”
“Il sistema era attivo,” rispose la principessa, “ora
bisogna vedere se c’era qualcuno a riceverlo dall’altra parte.”
Il locale era affollato, un assortimento mai visto di tutte le specie
del quadrante e anche qualche esemplare raro di pianeti ancora più
lontani. Fuori dalle grandi finestre si vedeva lo spazio e l’atmosfera
rossastra di Anubir.
“Comandante Solo?” qualcuno chiamò alle spalle di Han.
La principessa fu la prima a girarsi e vide un alieno dalla faccia squamosa
e poco rassicurante.
“Sì, sono io,” Han rispose.
“Doug vi attende nel suo privé.”
“Ah, bene...” si alzò, “non ci metterò
molto,” disse alla volta di Leia, “tu aspettami qui e non
dare retta a nessuno, intesi?”
“So badare a me stessa.”
L’alieno condusse Han oltre un corridoio, con altri alieni seduti
sugli sgabelli o in fitta conversazione, raggruppati qua e là.
Si potevano udire tutti gli idiomi e i sibili più conosciuti dell’intera
galassia. A volte due interlocutori usavano fra loro due lingue diverse
e magicamente sembravano capirsi.
Arrivarono davanti ad una tenda viola dalle rifiniture rosate e quando
l’alieno la scostò si intravide una donna seduta su un comodo
divanetto davanti a un tavolo. Una donna bionda con alle spalle due grossi
energumeni in corazze da combattimento e uno wookie dal pelo striato di
cenere.
“Han!” la donna lo accolse con un grande sorriso, “felice
di rivederti!”
“Doug,” Han salutò, con un sorriso imbarazzato. Guardò
le due guardie con preoccupazione mentre si sedeva all’altro capo
del tavolo e rivolse allo wookie un cenno del capo.
“Ho saputo che non te la stai passando bene in questi giorni.”
“Eh, cosa vuoi... sai come sono gli affari.”
“Ho anche sentito voci per le quali ti saresti adirittura unito
ai ribelli contro l’impero.”
Han aprì la bocca nel migliore stupore che riuscì ad imitare
e poi sorrise: “Oh, andiamo Doug, non crederai al primo dombath
che dà aria alle bocche, no?”
Doug inarcò un sopracciglio come volesse rendere chiaro che stava
fingendo di credergli solo per fargli una cortesia. “Allora, Han,
come sta il vecchio Chewbecca?”
“Ah... oh.... hmmm, bene, perché?” cominciò
a guardarsi intorno.
“Mi manca quell’ammasso di peli, avrei avuto piacere di vederlo
per dargli una grattatina.”
“Cos’è, Tarfful non ti basta più?”
Lo wookie guaì sentendosi tirato in causa.
“Ehi, non c’è bisogno di essere così rude,”
Han alzò le mani indicando quanto poco volesse essere offensivo.
Soprattutto con lui.
“Allora, Han, qualcosa da bere come ai vecchi tempi?”
“Senti, Doug, io ho quel carico che potrebbe interessarti... ho
molta fretta e se mi paghi subito io...”
“Ti darò cinquantamila se la merce è buona.”
“Ehi, la migliore! Mi conosci, no?”
“Prima però vorrei vederla.”
“Puoi mandare qualcuno sul Falcon a dare un’occhiata.”
Maliziosamente la donna si sporse in avanti, fissandolo con i suoi profondi
occhi blu e facendo in modo che la scollattura fosse ben visibile. “Potrei
venire io stessa a darci un’occhiata, che ne dici?” bisbigliò
ammiccando.
“Ohh,” Han storse le labbra cercando di pensare in fretta,
“Ohh, no... non... non è necessario. Se proprio vuoi posso
portarti qui io le casse e...”
Doug si ritrasse e lo guardò con sospetto. “Flik!”
“Sì, padrona?” rispose l’alieno squamoso.
“Vai con lui e controlla la merce,” disse con un po’
di risentimento, “a quanto pare il vecchio Han ha cambiato i propri
gusti dall’ultima volta che ci siamo visti,” aggiunse con
una punta di acidità. “Non ha mai rifiutato di farmi visitare
il suo Falcon... fino ad oggi.”
“Sì, padrona...”
“Oh, andiamo, Doug...” Han cercò di lavorarsela un
po’, si alzò e si andò a sedere sul divanetto accanto
a lei, “non avevo mica intenzione di offenderti,” le elargì
il più falso sorriso del suo repertorio. Un repertorio che la bella
Doug conosceva molto bene e per questo lo guardò con estremo sospetto
nonostante al tempo stesso cercasse di stare al gioco. “Posso essere
indelicato con uno wookie ma non potrei mai esserlo con una donna.”
“Non è che c’è un’altra, ora?”
“Hhh... un’altra?” Han sgranò gli occhi e spalancò
la bocca, “mi offendi se pensi questo!”
In quel momento il commlink nella sua tasca si attivò.
“Han? Han?” la voce della principessa Leia filtrò
attraverso la stoffa, “Han, abbiamo un problema.”
Doug corrugò la fronte tenendo gli occhi fissi in quelli di Han.
Con una smorfia, ma cercando di mantenere il sorriso, Han andò
a tastoni alla ricerca del commlink. “Scusami solo un attimo,”
disse con la voce più sensuale che riuscì a imitare e poi,
voltatosi dall’altra parte e portato il commlink alla bocca, esclamò
secco: “Che c’è?”
“Ospiti inattesi, Han.”
“Fett?” bisbigliò preoccupato.
“Peggio.”
Han
arrivò di corsa nella sala principale del bar. Metà degli
avventori si stavano dando alla fuga, più o meno pacatamente, fingendo
comunque di non avere nessuna fretta. Ma il livello del brusìo
era cresciuto e la parola “impero” girava proncunciata in
diverse lingue da un tavolo all’altro.
Leia, in piedi davanti ad una delle vetrate, spiava l’avvicinarsi
di un grande incrociatore da battaglia. L’Avenger.
“Accidenti, questo non ci voleva...” mormorò Han, ora
al suo fianco. Dietro di lui arrivavano Doug, Flik e le due guardie taciturne.
“Avete problemi con gli imperiali?” chiese la donna.
Leia si voltò un attimo, il tempo di registrarne visivamente la
presenza e tornò a guardare avanti. Poi ebbe un ripensamento e
con molta lentezza e con molta più attenzione tornò nuovamente
a voltarsi. Squadrò Doug, la quale la ignorava trovando più
interessante lo star destroyer.
Quando gli occhi di Leia passarono ad Han, questo cercò di sorridere
ma avrebbe preferito trovarsi da solo in una tana di rancor alla schiusa
delle uova.
“Doug, eh?” Leia la indicò con un cenno del capo.
“Ahh, sì,” Han sorrise imbarazzato, “Doug...”
confermò con l’aria di chi si stia scusando di qualcosa,
“hai notizie da Luke?” cambiò discorso, “È
ancora alla manutenzione a cercare di recuperare il mio nuovo spirogeno?”
“Era in trattative con un bothan quando l’ho contattato. Ora
sta venendo qui.”
“Qui? E chi farà la guarda al Falcon?”
“3PO.”
“Hm, mi sento davvero più tranquillo.”
“Che facciamo se gli imperiali ci trovano?”
“Forse non stanno cercando noi.”
“Tu vuoi rischiare?”
Si guardarono come a domandarselo entrambi. E la risposta nei loro volti
fu per entrambi altrettanto chiara.
Doug li interruppe, “Venite con me,” disse e si diresse con
i suoi uomini verso una porta defilata senza aggiungere altro. Han e Leia
la seguirono con lo sguardo.
Raggiunta la porta, Doug si voltò ancora. “Allora, non venite?”
chiese ai due ancora imbambolati, i quali accettarono finalmente l’invito
e la seguirono.
Passarono da una stanza-magazzino ad un corridoio angusto. Poi in una
botola e infine in uno stretto passaggio percorso da tubature e grate
metalliche.
“Bel posto,” commentò Han.
“Gli scarafaggi come noi sanno sempre in quali buchi infilarsi,
vero Han?” Doug gli sorrise ma lui cercò di non darle corda.
Tarfful, lo wookie, era già là ad attenderli e allungò
un fucile folgoratore a Doug, la quale lo prese e lo caricò con
competenza. Lo wookie fece per passare un’arma identica ad Han ma
il contrabbandiere mostrò la pistola nella sua fondina. “Non
mi serve altro,” disse, “e comunque spero di non doverla usare.”
“Dobbiamo avvisare Luke di raggiungerci qui,” propose
Leia.
“No,” Doug scosse la testa, “non farà in tempo,
gli imperiali saranno già a bordo, ormai.”
“Non possiamo lasciarlo alla loro mercé,” protestò
Leia, cercando di trovare in Han un alleato che potesse convincerla, “lo
troveranno!”
Han fece molto di più che darle retta. “Vado a prenderlo
io,” disse con decisione, “non riuscirà mai a trovare
questo posto da solo.”
“Ma ci sono gli imperiali là fuori!” Leia reagì,
“Se hanno visto il Falcon...”
“Avranno anche visto il Falcon ma io sono solo una delle
tante facce in mezzo alle centinaia che popolano la stazione. Non c’è
da preoccuparsi.”
“Non mi sembri sicuro di quello che dici.”
“Eh... infatti non lo sono.”
“Non possiamo rischiare di perderci tutti e due!”
“Ehi, principessa, io so badare a me stesso!” la
salutò con un sorriso sbruffone e prima che Leia potesse protestare
ulteriormente era già distante. “Abbi cura di lei, Doug,”
aggiunse prima di sparire alla vista.
Doug guardò Leia e inarcò un sopracciglio. “Come fosse
mia sorella,” mormorò con voce piatta.
Leia si limitò a guardarla storto.
“Han?
Han? Maledizione, Han, rispondi! Leia? Macché,” Luke
rimise il commlink in tasca, “ci deve essere qualche interferenza.”
“Peew-ehhww?”
“No, R2, non credo sia una buona idea, anche se... aspetta!”
gli fece cenno di fermarsi e si nascosero dietro una sporgenza della paratìa.
Vedevano l’ingresso del bar ma notarono due soldati imperiali e
un ufficiale proprio nei paraggi. “Accidenti, sono già arrivati...
chissà perché sono qui? Forse devono solo fare un po’
di rifornimento o...”
“Keww-feee-blip!”
“Non penso stiano cercando il Falcon. Spero solo non guardino
i registri delle navi attraccate.”
“Ehi, tu!”
Luke si voltò spaventato per trovarsi faccia a faccia con un soldato
imperiale, seguito da un intero drappello.
“Hh... sì?”
Il soldato lo fissò. “Fatti da parte!” gli disse, e
lo spinse di nuovo verso la paratìa passando oltre a passo di marcia
assieme ai suoi compagni.
“Phew, c’è mancato poco, R2. Vieni, andiamo
verso l’hangar. Magari Han e Leia sono già tornati alla nave...”
Nell’hangar
numero sette erano parcheggiati solo due piccoli mercantili e una nave
mineraria. Quando la navetta di classe Lambda entrò planando,
diversi tecnici e personalità dell’amministrazione la raggiunsero
attendendo che atterrasse e che la rampa venisse estesa. Il primo ad uscirne
fu Lord Vader e tutti i presenti cominciarono a sembrare ancora più
preoccupati di quanto lo fossero stati all’idea di incontrare un
qualunque altro rappresentante imperiale.
“Lord Vader, benvuenuto sulla staziuone orbituante di Anuubir,”
lo accolse un terrorizzato neimodiano. “Suono il direttuore Joruain
e questo è il miuo staff, cosa posso fare per l’impuero?”
“Collaborare, Jorain.”
“Ma cértuo, miluord. Siete qui puer rifornimuenti?”
“No, stiamo cercando il Millennium Falcon, un cargo YT
corelliano e soprattutto i suoi occupanti.”
“Contruolluerò subito nei miuei registrui, miluord.”
Sulla
via verso l’hangar diciassette, Luke e R2 attraversarono un tubo
di collegamento sollevato che attraversava tutti gli altri hangar. Non
poterono fare a meno di notare, all’altezza dell’hangar numero
sette, lo shuttle imperiale e la figura scura al suo fianco.
“Ma quello lo conosco!” esclamò Luke, guardando giù
e appiattendosi contro il vetro. “È Vader! Il traditore,
l’uomo che ha ucciso Ben...”
“Peew-peww.”
“Ma cosa ci farà qui? Leia, devo avvisare Leia! Vieni, R2,”
e corse verso un vicino turbo-ascensore. Una volta dentro attivò
il commlink: “Leia? Mi senti? Leia, c’è Vader sulla
stazione!”
“Luke?”
Il ragazzo corrugò la fronte, “Han? Sei tu?”
“Sì, ragazzo, mi spiace deluderti ma Leia al momento
sta... bè, è impegnata a stare fuori dalle attenzioni imperiali.
Dove sei?”
“All’altezza dell’hangar numero sette... o otto... qualcosa
del genere. C’è Vader!”
“Cosa?”
“C’è Vader a bordo.”
“Darth Vader?”
“Quanti Vader conosci?”
“Non è un buon segno. La principessa non è al
sicuro, dobbiamo andare via di qui.”
“Nel punto dove si trova non sembra raggiungibile da nessuna trasmissione,
ho provato a contattarla. Trovala e tornate al Falcon, io intanto
provo a scorprire perché Vader è qui e...”
“No, Luke, aspetta, non fare niente che... –frzhhhk-.”
“Luke?
Luke, mi ricevi? Luke?” Han guardò il commlink, lo agitò
come se servisse a riprendere segnale, “Hm, perfetto,” poi
sentì dei passi nel corriodio alla sua sinistra. Intascò
il commlink e si nascose dietro una sporgenza da dove spiò, con
la mano pronta sull’impugnatura del folgoratore. Un un drappello
di soldati con alla testa un ufficiale avanzò verso una seconda
intersezione.
“C’è un’intero schieramento qui,” disse
Han fra sé e sé, “stanno cercando qualcosa, non sono
qui per godersi una vacanza,” e si infilò in un corridoio
deserto, “Se cercano noi, come hanno fatto a sapere che eravamo
qui? Come potevano sapere che...” si fermò, cambiò
espressione. “Fett!” esclamò con disprezzo e gli crollarono
le spalle.
Estraendo il folgoratore si infilò nel turbo-ascensore.
Luke
sgattaiolò fra due grandi container cercando di fare meno rumore
possibile. Fece cenno a R2 di restare più indietro mentre lui,
tenendosi il più basso possibile e con il folgoratore in mano,
cercò di avvicinarsi alla navetta imperiale. Si affacciò
in tempo per vedere il neimodiano e il suo seguito ritirarsi e notò
una nave attraversare con uno sfrigolìo il campo di forza e atterrare
a poca distanza da Lord Vader. Era una nave mandaloriana segnata da graffi
ed escoriazioni.
Luke sbalordì quando dal carrello abbassato emerse Boba Fett che
tirava Chewbecca per un collare. Lo wookie portava anche un paio di manette
e un costrittore alle caviglie. Ululò contrariato quando il cacciatore
di taglie lo costrinse a muoversi verso Vader.
“Beep?” R2 si avvicinò a Luke.
“Shh!”
“Gli
wookie non mi interessano, cacciatore di taglie,” Vader rivolse
uno sguardo distratto verso lo wookie e contrastò il suo catturatore.
“Chewbecca è il co-pilota del comandante Solo,” rispose
Fett, “Se l’impero non ha interesse in lui, posso venderlo
a Jabba the Hutt.”
Con questa informazione, Vader guardò nuovamente lo wookie come
avendo una seconda possibilità per riconsiderarlo. “Va bene,”
disse quindi, “sarai pagato quanto stabilito,” poi si voltò
verso le sue guardie, “portatelo a bordo della mia nave!”
disse, “Sarà un’ottima aggiunta fra i minatori di Kessel.”
I soldati scattarono in avanti. Chewbecca cercò di ribellarsi ma
con un bastone elettrico Fett lo tramortì un paio di volte, costringendolo
a muoversi verso la navetta imperiale. Una ventina di soldati furono necessari
per portare lo wookie a bordo senza incidenti, e un paio furono scaraventati
in aria nonostante Chewbecca avesse poca mobilità, legato com’era.
Vader e Fett non si curavano già più di quella piccola ribellione
senza possibilità di riuscita, mentre si incamminavano uno a fianco
dell’altro verso l’uscita dell’hangar.
“No,
sono troppi R2, non possiamo farcela. Però possiamo aspettare che
il grosso dei soldati se ne vada per poi provare ad infiltrarci a bor...”
non fece in tempo a finire di dirlo che la rampa della navetta cominciò
a chiudersi. Nessun soldato ne era sceso. Ne restavano un paio che rimasero
a guardare la navetta sollevarsi alla spinta dei repulsori.
“Oh, no! Lo stanno portando via adesso!”
“Peeb-biiip-feew-fiii.”
“È una parola, R2!”
Il droide pattinò via diretto ad un pannello al livello del suolo.
“R2!” Luke cercò di richiamarlo senza alzare troppo
la voce, “R2!” ma al secondo tentativo le due guardie lo sentirono.
“Ehi, chi è là?” chiese una voltandosi.
Luke rimase un attimo dietro al container, maledicendo il piccolo droide;
poi, preso un bel respiro e rimessa la pistola nella fondina, si alzò
per farsi vedere. Cercò di sorridere, cercò di imitare Han.
“Salve,” disse agitando una mano, “siete nuovi di queste
parti, hm?”
I due lo tennero sotto tiro mentre la navetta passava oltre il campo di
forza e si metteva in rotta verso lo star destroyer. Luke la
guardò come se avesse perso le speranze.
“Vieni avanti!” disse uno dei soldati e Luke avanzò,
cercado di camminare con tranquillità. “Chi sei?”
“Sono... un mercante, caricavo la mia nave,” e indicò
uno dei due mercantili a caso.
“Fammi vedere i documenti di carico.”
“Ah...” si voltò in cerca di R2, ma il droide era al
di fuori del suo campo visivo. “Io... io non li ho qui con me, adesso,
ma...”
“Portiamolo via.”
“No, via dove? Sentite, io non voglio guai con l’impero,
sono una persona a posto io.”
Si sentì un trillo provenire da dietro un container e ancora una
volta i due soldati si allarmarono. “Che cos’è stato?”
chiese uno.
“No, niente...” Luke cercò di distrarli, poi ebbe un’intuizione.
“Voi...” si umettò le labbra, socchiuse gli occhi,
“voi... non avete sentito niente!” disse scandendo
con precisione ogni parola.
“Sì che abbiamo sentito!” replicò il soldato,
per niente convinto, “Tu,” si rivolse al compagno, “vai
a vedere! Deve esserci un droide là dietro!”
“Sì,” e quell’altro si incamminò.
“No, aspetta, tu non hai sentito niente!” ripeté
Luke e dopo averlo detto si ricordò di muovere la mano. Si sentì
un po’ stupido a farlo ma il soldato che si stava incamminando improvvisamente
si fermò, si voltò verso il compagno e disse: “Io
non ho sentito niente...”
Luke sorrise.
“Ma cosa dici?” rispose l’altro, “Vai a cercare
quel droide, presto!”
“Non...” Luke prese un bel respiro, socchiuse gli occhi, “non
c’è nessun droide!”
“Non c’è nessun droide,” ripeté il soldato.
Anche l’altro tornò indietro. “Non c’è
nessun droide,” ripeterono insieme, “eppure mi era parso di
sentirlo...” aggiunse uno.
“No, tu non lo hai sentito!”
“No, io non lo ho sentito.”
“Ora, tutti e due, andrete a cercare Lord Vader...”
“Andremo a cercare Lord Vader...”
“E gli direte che...”
“Ehi!” scattò un soldato, “Ti avevo detto di
cercare quel droide!”
“Sì, è vero...” rispose l’altro, piuttosto
confuso.
“E allora cosa stai facendo ancora qui?”
“Non lo so... stavo andando ma poi... poi... non ricordo...”
Luke sospirò e sconsolato scosse il capo.
“Eccolo!” gridò uno dei due, puntando R2 appena comparso
da dietro un container. Quando il soldato si mosse, Luke estrasse velocemente
la pistola. “Non ti muovere!” intimò ma il soldato
stava già per puntargli contro il folgoratore e dovette sparargli
a bruciapelo per non essere ucciso. “Maledizione...” disse
mentre il soldato cadeva a terra in una pioggia di scintille. L’altro
si voltò e prese la mira ma R2 lo fece sobbalzare con una scarica
elettrica esplosa da uno dei suoi induttori.
Il soldato, ora preso tra due fuochi, gridò dando tempo a Luke
di puntare la pistola e atterrarlo con un colpo preciso.
“Ma dove eri finito?” Luke corse ad abbassarsi davanti a R2.
“Piiw-biip-cirp-beep-fiii-bip.”
“Un carico? Sull’incrociatore imperiale?”
“Beep-few-beep.”
“Da quale hangar?”
“Beep-heew-beep.”
“Il tre? Perfetto! È l’unica occasione che abbiamo
per aiutare Chewbe. Avviseremo Han e Leia strada facendo. Vieni!”
e corse via seguito dal piccolo droide.
“Mi
avevi detto che Skywalker è qui, cacciatore di taglie,” Vader
si innervosì.
“Ed è qui,” confermò Fett, “è con
Solo e la principessa Leia.”
“Leia Organa?”
“Sì.”
“Interessante. Sarà una buona occasione per liberarci definitivamente
di lei e del suo... carisma ribelle.”
“Il comandante Solo ha un’amica e un’alleata qui a bordo,”
rivelò Fett, “Gestisce gli affari di una bisca clandestina.
Il suo nome è Doug Alekka. È altamente probabile che Solo
sia con lei ora.”
Un ufficiale arrivò trafelato, “Milord!” chiamò
prima ancora di fermarsi, “Milord, qualcuno ha aggredito le nostre
guardie all’hangar numero sette. Ho mandato un plotone a verificare.
Ci sono due morti.”
“E lo wookie?”
“Se era un tentativo di salvarlo è fallito, milord. La navetta
ha lasciato l’hangar come stabilito ed è già a bordo
dell’incrociatore.”
“Molto bene, raggiunga il plotone all’hangar sette e mi tenga
informato.”
“Andrò con lui,” disse Fett, “potrebbe essere
il comandante Solo.”
“Io andrò da questa Doug Alekka a scoprire quello che sa.”
E si separarono.
“Ecco,
è questo l’hanger tre,” disse Luke, avanzando con circospezione
seguito dal piccolo R2. Alcuni soldati delle truppe d’assalto supervisionavano
le operazioni di carico su un grosso cargo imperiale. Diversi container
erano ammassati nelle vicinanze e dei droidi da carico su cuscinetti repulsori
svolgevano le operazioni, avanti e indietro dalla stiva di carico, sollevando
le casse con i grandi bracci idraulici.
“Dobbiamo trovare il modo di nasconderci là dentro,”
Luke si riferì alla stiva del cargo.
“Beep-bee-blirp.”
“Lo so che la rampa è sorvegliata. Che ne dici se ci infilassimo
in una cassa?”
“Beew-wheew.”
“Bè, era un’idea come un’altra... hai qualche
suggerimento migliore?”
“Avevi
detto che lo avresti portato qui!”
“È la terza volta che me lo ripeti, principessa, ma non siamo
riusciti a trovarci, ok?” Han si fermava ad ogni angolo e prima
di proseguire si affacciava per essere certo che non vi fosse nessuno.
Dietro di lui, a fatica, lo seguivano Leia, Doug, Flik, le due guardie
e per ultimo lo wookie che sembrava volerli coprire in caso di problemi
alle loro spalle.
“Le comunicazioni interne sono disturbate,” Han continuò,
avanzando di qualche metro e facendo segno agli altri di seguirlo, “L’ultima
volta che l’ho sentito diceva qualcosa a proposito di Vader. Ci
siamo dati appuntamento al Falcon, sono andato là ma non
c’era. Ho detto a 3PO di avvisarci se fosse tornato ma...”
“Ma qualcosa disturba le comunicazioni interne!”
“Esatto, perciò se è tornato c’è un solo
modo per saperlo. E con gli imperiali ad ogni angolo non ho intenzione
di restare su questa stazione un attimo più del necessario.”
Attraversarono un incrocio ma furono avvistati da un gruppo di soldati.
“Ehi, voi!” gridò l’ufficiale mentre il plotone
si schierava.
“Accidenti, siamo fregati,” Han mormorò tra i denti
e si voltò, “dice a noi?” chiese con un nuovo tono,
assolutamente affabile mentre si apriva in un sorriso solare e innocente.
“Sì, a voi. Fermi dove siete, dobbiamo ispezionarvi e interrogarvi.”
Quando l’ufficiale si fu avvicinato, Doug si mise in mezzo tra lui
ed Han. “Sono Doug Alekka, dirigo un locale qui a bordo. C’è
qualche problema, ufficiale?”
“Stiamo cercando degli uomini, dei ribelli.”
“Ribelli?” Doug rise, “non ci sono ribelli su Anubir,
né sulla superficie e tantomeno sulla stazione.”
“Abbiamo precisi ordini per.... ehi, ma voi non siete la senatrice
di Alderaan?”
Leia sbiancò, poi aprì la bocca ma Han fu più veloce,
“Ah, no... no... questa è... è... è mia mogl...”
“È sua sorella!” Doug si voltò di scatto.
“Sì, è su... è mia sorella!”
confermò Han e le mise un braccio attorno alle spalle stringendola
forte a sé così tanto che Leia dovette trattenere una smorfia
di fastidio.
L’ufficiale li squadrò con sospetto e si avvicinò
alla principessa. “Voi siete la senatrice di Alderaan...”
continuò con più decisione.
“Ma no,” Han finse di trattenere una risata, “andiamo,
la guardi... la senatrice Organa è molto più alta.”
Leia lo fulminò con lo sguardo e ad Han sembrò il momento
giusto di mollare un pugno dritto sul muso dell’ufficiale.
Prima ancora che l’imperiale toccasse terra, il plotone di soldati
aveva aperto il fuoco e fu un inferno di saette, scintille e nuvole di
fumo. In qualche modo riuscirono quasi tutti a correre via meno una delle
guardie di Doug che cadde a terra morta.
“La ribellione, eh?” gridò Doug mentre cercava di correre
in una direzione e sparare ai soldati nell’altra.
“Nahh, è solo un’esagerazione!” gridò
Han, facendo lo stesso.
“Non ti facevo un idealista!” Arrivarono dietro ad alcuni
banconi dove trovarono riparo.
“Non lo sono infatti!” Han sparò un paio di colpi a
caso.
I soldati presero posizione dalla parte opposta della sala, dietro ad
alcuni tavoli e divani.
“Cos’è questo posto?” gridò Leia, per
sovrastare gli schiocchi dei laser e al tempo stesso cercando di stare
il più rannicchiata possibile dietro il suo riparo.
“Il terminal per i voli passeggeri!” rispose Doug mentre sparava
e prendeva in pieno un soldato dall’altra parte. “Sai una
cosa?” si rivolse ad Han, mentre si chinava a schivare un colpo
troppo vicino, “mi sa che ho deciso di non fare più affari
con te!”
“E perché? Non è mica colpa mia!”
“Dovrò lasciare questo posto e mi ci trovavo davvero bene!”
“Ma non è...” una scintilla troppo vicina lo costrinse
ad abbassarsi, “non è colpa mia!”
“Scusate si vi interrompo,” Leia si mise tra i due, “ma
qualcuno sa come uscire di qui prima che ci disintegrino?”
“Soprattutto senza passare dagli schiacciatori di rifiuti?”
aggiunse Han.
“Ho una nave, due livelli qui sotto,” rispose Doug, “hangar
quattordici.”
“No!” Han scosse la testa, “Non me ne vado senza il
Falcon.”
In quel momento anche la seconda guardia di Doug venne centrata e uccisa.
Lo wookie emise un gemito e si sporse a sparare una raffica.
“Non abbiamo altra scelta, Han!”
“Ha ragione,” Leia gli mise una mano sulla spalla, “non
c’è tempo di correre al Falcon, spero solo che Luke
sia più fortunato di noi.”
“Leia, lo sai che Luke non se ne andrà senza di noi. Se non
andiamo a tirarlo fuori di là quello è capace di venirci
a cercare e farsi ammazzare,” si sporse, sparò e centrò
un altro soldato.
“Cos’è quello?” Flik sembrò spaventato.
“Cosa?” Leia guardò nella direzione in cui l’alieno
indicava, cercando di non fare da bersaglio per gli imperiali, e attraverso
il fumo della sala riuscì a vedere due soldati montare qualcosa
su un treppiede. “Han, un folgoratore pesante!”
“Dove?”
“Ala di sinistra.”
“Ok, dove porta questo corridoio dietro di noi?”
“Sottolivello C,” rispose Doug, “hangar da venticinque
a ventotto.”
“Andrà bene... forza, andate, io vi copro!”
Doug si sporse verso Leia, “Non ha mai perso l’abitudine di
fare l’eroe, eh?” le disse prima di sgusciare via seguita
da Tarfful.
“Carina la tua amica, eh?”
Han fece spallucce e si misero a correre sparando all’impazzata
dritto verso i soldati più vicini. Poi Han tardò un attimo
in più per dare tempo a Leia di correre via e la coprì mirando
a quei soldati che sembravano averla già presa di mira. Quando
raggiunse i compagni era ormai l’ultimo a lasciare la sala.
Fecero un breve tratto quando ad una intersezione videro sopraggiungere
un altro drappello. Allora avvenne qualcosa che li spiazzò tutti.
Tarfful ringhiò e sparando a raffica prese a correre e ululare
dritto contro i soldati.
“Venite!” Doug richiamò l’attenzione degli altri
e corse nella direzione opposta. “O verremo presi fra due fuochi.”
“E il tuo wookie?”
“Tarfful sa badare a se stesso. Venite, di qua,” li condusse
verso un ascensore.
“No, gli ascensori no!” gridò Leia.
“Perché no?”
“Gli imperiali potrebbero bloccare le cabine.”
“E chi ha detto che useremo le cabine?”
In lontananza si sentiva il crepitìo dei folgoratori e i ringhi
dello wookie. Un paio di soldati imperiali sembrarono volare da una parte
all’altra e schiantarsi contro una paratia.
“E io che credevo che Chewbe avesse un brutto carattere!”
Poi arrivarono altri soldati, quelli del terminal passeggeri, e questo
spinse tutti ad entrare in quel turboascensore in fretta e subito. L’ultimo
ad entrare fu Flik che sfortunatamente fu raggiunto da un colpo alla schiena.
Quando le ante si richiusero, l’alieno cadde tra le braccia di Doug.
“Flik, no!” gridò la donna mentre Han attivava un comando
a caso per far muovere la cabina. “No, fermo!” Doug gli indicò
la botola sul tettuccio. “Ferma la cabina, usciremo da lì.
Ci sono dei livelli intermedi per la manutenzione, se ci infiliamo lì
dentro non ci troveranno. Forse riusciamo anche ad arrivare alla mia nave
ma...”
“Al Falcon!” Han protestò.
“E va bene,” Doug acconsentì, “Se hai un posto
per me!”
“Mi manca giusto un co-pilota!” rispose Han, premendo il pulsante
di arresto e scoperchiando con facilità la botola. “Almeno
temporaneamente!” aggiunse mentre aiutava Leia ad uscire, poi tese
la mano a Doug ma la donna ancora inginocchiata a terra stringeva il compagno.
“Forza, andiamo...” le disse.
Lei non lo ascoltò. “Flik...” mormorò verso
l’alieno il quale la guardò come se cominciasse a non riconoscerla
più.
“V-vai...” disse l’alieno in un rantolo.
Han attese un solo secondo e poi agitò la mano facendole ancora
segno che era ora di decidersi e di andare. “Forza...” insistette.
E quando Flik non si mosse più, Doug capì che era meglio
andare. “Ok,” disse, lasciando il collaboratore ormai morto,
“è stato il mio braccio destro per quattro lunghi e intensi
anni...”
“Non c’è tempo di abbandonarsi ai ricordi, dolcezza...”
era tremendamente serio. Lei lo guardò un attimo e, facendo un
cenno col capo per lasciar intendere che stava bene, si fece aiutare ad
essere issata oltre la botola. Anche Leia contribuì a farla passare
rapidamente. Poi fu la volta di Han che si issò con facilità.
Quando tutti e tre furono sul tettuccio, videro lo spazio che intercorreva
tra l’ascensore e la scala di servizio.
“Dunque,” Doug cercò di capire la loro posizione, “per
arrivare al Falcon dobbiamo scendere di due livelli e poi troveremo
l’accesso ad un sub-livello di manutenzione.”
“Sei certa che gli imperiali non lo troveranno?”
“Lo troveranno, sì... ma ci metteranno un po’. Joruain,
il neimodiano che gestisce la stazione non ne rivelerà l’esistenza,
semplicemente perché è stupido e non si renderà conto
di rischiare la vita a tenere nascosta una informazione simile agli imperiali,
ma quando controlleranno gli schemi...”
“Ho capito l’antifona...” Han si mise per primo sulla
scala e cominciò a scendere di fretta, seguito da Leia e da Doug
per ultima. Un attimo dopo la cabina vuota prese a muoversi verso l’alto.
“Speriamo almeno che 3PO abbia fatto buona guardia al Falcon...”
“...E
fu così che decisi di non mettere più di dodici zollette
in una sola tazza. Oh! Ma cosa dico?” 3PO si guardò
attorno un po’ confuso. Sedeva alla posizione del co-pilota nella
cabina del Falcon. “Non c’è nessuno qui! Sto
ancora parlando da solo! Oh!” scosse la testa lasciando gemere i
servomeccanismi. “Non capisco perché io devo sempre restare
a bordo di questo catorcio, senza offesa, mentre padron Luke e R2 sono
con il comandante Solo a spassarsela. Però sono contento che padron
Luke si rilassi. La morte di Obi-Wan Kenobi è stata un duro colpo
per lui. Per non parlare della sua famiglia su Tatooine. Oh! Povero padron
Owen... ma sono anche contento per la principessa. Lei è molto
forte per essere un’umana ma, anche se non lo dà a vedere,
la distruzione di Alderaan deve essere stat...” si bloccò
e poi, “Oh, accidenti! Sto ancora parlando da solo! Devo avere davvero
qualche circuito fuori posto...” fece una pausa, “come quella
volta a Nal-Hutta dove...”
“Non
lo so, R2,” Luke stava strettissimo nella stessa cassa assieme al
piccolo droide, “andarcene così senza dire niente agli altri
non è stata forse una buona idea. Ma è l’unica speranza
per riprenderci Chewbe e non abbiamo certo tempo di trovarli ed avvisarli.
Spero solo che stiamo facendo la cosa giusta...”
“Pew-pew-fiii.”
“Ancora non lo so cosa faremo, ma...” la cassa vibrò
intensamente, “shhh, hai sentito R2? Ci stiamo muovendo!”
“Peeb-blip-bliiip?”
“No, aspetteremo di essere a bordo dell’incrociatore prima
di uscire ma dopo avrò bisogno di te per localizzare Chewbe. Non
ti ricorda qualcosa, tutto questo?”
“Peeb-bip.”
“Già...” Luke sorrise nervosamente, “dimenticavo
che tu sei in giro da molto prima di me.”
Ci fu un clangore improvviso e per un attimo ebbero la sensazione di cadere
a peso morto e poi tutto il metallo vibrò come se avesse impattato
su una superficie solida. Luke sentì la vibrazione entrargli quasi
nelle ossa. “Ouch! Certo che questi droidi lasciano un
po’ a desiderare in quanto a tatto.”
“Peeb?”
“Han? Sì, forse hai ragione... proviamo,” con estrema
fatica estrasse il commlink dalla tasca e se lo portò alla bocca.
“Han? Han, sei lì? Han?” attese, “Hm, niente
R2, non...”
“Luke?” arrivò estremamente disturbato.
“Han! Finalmente!”
“Luke, dove sei?”
“Han, stiamo imbarcandoci sull’incrociatore imperiale! Chewbecca
è stato venduto a Lord Vader. Non so perché, ma quello che
ha pagato Fett non è Jabba, a quanto pare, ma l’impero! Quando
tornate sul Falcon dovete provare a...”
“Luke? Non ti sen---fhhk---peti quello che hai dett---fhrzk---.”
“Dannazione...”
“Cosa
ha detto?” Leia era l’unica che non doveva chinarsi per attraversare
il corridoio di servizio.
“Qualcosa tipo Chewbecca ha pagato Vader,” rispose
Han davanti a lei.
“Chewbecca ha pagato Vader?”
“Lo so, non ha senso. Sono certo che non ha detto questo, ma suonava
così. C’era troppa interferenza.”
“Forse voleva dirti che anche Chewbe è sulla stazione.”
“E a fare cosa?”
“A me è sembrato che dicesse che se ne stava andando,”
si aggiunse Doug, mentre digitava qualcosa in un terminale da polso.
“Andando?” Han si fermò e si voltò, “Andando
dove?”
“Magari è stato costretto a prendere il Falcon e...”
“No!” Han scosse il capo come a scacciare il suo peggiore
incubo, “Il Falcon no, eh...”
“È solo un’ipotesi,” e Doug finì di operare
sullo strumento.
“Cosa fai?”
“Mando un messaggio a Tarfful. Lo sto avvisando di raggiungerci
al Falcon.”
“Se è ancora vivo.”
“Quello wookie sa...”
“Badare a se stesso, sì.”
“Dove
conduce questo ascensore?”
“Io non lo suo, miluord...” rispose Joruain.
Vader ascoltava l’amministratore neimodiano ma silenziosamente fissava
la cabina vuota a lui di fronte.
“Sta mentendo,” disse il comandante Vega, “ho controllato
gli schemi della stazione ed esistono dei sub-livelli di manutenzione
accessibili da scale di servizio.”
Vader guardò il neimodiano.
“Io... vi assicuro che nuon nue sapuevo niuente, miluord!”
Vader tornò a guardare la cabina.
“Se io lo avuessi saputo avrghghhg...” il neimodiano
si portò una mano alla gola, la quale prese pulsargli. “Miluord...
ah... ghghhgh... la pruego... ghh...”
Mentre Joruain rantolava, guardandosi intorno come in cerca di aiuto,
Vader non se ne curava più e si rivolse ai suoi uomini. “Scoprite
dove conducono questi accessi segreti e portatemi Skywalker...”
disse e si allontanò a passo sostenuto spolverando il pavimento
con il mantello.
Solo allora, dopo che il suo collo si spezzasse con un improvviso crack
, Jarouin il neimodiano cadde a terra a peso morto, ormai cadavere.
Vega diede ordine con un solo gesto di continuare le ricerche e i soldati
corsero in ogni direzione. Alcuni presero a seguire la scala nell’intercapedine.
Nessuno si curò dell’amministratore morto, eccettuati i due
collaboratori presenti che si guardarono perplessi indecisi sul da farsi.
“Cosa
vedi?”
“Il Falcon incustodito,” rispose Han, spiando da
dietro una grata.
“Sicuro sia incustodito?”
“Ehi, principessa, almeno i miei occhi dovrei saperli usare, non
credi?”
“Non mi piace...”
“Forse non stavano cercando noi. Forse erano qui per altri affari
e casualmente hanno trovato noi.”
“Ho detto che non mi piace.”
“Bè, che ti piaccia o no, tra poco saremo fuori di qui.”
“Dimentichi l’incrociatore in orbita.”
“Quello lascialo a me, vuoi?”
Leia scosse la testa non dandogli più retta.
“Ok, andiamo...”
Uscirono allo scoperto, avanzando verso la rampa del Falcon ma
tenendo d’occhio ogni angolo, ogni altra nave attraccata, ogni pertugio.
Con cautela raggiunsero alcune casse e si accucciarono a pochi metri dalla
rampa del Falcon. “Un altro passo e...” disse Han
ma appena si alzò entrando nell’area scoperta, si udì
un improvviso trambusto e da ogni angolo spuntò un soldato
delle truppe imperiali. Anche da un paio di terrazze sovrastanti. Almeno
una trentina di uomini. Su una di queste, in mezzo alle corazze bianche
dei soldati, c’era il comandante Vega.
Han d’istinto puntò la pistola verso un soldato a caso, poi
verso un altro e poi verso Vega, come indeciso su quale bersaglio prendere.
Ma capì subito di essere in leggerissimo svantaggio. Infine
rassegnato, con un profondo sospiro, alzò le braccia al cielo senza
però mollare il folgoratore. Leia e Doug si piazzarono dietro di
lui.
“L’avevo detto che non mi piaceva...”
“Hmm.”
“Truppe
d’assalto imperiali!” esclamò 3PO in preda al terrore,
mentre vedeva tutti i soldati schierarsi nell’hangar. “Oh,
sono spacciati!” fissò Han, Leia e una sconosciuta poco sotto
l’esterno della cabina di pilotaggio. “Perché non sono
un droide da combattimento, accidenti!”
“3PO?” giunse attraverso gli altoparlanti, il segnale
era molto disturbato. “3PO, sp---fhhrzk---ta,” era
certamente la voce della principessa. Il droide si sporse a guardare e
vide Leia lanciargli delle occhiate mentre furtivamente stringeva un commlink
in una della mani alzate. 3PO cercò il comando interno delle comunicazioni
e lo attivò. “Io non credo di avere capito, vostra altezza,
potrebbe cortesemente ripetere?”
“...potr---zhk---e
cortes---fhrhhzkh---etere?” giunse dal commlink.
“Io quello prima lo fondo e poi ne faccio soprammobili!” Han
ringhiò tra i denti.
“3PO,” la principessa bisbigliò, cercando di abbassare
la mano a sufficienza ma senza dare nell’occhio, “dì
a Luke di attivare le armi del Falcon oppure fallo tu...”
“Quelle armi non vi seviranno!” gridò il comandante
Vega. Ovviamente si riferiva alle pistole nelle loro mani.
“3PO, spara dannazione!”
“Ahh, sì...” Han abbassò il folgoratore ma non
lo gettò. “Posso sapere cosa abbiamo fatto?”
I soldati imperiali con cautela presero ad avvicinarsi, Vega in testa.
“Siete in arresto per alto tradimento verso l’autorità
imperiale.”
“L’impero? Alto tradimento? Ma noi non...”
Vega fece un gesto e due soldati spararono dei colpi di avvertimento molto
vicini.
“Ok, ok!” Han si chinò e appoggiò la pistola
a terra, con poca voglia di continuare a fare lo sbruffone. Lo stesso
fecero Leia e Doug.
“3PO, spara!” quasi ringhiò la principessa. Lo stesso
Han si voltò verso la cabina mostrando un grugno contrariato e
cercando di indicare gli imperiali. Cosa che, con le mani alzate, gli
risultò alquanto complicato e quasi comico, come fosse preda di
uno strano tic.
“Spara, 3PO, spara!”
“Spar---fhhk—para!”
“Oh, che voglia dirmi di sparare? Ma non può chiedermi di
sparare! Io non so come... ecco, vediamo...” spinse un bottone.
Il
disco ripetitore sul tetto del Falcon prese a ruotare mandando
un fastidioso ronzìo. Han sbuffò, “Hhh, io l’ammazzo!”
I soldati in avvicinamento, distratti dal rumore, si scambiarono alcuni
sguardi perplessi. Lo stesso, Vega si allarmò. “È
quel droide!” disse intravedendolo all’interno della cabina,
“fatelo smettere!” ordinò alla volta di Han e compagni.
“Smettere? Smettere di fare cosa?”
Un gruppo di soldati li accerchiò mentre Vega faceva segno ad un’altra
squadra di entrare nel Falcon dalla rampa. Prima che questi potessero
mettervi piede, la rampa si chiuse.
Vega guardò Han con odio e Han sorrise innocentemente. “Ah!
i droidi, eh? Non ci si può fidare di loro ma cosa faremmo senza,
hm?”
Poi Vega si accorse di Leia e di quel pugno sollevato, chiuso a stringere
qualcosa. Mentre i soldati li tenevano sotto tiro, Vega le si avvicinò
e le strappò via il commlink. “Idioti, dovrei giustiziarvi
qui sul posto! Cosa credevate di fare? Di ingannarmi ancora a lungo?”
I reattori del Falcon rurmorosamente si accesero, fischiarono
per poi essere immediatamente spenti. Han scuoteva il capo chino senza
più nessuna speranza. Poi Vega guardò i suoi uomini, “Fate
qualcosa per quel droide, fate esplodere il portello se serve ma fatelo
smettere! Voi!” chiamò altri soldati ai quali indicò
i prigionieri, “Portateli via, Lord Vader vorrà certamente
interrogarl...”
In quel momento uno sportellino vicino ad uno dei carrelli di parcheggio
del Falcon si aprì e ne uscì un cannoncino. Vega
a questo punto inarcò un sopracciglio.
“L’ho
trovato, principessa, l’ho trovato!” 3PO agitava le braccia
per la gioia, la voce colma di orgoglio.
“Spara, razza di idiota!” arrivò perfettamente
in chiaro dal sistema di comunicazione ancora acceso mentre vedeva la
principessa che veniva afferrata per entrambe le braccia da un paio di
soldati.
“Oh, sì... credo sia questo ma non so come prendere la mira,”
e premette un pulsante.
Nello
stesso istante in cui il cannoncino sparò una raffica del tutto
casuale, Leia colpì il comandante imperiale al volto e Han, approfittando
dell’esitazione dei soldati, si gettò a terra a raccogliere
il folgoratore. Sparò a bruciapelo a quelli più vicini mentre
cercava riparo dietro un carrello per gli attrezzi. Doug colpì
con un calcio l’imperiale più vicino e lottò con un
altro per sottrargli l’arma.
Il comandante Vega riuscì però ad avere la meglio su Leia
ma quando le strinse i polsi, la raffica continua della mitragliatrice
del Falcon gli passò così vicina che fu costretto
suo malgrado a lasciarla andare e buttarsi a terra per sua stessa protezione.
Il commlink sottratto alla principessa gli cadde di mano e proprio quando
Leia si gettò a terra sia per recuperarlo che per trovare riparo,
il commlink rotolò via troppo vicino ai piedi di altri soldati.
Uno di questi finì schienato a terra dopo esserci scivolato sopra,
un altro lo colpì inavvertitamente con un calcio mandandolo in
mezzo alle casse.
La mitragliatrice fece un altro mezzo giro colpendo qualunque cosa, dai
container, alle altre navi, ai soldati imperiali. L’ambiente si
riempì di scintille e nella confusione chiunque, imperiali e non,
correvano ai ripari.
“Ma cosa aspetta a riaprire la rampa?” gridò Han, prendendo
la mira e colpendo un soldato prima di doversi nuovamente riabbassare
per non venire falciato dalla mitragliatrice della sua stessa nave. “Brutto...
hhhhh!” ringhiò, “lo fondo! Ne faccio bulloni!
Lo fondo!”
Leia si lanciò verso le casse, cercò il commlink e lo trovò.
Poi corse sotto il Falcon, dove le raffiche non l’avrebbero
raggiunta. Intanto, uno dopo l’altro, gli imperiali più sprovvedduti
cadevano a terra colpiti a morte.
“Abbas---frhhzk---ampa,
3PO!”
“Non vi ricevo, vostra altezza, non vi ricevo!” il droide
piagnucolava spingendo tasti a caso, “Ma dov’è R2 quando
mi serve!”
“---fhhhzk---rampa, 3PO!”
“Rampa? La rampa? Oh, cielo, la rampa! Ma quale sarà?”
spinse un bottone, “senza rampa non possono fuggire,” spinse
un altro bottone, “non sono proprio fatto per queste cose!”
ne spinse un altro ancora. “Oh povero me!”
Ci
fu un gemito del metallo e la rampa prese ad abbassarsi.
“Forza, andiamo!” Leia ci si lanciò di corsa, sparando
un paio di colpi a caso (e centrando due soldati). Han doveva fare un
tragitto più lungo ma scelse la solita vecchia e infallibile tattica
dettata dall’impulsività: prese a correre in linea retta
dritto verso il portello sparando allo stesso tempo quanti più
colpi possibili in ogni direzione. Quando fu quasi a bordo, già
a metà rampa, si voltò in cerca di Doug. E la vide.
Stava vicino ad alcune casse, cercando di prendere la mira. “Doug!”
le gridò, “Andiamo!”
“Sto arrivando!” gridò la donna ma non appena si mosse
fu raggiunta da un colpo sparato da un soldato nascosto per metà
dietro ad un grosso tubo di alimentazione.
“Noo!” Han fece un passo per correre verso la donna ora caduta
ma un’altra raffica molto vicina lo costrinse ad abbassarsi. Nonostante
ce ne fossero molti a terra morti, gli imperiali sembravano non finire
mai e da un collegamento laterale ne vide avanzare altri e in mezzo a
loro, in contrasto con le armature biancastre e lucide, vide l’inconfondibile
sagoma scura di Lord Darth Vader.
Han schivò un colpo quasi di riflesso e guardò ancora verso
Doug, a terra, immobile.
“Non puoi fare più niente per lei, Han!” Leia gridò,
ormai già a bordo, “Andiamo o ti farai ammazzare anche tu!”
Han bruciò di rabbia improvvisa. Puntò l’arma verso
il soldato oltre il tubo di alimentazione, lo stesso che aveva sparato
alla sua amica, e premette il grilletto. Lo centrò. “Questo
è per Doug!” disse e corse a bordo. Leia attivò il
comando manuale e la rampa prese a chiudersi.
Quando
Han arrivò nell’abitacolo di guida prese freneticamente a
girare valvole, tirare leve, premere bottoni. La struttura prese a vibrare
mentre i reattori prendevano vita. Si poteva ancora udire il tintinnare
dei colpi imperiali che si schiantavano sulla carlinga senza alcun successo.
“Togliti di lì, futura scatola di bulloni!” Han gridò
verso 3PO non appena Leia li raggiunse. E Leia prese il posto del droide.
“Spingi quello!” Han indicò rapidamente un comando
mentre con l’altra mano regolava una ulteriore leva. Quando Leia
eseguì, una nuova sventagliata della mitragliatrice esterna costrinse
molti soldati ad intreggiare verso i loro ripari.
Han si mise la cuffia, aggiustò il microfono. “Qui è
il Millennium Falcon a tutte le navi che mi possono sentire,”
disse mentre Leia gli lanciava un’occhiata interrogativa. “L’impero
ha intenzione di abbattere la stazione ritenendola una base di appoggio
della ribellione! Lasciate la stazione, ripeto, lasciate la stazione finché
potete!”
Leia capì il suo gioco, “Credi ti abbiano ricevuto?”
“Lo spero vivamente!”
“Signore,” era 3PO, malamente inclinato su una delle poltroncine
posteriori mentre il Falcon si sollevava e cominciava a ruotare
di cento-ottanta gradi per portare la prua a favore dell’uscita,
“posso domandare che ne è di padron Luke e di R2-D2?”
Han e Leia si guardarono con una punta di preoccupazione. Non ricevendo
alcuna risposta, 3PO si chiuse in un doloroso silenzio.
“Chiudete
le porte esterne!” ordinò Lord Vader mentre i soldati sparavano
senza successo verso i propulsori del Falcon. “Non devono
lasciare questa stazione!”
All’altezza del campo di forza all’imboccatura dell’hangar
prese a spostarsi di lato un enorme portello. Quando la nave accelerò,
lo spostamento d’aria fece volare via un drappello intero di soldati
mentre Vader non poteva fare altro che stare a guardare, con il mantello
a vorticargli intorno.
“L’ho
visto!” gridò Han, freneticamente intento a tenere quota,
rotta, propulsione e ambiente circostante sotto controllo. Quando fu vicino
all’uscita si accorse che il portello era ormai quasi del tutto
chiuso. Mosse una leva e il Falcon si piegò di lato di
un mezzo avvitamento riuscendo a filtrare a pelo oltre la fessura.
L’istante dopo erano nello spazio aperto sopra l’orbita di
Anubir. Fuori dalla stazione non era più in atto l’interferenza
alle comunicazioni e Han attivò nuovamente il sistema. “A
tutte le navi in ascolto, a tutte le navi in ascolto...” Non si
allontanarono troppo mentre ripeteva il messaggio, costringendo la nave
a fare un volo ravvicinato alla struttura ad anello della stazione. Notarono
le prime navi lasciare gli hangar e seguendone un piccolo gruppo si accodarono
fino a che non furono ad una certa distanza.
“Spero Luke sia a bordo di una di quelle...” disse Han, guardando
tutti quegli altri puntini.
“Lo spero anch’io...” Leia mormorò.
“Non ti preoccupare,” Han le sorrise, “se è rimasto
sulla stazione possiamo tornare a prenderlo al calmarsi delle acque.”
“Guarda!” Leia indicò un punto fuori dall’abitacolo
e videro l’incrociatore imperiale manovrare verso di loro.
“Tranquilla. Siamo in molti qua fuori,” cercò di stare
calmo lui per primo, “non possono individuarci tanto in fretta.”
“Segui quel cargo laggiù, è abbastanza grande da coprirci.”
“Sì, forse sì...”
“Qualcuno è in ascolto?” arrivò dalle
comunicazioni.
Han sgranò gli occhi. “Luke?” domandò incredulo,
premendo la cuffia sull’orecchio. “È Luke!” disse
a Leia come se non lo avesse già capito.
“Grazie al cielo ora vi ricevo in chiaro, scusate ma non riuscirò
ad arrivare in tempo sul Falcon...”
“Ahhh...” Han rimase a bocca aperta non sapendo come dirglielo.
“Sì, ecco...”
“Io sono imbarcato dentro un container in rotta per l’incrociatore
imperiale.”
“Che cosa ha detto?!” Leia si irrigidì, si guardò
con Han ancora una volta. Lui era stupito quanto la principessa.
“Ehh, ho capito bene? Sei in un container che sta per essere trasportato
sulla nave di Vader?”
“Sì, Han, ma non mi hanno catturato. È stata una
mia scelta!”
“Peeb-peeeb!” arrivò assieme alla voce
di Luke.
“R2!” 3PO si allarmò, “R2 che cosa ci fai anche
tu lì dentro?”
“Feew-feee-biip!”
“Cosa significa che sai badare a te stesso? Qui non fanno altro
che dirselo tutti quanti! Non fare l’eroe, R2! Esci subito di lì!”
“Peeb-beep!”
“Come è troppo tardi?”
Leia fece segno a 3PO di smetterla mentre Luke continuò: “Tranquilli,
ragazzi, so quello che faccio.”
“E cosa stai facendo, di precis---?”
In quel momento tutto vibrò.
“Ehi!” Han si guardò intorno e presto vennero superati
da tre caccia TIE imperiali. Per aiutarne a dare la corretta rilevazione,
gli altoparlanti interni riprodussero l’urlo inquietante dei loro
propulsori tenendo conto di posizione, distanza e direzione. E lo stridìo
delle loro urla ioniche era inconfondibile.
“Non ce l’hanno con noi,” disse Leia, “ce ne sono
altri che inseguono tutte le navi in fuga da Anubir.”
“Sì, è vero, ma a noi ci stanno sparando addosso,
però. Luke? Luke, sei ancora lì?” domandò cominciando
una serie di manovre evasive. “Quanti ne abbiamo addosso?”
“Tre davanti pronti a tornare e tre di dietro,” rispose Leia,
cercando di interpretare le letture degli strumenti.
“Sei caccia... sono forse troppi anche per il Falcon. Luke,
ci sei? Luke?”
“Li
ho persi di nuovo, R2,” Luke rassegnato intascò il comunicatore
e in quel momento sentirono il loro container venire sballottato. Una
vibrazione lo pervase, poi una seconda e poi... niente.
“Dove saremo, R2? Dici che siamo già arrivati?”
“Peebb-feeew-chirp-heeew.”
“Aspetta, do un’occhiata...” provò a sollevare
il coperchio ma non ce la fece. Riprovò con più forza ma
nulla si mosse. “Accidenti, a questo non ci avevo pensato... c’è
qualcosa sopra di noi. Ci hanno accatastato assieme ad altri container.”
“Quale rumore, io non ho sentito niente!” disse una
voce distante, filtrata attraverso il metallo. Luke tese l’orecchio
e ascoltò.
“No,” continuò la stessa voce, “sistemiamo
i registri dopo. Prima voglio andarmi a prendere qualcosa da mangiare.
Mi sembrano passati giorni dalla mia ultima pausa.”
“Dobbiamo essere già a bordo, R2,” Luke cercò
di girarsi ma lo spazio era quello che era. “Hai qualche idea su
come uscire di qui?”
“Deee-bip-bip.”
“La spada laser? Oh... hai ragione! Perché non ci ho pensato?”
estrasse il cilindro metallico dal giubbotto. “Abbiamo un lato libero?”
“Biip.”
“Questo? Ok. Dovrò stare molto attento,” disse, “in
uno spazio così ristretto potrei...” e quando la lama si
accese, metà di essa passò senza fatica attraverso la lamiera
alla destra del ragazzo. Il contorno del metallo dove la lama ronzava
si accese di un rosso intenso e prese a squagliarsi. “Non muoverti,
R2, non vorrei fonderti un circuito per sbaglio.”
“Peeb-heew.”
“Sì, sto attento anche alle mie mani, non temer... ouch!”
“Peeeeeww!”
“Certo che scotta un bel po’... hmm, se qui fuori
c’è qualcuno siamo nei guai.”
“Peeb-biiee!”
“Sto ruotando, sto ruotando, non vedi?”
Una sezione della lamiera incadenscente fu spinta verso l’esterno
con una veloce gomitata. I bordi della cassa continuarono a fumare.
“Dobbiamo aspettare che si raffreddi o---”
In quel momento una nube di gas anti-incendio esplose nello spazio ristretto
del container, raffreddò il metallo e filtrò all’esterno
come la colonna di un incendio. Luke si scaraventò fuori tossendo
fino a diventare paonazzo per lo sforzo. Dietro di lui, dal fumo, emerse
R2, richiudendo lo sportello della sua sezione a cupola. Lo si poteva
dire estremamente soddisfatto da come si muoveva e per i trilli che produceva.
“Peeoo-pi?” chiese.
Luke tossì una volta e ancora un’altra, “Sì
– koff! – sei stato bravo ma la prossima volta, avvertimi,
eh?” si passò il dorso della mano sulla bocca mentre con
l’altra intascò la spada. Si guardò intorno e si scoprì
in un magazzino con alti incolonnamenti di casse, bidoni, container. “Ha
tutta l’aria di essere la stiva di carico di un incrociatore stellare,
non trovi R2? Ce l’abbiamo fatta.”
In quel momento un piccolo droide sferico volò davanti al suo naso.
“Beeehhzz-prrriin-priin!” trillò con fare
inquisitore e Luke dovette estrarre la pistola e scaricargli contro un
paio di colpì. Fumando e lanciando scintille il droide cadde a
terra e si spaccò in due con un ultimo trillo.
“Bè, non cominciamo nel migliore dei modi.”
“Dheew-hip.”
“Milord!”
il comandante Vega arrivò trafelato. Nell’hangar c’erano
ancora i fuochi della battaglia appena conclusasi. Da alcune tubature
danneggiate esplodevano ancora frequenti getti di gas. “Milord,
stiamo perdendo ogni controllo sulla stazione. Decine di astronavi stanno
lasciando gli hangar e i nostri caccia non riescono a individuare il Millennium
Falcon. In pratica non sanno quale segnale seguire.”
“Dov’è il cacciatore di taglie?”
“Nessuna traccia di Fett, Milord. Anche lui deve avere lasciato
la stazione.”
Vader guardò verso il portellone di sicurezza dell’hangar
ancora chiuso. “Facciamo ritorno sulla nostra nave,” disse.
“Non abbiamo altro da fare qui.”
“Signore!” gridò un soldato chino vicino ad un corpo
disteso. “Signore, questa donna è viva!”
Vega accorse, seguito da Vader che procedeva con maggiore calma. Quando
il comandante rivoltò il corpo sul pavimento vide una donna svenuta,
dai lineamenti coperti dai suoi stessi lunghi capelli biondi. “È
ferita ma se la caverà,” disse Vega alla volta di Vader,
“Credo sia la donna che li ha aiutati, Milord. Quella Doug Alekka.
Cosa ne facciamo?”
Vader ci pensò.
“La faccia portare a bordo,” disse prima di andarsene. “Potrà
tornarci utile.”
“Non
mi piace l’idea di Luke da solo su un incrociatore imperiale,”
Han mugugnò leggendo i dati dell’astrogatore.
Leia si voltò e prese a fissarlo.
“Cosa?” chiese Han quando se ne accorse.
“Tu sei preoccupato per Luke,” gli sorrise.
“Sì, e allora?” rispose senza guardarla, senza dare
alcun peso alla sua stessa risposta.
“Tu sei affezionato a lui.”
“Io? No, è che una nave imperiale non è il posto più
sicuro per nessuno.”
“Tu sei affezionato a lui...”
“Ohhk, e allora?”
Leia si illuminò e tornò agli strumenti con quel sorrisetto
che però presto sparì quando la gravità della situazione
le fu di nuovo chiara. “Abbiamo perso Chewbe e ora abbiamo perso
Luke,” disse, “Non sta andando affatto bene questo viaggetto.”
“Non ti ho chiesto io di seguirmi, principessa.”
“Se posso dire anch’io la mia,” si intromise 3PO, “all’appello
manca anche il povero R2.”
“Ah, sì, mi piange il cuore.”
Leia invece si fece più gentile e comprensiva verso il droide.
“Lo so, 3PO,” e lo confortò poggiandogli una mano sulla
lamina dorata del torace.
“Non possiamo fare molto per Luke ora,” continuò la
principessa, “se non lanciarci contro l’incrociatore e sarebbe
altamente sconsigliato. Dobbiamo allontanarci da qui ed escogitare un
piano.”
Han guardò verso lo Star Destroyer. “Ti tireremo
fuori di lì, ragazzo. Qualcosa ci inventeremo,” un segnale
trillò sulla sua consolle riattirando la sua attenzione. “D’accordo,
ci siamo. Leia, preparati all’iperspazio.”
Il Falcon si mosse nella scia di due navi mercantili e quando
queste saltarono via a velocità luce in fuga da Anubir, il Falcon
fece lo stesso.
[FINE
PRIMO TEMPO]
Continua...
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