DISASTER MOVIE
di
Paolo "Exidor" Longarini



Il massimo.
Avete passato una giornata assurda al lavoro in cui la persona più gradevole con la quale avete avuto a che fare era un sosia di Elvis neonazista testimone di Geova. Tornando a casa, vostra madre vi assalta da dietro la porta, dove era rimasta appostata per buona parte del pomeriggio per non perdere l’effetto sorpresa, rinfacciando i successi scolastici del figlio della vicina di casa (laddove voi avete portato a casa un 36 striminzito, pur studiando come mufloni). La vostra ragazza sta attraversando una fase della vita in cui voi, e solo voi, siete la causa finale di tutte le sue disgrazie, del crescere senza sosta dei suoi peli inguinali, del frenetico ticchettare dell’orologio biologico fino ad arrivare al classico “non mi capisci, non mi hai mai capito” e, tanto per mettere la ciliegina, il telefono squilla chiedendo di lei, e voi, dopo un attimo di smarrimento, riconoscete nella voce il figlio della vicina neosessantamunito.

Senza timore di essere smentiti, potete dire di avere il grande merito di aver ridisegnato, a favore delle generazioni future, il concetto stesso di Giornata Di Merda.

A questo punto le scelte sono tra la bottiglia (usandone il contenuto o usando la contundenza della stessa, a piacere vostro), ed un bel disaster movie.
Gli anni settanta non si sono accontentati di regalarci cose tipo i pantaloni a zampa d’elefante, Rita Pavone, la Disco Music e la nascita della Bettozzi che, da adolescente, vi negherà quel che con gioia aveva concesso a chiunque semplicemente incrociasse il suo sguardo, con la fulminante ragione “solo con te posso parlare, con gli altri mi limito a gemere”.
No, ci hanno portato anche uno dei generi cinematografici che più hanno fatto come antidepressivo nelle nostre sere agitate (per questo vorrei anche darvi un ulteriore dritta: dopo il cerotto contro il fumo, il Ministero della Sanità ha approvato anche il cerotto contro la depressione, basta applicarlo sulla bocca della vostra mamma).

L’aspetto principale che contraddistingue questi piccoli capolavori del divertimento da un film di fantascienza di serie B è l’assoluto disinteresse per la perfezione dell’effetto speciale e la pretesa di una certa credibilità.

Laddove spesso la qualità, e quindi i soldi spesi nel film, si vedono nella bontà della scena in cui un astronave si solleva dal suolo o nella perfetta aderenza di un costume scintillante al pacco di un attore protagonista, nei disaster movie nessuno pretende di vedere un terremoto perfetto, una magistrale valanga o un definitivo inabissamento navale. La tragedia, che si sa comunque inevitabile, pur se nelle sue conseguenze meno gravi possibili, non deve avere nessuna pretesa di corrispondenza alla realtà.
L’importante in questi film è la recitazione. Il grado di coinvolgimento che un attore riesce ad imprimere ad un personaggio che, si sa dall’inizio, sarà quanto di più scontato possa esistere in cinematografia.
Proprio per questo motivo (naturalmente anche per l’incredibile successo di queste pellicole), fior di attori hanno fatto carte false pur di partecipare a film che, normalmente, sarebbero stati interpretati da scarti di produzione.

Basti pensare allo stormo di star holliwoodiane per un capolavoro come “L’inferno di cristallo” (Paul Newman, Steve McQueen, Fred Astaire, Donald Sutherland e tanti altri) oppure uno qualsiasi degli Airport (Alain Delon, Charlton Heston) film nei quali non c’è altro che un palazzo in fiamme o un aereo alle prese con tutte le combinazioni possibili di atterraggio fuori pista.
La frequenza e la qualità di questi film è stata tale da poterne tracciare non solo delle regole base ma, addirittura, dei personaggi ricorrenti legati solo al filone e non al singolo film, caratteri ricorrenti indipendentemente dall’attore o dalla situazione.
Non importava se il film verteva su un aereo che si è inabissato in mare, si è incastrato in un grattacielo, volando solo grazie alla buona volontà (prendete la parola Airport e metteteci a caso due numeri), se ci troviamo su di un transatlantico rovesciato (L’avventura del Poseidon) o se abbiamo scelto di accendere un mutuo trentennale a tasso agevolato per comprare un monolocale proprio sulla faglia di sant’Andrea (Terremoto).
Per non parlare poi di tutti i filoni alternativi, rigorosamente avversati dai veri puristi del genere, in cui la minaccia è divenuta tale solo grazie all’intervento umano.
Mi spiego: prendere una scatola di antidepressivi, mandarla giù con una bottiglia di Jack Daniel's e, quindi, mettersi in volo e CASUALMENTE avere un infarto che ti fa impattare contro un Boeing, beh, questo vale.
Essere il capo scientifico mezzo matto a capo di un progetto militare ultrasegretissimo che rende non solo intelligentissime ma dotate di puntura letale delle api, per non meglio definiti scopi bellici, no, decisamente non vale.
Anche perché, a voler contare i peli sul culo alle mosche (mamma mia, solo per aver ideato un immagine di questo tipo dovreste alzarvi tutti in piedi, applaudire al mio genio, dopodichè uscire e mandarmi un bonifico di 50 euro), i film dove il fichissimo della situazione deve combattere una minaccia animale, geneticamente modificata o no, sono comunque classificabili come Monster Movie (Godzilla, Lo Squalo, Tentacoli etc etc).
Stavo dicendo?
Le linee guida.

Il filone Disaster Movie, vive e prolifica tutt’oggi. Anzi. Canale 5 ogni benedetta estate ricicla “Alta tensione”, dove da anni svuota i magazzini di quelli che solo genti italiche e non senza il benché minimo spirito critico e lungimiranza, definisce come orrendi filmacci di serie D.
Ma io dico. Hai avuto la giornata che hai avuto e pensi di riuscire a buttarti tutto alle spalle con cosa? Con un bel filmone danese sottotitolato o con due ore di Max Von Sidow che gioca a scacchi con la morte? Con i problemi esistenziali di Monica Vitti? Ma non diciamo cazzate, nulla ti rimette al mondo come un film in cui l’attore rimpiazzo per eccellenza (il biondino che ha sostituito Richie Cunningham a Happy Days e che è entrato in corsa su Love Boat coprendo la fondamentale figura del fotografo di bordo) deve contrastare l’aberrante minaccia delle PALLE DI NEVE ASSASSINE! Delle fantastiche palle di neve giganti che, tra parentesi, rimbalzano e non abbandonano la perfetta forma sferica nemmeno quando toccano terra, iniziano a cadere sulla classica cittadina di provincia americana dove chiunque anche semplicemente pensi di variare la tradizionale ricetta della torta di mele, viene condannato alla gogna per quindici giorni. Bene, il nostro eroe deve salvare la pelle e tirare in salvo il vecchio nonno, la giovine figlia e la gnocca che prima della fine del film, rigorosamente, se non gliela dà, almeno gliela promette.
Questi sono inoltre film in cui la logica viene dimenticata, il normale funzionamento neuronale viene accantonato per viaggiare su binari alternativi in cui tutto, per quanto assurdo ed assolutamente non plausibile, non solo è accettato ma incoraggiato.
Un esempio. Nell’ indimenticabile “Maratoumba”, la minaccia è rappresentata da un invasione di formiche preistoriche riportate a forza in superficie a causa di un eruzione vulcanica. Bene, in una scena altrettanto indimenticabile, il protagonista e la sua bella sono sul ciglio di un fiume, davanti a loro una sconfinata distesa di formiche assassine che niente altro al mondo aspettano che banchettare con le loro carni. Ebbene, il nostro sebbene sia solo ad un passo laterale dalla salvezza (le formiche, per quanto assassine e, nel loro piccolo, incazzate, mal tollerano l’acqua) altro non fa che prendere l’immancabile fucile a pompa e sparare nel mucchio. Ebbene, in quel momento non sembra una cosa assurda.
Sembra magari assurdo che il nostro eroe non getti la bella nella moltitudine nera e si dia alla fuga approfittando della confusione, ma la figura dell’eroe ha anche i suoi lati tristi.

Già, perché nei disaster movie i punti cardine sono sempre quelli: l’eroe deve mettere in salvo quanta più gente possibile in assoluto sprezzo della propria incolumità, le persone da mettere in salvo sono, nel 99% dei casi una bambina, un cardiopatico o una persona in attesa di trapianto, una gnocca (che prima, o in pieno disastro, avrà l’improvviso bisogno di farsi una doccia o sentirà che le sorti della sopravvivenza mondiale poggiano sulla perdita di notevoli centimetri quadri della propria camicetta), un prete, due che stanno per divorziare e un disfattista che, regolarmente, schiatta prima dei titoli di coda.
Possono esserci delle piccole varianti, come ad esempio dei parenti o la Cosa Ridicola Per Eccellenza: l’animaletto domestico.
Immaginate la scena: intorno ai nostri eroi c’è un fiume di lava e la lastra di pietra sulla quale poggiano i loro, ancora per poco, incolumi piedini si sta velocemente sciogliendo. A questo punto il protagonista, anziché urlare “schiattate tutti, rompicoglioni che non siete altro. Specie te, beccamorto (al prete), e te che ormai c’hai n’orologio colla lancetta corta diventata inutile (al cardiopatico)!” al cardiopatico, alla bambina e al prete, sgomitare gli altri, afferrare la cima che è stata calata dall’ultimo elicottero disponibile, decide di far mettere in salvo tutti i suoi compagni e risalire per ultimo. Sta per afferrare la corda quando, dalle braccia di quella maledettissima stronza della bambina, scappa FUFFI, l’amatissimo gatto soriano. A questo punto egli, per inspiegabili motivi, decide NON di regalare al peloso culo felino la Zampata Definitiva e godere come uno Gnu mentre la maledetta palla di pelo sparisce bruciacchiata sotto svariati metri cubi di materia incandescente.
No.
Il nostro impavido coglione sfrutta ogni millimetro quadro di superficie rimasta per fare “pussi pussi bel gattino”, attirare a sé l’immonda creatura e, quindi, trarla in salvo.

Inoltre, in questi film non esiste la figura del cattivo. Al massimo c’è quella del perfido, di uno che, pur di salvare la pelle, prende un ragazzino e lo usa per tappare il buco che si sta allargando su di una diga o usa gli organi interni annodati dei suoi compagni per calarsi verso la salvezza. Al massimo può esserci uno del gruppo che si nasconde rubando le risorse del gruppo ma la figura del “cattivo” è ricoperta dalla catastrofe in sé. Di sicuro c’è il capo poco lungimirante, quello che non capisce al volo come il protagonista che il mondo è sull’orlo di una fusione totale globale (a meno che non si faccia esplodere al più presto un ordigno nucleare di assurda potenza in un punto X del globo) e che, per incompetenza o semplice stronzaggine, avverserà la teoria catastrofica del protagonista. Ma nessun cattivo cattivo perfido e malvagio.

L’evoluzione cronologica dei disaster movie è figlia del suo tempo.
Negli anni 70 il pericolo veniva dalle macchine, dallo spazio, da qualcosa che l’uomo, da solo, non era in grado di controllare. I protagonisti erano distribuiti equamente tra grassi e fichissimi, l’eroe non era mai palestrato o particolarmente forte ma era sveglio e lucido, gli uomini e le donne o erano sposati o erano in procinto di farlo.

Negli anni 80 inizia ad affacciarsi il pericolo nucleare e, con la guerra fredda, la colpa di tutto era, in ogni caso, riconducibile ai russi o ai paesi del blocco sovietico. L’eroe non si spettina mai, la protagonista femminile è formosa. Qualcuno dei personaggi muore per mettere in salvo l’amante. Pochi bambini.

Negli anni 90 il pericolo è biologico. L’eroe è l’equivalente di Capitan America senza maschera, iniziano a vedersi le prime eroine che, se non salvano la situazione loro stesse, almeno non la complicano. Sono tutte tettone e c’è solo un personaggio fisicamente inadeguato che spesso incarna il momento divertente, se non lo fa, muore prima dei titoli di coda. Gli sposati muoiono, i divorziati, no. In tutti i film c’è una ragazza che si fa la doccia. Zero bambini.

Nell’ultimo decennio la minaccia è batteriologica e/o terroristica, spesso contemporaneamente. L’eroe è un attore in disuso, adesso anche una donna può salvare il mondo. Nessuno fa più caso ai legami personali, sposati, non sposati, amici, parenti, semplici conoscenti o perfetti sconosciuti, prima della fine del film almeno il 30% dei protagonisti avrà avuto rapporti sessuali.

Compaiono molte persone anziane. I bambini si estinguono definitivamente salvo rari casi in cui sono il paziente zero di un contagio o il “figlio da salvare”.

Quindi se siete stanchi, depressi, annoiati, distrutti etcetc, tutto quel che dovete fare è accendere il dvd e premere il tasto PLAY.
Il cervello si metterà in Stand By automaticamente ai primi fotogrammi permettendovi di godere in maniera assoluta capolavori indiscussi come Meteor (Sean Connery, Martin Landau, Karl Malden), The Core (Hilary Swank, Stanley Tucci), L’alba del giorno dopo (Dennis Quaid, Ian Holm, Jake Gyllenhall) e tanti, ma tanti altri.



Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp Mail