Il massimo.
Avete passato una giornata assurda al lavoro in cui la persona più
gradevole con la quale avete avuto a che fare era un sosia di Elvis neonazista
testimone di Geova. Tornando a casa, vostra madre vi assalta da dietro
la porta, dove era rimasta appostata per buona parte del pomeriggio per
non perdere l’effetto sorpresa, rinfacciando i successi scolastici
del figlio della vicina di casa (laddove voi avete portato a casa un 36
striminzito, pur studiando come mufloni). La vostra ragazza sta attraversando
una fase della vita in cui voi, e solo voi, siete la causa finale di tutte
le sue disgrazie, del crescere senza sosta dei suoi peli inguinali, del
frenetico ticchettare dell’orologio biologico fino ad arrivare al
classico “non mi capisci, non mi hai mai capito” e, tanto
per mettere la ciliegina, il telefono squilla chiedendo di lei, e voi,
dopo un attimo di smarrimento, riconoscete nella voce il figlio della
vicina neosessantamunito.
Senza timore di essere smentiti, potete
dire di avere il grande merito di aver ridisegnato, a favore delle generazioni
future, il concetto stesso di Giornata Di Merda.
A questo punto le scelte sono tra la
bottiglia (usandone il contenuto o usando la contundenza della stessa,
a piacere vostro), ed un bel disaster movie.
Gli anni settanta non si sono accontentati di regalarci cose tipo i
pantaloni a zampa d’elefante, Rita Pavone, la Disco Music e la
nascita della Bettozzi che, da adolescente, vi negherà quel che
con gioia aveva concesso a chiunque semplicemente incrociasse il suo
sguardo, con la fulminante ragione “solo con te posso parlare,
con gli altri mi limito a gemere”.
No, ci hanno portato anche uno dei generi cinematografici che più
hanno fatto come antidepressivo nelle nostre sere agitate (per questo
vorrei anche darvi un ulteriore dritta: dopo il cerotto contro il fumo,
il Ministero della Sanità ha approvato anche il cerotto contro
la depressione, basta applicarlo sulla bocca della vostra mamma).
L’aspetto principale che contraddistingue
questi piccoli capolavori del divertimento da un film di fantascienza
di serie B è l’assoluto disinteresse per la perfezione
dell’effetto speciale e la pretesa di una certa credibilità.
Laddove spesso la qualità, e
quindi i soldi spesi nel film, si vedono nella bontà della scena
in cui un astronave si solleva dal suolo o nella perfetta aderenza di
un costume scintillante al pacco di un attore protagonista, nei disaster
movie nessuno pretende di vedere un terremoto perfetto, una magistrale
valanga o un definitivo inabissamento navale. La tragedia, che si sa
comunque inevitabile, pur se nelle sue conseguenze meno gravi possibili,
non deve avere nessuna pretesa di corrispondenza alla realtà.
L’importante in questi film è la recitazione. Il grado
di coinvolgimento che un attore riesce ad imprimere ad un personaggio
che, si sa dall’inizio, sarà quanto di più scontato
possa esistere in cinematografia.
Proprio per questo motivo (naturalmente anche per l’incredibile
successo di queste pellicole), fior di attori hanno fatto carte false
pur di partecipare a film che, normalmente, sarebbero stati interpretati
da scarti di produzione.
Basti pensare allo stormo di star holliwoodiane
per un capolavoro come “L’inferno di cristallo”
(Paul Newman, Steve McQueen, Fred Astaire, Donald Sutherland e tanti
altri) oppure uno qualsiasi degli Airport (Alain
Delon, Charlton Heston) film nei quali non c’è altro
che un palazzo in fiamme o un aereo alle prese con tutte le combinazioni
possibili di atterraggio fuori pista.
La frequenza e la qualità di questi film è stata tale
da poterne tracciare non solo delle regole base ma, addirittura, dei
personaggi ricorrenti legati solo al filone e non al singolo film, caratteri
ricorrenti indipendentemente dall’attore o dalla situazione.
Non
importava se il film verteva su un aereo che si è inabissato
in mare, si è incastrato in un grattacielo, volando solo grazie
alla buona volontà (prendete la parola Airport e metteteci a
caso due numeri), se ci troviamo su di un transatlantico rovesciato
(L’avventura del Poseidon) o se abbiamo scelto
di accendere un mutuo trentennale a tasso agevolato per comprare un
monolocale proprio sulla faglia di sant’Andrea (Terremoto).
Per non parlare poi di tutti i filoni alternativi, rigorosamente avversati
dai veri puristi del genere, in cui la minaccia è divenuta tale
solo grazie all’intervento umano.
Mi spiego: prendere una scatola di antidepressivi, mandarla giù
con una bottiglia di Jack Daniel's e, quindi, mettersi in volo e CASUALMENTE
avere un infarto che ti fa impattare contro un Boeing, beh, questo vale.
Essere il capo scientifico mezzo matto a capo di un progetto militare
ultrasegretissimo che rende non solo intelligentissime ma dotate di
puntura letale delle api, per non meglio definiti scopi bellici, no,
decisamente non vale.
Anche perché, a voler contare i peli sul culo alle mosche (mamma
mia, solo per aver ideato un immagine di questo tipo dovreste alzarvi
tutti in piedi, applaudire al mio genio, dopodichè uscire e mandarmi
un bonifico di 50 euro), i film dove il fichissimo della situazione
deve combattere una minaccia animale, geneticamente modificata o no,
sono comunque classificabili come Monster Movie (Godzilla, Lo Squalo,
Tentacoli etc etc).
Stavo dicendo?
Le linee guida.
Il
filone Disaster Movie, vive e prolifica tutt’oggi.
Anzi. Canale 5 ogni benedetta estate ricicla “Alta tensione”,
dove da anni svuota i magazzini di quelli che solo genti italiche e
non senza il benché minimo spirito critico e lungimiranza, definisce
come orrendi filmacci di serie D.
Ma io dico. Hai avuto la giornata che hai avuto e pensi di riuscire
a buttarti tutto alle spalle con cosa? Con un bel filmone danese sottotitolato
o con due ore di Max Von Sidow che gioca a scacchi con la morte? Con
i problemi esistenziali di Monica Vitti? Ma non diciamo cazzate, nulla
ti rimette al mondo come un film in cui l’attore rimpiazzo per
eccellenza (il biondino che ha sostituito Richie Cunningham a Happy
Days e che è entrato in corsa su Love Boat coprendo la fondamentale
figura del fotografo di bordo) deve contrastare l’aberrante minaccia
delle PALLE DI NEVE ASSASSINE! Delle fantastiche palle di neve giganti
che, tra parentesi, rimbalzano e non abbandonano la perfetta forma sferica
nemmeno quando toccano terra, iniziano a cadere sulla classica cittadina
di provincia americana dove chiunque anche semplicemente pensi di variare
la tradizionale ricetta della torta di mele, viene condannato alla gogna
per quindici giorni. Bene, il nostro eroe deve salvare la pelle e tirare
in salvo il vecchio nonno, la giovine figlia e la gnocca che prima della
fine del film, rigorosamente, se non gliela dà, almeno gliela
promette.
Questi sono inoltre film in cui la logica viene dimenticata, il normale
funzionamento neuronale viene accantonato per viaggiare su binari alternativi
in cui tutto, per quanto assurdo ed assolutamente non plausibile, non
solo è accettato ma incoraggiato.
Un esempio. Nell’ indimenticabile “Maratoumba”,
la minaccia è rappresentata da un invasione di formiche preistoriche
riportate a forza in superficie a causa di un eruzione vulcanica. Bene,
in una scena altrettanto indimenticabile, il protagonista e la sua bella
sono sul ciglio di un fiume, davanti a loro una sconfinata distesa di
formiche assassine che niente altro al mondo aspettano che banchettare
con le loro carni. Ebbene, il nostro sebbene sia solo ad un passo laterale
dalla salvezza (le formiche, per quanto assassine e, nel loro piccolo,
incazzate, mal tollerano l’acqua) altro non fa che prendere l’immancabile
fucile a pompa e sparare nel mucchio. Ebbene, in quel momento non sembra
una cosa assurda.
Sembra magari assurdo che il nostro eroe non getti la bella nella moltitudine
nera e si dia alla fuga approfittando della confusione, ma la figura
dell’eroe ha anche i suoi lati tristi.
Già,
perché nei disaster movie i punti cardine sono sempre quelli:
l’eroe deve mettere in salvo quanta più gente possibile
in assoluto sprezzo della propria incolumità, le persone da mettere
in salvo sono, nel 99% dei casi una bambina, un cardiopatico o una persona
in attesa di trapianto, una gnocca (che prima, o in pieno disastro,
avrà l’improvviso bisogno di farsi una doccia o sentirà
che le sorti della sopravvivenza mondiale poggiano sulla perdita di
notevoli centimetri quadri della propria camicetta), un prete, due che
stanno per divorziare e un disfattista che, regolarmente, schiatta prima
dei titoli di coda.
Possono esserci delle piccole varianti, come ad esempio dei parenti
o la Cosa Ridicola Per Eccellenza: l’animaletto domestico.
Immaginate la scena: intorno ai nostri eroi c’è un fiume
di lava e la lastra di pietra sulla quale poggiano i loro, ancora per
poco, incolumi piedini si sta velocemente sciogliendo. A questo punto
il protagonista, anziché urlare “schiattate tutti, rompicoglioni
che non siete altro. Specie te, beccamorto (al prete), e te che ormai
c’hai n’orologio colla lancetta corta diventata inutile
(al cardiopatico)!” al cardiopatico, alla bambina e al prete,
sgomitare gli altri, afferrare la cima che è stata calata dall’ultimo
elicottero disponibile, decide di far mettere in salvo tutti i suoi
compagni e risalire per ultimo. Sta per afferrare la corda quando, dalle
braccia di quella maledettissima stronza della bambina, scappa FUFFI,
l’amatissimo gatto soriano. A questo punto egli, per inspiegabili
motivi, decide NON di regalare al peloso culo felino la Zampata Definitiva
e godere come uno Gnu mentre la maledetta palla di pelo sparisce bruciacchiata
sotto svariati metri cubi di materia incandescente.
No.
Il nostro impavido coglione sfrutta ogni millimetro quadro di superficie
rimasta per fare “pussi pussi bel gattino”, attirare a sé
l’immonda creatura e, quindi, trarla in salvo.
Inoltre,
in questi film non esiste la figura del cattivo. Al massimo c’è
quella del perfido, di uno che, pur di salvare la pelle, prende un ragazzino
e lo usa per tappare il buco che si sta allargando su di una diga o
usa gli organi interni annodati dei suoi compagni per calarsi verso
la salvezza. Al massimo può esserci uno del gruppo che si nasconde
rubando le risorse del gruppo ma la figura del “cattivo”
è ricoperta dalla catastrofe in sé. Di sicuro c’è
il capo poco lungimirante, quello che non capisce al volo come il protagonista
che il mondo è sull’orlo di una fusione totale globale
(a meno che non si faccia esplodere al più presto un ordigno
nucleare di assurda potenza in un punto X del globo) e che, per incompetenza
o semplice stronzaggine, avverserà la teoria catastrofica del
protagonista. Ma nessun cattivo cattivo perfido e malvagio.
L’evoluzione cronologica dei disaster
movie è figlia del suo tempo.
Negli anni 70 il pericolo veniva dalle macchine, dallo spazio, da qualcosa
che l’uomo, da solo, non era in grado di controllare. I protagonisti
erano distribuiti equamente tra grassi e fichissimi, l’eroe non
era mai palestrato o particolarmente forte ma era sveglio e lucido,
gli uomini e le donne o erano sposati o erano in procinto di farlo.
Negli anni 80 inizia ad affacciarsi
il pericolo nucleare e, con la guerra fredda, la colpa di tutto era,
in ogni caso, riconducibile ai russi o ai paesi del blocco sovietico.
L’eroe non si spettina mai, la protagonista femminile è
formosa. Qualcuno dei personaggi muore per mettere in salvo l’amante.
Pochi bambini.
Negli
anni 90 il pericolo è biologico. L’eroe è l’equivalente
di Capitan America senza maschera, iniziano a vedersi le prime eroine
che, se non salvano la situazione loro stesse, almeno non la complicano.
Sono tutte tettone e c’è solo un personaggio fisicamente
inadeguato che spesso incarna il momento divertente, se non lo fa, muore
prima dei titoli di coda. Gli sposati muoiono, i divorziati, no. In
tutti i film c’è una ragazza che si fa la doccia. Zero
bambini.
Nell’ultimo decennio la minaccia
è batteriologica e/o terroristica, spesso contemporaneamente.
L’eroe è un attore in disuso, adesso anche una donna può
salvare il mondo. Nessuno fa più caso ai legami personali, sposati,
non sposati, amici, parenti, semplici conoscenti o perfetti sconosciuti,
prima della fine del film almeno il 30% dei protagonisti avrà
avuto rapporti sessuali.
Compaiono molte persone anziane. I bambini
si estinguono definitivamente salvo rari casi in cui sono il paziente
zero di un contagio o il “figlio da salvare”.
Quindi se siete stanchi, depressi, annoiati,
distrutti etcetc, tutto quel che dovete fare è accendere il dvd
e premere il tasto PLAY.
Il cervello si metterà in Stand By automaticamente ai primi fotogrammi
permettendovi di godere in maniera assoluta capolavori indiscussi come
Meteor (Sean Connery, Martin Landau, Karl Malden),
The Core (Hilary Swank, Stanley Tucci), L’alba
del giorno dopo (Dennis Quaid, Ian Holm, Jake Gyllenhall)
e tanti, ma tanti altri.